Le Misteriose Origini dell’Ipnosi

gennaio 28th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Ipnosi | Psicologia Clinica

L’ipnosi è una pratica antica tanto quanto lo sono i tentativi dell’essere umano di curare i propri simili (Watkins, 1987). Se ne trova testimonianza nei Veda induisti e nei testi magici dell’antico Egitto e, tra gli altri, presso gli antichi Cinesi, Ebrei, Tibetani e Persiani, ed anche in Australia e presso i popoli nativi americani.

Sciamani, maghi, stregoni, fachiri, profeti e guaritori, provenienti da diverse culture, erano soliti usare tecniche ipnotiche non solo in rituali curativi, ma anche magici e religiosi, a scopo divinatorio e per entrare in comunicazione con gli dei e gli spiriti dell’aldilà.

Lo stato di trance, nelle diverse culture, si otteneva in differenti modi: con la scelta di luoghi particolarmente suggestivi, con l’assunzione di sostanze psicotrope, con l’uso della musica, della preghiera, del canto, e del ballo collettivi, con formule magiche ripetute ininterrottamente, in modo monotono e ritmico. L’ipnosi assumeva, quindi, forme e nomi diversi (Loriedo, 2006a).ù

I profeti di Baal, una delle principali divinità della mitologia fenicia saltavano per ore attorno all’altare, prima di cadere in trance ed acquisire sotto ipnosi capacità profetiche.

Le antiche civiltà del Mediterraneo (l’egiziana, la greca e la romana), chiamavano l’ipnosi “sonno magico”. Questo sonno, detto anche “sonno nel tempio”, era usato come rito curativo per dominare il male (Godino & Toscano, 2007).

Nella Bibbia si parla spesso di guarigioni dovute al passaggio delle mani sopra la parte malata (tocco regale) o tramite lo sguardo, la stessa tecnica veniva usata per compiere profezie (Pavesi & Mosconi, 1974).

L’utilizzo del passaggio delle mani per curare i mali del corpo è molto antica, veniva già usata dai medici cinesi nel  XX sec. a.C.

In epoca romana era invece il pater familias ad imporre le mani e nel medioevo l’imposizione spettava al re o al signore (Loriedo, 2006a).

L’ipnosi in passato, quindi, era pervasa dal misticismo ed era usata da medici-sacerdoti investiti di un carisma e di un’autorità che trascendevano l’ordinaria natura umana. Inoltre, le alterazioni degli stati di coscienza, erano considerate di natura soprannaturale, un dono del divino e una manifestazione della sua potenza (Godino & Toscano, 2007).

Tutte le manifestazioni legate all’ipnosi furono considerate divine, diaboliche o magiche anche in Occidente, fino al 1700. A tal proposito, questa prima fase della storia dell’ipnosi è stata definita magico-religiosa (Granone, 1983).

La storia dell’ipnosi in Occidente inizia durante l’epoca dell’Illuminismo o Età della Ragione, movimento culturale e filosofico che si diffuse in Europa nel XVIII sec. Questa corrente si proponeva di emancipare i cittadini europei dal pregiudizio, dai dogmi e dall’asservimento alla politica e alla religione, promuovendo modalità di pensiero razionali e scientifiche (Abbagnano & Fornero, 1992).

In questo periodo di vaglio critico delle conoscenze fino ad allora acquisite, le intuizioni e i metodi utilizzati per guarire dalle patologie iniziarono ad assumere una dignità scientifica, vennero rielaborate nell’ambito di ricerche mediche e iniziarono a definirsi come tecniche terapeutiche fondate su procedure affidabili, che potevano essere osservate, descritte e spiegate in base a dati oggettivi e replicabili, non giustificate con argomentazioni irrazionali o credenze popolari superstiziose.

In quegli stessi anni, infatti, la medicina si emancipava definitivamente dalla “demonologia”, pseudoscienza che attribuiva i sintomi di patologie fisiche o psichiche all’insinuarsi di spiriti maligni nell’anima che venivano debellati attraverso rituali inscenati da stregoni.

