Cibo e sesso attivano le stesse aree del cervello

giugno 7th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Psicologia Clinica

Il comportamento sessuale e quello alimentare sono co-localizzati sia anatomicamente che biochimicamente. Neurotrasmettitori come la serotonina, per esempio, esercitano azioni importanti su entrambi. La comune sede ipotalamica e l’utilizzo di identiche molecole non è, pero,  l’unico legame. Ma analizziamoli, ora, nel dettaglio.

Relativamente al Comportamento Alimentare, in linea generale, possiamo affermare che nel nostro sistema nervoso centrale ci sono due “centri” che si occupano di smistare le informazioni ricevute dai vari organi ed, integrandole tra loro, ci impongono di adottare un certo comportamento nei confronti del cibo. In condizioni di digiuno è attivo il centro della fame mentre, dopo il pasto, prevale quello della sazietà. Sulla base di questi presupposti gli studiosi hanno elaborato due modelli che cercano di spiegare la regolazione dell’introito di cibo che giornalmente avviene nel nostro corpo:

 

  • teoria glucostatica: lo stimolo più importante è dato dalla glicemia, ovvero la quantità di glucosio presente nel sangue che normalmente varia tra i 70-100mg/dl. Non appena questa scende sotto i valori di guardia, si attiva il centro della fame. Viceversa, quando la glicemia supera i 100 mg/dl, è attivato il centro della sazietà;
  • teoria lipostatica: ipotizza che siano i depositi di grassoad influenzare i centri fame-sazietà: quando le scorte lipidiche scarseggiano, si ha attivazione del centro della fame, in caso contrario quello della sazietà (Pinchera, 1991).

 

Diversamente da quanto avviene negli animali, nell’uomo la fame non è un mero bisogno fisiologico ma è espressione della straordinaria attività dell‘ipotalamo. Come precedentemente introdotto, l’ipotalamo costituisce la faccia inferiore del diencefalo e il pavimento del terzo ventricolo. In questa regione esistono una serie di circuiti neuronali deputati al controllo omeostatico del bilancio energetico (Pinchera, 1991).

 

fig.2 Nuclei ipotalamici (Pinchera, 1991)

 

All’interno dell’ipotalamo la prima stazione di raccolta ed integrazione dei segnali provenienti dalla periferia del nostro corpo (recettori visivi, olfattivi, gustativi) è rappresentata dai neuroni del nucleo arcuato i quali, dopo aver ricevuto questi segnali, elaborano determinate risposte che vengono infine trasmesse ad altri neuroni ipotalamici definiti di secondo ordine; da qui poi, partiranno riposte effettrici che ci fanno “venire fame” oppure ci fanno sentire sufficientemente sazi. Nel nucleo arcuato esistono due popolazioni neuronali che esprimono differenti neuropeptidi:

 

  • Neuroni anoressigeni (Pomc/Cart):sono stimolati da segnali di sazietà e inibenti l’assunzione del cibo attraverso la produzione di due peptidi che sono chiamati CART, poiché i suoi livelli aumentano in seguito ad assunzione di cocaina e amfetamine, e a-MSH (ndr. Ormone Melanocita Stimolante che deriva dal clivaggio della POMC ovvero pro-oppio-melanocortina);
  • Neuroni oressigeni (Npy/Argp):sono stimolati dai segnali di fame ed esprimono peptidi come Argp (ndr. Peptide Stimolante la Proteina Arguti) e Npy, definito Neuropeptide Y (Bottaccioli, 2005).

 

Dopo questa prima “stazione”, l’informazione passa ai neuroni di secondo ordine come l’area ipotalamica laterale (centro della fame), al nucleo ventromediale (centro della sazietà) e ai nuclei paraventricolare e dorsomediale: questi la porteranno dall’ipotalamo ai sistemi efferenti, al fine di controllare l’assunzione di cibo e il dispendio energetico.

Si parla di un insieme di segnali che possono agire a breve o a lungo termine sul nucleo arcuato (Bottaccioli, 2005).

