Comunicazione Non Verbale: cosa è

gennaio 5th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo
  1. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE

Articolo di Iacopo Santovincenzo

La maggior parte della comunicazione avviene attraverso il non verbale che è in parte innato e in parte dipende dalla società in cui viviamo. Infatti ogni cultura dà un diverso significato ai messaggi non verbali. Ciò significa che per le persone che fanno parte della   stessa cultura i messaggi non verbali sono comprensibili, per persone di cultura diversa gli stessi messaggi possono essere incomprensibili o addirittura avere un significato completamente diverso.

Ad esempio in Bulgaria lo scuotere laterale del capo che in quasi tutte le culture significa “no” ha esattamente il significato opposto.

 

  1. L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE

I segnali mandati dalla comunicazione non verbale possono essere utilizzati in due maniere:

  • da parte di colui che sta comunicando, perché il suo messaggio arrivi in modo efficace e raggiunga i fini che si era proposto;
  • da parte di colui che sta ascoltando al fine di poter formulare un giudizio più completo sull’interlocutore.

E’ evidente come ciò sia importante nella vita moderna in cui la comunicazione assume un ruolo fondamentale in tutti i contesti sociali. Seguire un corso di “comunicazione efficace” o di PNL è ormai uno degli obiettivi di chi vuole essere “vincente”

Esistono tre diverse modalità di comunicazione: verbale, non verbale e para-verbale.

La comunicazione verbale avviene attraverso l’uso del linguaggio, sia scritto sia orale.

La comunicazione non verbale avviene senza l’utilizzo delle parole, ma attraverso il linguaggio del corpo (espressioni facciali, mimiche, gesti, posture).

La para-verbale riguarda il tono della voce, il volume, il ritmo, le pause.

Secondo lo studioso e psicologo statunitense Albert Mehrabian, gli aspetti non verbali e para-verbali della comunicazione hanno una grande importanza in quanto determinano le prime impressioni  sull’interlocutore.

I suoi studi condotti negli anni ’70 arrivarono ad affermare che, nel trasmettere sentimenti ed emozioni, l’influenza della comunicazione para-verbale e non verbale sull’ascoltatore è pari rispettivamente al 38% e al 55%, mentre l’aspetto verbale incide solo per il 7%.

 

  1. COMPONENTI DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE

La comunicazione non verbale si divide in quattro parti

  • Comunicazione Paraverbale
  • Prossemica
  • Aptica
  • Sistema cinesico

 

B1. IL SISTEMA PARALINGUISTICO

Indica l’insieme dei suoni   emessi nella comunicazione verbale indipendentemente dal significato delle parole.  Si riferisce alla voce ed in particolare al tono, alla velocità, al timbro, al volume, che possono suscitare empatia, distacco, fiducia, agitazione..  L’importanza della voce è data da diversi aspetti:

  • Tono : viene influenzato da fattori fisiologici (età, costituzione fisica) e dal contesto (subordinato, amichevole, ufficiale) . Per esempio una persona gerarchicamente superiore tende  ad avere un tono di voce più grave
  • Ritmo:  dà al discorso maggiore o minore  Parlare ad un ritmo lento,  facendo delle pause e abbassando il volume della voce  dà  solennità a ciò che si dice
  • Silenzio: ha caratteristiche ambivalenti, infatti il silenzio tra innamorati è molto diverso dal silenzio tra due persone che si ignorano. Esso può indicare, a seconda dei casi, un’ottima o una pessima relazione; assenso o dissenso; estrema concentrazione o distrazione.

B2.    LA PROSSEMICA 

Il termine deriva dall’inglese prox(imity) «prossimità» e  studia  il modo nel quale le persone gestiscono lo spazio durante uno scambio comunicativo. Ogni individuo stabilisce inconsciamente dei confini spaziali che indicano l’atteggiamento emotivo nei confronti dell’ interlocutore.

