Come sviluppare la relazione con il tuo cliente (rapport)

febbraio 7th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Ipnosi | Psicologia Clinica

L’essere umano non agisce sul mondo per come esso realmente è ma, la sua azione, il suo comportamento, il suo pensiero sono sempre mediati dall’idea che ha del mondo, da ciò che crede sia la realtà.

Le difficoltà di adattamento e i problemi psicologici insorgono quando ci si ostina ad applicare modelli mentali vecchi ed inadeguati alle mutate condizioni della vita. Modelli che si sono affermati perché sono stati utili un tempo ma che ora non servono più e vanno sostituiti.

L’ipnosi può aiutare alla ristrutturazione di tali modelli obsoleti.

Modelli nuovi ed adattivi possono essere assemblati partendo dalle risorse, dalle potenzialità, e dalle associazioni mentali del paziente, generatesi dalle sue esperienze di vita che costituiscono il suo unico e ineguagliabile patrimonio.

L’immagine del mondo, che il soggetto porta con sé, è la base da cui la terapia deve partire (Zacchetti, 2015a).

Il primo passo che deve compiere il terapeuta nei confronti del suo paziente consiste nell’instaurare con lui una profonda relazione, il rapport, che va molto oltre la semplice empatia e determina una sincronizzazione “funzionale e neurofisiologica” (Mammini & Balugani, 2014, p.78) tra due esseri umani.

Il substrato neurologico del rapport è costituito dai neuroni specchio (Barbagelata, 2015) che permettono si crei una forte armonia tra trapeuta e paziente, e una condivisone della realtà data dalla focalizzazione attentiva che porta al restringimento del campo di coscienza (Zacchetti, 2015a).

Erickson aveva parlato di un’intesa segreta tra l’inconscio del terapeuta e quello del paziente che entrano in perfetta sintonia (Mammini & Balugani, 2014).

Il rapport prevede il ricalco (pacing o mirroring) del modello mentale del paziente e del suo comportamento (Perussia, 2013).

Ogni persona è unica ed ha un bagaglio unico di esperienze di vita, una sua personalità, un suo modo di vedere il mondo, una sua mentalità, attraverso le quali viene forgiata la sua rappresentazione della realtà. Il terapeuta, per entrare in completa comunicazione con il suo paziente, deve imparare a muoversi, gesticolare, parlare come lui e, rispecchiandone il comportamento, farlo sentire totalmente a suo agio, accettato e compreso.

Il ricalco, quindi, è fondamentale per il buon esito di un’induzione ipnotica. Il terapeuta si conforma al tono di voce del paziente, alla sua cadenza, al ritmo del suo respiro, alla postura del suo corpo e li rispecchia in modo analogico. Man mano che l’induzione procede, il ricalco lascia sempre più spazio all’azione di guida del terapeuta, pur rimanendo entrambi sempre parte del processo induttivo e terapeutico (Bandler & Grinder, 1975).

L’instaurarsi del rapport avviene durante un’interazione terapeuta-paziente che risulta del tutto naturale, secondo la concezione naturalistica ericksoniana, la quale prevede l’utilizzo dello stesso linguaggio che si usa nel quotidiano, per indurre una trance.

Erickson, quindi, studia il modello mentale attraverso il quale il paziente interpreta il mondo e se stesso, e lo asseconda per instaurare un rapport. Non impone mai la propria visione per non creare delle resistenze nel paziente ma accetta la sua visione della realtà.

Si cala nel suo mondo: ciò gli permette di instaurare una comunicazione e di essere sicuro che il paziente lo comprenda.

Erickson è convinto, infatti, che sia inutile parlare di filosofia con un bambino che sta imparando a camminare, al bambino gli si fanno le smorfie (Gordon & Meyers-Anderson, 1981).

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