Ereditare l’inconscio della famiglia

giugno 1st, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia

Trasmissibilità e trapiantabilità del divieto

 

                                                  “I morti non sono degli assenti, sono degli invisibili”

Sant’Agostino (388; p.122)

 

Un uomo non è mai solo uno, un singolo, nella nostra mente l’altro è sempre presente, perché porta con se i suoi antenati, la loro cultura, i loro Totem e i loro Tabù. L’uomo non è un essere naturale proprio a causa delle trasmissione della vita psichica. Tale eredità riguarda solo gli esseri umani, portatori di un sigillo familiare, che cela le nostre radici, la nostra storia, che non è meramente nostra ma di altri prima di noi. L’utilizzo del linguaggio, le predisposizioni significanti ereditate di cui ci appropriamo per i nostri fini non esisterebbero, come non esisterebbe una psiche umana senza che vi siano azioni psichiche che permettano la trasmissione transgenerazionale (Freud, 1912). Come afferma Bruner, «la specie umana, anche prescindendo dalla cultura acquisita nel corso della storia, potrebbe, col tempo, reinventare il linguaggio e la tecnologia che hanno reso possibile l’espressione della sua potenza, ma lo sviluppo di un singolo individuo, concepito al di fuori di ogni presupposto culturale, costituirebbe un’ipotesi inverosimile» (Bruner, 1967, p.17.)

Nella trasmissione della vita psichica tra generazioni elemento fondamentale e imprescindibile è “l’altro” (solitamente la madre). La madre ha il compito di accudire questo bambino che si affaccia alla vita in modo da favorire il suo sviluppo psichico- identitario. Il bambino che viene al mondo appartiene già ad una struttura, ad una famiglia, ad una generazione con regole implicite ed esplicite. Nello sviluppo identitario del bambino un peso importante occupano le aspettative materne contaminando la creazione del mondo interno che si trova in uno stato “work in progress”. Gli elementi β di uno o di entrambi i genitori, in quanto incomunicabili, perché non rappresentabili e incistati costituiscono dei fattori ego-alienanti (Winnicot, 1969). Grazie al sostegno genitoriale e generazionale il bambino potrà compiere un lavoro di significazione del suo vissuto ma anche di interpretazione delle tracce del passato. Le trasmissioni generazionali, come un bivio possono portare a due diversi percorsi. Parliamo di trasmissione intergenerazionale quando i vissuti psichici trasmessi sono stati elaborati e possono essere ripresi e trasformati dalla generazione successiva (Kaes, 1986). Differentemente si parla di trasmissione psichica transgenerazionale quando i vissuti trasmessi sono impensabili, indicibili e non dotati di significato. Domina il non rappresentabile (Kaes, 1986).

Schafer afferma che il processo di identificazione con un oggetto è per lo più inconscio. Il soggetto modifica i propri modelli comportamentali e rappresentazioni di Sé ad essi corrispondenti, per fare esperienza di essere simile, uguale, fuso con le rappresentazioni dell’oggetto, potendo conservare il suo legame con quest’ultimo.

Faimberg (1993) basandosi su riflessioni di Freud descrive il narcisismo genitoriale come patologico se non elaborato poiché si innesta una relazione basata sul principio di piacere (Faimberg, 1993). Il complesso d’Edipo ordina i rapporti di desiderio e divieto tra i soggetti, in quanto ricostruisce nel campo della rappresentazione le differenze tra sessi e le generazioni, e le corrispondenti identificazioni (Kaes,1993).

L’ adolescente Edipo allorché si rivolge all’oracolo di Delfi sul cui frontone è scritto “Conosci te stesso” e, nel momento in cui lo interroga sul suo futuro, entra nel paradosso di dover scoprire e recuperare il suo passato per poter procedere nello sviluppo e avere un divenire personale.

