Perché Freud abbandonò l’ipnosi (e perché si sbagliava)

febbraio 2nd, 2018 | Posted by Igor Vitale in Ipnosi | Psicologia Clinica

L’ipnosi in Freud

I concetti e i metodi ipnotici di Janet confluirono nella teoria della catarsi formulata da Josef Breuer e da Sigmund Freud (1895).

Freud era uno studente di medicina di Vienna, conobbe sia Bernheim che Charcot ma fu maggiormente influenzato da quest’ultimo. Superò la polemica tra la Scuola di Nancy e quella della Salpêtrière, rielaborando la teoria dell’isteria, dell’ipnosi e della suggestione e inserendola in un sistema concettuale più ampio e rivoluzionario.

Tornato a Vienna, seguì numerosi pazienti isterici, in stretta collaborazione con lo psichiatra Breuer (Ellenberger, 1970).

In Studi sull’Isteria (Breuer & Freud, 1895), iniziò a descrivere esplicitamente l’ipnosi come terapia dell’isteria, poiché soltanto questa tecnica si dimostrava capace di risalire alle cause profonde, conflittuali e inconsce all’origine della sintomatologia del paziente.

In questo scritto riferì, tra gli altri, il caso di Anna O., che soffriva di vari sintomi isterici tra cui l’idrofobia; una forte repulsione a bere. Sotto ipnosi, la paziente raccontò un episodio vissuto nell’infanzia nel quale aveva osservato il cane della governante, a lei invisa, bere da un bicchiere.

Ciò le provocò un senso di repulsione, che riuscì a superare soltanto dopo aver ricordato e raccontato quell’esperienza sepolta. Sul piano cognitivo, il trauma veniva infatti rimosso, cioè dimenticato, ma sul piano emotivo, l’effetto connesso all’esperienza continuava ad operare, “innervandosi” nel corpo e bloccandone una parte.

L’isteria risultava dunque da un meccanismo di “conversione” somatica, cioè d’innervamento di contenuti emotivi e cognitivi in un’area del corpo, indolorendola fino a paralizzarla.

Analizzando il caso di Anna O. (1895), fu messo a punto il metodo catartico che consisteva nel ricordo di un trauma rimosso e nella scarica, “abreazione”, delle emozioni connesse ad esso, con conseguente remissione dei sintomi.

Breuer spaventato del legame affettivo troppo stretto che Anna O. nutriva nei suoi confronti, lasciò il caso.

Freud invece vide nel legame affettivo che si era creato tra Anna O. e Breuer una parte essenziale del processo terapeutico: il transfert (Valerio & Mammini, 2009).

Studiando l’eziologia delle nevrosi, scoprì che la causa dei sintomi isterici risiedeva in un conflitto tra pulsioni inconsce, cioè tra forze operanti al di sotto della soglia della coscienza, in una vasta e caotica zona d’ombra della psiche, l’inconscio.

Nel 1899, propose un modello psicologico che procedeva oltre le concezioni cartesiane tradizionali, secondo le quali la mente era un meccanismo interamente cosciente, chiaro, evidente, basato sulla logica, sulla consequenzialità, sul rigore, rivoluzionando il modo di concettualizzare la normalità e la patologia.

Questo modello di psiche, dettagliatamente descritto nel settimo capitolo dell’Interpretazione dei sogni (1899), venne definito “topica”, dal greco topos ossia luogo, in quanto è di tipo spaziale, perché colloca i contenuti mentali in tre diverse zone della psiche.

Il conscio è definito come lo spazio mentale dove sono presenti pensieri e sentimenti accessibili al paziente e facilmente verbalizzabili.

Il preconscio è uno spazio intermedio, in cui si svolgono processi provvisoriamente inconsci, ma che possono risalire a un livello cosciente grazie ad uno spostamento dell’attenzione.

Infine l’inconscio è uno spazio ampio, inaccessibile alla coscienza. Esso è il luogo del rimosso che racchiude esperienze, pensieri e sentimenti respinti in quanto inaccettabili (Gabbard, 1994).

Affinché questi contenuti rimossi possano salire alla coscienza non è sufficiente uno sforzo attentivo, ma sono necessarie tecniche che indeboliscano le resistenze, come l’ipnosi, che consiste nel suggestionare i pazienti che riportano sintomi da conversione somatica per risalire al trauma che li ha generati.

Freud praticò l’ipnosi dal 1887 al 1992 utilizzando, oltre al metodo catartico, quello della suggestione diretta di soppressione del sintomo e il metodo della pressione delle mani (Druckmethode) (Chertok, 1987).

Ad un entusiasmo iniziale per l’ipnosi seguì in Freud un rifiuto verso la stessa. Ben presto, infatti, egli si rese conto che non tutti i suoi pazienti erano ipnotizzabili (Chertok, 1963), inoltre vedeva l’ipnosi come una tecnica coercitiva e autoritaria, dove il terapeuta stesso poteva tranquillamente suggerire dei contenuti al suo paziente (Chertok, 1987).

Fatto ancor più grave, nonostante l’ipnosi svolgesse una funzione catartica, la remissione dei sintomi era solo momentanea. Lo stato di trance non permetteva l’elaborazione appropriata dei vissuti del paziente, la causa del disagio continuava ad esistere e ricomparivano ben presto gli stessi sintomi o se ne producevano di diversi.  Infine, l’ipnosi era impotente di fronte alle resistenze con cui i pazienti si aggrappavano alla loro malattia, dato che occultava le stesse ed impediva la loro analisi. (Godino & Toscano, 2007).

Freud dichiarò che l’ipnosi agiva solo sui sintomi e non sulla loro causa decise dunque di abbandonare l’ipnosi ed optò per nuovi metodi, quali le “associazioni libere”, l’interpretazione dei sogni e l’analisi del transfert (Del Corno & Lang, 2005).

La storia dell’ipnosi e la storia della psicoanalisi si separarono per compiere un percorso autonomo, pur restando connesse entrambe al concetto d’inconscio.

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