Ipnosi per il Trattamento delle Dipendenze

febbraio 26th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Ipnosi | Psicologia Clinica

Nell’ultima versione del DSM-5 (APA, 2013), il disturbo da uso di sostanze viene misurato lungo un continuum graduato da lieve, a moderato, a grave.

Nel DSM-5 compaiono in aggiunta alla precedente versione, tre nuovi disturbi: il disturbo da uso di tabacco, cannabis e caffeina. Inoltre, nei disturbi da uso di sostanze, si trova per la prima volta, il disturbo da gioco d’azzardo (gambling), classificato in precedenza come disturbo del controllo degli impulsi. Questo cambiamento è dovuto all’evidenza che il gambling, come la droga, attiva il sistema di ricompensa del cervello e che i sintomi dello stesso assomigliano in parte a quelli legati all’assunzione di quest’ultima (APA, 2013).

Il gioco d’azzardo determina eccitazione seguita da preoccupazione per il denaro perduto, essa però non riesce a placare, se non momentaneamente, il desiderio del soggetto verso una nuova puntata. A questo proposito Medd e Williamson (2012), parlano di trance da gioco. Il fuoco attentivo di chi soffre di gambling infatti si sposta rapidamente dall’ansia e dalle difficoltà economiche all’euforia della puntata.

È stato dimostrato che lo stress, l’ansia (Coman, Burrows, & Evans, 1997), i traumi passati e le difficoltà emotive (Raylu & Oei, 2002) stanno alla base di molti tipi di dipendenza.

Una persona che si droga lo fa per stare meglio, per automedicare la sua ansia o la sua depressione, e il suo disagio può essere dovuto ad un trauma passato. Quando termina l’effetto della droga e vengono meno le sensazioni di benessere ad essa legate, l’individuo si trova pervaso dall’ansia e, per placarla, ricorre nuovamente ad essa  (Julien, 1995).

L’ipnoterapeuta si prodiga per migliorare l’autostima del paziente e per risolvere le sue difficoltà emotive (Pekala, Maurer, Kumar, Elliott, Masten, Moon, & Salinger, 2004); questo avviene insieme o prima dell’inizio della terapia per la cura della dipendenza.

In chi abusa di sostanze, inoltre, a determinare le ricadute sono le emozioni negative (Eckhardt & Deffenbacher, 1995; Marlatt & Gordon, 1985), la terapia è quindi diretta anche alla gestione dell’ansia e della rabbia del soggetto. L’individuo che impara a rimanere calmo e a provare emozioni positive anche in situazioni altamente stressanti, sviluppa le competenze necessarie per evitare il circolo vizioso che lo riporta compulsivamente all’abuso di droga o alcol  (Sarafino, 2001).

I tossicodipendenti e gli alcolisti sono noti per essere inaffidabili quando si tratta di mantenere gli appuntamenti. Necessitano pertanto che sia stipulato un accordo chiaro e preciso con il terapeuta sul numero e la frequenza delle sedute e sulle sanzioni in caso di mancato rispetto del patto. Perché il trattamento vada a buon fine, è necessario che il paziente sia motivato a seguirlo. Quindi se il paziente viene costretto da un membro della sua famiglia o da un ente a disintossicarsi, la terapia avrà poche possibilità di successo.

Per quanto riguarda il gambling, stabilito l’obiettivo con il paziente si può procedere chiedendo al giocatore d’azzardo di frenare il suo impulso per un certo numero di giorni. A quest’ultimo mancherà moltissimo la sensazione di eccitamento legata al gioco e il terapeuta dovrà scoprire che cos’altro determinava, un tempo, la stessa euforia nel paziente e ancorare quest’ultimo alla situazione passata. In questo modo lo aiuterà nel controllo del suo comportamento compulsivo. Il terapeuta potrà inoltre suggerire al paziente, tramite la progressione d’età, di vedere il suo futuro senza gioco d’azzardo e d’immaginarlo, invece, legato alla situazione passata che un tempo lo galvanizzava. La stessa sensazione di euforia, per esempio, potrebbe essere stata legata alla pratica di uno sport come il calcio; il terapeuta, perciò, spingerà il soggetto a riavvicinarsi ad esso.