Recalcati (2013) riprende il concetto Lacaniano della dimensione del simbolico, che non corrisponde al reale (es. l’Edipo). La dimensione del simbolico deve poter trattare, limitare, contenere, negativizzare il reale del godimento, introdurre un limite nell’ideale di godimento, poiché l’assenza di simbolizzazione è l’origine della psicosi. Una psicosi si scatena (in francese: déclencher) si slatentizza se sono presenti due condizioni. La prima condizione riguarda il fatto che il soggetto sia strutturalmente leso in senso narcisistico nella propria costituzione originale che ha radici antiche (Recalcati, 2013).

Freud (1912) affronta ampiamente il tema della trasmissione psichica per via culturale ed epigenetica, basandosi sulle ricerche degli specialisti in psicologia dei popoli, in particolare ai lavori di Wunt, riguardo tribù aborigene dell’Australia considerate dagli etnografi arretrate, poiché né sotto il profilo linguistico né sotto l’aspetto fisico è possibile individuare un legame di parentela con i vicini più prossimi, Ciò che noi conosciamo dell’uomo preistorico, questo selvaggio apparentemente molto lontano da noi lo dobbiamo a strumenti che ci sono pervenuti come anche a leggende trasmesse oralmente, e da residui della sua attività mentale rintracciabili nei nostri usi e costumi (Freud, 1912). Freud (1912) occupandosi della vita psichica di questi popoli dalle inesistenti istituzioni religiose e sociali, caratterizzate dal “totemismo” formula implicitamente l’ipotesi di una “psiche collettiva” caratterizzata da “una continuità nella vita emotiva degli uomini, che permetta di prescindere dalle interruzioni degli atti psichici dovute alla transitorietà dell’esistenza individuale (Freud, 1912). Se i processi psichici di una generazione non si prolungassero nella generazione successiva, ogni generazione dovrebbe acquisire ex novo il proprio atteggiamento verso l’esistenza, e non vi sarebbe in questo campo nessun progresso e in sostanza nessuna evoluzione” (Freud, 1912). Questa trasmissione non avviene direttamente o attraverso la tradizione, ma riguarda una trasmissione da inconscio a inconscio, avviene quindi senza un medium, tali contenuti sono quindi non pensabili, elementi β incistati. Abrham e Toroc (1978) si rifanno al concetto di “cripta” e di “fantasma” (fantȏme) (Abrham, Toroc, 1978). Il fantasma nell’inconscio compie un lavoro di restaurazione, di un immagine interna di un parente portatore di un inclusione in seno all’Io. (Nachin,1998).
Il fantȏme è una conseguenza disorganizzatrice delle rappresentazioni oggettuali; in tale situazione l’antenato assorbe il funzionamento mentale del soggetto e impedisce la trasformazione del pensiero (Eiguer, 1987). Eiguer parla d’oggetto transgenerazionale, ossia un antenato che suscita fantasmi e con cui il soggetto s’identifica. La rappresentazione d’oggetto transgenerazionale è una rappresentazione di un antenato interessata da fantasmi o miti, una ricostruzione fantasmatica d’avvenimenti cui aderiscono i membri della famiglia (Eiguer, 1983). Abram e Torok (1978) introducono il concetto di“cripta”. La cripta è una configurazione psichica, a livello topico nella quale il simbolo psicoanalitico è spezzato in due frammenti; il crollo delle pareti della cripta può anche manifestarsi in fantasmi d’incorporazione (Abrham, Toroc, 1978). In “Totem e tabù” viene trattata la trasmissione dalle generazioni come trasmissione di un tabù, esso è il codice non scritto, più antico dell’umanità, più antico degli dei e risale ad un epoca anteriore a qualsiasi religione. Tale divieto viene trasmesso da una generazione a un’altra, può essere trasmesso direttamente o indirettamente (Freud, 1912). La trasmissione diretta è esercitata da una forza misteriosa il Mana. La trasmissione indiretta è mediata da un capo o un prete, che trasmette ad un altro soggetto. Il tabù è un intermediario tra due persone.   Insieme al tabù viene trasmessa anche la colpa e i sensi di colpa. Emerge la tematica dell’esistenza di un patrimonio di conoscenze che prescindono l’individuo singolo, conoscenze ancestrali in grado di plasmare la struttura psichica (Freud, 1912). Freud parla di una “rottura radicale del luogo psichico” a causa dell’eredità psichica, e dello scarto di ciò che può inserirsi tra l’eredità dei padri… in un certo senso per innalzarsi da essa (Freud, 1912). L’individuo singolo non è quindi solo un beneficiario ma anche l’anello di una catena e un servitore allo stesso tempo.