Nel XVIII secolo la medicina assunse come suo fondamento scientifico le scienze biologiche, impostate sulla classificazione delle specie dei viventi e sullo studio della struttura e delle funzioni del loro organismo. Diventava, dunque, una disciplina rigorosamente materialistica, che negava la presenza di essenze spirituali e considerava la malattia come un’affezione del corpo, una deviazione dagli standard di funzionamento, da ristabilire mediante operazioni chirurgiche, interventi sul substrato anatomico deteriorato e somministrazione di farmaci (Bernabeo, Pontieri, & Scarano, 1993).

In questo contesto materialistico, Franz Mesmer (1779), medico tedesco, introdusse l’ipnosi come strumento terapeutico delle patologie comportamentali, per le quali dunque non si riscontrava una lesione fisica, ma che creavano un profondo disagio. Mesmer aderiva all’impostazione iatro-meccanica, che interpretava l’organismo umano come un assemblaggio di macchine diverse, ciascuna con una struttura a sé stante e un compito ben definito.

Mesmer può essere visto come colui che segnò il passaggio tra un’antica concezione dell’ipnosi associata per lo più all’occultismo, e una nuova concezione di tale metodo terapeutico che tentò di razionalizzare in base a presupposti fisiologici e alle idee scientifiche dell’epoca (Loriedo, 2006a).

Mesmer riteneva, infatti, che nel corpo dell’uomo scorresse un fluido con naturale tendenza a distribuirsi omogeneamente, secondo il principio dei vasi comunicanti, in base al quale il liquido contenuto in due recipienti di diverse dimensioni, ma tra loro collegati, raggiunge lo stesso livello in entrambi.

Secondo Mesmer (1779), la mancanza di una distribuzione omogenea di tale fluido all’interno del corpo, dovuta all’ostruzione del flusso di questi liquidi, provocava patologie di cui non s’individuava una causa organica, come l’“isteria”. Questa consisteva nella paralisi di un arto o di una parte del corpo, non insorta a seguito di un trauma o di un incidente, oppure in un’inspiegabile difficoltà a compiere uno specifico movimento, nonostante l’integrità dei muscoli e la funzionalità degli organi (Barbetta, 2010).

Secondo la teoria del magnetismo minerale, attraverso il reincanalamento del flusso tramite l’azione di magneti, era possibile prendere in carico anche questi pazienti, per i quali i trattamenti tradizionali non avevano dato esiti positivi. Le terapie da lui attuate sulle pazienti isteriche con i magneti portavano effettivamente in molti casi alla remissione dei sintomi.

Inizialmente Mesmer utilizzò l’applicazione di calamite per sbloccare gli ostacoli alla circolazione del fluido magnetico nel corpo, secondo i principi del magnetismo minerale, e col tempo ampliò la sua teoria. Il fluido divenne una sostanza sottile onnipresente che permeava ogni cosa, capace di dar vita a  tutto l’universo, in particolare ai corpi animati, e per questo fu chiamato magnetismo animale (Zweig, 1931).

Tale fluido fisico metteva in relazione gli uomini tra di loro, con la terra e gli altri corpi celesti (Loriedo, 2006a).

Se il corpo umano fosse rimasto privo di magnetismo animale, questo poteva essere recuperato direttamente dall’universo, attraendolo attraverso oggetti catalizzatori di energie, come i magneti o le acque magnetizzate, per insufflarli negli organi che ne erano rimasti privi.

Mesmer, inoltre, si convinse che alcune persone fossero particolarmente cariche di magnetismo, tanto da poter funzionare come magneti. “Magnetizzare” altre persone significava guarirle; riequilibrarne i fluidi corporei, rimuovendone eventuali impedimenti (Hulke, 1998).

Trasmettendo questo fluido magnetico dal medico al paziente si ottenevano risultati migliori della cura con semplici calamite.

Toccando il paziente, attraverso il “tocco magnetico”, soffiandogli in viso o effettuando particolari movimenti delle mani, toccamenti e sfioramenti, i cosiddetti “passi magnetici”, l’energia poteva defluire dal terapeuta, dove era presente in grande quantità, al corpo del paziente.