Tra i segnali che agiscono a breve termine (minuti/ore), di grande importanza è sicuramente la grelina la quale, andando a stimolare i neuroni oressigeni, fa avvertire dei crampi allo stomaco indicandoci che è arrivato il momento di mangiare. Viene prodotta dal fondo gastrico e dal nucleo arcuato dell’ipotalamo e i livelli plasmatici aumentano prima dei pasti e crollano poche ore dopo aver mangiato. Livelli di grelina alti sono correlati ad un aumento ponderale e sono massimi in condizioni di digiuno (Pinchera,1991)

 

Sempre coinvolti nel segnale a breve termine, ma con funzione opposta alla grelina, ci sono altre molecole tra cui:

 

  • polipeptide pancreatico (PP): prodotto dal pancreas endocrino.
  • amilina e insulina: secrete dalle cellule beta del pancreas.
  • peptidi anoressizanti instestinali come laCCK (ndr. Colecistochina-Pancreozimina) prodotta dal duodeno e dal digiuno dopo un pasto “grasso”, che favorisce lo svuotamento gastrico e la secrezione biliare/pancreatica, ePPY-36 prodotto dal colon che ci indica un’abbondanza di energia calorica introdotta (Bottaccioli, 2005).

 

Per quanto riguarda invece i segnali a lungo termine (giorni e settimane) le protagoniste sono insulina e leptina che, andando a stimolare i neuroni anoressigeni, ci trasmettono segnali del tipo “sei pieno, basta mangiare!”.

 

L’insulina è un ormone proteico, secreto dalle cellule beta del pancreas, i cui livelli aumentano dopo un pasto quando la glicemia si alza, fornendoci quindi un segnale di sazietà carboidrato-dipendente. Il suo fine ultimo è far abbassare la glicemia, immagazzinando il glucosio nel muscolo, sottoforma di glicogeno, e nel tessuto adiposo, sottoforma di lipidi (Kandel et al, 2012)

 

Altrettanto degna di nota la leptina (ndr. il cui nome deriva dal greco leptos cioè magro), un peptide di 116 amminoacidi secreto dal tessuto adiposo in base alla quantità di massa grassa accumulata: più abbiamo adipe più verrà prodotta leptina che attiverà il centro della sazietà, in modo che venga ridotto l’apporto calorico giornalierio. Essa è il prodotto del gene OB e svolge importanti azioni anche a livello sistemico, in quanto è coinvolta nel metabolismo osseo, nell’attività riproduttiva, nella crescita di nuovi vasi sanguigni, nella riparazione tissutale e un suo deficit sembra associato a disordini di natura autoimmunitaria. È infine in grado di aumentare la spesa energetica tramite la termogenesi adattativa. Il risultato finale è il mantenimento del peso corporeo (Carlson, 2002)

 

In animali da esperimento, la stimolazione elettrica dell’ipotalamo laterale determina iperalimentazione mentre lesioni di tale area provocano riduzione del consumo di alimenti. In maniera speculare, la stimolazione elettrica dell’ipotalamo ventromediale inibisce l’assunzione di cibo e la sua distruzione la stimola (Bear et al, 2006)

 

Nuove conoscenze hanno evidenziato la complessità del sistema di regolazione centrale del comportamento alimentare. Il complesso network che unisce le strutture nervose evidenzia che vi sono zone, situate al di fuori dell’ipotalamo, che hanno uno specifico ruolo: nuclei della base e alcune aree di sostanza grigia del tronco encefalico, ad esempio. L’insieme delle strutture (ipotalamiche, dei nuclei della base e del tronco encefalico) connesse con il controllo del comportamento alimentare può essere considerato un grande sistema per la ricezione ed elaborazione di informazioni sullo stato nutrizionale, in base alle quali modulare l’assunzione di cibo. Le strutture nervose ricevono impulsi dalla periferia, sotto forma di stimoli nervosi (per via vagale), metabolici ed endocrini, che informano il sistema nervoso centrale dello stato nutrizionale dell’organismo (Pinchera, 1991).