Più di una formazione psichica si poggia su tale catena, formazioni comuni al soggetto singolo ed agli insiemi di cui è parte;  nella sua rete circola, si trasmettono e si intersecano: materia psichica, formazioni comuni al soggetto singolo e agli insiemi di cui è parte costituente e parte costituita (Kaes, 1993).Gli aborigeni Australiani, “cannibali nudi” (come definiti dal padre della psicoanalisi) nonostante non seguano le nostre leggi morali, con scrupolosità e severità si propongono di evitare rapporti sessuali incestuosi (Freud, 1912). Le loro istituzioni sociali sono Totemiche. Il Totem è solitamente un animale, più raramente una pianta, diviene spirito tutelare del clan, rappresenta una forza pericolosa, fondamento di un obbligo sociale d’appartenenza (Freud, 1912). «Il legame totemico è più forte del legame di sangue o familiare…» (Frazer, 1910, p.53). L’inosservanza di tale divieto totemico prevede una severa punizione. Il linguaggio di queste tribù è di tipo “classificatorio”. Un uomo chiama “padre” non soltanto il padre naturale ma qualsiasi uomo che avrebbe potuto (secondo le norme tribali) sposare la madre e divenire suo padre, lo stesso avviene anche nel caso della madre e dei fratelli. Questa peculiarità nel linguistico deriva dall’istituzione matrimoniale che Fison definisce “matrimonio di gruppo”(Freud, 1912). L’incesto fonde insieme il complesso edipico e l’esogamia come espressione delle tensioni e dei rapporti ambivalenti tra genitori e figli. L’orrore dell’incesto cela desideri destinati in noi occidentali a cadere nell’inconscio, ad eccezione dei nevrotici in cui predomina questo tratto di infantilismo psichico, nei popoli selvaggi sono considerati un pericolo attuale, ed è pertanto necessario adottare misure repressive(Freud, 1912). L’oggetto del desiderio infantile incestuoso di cui il soggetto si libera, nel nevrotico si trova o inibito nello sviluppo o regredito ad una fase precedente (Freud, 1912).. Questa costellazione rimossa nell’inconscio è caratterizzante la nevrosi. Mi vorrei soffermare sul significato del termine “Tabù” derivato dalle lingue austronesiane della Polinesia, il termine fu registrato per la prima volta dall’esploratore  J. Cook nel 1777, durante un viaggio a Tonga. Il termine tabù entrò nella lingua inglese (nelle forme taboo, tabooed) con il significato di «vietato», «proibito». J. Frazer tradusse l’opposizione polinesiana tapu/noa con «sacro/profano». Secondo la sua interpretazione, nelle religioni primitive il sacro include aspetti di impurità e contaminazione, di cui le religioni moderne vanno liberandosi. Il t. è la manifestazione più evidente delle paure e delle angosce del primitivo davanti alle forze cosmiche, paure che, seppure irrazionali, denotano comunque forme embrionali delle più importanti istituzioni della società moderna (Enciclopedia Treccani). Il Tabù si esprime in due accezioni opposte: santo, consacrato, ma anche inquietante, pericoloso, proibito, impuro. Il significato di Tabù coincide con “orrore sacro”. La comprensione di questo termine è molto complessa, poiché nel “tabù” e nel sistema che esso indica, si esprime un frammento di vita psichica (Freud, 1912). Wundt (1906) definisce il tabù come il codice non scritto più antico dell’umanità.  Chi vìola il Tabù diviene Tabù a sua volta, poiché tenta gli altri. Il “Délire de toucher” (fobia da contatto) che caratterizza il Tabù è osservabile nella nevrosi in cui ciò che indirizza i pensieri verso il proibito è interdetto (Freud, 1912). «Si direbbe che alla base di tutti questi divieti ci sia una sorta di teoria che li rende necessari perché certe persone e certe cose posseggono una forza pericolosa che, quasi in virtù di un contagio (fast view eine Anstekung), si trasmette per contatto all’oggetto, che in tal modo se ne fa carico» (Freud, 1912, p. 13-14).