Nel trattamento delle dipendenze il terapeuta potrà utilizzare anche l’ancoraggio negativo. L’alcolista ad esempio, potrà essere ancorato alla sensazione di nausea dovuta all’hangover, così quando sentirà un forte impulso a bere gli basterà stringere forte il suo pugno o unire l’indice e il pollice per riprovare la sensazione spiacevole.

Ci sono autori convinti che rimanga comunque più efficace ancorare il paziente alle sensazioni piacevoli legate all’alcol o alla droga, in modo che egli vi possa accedere ogni qualvolta senta la necessità di bere o di usare qualche altra sostanza psicoattiva, senza di fatto assumerla (Medd & Williamson, 2012).

Quando abusa di una sostanza, il tossicodipendente sta cercando di raggiungere uno stato alterato di coscienza (McPeake, Kennedy, & Gordon, 1991) insegnandogli l’autoipnosi, potrà accedere ad essa senza l’uso della sostanza tossica.

Per quanto riguarda l’abuso di alcol è bene ricordare che l’alcolista non sempre riconosce il suo problema. Il primo scoglio che il terapeuta deve affrontare consiste nel far sì che il paziente si renda conto che l’alcolismo interagisce in modo negativo con le sue relazioni e la sua vita professionale.

Una volta che il soggetto riesce ad assumersi la responsabilità delle sue azioni ed è determinato a lavorare sul suo problema, il terapeuta gli suggerirà di tenere un diario in cui annotare dettagliatamente tutto ciò che riguarda la sua assunzione di alcol: dalla frequenza di quest’ultima alle sensazioni che innesca il fenomeno, a come egli si senta prima e dopo l’assunzione di alcol. Questo tipo di analisi esplorativa, utilizza i principi della terapia cognitivo-comportamentale e viene abbinata all’ipnosi. Essa serve per capire come il paziente mantenga la sua abitudine e come si possa spezzare il suo modello di comportamento (Medd & Williamson, 2012).

Weilbacher (2015c) propone che il terapeuta, oltre all’induzione, l’approfondimento ipnotico e il rafforzamento dell’Io del soggetto, usi sia delle visualizzazioni negative nei riguardi dell’alcol, in cui il soggetto sarà suggestionato a vedersi ubriaco in una stanza colma di altri ubriachi che bevono, vomitano e emanano un odore nauseabondo, sia una tecnica avversiva, cioè “un condizionamento che si ottiene mediante ripetute associazioni di uno stimolo sgradevole (per esempio, odore di ammoniaca) con la rappresentazione mentale degli attributi visivi, olfattivi, gustativi e cenestetici legati alla bevanda alcolica abitualmente consumata” (Merati & Ercolani, 2015, p.293). La reazione avversiva verrà mantenuta anche nello stato di veglia.

Un interessante caso clinico trattato con l’ipnosi viene descritto da Shrewsbury (2012). Il paziente manifesta un problema di alcolismo e di gestione della rabbia, come aveva già manifestato suo padre. Riferisce vari episodi di violenza, risalenti alla sua infanzia, agiti da suo padre e diretti verso di lui e sua madre. Ora che egli è adulto si comporta allo stesso modo con sua moglie ed i suoi figli. Attraverso l’immaginazione guidata il terapeuta conduce il soggetto nel suo special place e successivamente attraverso la time road imagery gli suggerisce di immaginare il suo futuro progredendo sulla sua linea del tempo; in primo luogo per suggestionare i paziente ad usare strategie di copying in alternativa al bere, in secondo luogo perché immagini come i suoi amici e familiari si rapporterebbero a lui una volta che si fosse  liberato dal suo problema.

Questa tecnica da sola non permette di superare una dipendenza fortemente radicata in un soggetto e di lunga durata. A tal proposito è molto importante che venga insegnata al paziente l’autoipnosi e gli vengano fornite delle registrazioni da ascoltare che vadano ad integrate le suggestioni post-ipnotiche del terapeuta (Shrewsbury, 2012).