 

Finora abbiamo trattato dei segnali che motivano il comportamento alimentare, ma non abbiamo ancora discusso di che cosa significhi in termini psicologici. Ovviamente, mangiamo perché ci piace il cibo. Questo è l’aspetto edonistico della motivazione: fa star bene, quindi si fa. Contemporaneamente all’attivazione dei neuroni oressigenici dell’area ipotalamica laterale si ha attivazione degli assoni dopaminergici del sistema dopaminergico mesocortolimbico, che gioca un ruolo fondamentale nel motivare i comportamenti.

 

Abbiamo usato la Nutrizione e la Regolazione del Bilancio Energetico per fornire un quadro abbastanza dettagliato dei meccanismi cerebrali che incitano il Comportamento e i sistemi coinvolti nella Motivazione di diversi altri Comportamenti che sono basilari per la Sopravvivenza dell’Individuo. I principi di base sono gli stessi descritti per la Nutrizione. In entrambi,infatti:

  1. La Trasduzione di Stimoli Fisiologici nel Sangue si verifica in regioni specializzate dell’Ipotalamo;
  2. Le Risposte Umorali e Visceromotorie vengono iniziate dalla Attivazione dell’Ipotalamo Periventricolare e Mediale;
  3. L’Azione Comportamentale dipende dall’Ipotalamo Laterale.

 

Dunque, vediamo il Comportamento Motivato come luogo privilegiato per il processo di comprensione dell’intera gamma delle espressioni della mente sana e di quella malata; l’osservazione dei comportamenti normali e dei suoi correlati patologici costituisce un punto di partenza necessario per l’indagine delle manifestazioni psicopatologiche e risultato di un complesso sistema di integrazione di funzioni, ciascuna delle quali presenta un correlato anatomo-funzionale ben definito (Bear et al., 2006).

Negli ultimi decenni il cambiamento dello stile di vita ha portato a modificazioni consistenti del comportamento alimentare di una considerevole parte della popolazione italiana. Purtroppo queste modificazioni hanno preso delle direzioni errate dal punto di vista nutrizionale, vuoi per l’influenza di abitudini alimentari sbagliate, vuoi per l’aumento dell’utilizzo di piatti pronti e/o monotematici per ragioni di “praticità” o di “tempo”. Ciò associato all’aumento della sedentarietà si manifesta con un notevole incremento della percentuale di popolazione in vari stadi di obesità, ed al tempo stesso si registra un aumento dei disturbi del comportamento alimentare (Della Ragione e Menarelli, 2013).

 

I disturbi dell’alimentazione consistono in disfunzioni del comportamento alimentare e/o in comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta. Nella classificazione dei disturbi alimentari rientrano: l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e i disturbi da alimentazione incontrollata (Della Ragione e Menarelli, 2013).

 

Per quel che concerne il Comportamento Sessuale, dal punto di vista strettamente biologico, esso è il risultato di un insieme di attività integrate a livello ipotalamico ed è caratterizzato, sia a livello maschile che femminile, da una componente riflessa, organizzata nel tronco cerebrale e nel midollo spinale, controllata dalle strutture cerebrali superiori ( Jannini et al, 2007).

Le aree cerebrali maggiormente implicate nel comportamento sessuale sono l’area preottica e l’ipotalamo anteriore (nucleo basale) che svolgono il ruolo principale, seguiti dal setto, dall’amigdala, dalla formazione reticolare mesencefalica e dalla corteccia (Martini, 1994)

 

fig.3 Ipotalamo e ormoni sessuali

La sessualità è dunque determinata in larghissima parte dagli aspetti biologici e genetici. Il comportamento sessuale è, pero, la manifestazione di una serie di attività coordinate tra loro, il cui scopo principale è quello di portare un maschio e una femmina della stessa specie a unirsi nell’atto copulatorio, realizzando l’incontro e la fusione dei gameti maschili e femminili. Esso è quindi parte della fisiologia della riproduzione degli esseri viventi. Per quel che riguarda i mammiferi, la manifestazione delle attività che lo permettono è realizzata da sistemi neurali e neuroendocrini, dei quali un ruolo fondamentale è svolto dagli ormoni sessuali, distinti in androgeni ed estrogeni. Questi sono steroidi, ovvero molecole sintetizzate dal colesterolo (Jannini et al, 2007)