L’idea centrale è quella di un’eredità psico-filogenetica, poiché la voglia di violare il Tabù rimane nell’inconscio. La forza magica del mana sta nel ricordare all’uomo i suoi desideri proibiti e nell’indurlo ad attuarli (Freud, 1912). Ciò che si trasmettono i fratelli dopo l’uccisione del padre è ciò che in realtà li accomuna. Ossia ciò che trasmettono alla generazione è il divieto di uccidere l’animale totemico, che rappresenta il padre. Il tabù è caratterizzato da una potente forza che gli deriva da colui che lo trasmette. Il tabù è un intermediario tra due individui (Freud, 1912). Nello scritto Freud sottolinea l’importanza della simbolizzazione per l’acquisizione di un eredità che non imprigioni. La trasmissione transgenerazionale del trauma deriva da matrici affettive prive di contenuto, che si manifestano sotto forma di vissuti inconoscibili. Vi è un legame, una trasmissione dall’anima delle masse, delle generazioni, dei popoli in ogni psiche individuale. Si ipotizza l’esistenza di una psiche collettiva in cui i processi psichici si compiono come nella vita psichica individuale (Freud, 1921). In particolare facciamo sopravvivere per molti millenni il senso di colpa causato da un azione, e lo facciamo restare operante per generazioni che di questa azione non possono aver avuto nozione alcuna. Perché vi sia una continuità nella vita psichica non basta la trasmissione diretta attraverso la tradizione, è necessario che certi avvenimenti della vita individuale stimolino le disposizioni psichiche ereditate. L’individuo è fine a sé stesso, assoggettato alla catena delle generazioni come anello di trasmissione, servitore della specie, beneficiario ed erede dell’insieme intersoggettivo. La trasmissione è una trasmissione simbolica (di simboli) in cui l’individuo si costituisce come soggetto per divenire erede (Freud, 1912). Ricerche della relazione di Sigmund Freud col padre Jacob ribadiscono il fatto che niente possa essere abolito poiché ricompare qualche generazione più tardi, come enigma, come impensato, come segno di ciò che non ha potuto esser trasmesso nell’ordine simbolico (Shutzenberger, 2004).  “Die Erblichkeit” ossia l’ereditarietà è una questione che accompagna Freud in tutti i suoi scritti. La trasmissione dall’Inconscio al Preconscio, dal Preconscio al conscio, dai pensieri latenti al racconto manifesto, avviene attraverso pensieri intermedi (die Zwischengedanken) (Faimberg, 1993). Tali formazioni intrapsichiche svolgono la funzione di legame, spostamento, fissazione, condensazione. Freud li pensa in termini economici: investimenti, collocazioni, spostamenti di affetti, d’energia e di rappresentazioni, condensazione e diffrazione (Faimberg, 1993).Vi è una distinzione tra realtà intrapsichica e realtà intersoggettiva. La prima riguarda gli effetti delle relazioni degli apparati psichici (formazione di tali apparati e formazione di uno spazio che genera tali rapporti). Il livello di intersoggettività descrive e interpreta le ubicazioni correlative dei soggetti nei loro rapporti immaginari, simbolici e reali (Kaës, 1993).

Lo spazio originario dell’intersoggettività è la famiglia. Freud inventa una genealogia della psiche, delle sue istanze e delle sue ramificazioni interpsichiche. «L’organismo singolo, che considera se stesso la cosa principale e la propria sessualità un mezzo fra gli altri per il proprio soddisfacimento, dal punto di vista biologico è soltanto un episodio in una successione di generazioni, un’effimera appendice di un plasma germinale dotato di virtuale immortalità» (Freud, 1912, p.28).

