Tecniche per Riconoscere la Menzogna

aprile 19th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Uncategorized

Articolo di Laura Marzo

Relatore di Tesi: Igor Vitale

Ho finito per convincermi che analizzare come e quando le persone mentono e dicono la verità possa servire a capire meglio molti rapporti umani. Ce ne sono pochi esenti dall’inganno o almeno dalla sua possibilità. I genitori mentono ai figli sulla vita sessuale, per risparmiare ai bambini una conoscenza alla quale non sono ancora pronti, così come i figli, diventati adolescenti, nasconderanno le loro avventure sessuali perché i genitori non li capirebbero. Le bugie si dicono fra amici (neppure il nostro migliore amico ce lo confesserà), insegnanti e alunni, medico e paziente, marito e moglie, testimoni e giurati, avvocato e cliente, venditore e acquirente. La menzogna è una caratteristica così centrale della vita che una sua migliore comprensione è rilevante in quasi tutti i rapporti umani”

L’individuazione delle menzogne non è solo un compito con il quale, molto spesso, lo psicologo forense del nostro mondo contemporaneo deve confrontarsi; già nella più remota antichità sono state sviluppate tecniche mirate proprio all’identificazione di bugie. A tal fine, procedure antichissime venivano utilizzate per capire se il soggetto dicesse o meno la verità: nel III secolo un medico greco, Eristrato, aveva individuato nel battito cardiaco la misura oggettiva per individuare la menzogna; in India veniva utilizzato il metodo del calvario della bilancia, la persona cioè veniva considerata colpevole in caso di dimagrimento dopo il calvario e veniva considerata “bugiarda” in caso di dimagrimento; ancora l’antico metodo del boccone di riso diffuso in Cina: una divinità, in caso di menzogna, avrebbe bloccato il riso nella gola del colpevole; simile metodo veniva utilizzato anche in Europa nel periodo dell’inquisizione, basato sul pane e formaggio.

Nel 1581 il Pulsilogium di Galileo Galilei è stato la scoperta più importante quale strumento efficace per la misurazione del battito cardiaco andando a dare maggiore attenzione ai processi fisiologici ed emotivi. Maggiore era il battito cardiaco, maggiore era l’emozione. Durante il diciottesimo, diciannovesimo e ventesimo secolo, una serie di progressi nella misurazione delle funzioni psicofisiologiche avrebbero permesso di plasmare il poligrafo, che è stato applicato sin dal suo inizio per rilevare la menzogna. Le procedure di rilevamento di inganno attualmente disponibili sono raggruppate in tre grandi gruppi:

  1. quello formato dalle tecniche psicofisiologiche, il cui massimo esponente è il poligrafo, ma
    ritroviamo anche il sfigmomanometro, il pletismografo di Angelo Mosso, l’idrosfigmografo di
    Lombroso;
  2. il cosiddetto approccio non verbale o indicatori comportamentali, mirati a rilevare l’inganno in
    base al comportamento del sospetto (movimento degli occhi, voce, tono, analisi delle microespressioni facciali, comportamento)
  3. tecniche verbali, che si concentrano sull’analisi del contenuto verbale del discorso (sistemi di
    valutazione delle analisi linguistiche come il CBCA, RM, Metodo Susan Adams, QED, Scientific
    Content Analysis).

Secondo P. Ekman esistono due tipi di menzogna: la dissimulazione e la falsificazione.

La prima omette alcuni elementi che costituiscono la verità senza di fatto inventare qualcosa, ma solo “dimenticandola”; la seconda invece inventa una informazione falsa come se fosse vera. Molto spesso si preferisce mentire scegliendo la prima opzione: è più semplice dissimulare, è una pratica passiva, non richiede impegno e fa sentire meno colpevoli; tutte e due trattano però di menzogna.

Poi vi sono, ad esempio, quelli che secondo Ekman sono attori nati, i criminali psicopatici che riescono a mentire perfettamente. Come racconta Ekman: “i criminali psicopatici riescono anche a ingannare gli esperti. «Robert Resllser, un funzionario dell’unità di scienze comportamentali dell’FBI (…) che ha intervistato 36 pluriomicidi ha dichiarato: la maggior parte di loro sono persone normali all’aspetto e alla conversazione (…). Ann Rule, una ex poliziotta, studiosa di psicologia e autrice di cinque libri su questo tipo di criminali (…) ha avuto modo di dare un’occhiata nella personalità di uno di loro quando, per una spaventosa coincidenza, si è trovata a lavorare per qualche tempo nello stesso ufficio con Ted Bundy [in seguito condannato per una serie di omicidi, alcuni dei quali commessi proprio in quel periodo]. Fecero rapidamente amicizia.

Ha raccontato la Rule: Ted era un tale manipolatore che non si sapeva mai se fingeva o no (…). La personalità antisociale sembra sempre sincera, la facciata è assolutamente perfetta. Credevo di sapere cosa cercavo, ma quando lavoravo con Ted non ho notato nemmeno un segnale che lo tradisse in qualche modo» (Edward Iwata, The baffling normalcy of Serial Murders, in «San Francisco Chronicle», 5 maggio 1984)”.