L’ipotalamo rilascia gli ormoni che hanno lo scopo di controllare le secrezioni di ormoni da parte dell’ipofisi anteriore. Come precedentemente asserito, l’ipotalamo maschile e quello femminile sono funzionalmente differenti per quanto riguarda il controllo dell’ipofisi. Nel particolare, quello maschile ha una secrezione stabile, mentre quello femminile ha una secrezione ciclica. Tra l’altro, nell’uomo i nuclei della regione preottica ed anteriore sono molto più larghi rispetto a quelli presenti nella donna. La zona preottica è fondamentale nel comportamento sessuale maschile di molte specie (Bear et al., 2006)

La letteratura relativa agli studi condotti sugli estrogeni, invece, suggerisce che ipotalamo ed ormoni stereoidei giocano un ruolo preponderante nell’ambito della regolazione del comportamento riproduttivo (Jannini et al, 2007)

Gli ormoni stereoidei sessuali spesso vengono distinti in maschili e femminili. Nell’uomo sono maggiori le concentrazioni di androgeni e nella donna le concentrazioni di estrogeni, ma sia le donne che gli uomini hanno entrambi gli ormoni (Carlson, 2002)

La sessualità umana, oltre che dagli aspetti genetici, è però regolata in larga misura anche da norme ed aspettative sociali relative all’ambiente nel quale si nasce. Da molti secoli si discute sulla differenza fra gli aspetti “naturali” o “biologici” della sessualità umana, contrapposti a quelli storici e culturali, attraverso i quali le differenti organizzazioni sociali hanno cercato di regolare di volta in volta la sessualità delle persone, con norme e divieti relativi alla salute pubblica, alle malattie sessualmente trasmesse, alla prostituzione, all’educazione sessuale, ecc.. Grande influenza sui comportamenti umani li hanno (e li hanno avuti) in particolare le religioni e le morali sessuali che da queste discendono. Sebbene la sessualità sia da tutti riconosciuta come fondamentale, in quanto consente la riproduzione della specie, per molte fedi religiose essa è spesso vista come una tentazione non accettabile, soprattutto in certe sue forme ed in particolari relazioni. Altre religioni considerano invece la sessualità come un vantaggio sociale, dal momento che permette di consolidare la relazione fra i partners, rendendo stabile la coppia (Gazzaniga et al., 2015)

In natura tutte le specie animali, essere umano compreso, dedicano molto tempo alla sessualità, sin dal momento della preparazione dell’incontro sessuale, che viene in genere preceduto dalle fasi dell’attrazione e del corteggiamento, le quali richiedono una completa interazione fra due individui di sesso opposto (ma anche dello stesso sesso!) (Jannini et al, 2007)

Alla base di ogni accoppiamento vi è anzitutto un richiamo, un’attrazione sessuale fra i due partners. In genere le maggiori capacità attrattive sono prerogativa femminile, grazie all’azione dell’ormone estrogeno (letteralmente ‘generatore di estro’, sostanza presente ciclicamente nelle femmine di tutti i mammiferi, che induce delle modificazioni nell’apparato genitale, rendendolo sessualmente ricettivo, cioè determinando un’attrazione fisiologica verso l’altro sesso per fini riproduttivi) (Jannini et al, 2007)

Rispetto ad altre specie animali, la nostra mostra, specialmente al giorno d’oggi, una maggiore simmetria nei ruoli del corteggiamento, probabilmente perché non è solo la donna ad occuparsi dei piccoli, ma spesso questo è un compito condiviso da entrambi i genitori (Jannini et al, 2007)