Dunque, Freud pone esplicitamente il tema dell’eredità psichica, sviluppando il concetto secondo cui l’inconscio è in parte costituito dalla trasmissione intergenerazionale di alcune formazioni psichiche. La “riconquista dell’eredità dei padri” comporta per il singolo individuo la necessità di doversi articolare a più livelli: per Freud il soggetto dell’eredità, come il soggetto dell’inconscio, è diviso tra la doppia necessità di essere fine a se stesso e di essere anello di una catena a cui è assoggettato senza la partecipazione della sua volontà (Freud, 1912). Su questa linea di riflessioni Freud elabora il concetto di un apparato per significare/interpretare (Apparat zu deuten) che regola molti aspetti dell’esperienza intersoggettiva assicurando la funzione di trasmissione e di trasformazione dell’esperienza emotiva (Freud, 1912). L’Apparatt zu deuten, assicura la trasmissione ma anche la trasformazione. A questo si riferisce Freud quando afferma che la patologia non è del singolo, non può essere un suo attributo. La patologia sottende a una doppia economia psichica «essa è mantenuta nel processo psichico del singolo soggetto e nel processo psichico dell’insieme intersoggettivo»
(R. Kaes, 1993). L’individuo conduce una doppia esistenza perché chiamato a soddisfare le aspettative e a riparare sogni e desideri irrealizzati genitoriali. L’atteggiamento particolarmente tenero dei genitori verso i figli è la produzione del narcisismo a cui questi ultimi hanno rinunciato. «L’amore parentale così commovente e infantile, non è altro che il narcisismo dei genitori tornato a nuova vita; tramutato in amore oggettuale, esso rivela senza infingimenti la sua vera natura» (Freud, 1914, p.86). In Introduzione al narcisismo Freud risale al negativo della trasmissione: Il narcisismo del bambino poggia su ciò che manca alla realizzazione dei «sogni di desiderio» dei genitori. In realtà si palesa una vera e propria rottura del simbolico. Nella clinica la negatività non è sempre osservabile nel transfert sul terapeuta, tranne nel trasfert negativo, ossia un attacco contro l’attività di legame o assenza di transfert. In questi due casi il negativo assume un’altra configurazione di legame, una messa in atto del negativo che viene rappresentato (Freud, 1914). Vi è una distinzione tra oggetti trasformabili e non trasformabili. Gli oggetti psichici inconsci trasformabili assumo la forma del sintomo o del lapsus. Questi oggetti si trasformano all’interno delle famiglie e ne divengono base e materia psichica della loro storia. Poi vi sono gli oggetti incistati, ossia oggetti inconsci non trasformabili, che attaccano l’apparato di trasformazione della famiglia e del gruppo. Questi oggetti quando sono trasferibili lo sono prima di tutto sulle modalità della trasfusione (Rouchy,1992). La trasmissione è inevitabile come anche la rimozione di ciò che la traccia rappresenta nella rimozione, attraverso l’identificazione appropriativa. L’identificazione appropriativa è un appropriazione dovuta al desiderio per l’altro e per l’oggetto dell’altro (come nel caso di Dora, il cui sintomo permette di trovare il legame con la persona amata). Una parte della funzione rimovente si appoggia su certe modalità della trasmissione psichica, un esempio sono le modalità determinate da alleanze e contratti inconsci. La trasmissione non si organizza soltanto su ciò che manca ma anche da ciò che non è avvenuto (Kaes,1993).

Oltre all’urgenza di trasmettere vi è un’altra urgenza che irrompe quando l’individuo è spinto dalla funzionale angoscia di voler divenire sé stesso. Quest’ultima urgenza dettata da una spinta potente riguarda l’interruzione della trasmissione.
Depositi, incistamenti, proiezioni o rigetto del non rimosso non posso rendere del tutto inaccessibile tali interdetti. <<Questa violenza della trasmissione si stabilisce al di qua del senso accessibile attraverso il linguaggio delle parole e degli atti di parola: è una trasmissione di cosa>> (Kaes, 1993).