E’ stato sperimentalmente provato che l’autoipnosi fornisce un valido contributo alla prevenzione delle ricadute nei consumatori cronici di alcool e droga, ripristinando l’autostima e la tranquillità del paziente e agendo sulla sua rabbia e impulsività (Pekala et al., 2004).

L’ipnosi viene ampiamente richiesta anche da chi vuole smettere di fumare. Negli Stati Uniti, essa costituisce il primo motivo per cui un soggetto decide di rivolgersi ad un ipnotista (Perussia, 2013).

L’ipnosi spesso non è sufficientemente efficace perché un individuo smetta di fumare; quando invece viene associata alla terapia cognitivo-comportamentale sortisce risultati migliori (Medd & Williamson, 2012).

Molto spesso accade che il paziente si accenda la sigaretta senza rendersene conto. E’ importante che il terapeuta lo porti ad aumentare la presa di coscienza riguardo alla sua abitudine. Questo può avvenire spingendo il soggetto a fumare con la mano sinistra od obbligandolo ad un piccolo sforzo per raggiungere le sigarette che verranno poste in un luogo poco accessibile (Williamson & Ibbotson, 1998).

Per vincere la dipendenza fisica il terapeuta può suggerire al paziente che fumi una quantità minore di ogni sigaretta, così arriverà gradualmente a limitare la quantità di ogni sigaretta fumata a due o tre boccate in tutto.

I tabagisti trovano un più valido aiuto nell’ipnosi che nel trattamento farmacologico (Hasan, Zagarins, Pischke, Saiyed, Bettencourt, Beal, Macys, Aurora, & McCleary 2014).

Spesso l’utilizzo di sostanze farmacologiche, come le gomme alla nicotina, dà a sua volta dipendenza. Inoltre, se al paziente non viene insegnato come gestire la sua ansia e la sua insicurezza, il tasso di ricaduta è elevato.

Uno dei possibili modi in cui l’ipnoterapeuta può agire è stato descritto da Williamson (2012b). Esso prevede l’utilizzo della tecnica dello specchio, mirror exercise, già descritta a proposito di un caso di bulimia nel paragrafo precedente. Il paziente, ad occhi chiusi, sarà suggestionato ad immaginare uno specchio alle sue spalle in cui vedrà se stesso a figura intera con diverse sigarette che gli spuntano dalla bocca mentre sta tossendo e respirando affannosamente ed emana un odore da posacenere stantio. Nello specchio davanti a sé il soggetto dovrà invece immaginare proiettata l’immagine di un altro se stesso, questa volta sano, mentre respira senza difficoltà e profuma di fresco. Il terapeuta suggestionerà il paziente ad immaginarsi riflesso in quest’ultimo specchio mentre afferma compiaciuto di non fumare più. Nel momento in cui il paziente sceglierà di fare un passo verso l’immagine di sé desiderata, sarà spinto dal terapeuta ad esclamare trionfalmente di essere molto compiaciuto del successo che ha avuto su se stesso. Verrà inoltre utilizzato il reframing. Esso risulta utile per aiutare il soggetto a modificare qualsiasi suo tipo di dipendenza, non solo quella legata al fumo. Questa tecnica prevede che il soggetto sia consapevole che la mente è composta di diverse parti che possono lavorare in sinergia. Il terapeuta metterà in luce che ogni cattiva abitudine è nata per una ragione e che essa un tempo costituiva il modo migliore per rispondere a una determinata situazione. Utilizzando la tecnica del finger-talking il terapeuta chiede il permesso al paziente di lavorare sul comportamento specifico che egli desidera cambiare. La parte conscia della mente del paziente, che conosce ogni cosa riguardo al vizio del fumo (o di qualsiasi altra sostanza psicoattiva), è innanzitutto ringraziata dal terapeuta per aver fatto del suo meglio nell’aiutare il soggetto quando, tempo addietro, l’accendersi una sigaretta costituiva la risposta migliore a determinate situazioni. Dopo aver riconosciuto l’intenzione positiva della mente conscia il terapeuta afferma che ora le circostanze sono cambiate e che il vizio del fumo sta causando un problema. Successivamente la parte inconscia della mente del paziente, quella creativa, viene interpellata perché generi nuove idee e nuovi comportamenti per aiutare il soggetto a smettere di fumare. Viene quindi chiesto un segnale di assenso ideomotorio. Il terapeuta procede chiedendo al soggetto se le parti conscia e inconscia della sua mente siano disposte a collaborare per generare nuove risposte che soddisfino i bisogni di cui attualmente si fa carico il comportamento disadattivo. Il terapeuta suggerisce quindi al soggetto di riconoscere nella sue mani, destra e sinistra, la sua mente inconscia e la sua mente conscia. Il paziente sarà suggestionato a farle incontrare attraverso l’unione della mano destra alla sinistra. Quando esse si uniranno muovendosi da sole, come avviene per la levitazione del braccio, significherà che l’inconscio e la mente razionale del paziente sono disposte a collaborare prodigandosi per il raggiungimento dell’obiettivo.