Nella nostra specie inoltre il comportamento femminile si è ormai quasi del tutto emancipato dalla dipendenza ormonale e dall’andamento del ciclo mestruale: la disponibilità della donna all’accoppiamento non è più legata ad un determinato momento del ciclo ormonale, come già visto precedentemente, ma può essere presente in qualunque periodo (Carlson, 2002)

Fra gli esseri umani, ma anche fra i primati, il contatto oculare è in genere denso di significati: può essere messo in atto per vincere la competizione con i propri rivali, ma anche per costituire un incentivo all’eccitamento sessuale del/della partner; non a caso, nel tempo, si sono sviluppate delle abilità per comprendere l’interesse del/della partner a partire dalla tipologia dello sguardo, insieme alle altre espressioni facciali e posturali (Jannini et al, 2007)

In conclusione, molti sono i fattori che legano la nostra sessualità agli aspetti naturali e dunque agli istinti, ma buon parte dei nostri comportamenti sono invece legati ad aspetti sociali, culturali e ambientali. Sarebbe errato cercare di vivere la propria sessualità rispettando unicamente le leggi della natura, perché questo comporterebbe la messa in atto di comportamenti antisociali, se non addirittura violenti verso gli altri (si pensi ad esempio allo stupro o alle molestie sessuali), ma altrettanto errato è il comportamento di chi cerca di sublimare il desiderio sessuale attraverso comportamenti che ritiene socialmente più accettabili (ad esempio trascurando la propria vita privata per prendersi cura degli altri, oppure lavorando in modo compulsivo, ecc.), perché anche questo eccesso potrebbe causare altro tipo di danni, sia a sé stessi (depressione, ansia e altre somatizzazioni), sia agli altri (povertà affettiva, alessitimia)

I legami tra sessualità e alimentazione sono molto stretti. Alla nascita le due attività sono indistintamente fuse nell’allattamento, nell’atto della poppata: l’essere riempiti di cibo e l’essere riempiti  di Amore si confondono in un’unica emozione totale, dove alimentazione e Amore/sessualità-contatto quasi coincidono. Solo nel terzo anno di vita la sessualità dal tubo digerente si sposta progressivamente sugli organi genitali, e solo dopo la pubertà le due funzioni raggiungono la loro autonomia e la piena differenziazione (Kandel et al, 2014)

Tuttavia, anche nella vita adulta l’alimentazione e la sessualità continuano a tradire la loro comune origine: una cena a lume di candela precede l’incontro sessuale, viceversa un vivace appetito può fare seguito ad un appagante incontro sessuale (Camerani, 2010)

Frequente è poi l’uso in Amore dell’espressione: “ti voglio mangiare” in cui di nuovo un sentimento viene vissuto ed espresso con una metafora alimentare (Ramacciotti, 2001).

Non deve quindi sorprendere che nella patologia, alimentare e sessuale, si possa osservare un’associazione variamente declinata di sintomi e segni propri della sfera alimentare e sessuale. Anzi, nella patologia si verifica la perdita della distinzione tra i due ambiti che caratterizza la maturità e si osserva una regressione confusiva verso stadi più primitivi della vita affettiva in cui cibo e sesso costituivano strumenti relazionali interscambiabili e coincidenti (Ramacciotti, 2001).

Se andiamo a guardare alle tradizioni della nostra cultura e soprattutto ai miti, ci accorgiamo che i piaceri della gola sono, da sempre, legati a quelli della sessualità: il peccato di Adamo ed Eva non viene infatti raccontato dalla tradizione attraverso la metafora della mela tentatrice?

Tornando a fatti recenti, le pubblicità dei prodotti alimentari, non fanno continuo ed esplicito riferimento alla sessualità? Pensiamo a ‘fate l’amore con il sapore’, oppure alla donna che si isola da tutti e si chiude in una stanza a mangiarsi un gelato, per fare qualche esempio.

