Tutto ciò che devi sapere sulla depressione post-partum

gennaio 1st, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

La depressione post-partum è definita come una dei maggiori disturbi che seguono la nascita di un bambino e che attualmente colpiscono 2 donne su 7 (Gaynes et al,2005). La depressione maggiore o la depressione post-partum ha una prevalenza all’incirca doppia nelle femmine rispetto ai maschi (12,9% contro il 7,7% maschile) (Kessler RC, McGonagle KA, Zhao S, et al 1994). La maggiore insorgenza nelle donne rispetto agli uomini va ricercata nella predisposizione genetica nonché nel ruolo biologico, socio-culturale e psichico di alcuni ormoni. Tra le ipotesi proposte per spiegare la maggiore suscettibilità delle donne nello sviluppare un disturbo depressivo risulta essere l’assetto ormonale.

È stato notato che la depressione femminile si manifesta con frequenza più elevata nei periodi in cui il quadro ormonale subisce variazioni significative e conseguenzialmente si verifica una iper-attivazione o inattivazione dei recettori; tali oscillazioni risultano verificarsi durante la gravidanza e la menopausa. (McEwen BS;1988). Le forme depressive sono state distinte dal Research Diagnostic Criteria che ha identificato tre stati depressivi: maternity blues, depressione minore (lieve, nevrotica o atipica) e la DM (depressione maggiore). A questi va aggiunta la psicosi puerperale (PPD o depressione post-partum), rara, ma importante per gravità ed esiti.

Negli ultimi anni è stato conseguito un certo accordo tra i ricercatori riguardo al problema clinico relativo al rapporto di continuità o discontinuità tra queste forme. Alcuni autori, secondo i quali i disturbi affettivi costituiscono il motivo conduttore di tutta la patologia puerperale, indicano le psicosi puerperali e il maternity blues come quadri situati agli estremi di un continuum depressivo sottovalutato. Si asserisce infatti che la depressione puerpale è l’involuzione della cosiddetta depressione minore o atipica. (Gitlin MJ, Pasnau RO 1989). La psicosi puerperale è la più grave tra le patologie psichiatriche del post partum: ha una frequenza dello 0,1-0,2% e la sintomatologia psicotica, in circa l’80% dei casi, si manifesta nelle prime 2 settimane successive al parto. Il 70% circa degli episodi psicotici del post partum rappresenta l’episodio psicotico di un disturbo bipolare o di una DM. Le manifestazioni cliniche delle psicosi puerperali spesso costituiscono un’emergenza psichiatrica, con necessità di ricovero, date le possibili, tragiche conseguenze (il 5% delle donne commette suicidio e il 4% infanticidio) (Knops GG
1993).
La psicosi puerperale è caratterizzata clinicamente da una fase prodromica, ossia una fase con attaccamento morboso ossessivo, con alterazioni del sonno e irritabilità, cui fanno seguito oscillazioni del tono dell’umore e sintomi psicotici, con perdita di “insight”, ossia della percezione dell’esterno e delle relazioni, bizzarrie comportamentali, alterazioni del contenuto e della forma del pensiero, associati a delirium (disorientamento spazio-temporale, amnesia, alterazioni sensoriali e disorganizzazione cognitiva). Come nei quadri di tipo organico, i fenomeni allucinatori possono essere anche tattili e visivi, oltre che uditivi (Schopf J, Rust B;1994).

La depressione post partum causa numerosi disquilibri anche nell’infante. Negli ultimi decenni l’Infant research e la Developmental Psychopathology hanno focalizzato la loro attenzione sull’imprinting materno e sul comportamento dell’infante a seguito di mancata cura da parte della figura genitoriale. Le madri depresse mostrano minore calore emotivo nel rapporto con il figlio, sono meno sensibili alle sue manifestazioni di disagio e meno capaci di discriminare i differenti tipi di pianto; sono meno coinvolte con il figlio, lo toccano di meno e si impegnano di meno in attività condivise (Cohn et al. 1989; Tronick, 2005). Di conseguenza sono meno pronte a rispondere in modo adeguato alle richieste e ai segnali dei propri bambini. Rispetto alle madri normali, inoltre, esse mostrano maggior disimpegno ed un atteggiamento più critico, intrusivo ed ostile nei confronti dei figli (Goodman, Rouse, Connell, Broth, Hall & Heyward, 2011; Hammen, 1991).

In particolare, alcuni studi clinici hanno approfondito la probabile influenza dello status depressivo materno sull’instaurazione e persistenza dei disturbi alimentari infantili e hanno dimostrato che in campioni di madri con depressione, ansia, disturbi della personalità, atteggiamenti alimentari disfunzionali; i loro bambini presentavano spesso un disturbo nella regolazione dei ritmi dell’alimentazione e un rifiuto del cibo, caratterizzato da disimpegno materno e comportamenti oppositivi del bambino negli scambi comunicativi con la madre (Ammaniti, 2004). In queste situazioni, la diade madre figlio non riesce a stabilire un “ritmo condiviso”, essenziale durante l’alimentazione, e il bambino non impara a regolare i suoi crescenti desideri di autonomia e di individuazione (ad es: interrompere il pasto per interessarsi all’ambiente circostante o prendere l’iniziativa nell’assunzione di cibo) con il bisogno di essere nutrito e rassicurato dalla presenza della figura genitoriale. La madre, infatti, non lascerà lo spazio necessario al figlio per sperimentare il proprio turno (paura esplorativa) imponendo ritmi alimentari incalzanti e rigidi e interferendo ansiosamente con le iniziative spontanee del bambino. Studi di followup hanno dimostrato che oltre alle difficoltà precedentemente descritte i bambini figli di madri depresse hanno difficoltà comportamentali e cognitive (Hay 2001, Werner.V,1999).

Gli studi hanno inoltre dimostrato che nella diade madre-figlio i livelli salivari di ossitocina sono molto simili, pertanto si genera un meccanismo a cascata che parte da una disfunzione neuroendocrina della madre (alterazioni dell’asse ipotalamoipofisi) e genera dei disturbi nell’infante anche essi causati dall’alterazione del quadro ormonale del bambino (Richard P, Ebstein Ruth Feldman;2013).

Si può concludere pertanto che la depressione post-partum pone le sue radici in disturbi sociali ed endocrini e sfocia nei medesimi campi generando cause sia nelle interazioni madre e figlio che nell’assetto neuroendocrino della paziente affetta.

Articolo di Carmen Marino

Corsi Gratis di Psicologia

 

Comments

Comments

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 Responses are currently closed, but you can trackback.