Dopo aver utilizzato il reframing, il terapeuta potrà identificare con il soggetto alcune situazioni difficili da affrontare in relazione al suo desiderio di smettere di fumare quali, per esempio, il trovarsi di fronte a qualcuno che gli offra una sigaretta mentre egli sta bevendo al bar o subito dopo cena. Sotto ipnosi il paziente può esercitarsi nel visualizzare queste situazioni, che hanno un’alta probabilità di ricaduta, legandole alle risposte desiderate.

Il terapeuta si prodigherà inoltre nel rendere il paziente più resiliente. Gli potrà suggerire, ad esempio, che presto si troverà sorpreso nello scoprire quanto facile sia diventare un ex-fumatore e nel rendersi conto che più passa il tempo, più è facile rimanere tale. Lo potrà suggestionare a non avvertire il desiderio di fumare, sentendosi sempre profondamente coinvolto nelle attività che sta svolgendo o profondamente interessato alle persone con cui sta conversando. Gli suggerirà che se il ricordo della sigaretta dovesse affiorare, questo accadrà solamente per dargli una sensazione di grande soddisfazione legata al non essere più un fumatore (Williamson, 2012b).

Queste tecniche volte al rafforzamento dell’Ego possono essere utilizzate assieme all’ancoraggio e alla risoluzione di problemi di fondo che stanno alla base del comportamento di dipendenza (Medd & Williamson, 2012).

La persona nicotino dipendente è in genere un’ansiosa, per placare l’ansia si accende una sigaretta (Merati & Ercolani, 2015).

Weilbacher (2015c) espone una terapia breve per smettere di fumare, in cui le prime suggestioni ipnotiche sono dirette al rafforzamento dell’Io per aumentare l’autostima del paziente e placarne l’ansia.

Il terapeuta, successivamente, usa la progressione temporale e suggestiona il paziente a vedersi percorrere un lungo ponte con un pesante zaino sulle spalle colmo di pacchetti di sigarette. Il soggetto, poi, sarà spinto ad immaginare che i pacchetti inizino a cadere in un torrente impetuoso che li porta lontano e li fa scomparire. Quando anche l’ultimo pacchetto cade, il paziente si sente libero e leggero, e accelera il passo per dirigersi al di là del ponte dove visi cordiali lo accolgono con un caloroso applauso. Il terapeuta inoltre suggerisce al paziente di vedersi proiettato nelle settimane a venire, forte, sicuro e libero; e di immaginarsi vincitore nella lotta contro il fumo, rivivendo i suoi successi passati.