Il cibo ed il sesso sono parenti stretti, nel senso che hanno molto in comune, anche se non sempre riescono a stare bene insieme: per prima cosa rappresentano dei piaceri intensi ed appaganti, naturali e abbastanza abbordabili per tutti (anche se vi sono, come sappiamo, molte differenziazioni riguardo alla qualità e alla quantità in cui essi sono fruibili nelle diverse zone del mondo e nei diversi ceti sociali) (Ramacciotti, 2001).

C’è poi un altro aspetto simbolico che li lega, ovvero la socialità: si mangia e si fa sesso insieme ad altre persone; se non c’è condivisione, entrambi i comportamenti non sono ben visti. Pensiamo alla generale condanna dell’autoerotismo, quanto al detto popolare ‘chi mangia da solo si strozza’

Infine, il discorso dell’autocontrollo: le regole sociali ci dicono che è lecito mangiare, ma non sempre, non tanto quanto vorremmo, non in tutti i momenti, non in tutti gli ambienti. Allo stesso modo accade per quanto riguarda la sessualità, anch’essa in costante oscillazione fra libertà e repressione, tra pulsione e controllo (Camerani, 2010)

Un’altra considerazione è legata alla storia dell’umanità. Il cibo ed il sesso sono stati, per millenni, fondamentali per garantire la sopravvivenza della specie: se non mangiamo ci ammaliamo, moriamo; se non facciamo sesso non ci riproduciamo. Dunque, in assenza dell’atto del mangiare, come di quello legato al rapporto sessuale, l’essere umano non avrebbe potuto vincere la sfida per la sopravvivenza (Jannini et al., 2007)

Oggi, paradossalmente, le cose non stanno più così. Con una sola eiaculazione maschile si possono, teoricamente, fecondare tantissime donne attraverso la conservazione dello sperma in apposite celle frigorifere (il che, in futuro, potrebbe rendere superflua l’”eccessiva” produzione di spermatozoi e, chissà, cambiare le abitudini della coppia). Lo stesso vale per il mangiare: con pochi alimenti ipercalorici ed integratori chimici, siamo veramente arrivati a mangiare ‘pillole’ anziché spaghetti col ragù, come anticipava una famosa canzone degli anni sessanta.

L’anoressia ha preso il posto dell’ascetismo (nato proprio in opposizione al peccato di gola, prodotto da impulsi corporei incontrollabili). Le anoressiche infatti rinunciano volentieri sia alla sessualità, sia al cibo, mentre i soggetti bulimici si concedono grandi abbuffate e relazioni di coppia marcatamente sessuali, delle quali inevitabilmente si pentono, solo che, al contrario di quanto fanno col cibo, non possono completamente espellerle da sé stessi (Della Ragione e Menarelli, 2013).

Gli attacchi di fame di chi soffre di bulimia hanno un forte significato simbolico: riempiono un vuoto affettivo, placano l’angoscia, cercano una soddisfazione socialmente più accettata rispetto a quella illecita che spesso il sesso rappresenta. Chi soffre di disturbi alimentari spesso deve combattere contro ossessioni segrete, intorno alle quali costruisce e regola la sua esistenza (Della Ragione e Menarelli, 2013).

Dovendo scegliere se dare la priorità al piacere del sesso o a quello del cibo, si sono notate molte differenze fra i due sessi. Qualche tempo fa fece scalpore, in Inghilterra, un sondaggio nel quale si chiedeva a mille inglesi a quale piacere non avrebbero mai rinunciato: le donne misero in cima alla lista il cioccolato e solo in seconda posizione il sesso. I maschi invece dichiararono che mai avrebbero rinunciato al sesso ed in seconda istanza all’alcool.

Certamente, se invece del cioccolato le donne avessero dovuto scegliere fra il salame o il formaggio ed il sesso, i risultati sarebbero stati sicuramente diversi, ma è un fatto che fa pensare molto, non solo alle differenze organiche e psichiche che ci sono fra i due sessi, ma anche sulle differenze di aspettative e di soddisfazione dei bisogni esistenziali che orientano le persone verso una strada o verso l’altra.

Articolo di F.V. Cassano

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