«Tutto quello che riguarda l’eredità e la procreazione definisce una zona interumana violentemente fragile in cui si cristallizzano le angosce più arcaiche e che dà voce alle credenze più enigmatiche» (Fédida, 1982, p.25). La trasmissione è strettamente legata al problema della modernità. Sono entrambi due problemi che mettono in moto movimenti contrari, ossia tentativi di curare ciò che si è rotto, o allargare maggiormente lo scarto tra l’antico e il nuovo. La nostra modernità, non è solo la crisi degli oggetti di trasmissione e dei suoi processi è anche la crisi del concetto di trasmissione stessa (Kaes, 1993). Possiamo osservare come i membri di una stessa famiglia possono presentare diverse nevropatie, però accanto a tali individui malati ci sono membri sani. Questo determina la teoria della trasmissione dissimilare. Poiché i membri di una famiglia portano lo stesso peso ereditario senza soccombervi. Nella patologia nulla è per caso, delle volte non è possibile scoprire le leggi che determinino l’insorgere di una patologia o di un’altra o l’ordine delle successioni attraverso le generazioni (Kaes, 1993). Freud sostiene vi siano delle eziologie specifiche, che ci permettono di distinguere tra cause indispensabili alla produzione di una malattia e cause concorrenti o specifiche (Kaes, 1993). «L’azione dell’ereditarietà è quindi confrontabile con quella del moltiplicatore nel circuito elettrico, che aumenta la deviazione visibile dell’ago, ma che non può tuttavia determinarne la direzione» (Freud, 1986, p.412).

L’autore sottolinea l’importanza della disposizione ereditaria, ritenendo però che nonostante la rilevanza che ricopre nella vita dell’individuo, non ritiene sia modificabile, poiché le influenze delle antiche esperienze infantili, appartengono al passato e sono accadute, e ciò non può essere negato. Quando pensiamo a ciò che ereditiamo pensiamo all’Es supponendo che l’Io all’inizio della vita individuale non esista ancora. In realtà L’Es e l’Io sono una sola cosa (Freud, 1986). La malattia nevrotica dei genitori si trasmette ai figli attraverso la seduzione traumatica precoce che si iscrive con una determinazione causale nella morale sessuale civilizzata, passando attraverso il processo psichico (Freud, 1986). Con il termine “Erbliche Ubertragung” si designa il tranfert ereditario, inteso come una ripetizione degli stessi prototipi di relazione d’oggetto, o di scenari fantasmatici da una generazione all’altra. Alla base della trasmissione intergenerazionale troviamo il meccanismo dell’identificazione; Vi sono molteplici identificazioni tra padri e figli, alla base del sentimento di colpa legato a una fantasia inconscia (Kaes, 1986). Freud sosteneva che “nulla può essere abolito che non appaia, qualche generazione dopo, come enigma, impensato”, dovuto alla mancanza di trasmissione simbolica da padre in figlio (Freud, 1912). Nonostante non ci sia un unico modello teorico di riferimento, tutti gli autori sono concordi nel sostenere che esistono diverse modalità e strade attraverso le quali si effettua una vera e propria trasmissione intergenerazionale di fantasie inconsce. Si tratta di alleanze inconsce che preservano la continuità del gruppo e allo stesso tempo vanno a costituire il soggetto stesso (Freud, 1986).L’Aulagnier (1975) introduce il concetto di “contratto narcisistico” ossia un’alleanza inconscia che lega il bambino ai caregivers, alle alleanze anteriori alla sua nascita, e più in generale, all’insieme del gruppo sociale, che prescrive al nuovo nato una missione da compiere nel gruppo e per il gruppo: assicurare la continuità della generazione in cambio del riconoscimento da parte degli altri. Allo stesso tempo si contrae anche un patto de negativo (Kaes, 1986), e cioè un’alleanza inconscia che stabilisce ciò che dev’essere interdetto. “L’erede subentra al de cuius”, noi proseguiamo in vita la catena delle generazioni e paghiamo pegno al passato. Finché il debito non si è estinto, l’alleanza familiare ci spinge alla ripetizione (Nice-Hyères, 1989). I divieti vengono ereditati  per generazioni, forse soltanto a causa della tradizione, incarnata dall’autorità dei genitori e della società; o forse, invece, si sono già “organizzati” nelle generazioni successive come parte di un patrimonio psichico ereditato (Freud, 1912).

Articolo di Mariaconcetta Liali

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