L’ipnotista, poi, passa al condizionamento avversivo, sottolineando quanto il fumo sia dannoso per il fisico e la mente. Il paziente viene suggestionato ad immaginarsi in una stanza pregna di fumo soffocante mentre si accende una sigaretta, che percepisce come disgustosamente odorante di ammoniaca e che gli brucia la bocca, il naso e la gola, mentre i polmoni gli si impregnano di catrame. Il soggetto viene inoltre suggestionato a tossire a ripetizione e a ritrovarsi in questa stessa condizione ogni qual volta, nella realtà, si accenderà una sigaretta. La seduta si conclude con l’ancoraggio e l’addestramento all’auto-ipnosi (Weilbacher 2015c).

Watzlawick e Nardone (2006) descrivono un caso in cui il terapeuta prescrive l’auto-ipnosi al soggetto. Essa consiste nel ripetere tre frasi:

“Per il mio corpo, non per me, per il mio corpo fumare è veleno”; “Ho bisogno del mio corpo per godermi la vita”; “Devo al mio corpo questo rispetto e questa protezione” (Watzlawick & Nardone, 2006, p. 89).

Il paziente ripetendole varie volte al giorno, sarà facilitato nello smettere di fumare.

Infine, i programmi di prevenzione delle ricadute verso l’abitudine al fumo possono configurarsi come programmi di potenziamento delle abilità psicosociali e porsi come obiettivo lo sviluppo personale, l’aumento dell’autostima e la gestione dello stress e delle emozioni, poiché la loro assenza è una condizione che facilita l’instaurarsi delle dipendenze e aumenta la probabilità di ricadute dopo la disassuefazione (Pekala et al., 2004).

Le strategie qui descritte come utilizzate per combattere l’assuefazione alla nicotina, con gli opportuni aggiustamenti e adattamenti al singolo caso, possono essere applicate alla terapia rivolta alle dipendenze di tutte le altre sostanze psicoattive (Perussia, 2013).

Alcuni trial clinici hanno rivelato come l’ipnosi sia utile nel trattamento delle dipendenze da droghe (Kaminsky, Rosca, Budowski, Korin, & Yakhnich, 2008; Katz, 1980; Manganiello, 1984; Potter, 2004), fumo (Ahijevych, Yerardi, & Nedilsky, 2000; Barber, 2001; Bayot, Capafons, & Cardena 1997; Carmody, Duncan, Simon, Solkowitz, Huggins, Lee, & Delucchi, 2008; Elkins & Rajab, 2004; Elkins, Marcus, Bates, Rajab, & Cook, 2006; Sorensen, Beder, Prible, & Pinney, 1995; Wynd, 2005) e alcol (Wadden & Penrod, 1981).

Esistono anche case report che attestano come l’ipnosi aiuti a liberarsi dalle dipendenze (Kraft, 1991; Orman, 1991; Page & Handley, 1993; Rosewarne, 2004; Vandamme, 1986). Inoltre una meta analisi mette in evidenza come l’ipnosi sia il miglior metodo per smettere di fumare se comparato ad altri metodi (Viswesvaran & Schmidt, 1992). Un’altra meta analisi sottolinea che per un 20-35% dei casi le persone che smettono di fumare con l’ipnosi non ricadranno nella trappola del fumo (Lynn, Green, Accardi, & Cleere, 2010).

Alcuni autori sostengono la bontà dell’integrazione delle tecniche ipnotiche con le cognitivo-comportamentali nella lotta contro il fumo (Bonshtein, Shaar, & Golan, 2005; Green, 1996; Lang, 2008).

Altri autori sostengono, invece, che l’efficacia dell’ipnoterapia usata per combattere la dipendenza da nicotina sono per lo più rivendicati da studi non controllati che non sono stati sufficientemente confermati da meta-analisi di studi randomizzati controllati (Barnes, Dong, McRobbie, Walker, Mehta, & Stead, 2010).

Nel 2001, Nash sosteneva che per il trattamento dell’abuso di sostanze mancavano ancora le prove decisive che giustificassero la bontà delle applicazioni delle tecniche ipnotiche nel loro trattamento. Oggi la situazione non è mutata e prima di poter esprimere un’opinione definitiva dovranno essere condotte con rigore scientifico molte altre ricerche.

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