Come comunicare in modo efficace con il tuo cliente secondo la PNL

febbraio 8th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Ipnosi | Psicologia Clinica

 

Erickson aveva compreso che per comunicare realmente con una paziente, sia a livello cosciente che inconscio, bisognava ricalcare il suo modello mentale, così lo si sarebbe potuto aiutare a sviluppare un nuovo modello di rappresentazione della realtà conducendolo alla guarigione o, meglio, all’auto-guarigione.

I modelli mentali presentano tre principali differenze con la realtà, che dipendono da tre processi distinti: cancellazione, deformazione, generalizzazione (Bandler & Grinder, 1975).

Per costruire il nostro modello del mondo, la cancellazione è un processo necessario, in quanto non potremmo mai includere in esso tutti gli innumerevoli e continui input che riceviamo dalla realtà esterna, pena una sovrabbondanza di dati. Estrapolando soltanto alcuni elementi dalla realtà, però, ne vengono cancellati altri che potrebbero delineare un quadro più completo della situazione.

Se ciò che omettiamo impoverisce il nostro modello e ci impedisce di rappresentarci un aspetto dell’esperienza che potrebbe essere di vitale importanza, allora il modellamento della realtà diviene disadattivo.

Ad esempio, si rileva una cancellazione quando il paziente dice “sono stanco”, omettendo l’antecedente e la conseguenza della stanchezza e assurgendola a condizione stabile, assolutizzata, senza evidenziare le connessioni con altre esperienze che consentirebbero di assegnare un significato specifico alla stanchezza. Inoltre, l’assenza di coordinate entro cui collocare la stanchezza, rende difficile intervenire sull’eventuale disagio che provoca, comprendere da quali fattori scaturisca e come modificare le reazioni ad essa (Bandler & Grinder, 1975).

La seconda differenza tra il mondo in sé e la nostra rappresentazione dello stesso dipende dal processo di deformazione dei dati che riceviamo dai nostri sensi. Essa consiste nel modificare alcuni aspetti delle nostre esperienze attuando meccanismi arbitrari, ad esempio ipotizzando nessi di causa-effetto come se ad un antecedente debba necessariamente seguire una conseguenza, ciò può avvenire, ad esempio, quando una donna riguardo al suo partner desume che se egli non la chiama quotidianamente non la ama davvero.

Deformazioni della realtà possono avvenire ricorrendo alla lettura del pensiero attribuendo, cioè, ad una persona un pensiero o un’intenzione a partire da alcuni comportamenti che invece non necessariamente sono espressioni di tali attribuzioni.

Una donna può pensare, ad esempio, che comportandosi in un certo modo, il suo partner possa formulare uno specifico giudizio sul suo comportamento. Il  partner, invece, può seguire percorsi logici diversi da quelli che gli vengono attribuiti (Bandler & Grinder, 1975).

La generalizzazione, infine, procede isolando frammenti di esperienze e desumendo da essi una legge universale. Quindi ad un elemento particolare si fa corrispondere un’intera categoria.

La generalizzazione permette che quando noi ci troviamo di fronte ad una porta la riconosciamo come tale.

Questa capacità è importantissima perché permette l’evolversi della conoscenza, del sapere, della tecnologia, inoltre ci consente di ricorrere a schemi di previsione degli eventi che si presumono affidabili, anche se ottenuti a partire da pochi episodi.

Le generalizzazioni sono linguisticamente riconoscibili dalla presenza di quantificatori universali come sempre, mai, tutti, nessuno, ecc.

Esse possono essere disadattive al pari della cancellazione e della deformazione; ad esempio “nessuno mi capisce” è una generalizzazione che può essere stata desunta da un’unica esperienza o da poche esperienze specifiche in cui una persona non si è sentita capita.

Tuttavia, cancellazione, deformazione e generalizzazione, sono gli stessi procedimenti linguistici utilizzati dal terapeuta nella fase di ricostruzione di una nuova mappa mentale.

Erickson faceva ampio uso di questi tre processi universali di modellamento umano. Egli cancellava deliberatamente alcuni aspetti linguistici o esperienziali, per offrire al paziente l’opportunità di completare le parti mancanti di una frase attraverso una sua interpretazione della stessa.

Distorceva intenzionalmente alcuni aspetti linguistici per stimolare la creazione di associazioni inusuali e creative, rompendo i rigidi schemi sintattici e le categorie di pensiero abituali del paziente.

Infine, si esprimeva volutamente in modo generalizzato proprio per non circoscrivere eccessivamente una sensazione e lasciare al paziente la libertà di inserire i suoi contenuti particolari in una categoria generale.

Se, infatti, il terapeuta utilizza termini vaghi e generici, consente al paziente di assegnare un significato personale desumendolo da esperienze e conoscenze individuali (Mosconi, 2008).

Attraverso queste modalità di comunicazione e relazione, gli elementi affettivi, intellettivi e pratici emersi dall’inconscio del paziente, vengono recuperati e riassemblati, delineando una nuova rappresentazione della realtà.

I modelli mentali, inoltre, presentano sempre una via preferenziale di rappresentazione della realtà, facilmente desumibile dai predicati che utilizziamo nel nostro interloquire.

I modi che l’essere umano utilizza per organizzare la realtà sono sostanzialmente tre: visivo, cinestetico, auditivo (Perussia, 2013).

Le persone che usano maggiormente un sistema visivo si esprimeranno con predicati che richiamano il senso della vista: “Vedo quello che vai dicendo” (Bandler & Grinder, 1984, p.18).

Se è il sistema cinestetico ad essere maggiormente utilizzato, i propri predicati richiameranno l’azione: “Voglio che tu afferri saldamente questo concetto” (Bandler & Grinder, 1984, p.18).

Infine, se ad organizzare l’esperienza è il sistema auditivo, i predicati utilizzati richiameranno il senso dell’udito: “Mi suona interessante” (Bandler & Grinder, 1984, p.18).

Il terapeuta dovrà adeguare il suo sistema rappresentazionale a quello del paziente usando i predicati che si conformano ad esso.

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