I pazienti erano curati, inducendo in loro stati di trance, facendoli immergere in grandi tinozze contenenti acque magnetizzate con limatura di ferro e vetro polverizzato, che avrebbero bilanciato la distribuzione dei fluidi vitali tra gli individui, o ancora venivano legati l’uno all’altro con una corda metallica, attraverso la quale Mesmer faceva passare il suo stesso magnetismo.

Le sedute di terapia collettive, messe in atto per l’alto numero delle richieste, consentivano di ottimizzare gli interventi, perché il gruppo poteva aumentare l’energia del terapeuta, potenziando gli effetti benefici della cura e velocizzando la guarigione dei pazienti (Zweig, 1931).

A Parigi, i pazienti venivano radunati in una stanza detta “l’enfer des convulsions” (Tatar, 1978).  Al centro della stanza vi era una grossa botte di legno di quercia, la baquet, dal cui coperchio chiuso sporgevano verghe di ferro infilate in bottiglie, contenenti acqua magnetizzata. I pazienti sedevano attorno alla botte e Mesmer, dopo aver estratto alcune verghe, toccava le loro parti malate.

Così facendo, ai pazienti venivano procurate delle vere e proprie crisi, essi cadevano a terra urlando e contorcendosi in movimenti convulsi, per poi provare sollievo e guarire. Mesmer, toccando i pazienti con le verghe, ne aveva riequilibrato il fluido magnetico.

L’immagine popolare dell’ipnotista come figura carismatica e mistica, più simile a quella di uno sciamano che a quella di un medico, è saldamente ancorata a questo periodo.

Mesmer aveva un profondo intuito psicologico, a cui affiancava un grande fascino personale. A Parigi, usava indossare una palandrana e accogliere i pazienti con una bacchetta metallica in mano, quasi fosse una bacchetta magica. I suoi rituali erano accompagnati da musiche eteree e da arie di Mozart suonate con armoniche di vetro (Zweig, 1931).

Malgrado i suoi fragilissimi fondamenti scientifici, il mesmerismo conobbe un enorme successo.

Mozart, mise in scena nell’opera “Così Fan Tutte”, una parodia della terapia magnetica. Alla fine del primo atto, Despina canta con un’enorme calamita in mano:

“Questo è quel pezzo

Di calamita:

Pietra mesmerica,

Ch’ebbe l’origine

Nell’Alemagna,

Che poi sì celebre

Là in Francia fu”

(Zweig, 1931).

Le terapie di Mesmer spesso riuscivano a guarire i pazienti che la medicina tradizionale aveva abbandonato, in particolare le pazienti isteriche, che lamentavano blocchi muscolari, paresi facciali, indolenzimenti, allucinazioni e improvvisi attacchi di panico. Per tali sintomi, le cure farmacologiche non avevano sortito effetto, dunque i risultati delle terapie magnetiche suscitavano l’irritazione negli ambienti accademici e medici.

Mesmer aggiungeva, inoltre, alla concezione della malattia anche la dimensione emotiva, constatando come la malattia stessa non potesse esaurirsi nella sua dimensione organica, ma contemplasse anche aspetti immateriali che richiedevano un intervento non farmacologico, ma relazionale (Gulotta, 1980).

Mesmer ha il merito di aver riconosciuto la componente psicologica della malattia e l’importanza della relazione medico paziente, per questo viene considerato il fondatore della storia moderna dell’ipnosi e anche della psicoterapia dinamica (Ellenberger, 1970).

Egli riconobbe non solo l’importante ruolo del terapeuta nei confronti del paziente, ma anche del paziente nei confronti del terapeuta. A tal proposito parlò di “reciprocità magnetica” nel 1784, concetto che anticipò di circa un secolo gli studi di Freud sul transfert e il controtransfert, e che ritroviamo anche nella concezione ericksoniana del rapport (Loriedo, 2006a).

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