Come accedere all’inconscio secondo Erickson

febbraio 5th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Ipnosi | Psicologia Clinica

La concettualizzazione dell’inconscio in Erickson subisce un cambiamento radicale rispetto alla visione freudiana.

L’inconscio non è sede di conflittualità rimosse com’era in Freud, bensì in esso risiedono tutte le esperienze di vita passate, le risorse e le potenzialità creative indispensabili al paziente per la guarigione (Mammini & Balugani, 2014).

Freud concepiva l’inconscio come un vero e proprio contenitore, e rappresentò la psiche umana con una metafora spaziale nella prima topica, suddividendola in 3 aree: conscio, preconscio, inconscio (Freud, 1899).

Invece, l’inconscio ericksoniano non è considerato un deposito di pulsioni e conflitti rimossi, ma di energie e non è raffigurato dalla metafora del luogo, ma della qualità (Erickson, 1967).

Freud presupponeva che i contenuti inconsci fossero dislocati in appositi scomparti psichici, situati a diversi livelli di profondità: per riportarli in superficie era necessaria una loro risalita verso l’alto.

Per Erickson (1967), invece, l’inconscio è formato dalle risorse della persona e dalle loro caratteristiche qualitative derivate dalle esperienze passate e da apprendimenti acquisiti nel proprio percorso di vita che non sono, però, oggetto del focus attentivo presente. Queste risorse apparentemente non sono disponibili ma, in realtà, esistono e possono essere utilizzate per la soluzione di problemi e per la promozione del benessere della persona.

Questa concezione dell’inconscio e del conscio può essere assimilata alla regola percettiva gestaltica della figura-sfondo, secondo cui, quando una persona osserva un oggetto, coglie alcuni elementi dotati di proprietà che li fanno spiccare sugli altri perché hanno una buona forma, contorni ben delineati, sono più grandi e netti rispetto ad elementi di sfondo che risultano più sfumati e dunque percepiti come secondari (Mecacci, 2001).

Nella concezione ericksoniana d’inconscio, gli elementi non vengono respinti al di sotto della consapevolezza, come strategia di difesa dall’angoscia, ma relegati ai margini della percezione.

Queste risorse evolutive, quindi, sono spesso sopite, dimenticate, non utilizzate. Ciò perché risultano attivi solo gli schemi di pensiero e di comportamento più frequentemente sollecitati dalla quotidianità, che induce ad una selezione e focalizzazione su quelli adatti alla sopravvivenza psicosociale in un contesto.

Talvolta, tuttavia, insorgono problemi per affrontare i quali gli schemi collaudati non risultano validi, dunque è opportuno riorganizzare la percezione, ridistribuire l’importanza degli elementi, modificare e sostituire gli schemi abituali, energizzandone altri già compresi nel proprio repertorio, che risulterebbero utili, ma giacciono dimenticati (Short & Casula, 2004).

Non è facile compiere autonomamente questa ridistribuzione di energie, poiché la persona risulta intrappolata in schemi ormai automatizzati.

Diventa quindi necessario l’intervento di un professionista che, nell’ambito di una relazione terapeutica, adotta gli strumenti specifici per agevolare l’accesso del paziente alle sue risorse interiori iniziandolo verso un proprio e unico percorso di auto-terapia.

La concezione d’inconscio di Erickson presenta una base neuropsicologica, che è stata approfondita e dimostrata negli anni successivi alle sue teorizzazioni (Oberhuber, 2000).

Egli, infatti, propone una localizzazione, benché non propriamente geografica, ma qualitativa, sia dell’inconscio che della coscienza.

Attribuisce l’attività cosciente all’emisfero sinistro, che è dominante nei destrimani e presiede al funzionamento di processi cognitivi come pensiero, ragionamento, linguaggio, elaborazione delle informazioni, pianificazione del comportamento, e l’inconscio all’emisfero destro, che corrisponde a quello non dominante nei destrimani e presiede all’orientamento visuospaziale e temporale, al riconoscimento delle emozioni, alla percezione d’insieme dell’immagine visiva (Erickson, 1980).

Nelle ricerche neuropsicologiche recenti, la lateralizzazione dei due emisferi è stata confermata, anche se non considerata riduttivamente come una rigida specializzazione.

Quest’ultima è presente soltanto nei casi di split-brain (cervello diviso), dove per motivazioni chirurgiche dovute a lesioni o patologie gravi si è proceduto ad isolare i due emisferi recidendo il corpo calloso che li mette in comunicazione, impedendo così l’irraggiamento di stimoli elettrochimici da un emisfero all’altro. In condizioni normali invece, se il cervello è integro, la cooperazione dei due emisferi consente l’integrazione delle informazioni da essi provenienti, impedendo il loro cristallizzarsi in un ruolo rigido (Gherardi, 1982).

Nel senso comune, la specializzazione emisferica è stata banalizzata, assimilando l’emisfero sinistro alla razionalità e quello destro alla creatività.

Una dicotomia così rigida rischia di ridurre la complessità del funzionamento cognitivo, che invece richiede una rielaborazione creativa dei dati, e di semplificare anche i processi creativi, che non consistono in atti improvvisi, ma richiedono un periodo di elaborazione, assimilazione e incubazione prima di attuarsi.

Erickson presuppone la lateralizzazione emisferica, ma non in modo rigido come concepita nel senso comune.

Collocando le attività consce nell’emisfero sinistro, considera quello destro come maggiormente ricettivo alla suggestione e all’ipnosi, e interlocutore privilegiato del dialogo clinico. L’emisfero destro, poiché provvede a elaborare l’esperienza sensoriale, le immagini visive e le emozioni, influenza il comportamento dell’uomo più dell’emisfero sinistro (AMISI, 1995).

Quanto detto è stato confermato da ricerche scientifiche che individuano nell’emisfero destro l’area dove viene costruita, manipolata o ruotata l’immagine di un oggetto e dove si svolgono funzioni associative (Lezak, 1976). Ricerche successive hanno dimostrato inoltre che lo stato ipnotico intensifica l’attività dell’emisfero destro (Mosconi, 1998).

L’associazione, il recupero e l’elaborazione di immagini, la percezione d’insieme che coglie i rapporti tra le parti che compongono un’immagine, la rielaborazione delle emozioni e la creazione di nuove sintesi sono meccanismi tipici dell’emisfero destro. Quest’ultimo, infatti, riorganizza l’esperienza dotandola di significato e traendone un apprendimento da sedimentare insieme agli altri apprendimenti, per creare schemi di previsione degli eventi e pianificare il comportamento in base a ciò che risulta efficace in uno specifico contesto.

L’entrata in trance è determinata dal passaggio di predominanza emisferica da sinistra a destra (nei destrimani), gli schemi logici che presiedono alla razionalità vengono disattivati; si attivano invece la creatività, l’intuizione, la capacità di cogliere la realtà nella sua immediatezza (Zacchetti, 2015a).

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