 

 

 

La prossemica si divide in quattro zone:

  • La zona intima che va da 0 a 50 cm : è la sfera nella quale lasciamo  entrare le persone partner e familiari stretti. Se un estraneo vi entra senza il nostro consenso, ci sentiamo a disagio, come per esempio può succedere sull’autobus o in un ascensore affollato.
  • La zona personale che va da 50 cm ad 1 m : in questa zona sono ammessi familiari meno stretti, colleghi e amici. La comunicazione ha tono Da questa distanza, se si vuole, è possibile entrare rapidamente in contatto fisico.
  • La zona sociale che va da 1 a 4 m : in questa zona entrano persone poco conosciute o anche sconosciute. In essa si svolgono gli incontri di tipo formale, ad esempio un incontro di affari.
  • La zona pubblica che va oltre i 4 metri: è la zona delle occasioni ufficiali come una conferenza o una lezione universitaria

 

B3.     APTICA                           

Studia i messaggi inviati attraverso il contatto fisico, come la stretta di mano, il bacio sulle guance come saluto, l’abbraccio o la pacca sulla spalla. Determina il grado di confidenza che c’è tra gli interlocutori e che tipo di rapporto vogliono instaurare. In questo campo le differenze culturali sono molto indicative: il contatto fisico dei popoli sud – europei è considerato invadenza dai popoli nord – europei.

 

B4.       IL SISTEMA CINESICO                                                                   

Il termine cinesica (dal greco kinesis, movimento) è  lo studio i messaggi  mandati dal corpo. Sono i movimenti del corpo in generale, la mimica facciale, la postura, la gestualità.                

I movimenti degli occhi sono fondamentali; si dice, infatti, che gli occhi parlano e possono mandare messaggi  molto differenti che vanno dalla  sfida,  al disagio, all’ interesse …una persona a disagio tende ad abbassare lo sguardo.

La postura corrisponde a come ci si atteggia, che posizione assumono le nostre gambe, le nostre braccia, la nostra testa… Più tendiamo ad incrociare gli arti, più trasmettiamo chiusura verso l’interlocutore.

 

La gestualità spesso serve a rafforzare il significato di ciò che si sta dicendo. Altre volte   mani irrequiete e dita frenetiche alla continua ricerca di nuovi oggetti da tormentare indicano tensione e ansia; il pugno chiuso o le mani abbandonate sul grembo rivelano disagio e scarsa inclinazione al dialogo. Può anche essere una barriera in quanto la gestualità può variare da cultura a cultura.

 

La mimica facciale non è sempre sotto il nostro controllo perché le emozioni possono prendere il sopravvento: paura, vergogna, imbarazzo sono quasi impossibili da nascondere.  La gran parte delle espressioni facciali sono, ad ogni modo, assolutamente volontarie ed adattabili a nostro piacimento alle circostanze.

 

 


 

  1. PAUL EKMAN

Paul Ekman (Washington, 15 febbraio 1934) è considerato uno dei 100 psicologi più importanti del ventesimo secolo e ciò gli è valso l’ingresso nella lista delle 100 persone più influenti del mondo (apparsa sul Times Magazine l’11 maggio del 2009).

E’ uno dei più importanti scienziati della comunicazione ed è noto per aver studiato la comunicazione  non verbale soprattutto attraverso le espressioni del volto.

Già nel 1872  Darwin era giunto alla conclusione che molte espressioni facciali involontarie  sono legate  all’evoluzione della specie e che sono comuni in molti primati. Seguendo questi studi  Ekman  ha dimostrato che le emozioni  sono universali cioè non determinate dalla cultura di un posto o dalle tradizioni e quindi di sono di  origine biologica. Nel 1972, seguendo una tribù isolata dal mondo in Papua Nuova Guinea, notò che le espressioni di “base” universali sono: rabbia  disgusto , tristezza, gioia, paura e sorpresa.  Nel 1992 aggiunse divertimento, disprezzo, contentezza, imbarazzo, eccitazione, colpa, sollievo, orgoglio, soddisfazione, vergogna, piacere.

Successivamente si dedicò allo studio delle micro espressioni assieme a Freisen.                                                     Le micro espressioni sono quelle espressioni emozionali del volto che hanno una brevissima durata, ovvero un quarto di secondo che sono state scoperte da Haggard e Isaacs nel 1966 durante l’analisi del comportamento non verbale in psicoterapia.  Le micro espressioni sono molto difficile da controllare e spesso rivelano, come i lapsus, intenzioni nascoste o emozioni che non si vogliono mostrare.

Ekman quindi elaborò  il Facial Action Coding System (FACS), primo ed unico strumento per misurare oggettivamente il movimento facciale, utilizzato soprattutto nella  “psicologia della menzogna” applicata alla ricerca della verità nei campi della sicurezza e della giustizia. Venne chiamato a collaborare in casi importanti da CIA ed FBI e per questo fu conosciuto anche dai non addetti ai lavori. La sua attività ispirò la famosa serie di telefilm “LIE TO ME” di cui egli fu consulente e supervisore. Ed è così, come ho già detto, che lo conobbi anch’io e cominciai ad interessarmi a questa materia.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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