La menzogna non si riconosce facilmente, non è qualcosa che si può toccare o osservare; ciò che si può esaminare sono gli indizi: le emozioni nel linguaggio, nella voce, nella mimica e nei gesti, nel tono, nella respirazione, nelle espressioni del volto, nei movimenti del capo, degli occhi.

È da questi indizi indiretti che può trasparire l’ombra di una bugia. Non tutte queste fonti sono però attendibili. In ordine, chi ascolta da maggiore importanza alle parole, per cui l’interrogato sarà molto attento a quali parole dire e quali invece è meglio omettere; in secondo luogo c’è il volto che è la sede
primaria per manifestare le emozioni anche se non offre sempre informazioni attendibili.

Chi sospetta dovrebbe, secondo Ekman, fare attenzione alla voce e al corpo. Molte informazioni importanti deriverebbero proprio da quest’ultimo.

Per quanto riguarda le parole, molti bugiardi vengono traditi proprio da queste a causa di paura o disattenzione. Freud in Psicopatologia della vita quotidiana, sosteneva che gli sbagli che capitano (lapsus, dimenticanza di nomi, errori di lettura o scrittura) non sono fatti accidentali, ma
conflitti psicologici interni. Così anche un mentitore più accorto può essere tradito da un lapsus che
diventa “qualcosa che non si desiderava dire”.

Oltre ai lapsus, molto più semplici da individuare sono le tirate declamatorie che non sono più una o due parole: in questo caso il soggetto si lascia prendere dall’emozione e si tradisce per rendersi conto solo dopo delle conseguenze di ciò che ha rilevato.

Secondo Tom Brokaw per capire se un soggetto mente bisogna sentire le parole e non guardare il volto, perché le persone che mentono spesso dicono molto di più di ciò che è richiesto, ma bisogna prestare attenzione a non giudicare ingiustamente le persone per non cadere nell’effetto Brokaw.

Nessun indizio di falsità è attendibile per tutti gli essere umani, ma singolarmente o in combinazione possono aiutare a giudicare la sincerità della maggior parte delle persone.

Per Paul Ekman resta troppo facile dissimulare ma non è comunque privo di errori.

Per ciò che riguarda la voce, l’indizio più importante che può creare dei sospetti sono le pause soprattutto quelle nei discorsi che possono essere caratterizzate dalle non-parole (ehmm, uhmm) oppure dalla ripetizione delle parole.

Quando queste pause sono troppo lunghe o troppo frequenti, o si presentano come esitazioni all’inizio di un discorso, ciò può voler dire che il soggetto non era preparato a quella determinata domanda oppure che è aumentata la paura di essere scoperti sapendo di mentire, facendosi prendere dall’agitazione e aumentando le pause e gli intoppi.

Altro elemento sono le variazioni del tono della voce difficili da nascondere, anche se non hanno però un fondamento scientifico: secondo Ekman la voce diventa più acuta in fase di turbamento (rabbia o paura) o per paura di essere smascherati; la voce invece sembrerebbe calare con tristezza e dispiacere.

Per Ekman ogni tipo di emozione ha un contrassegno vocale, ma la cosa è da dimostrare.
Al contrario, il fatto di non tradire alcuna emozione nella voce non è necessariamente fonte di menzogna; per ultimo, per quanto riguarda le macchine utilizzate per riconoscere la menzogna, Ekman sostiene che sono tutti strumenti che misurano lo stress, non la menzogna; nella voce non esiste segno della bugia in sé e per sé. M.Pacori sostiene: “la prima cosa che ho imparato approfondendo questa materia è stata una scoperta sconcertante: non esistono segni di menzogna!

Proprio l’analisi del comportamento menzognero ha messo in evidenza che non c’è niente di analogo al naso di Pinocchio per distinguere il falso dalla verità”.

Le ricerche dal 1914 al 1954 non avevano portato conferme che il comportamento non verbale potesse esprimere emozioni o personalità, ma Ekman attraverso degli studi dimostrò come esistono dei gesti involontari sotto stress, dei lapsus gestuali: viene eseguito solo un frammento del gesto, sarebbero molto attendibili ma difficili da notare. Altro elemento fondamentale è la gestualità che aumenta di pari passo con la partecipazione al discorso.

Possono diminuire quando si è distratti, quando si è in difficoltà su cosa dire.

Altra categoria di indizi, questi molto attendibili, sono invece i fenomeni vegetativi che si manifestano ad esempio nel viso, come rossore, pallore, dilatazione delle pupille, ma anche deglutizione, sudorazione, respirazione; il sistema nervoso cioè produce alterazioni somatiche degne di nota.

Tali alterazioni indicherebbero l’intensità dell’emozione e non indica però di quale emozione si tratta. Eppure secondo Ekman modificazioni del respiro o della sudorazione, frequenti
deglutizione e bocca arida sono segni di emozioni intense e forse in futuro si potrà addirittura
determinare, grazie ad alcuni studi, a quali emozioni fanno riferimento considerando il quadro
d’insieme di questi segni neurovegetativi.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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