Disturbo da Sadismo Sessuale: sintomi, cura, terapia

giugno 15th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Psicologia Clinica

Richard von Krafft-Ebing conia il termine “sadismo” ispirandosi al personaggio di De Sade, nobile francese scrittore libertino e perverso di saggi filosofici ma anche autore di svariati libri a sfondo erotico  e caratterizzati dalla crudeltà in cui descriveva minuziosamente lo spirito e le gesta del sadico e  che finì in un ricovero di alienati per questi suoi comportamenti (Camerani, 2010).

Il sadismo, non è solo una perversione ma anche un tratto della personalità: spesso si indica con questo appellativo chi è capace di essere crudele e di compiacersene sia con i famigliari che con gli altri. Nell’ambito famigliare, il sadico pretende assoluta obbedienza, generalmente è un despota e punisce per qualsiasi banalità o deroga alle proprie regole (Simonelli et al., 2000).

Krafft-Ebing prende in considerazione anche l’aspetto immaginativo e simbolico del sadismo, definendolo come la “ricerca di piacere erotico, ottenuta tramite rappresentazione, nella mente del soggetto, di un atto  di violenza (non necessariamente agito) su di un altro individio” (Krafft-Ebing, 1886).

La chiave per la diagnosi di perversione, secondo Krafft-Ebing, non era l’atto in sé, quanto piuttosto l’intera personalità e la motivazione specifica che portava all’atto perverso (De Masi, 2007).

Uno studio critico sulle opere di Sade evidenzia che la forma del suo sadismo poggiava su quattro caratteristiche fondamentali: odio per l’altro sesso; odio-amore per il proprio sesso; paura del coito e paura ed evitamento di eventuali discendenti Alla base di queste caratteristiche c’è quindi una paura della responsabilità. In un certo senso, il sadismo rifiuta la reciprocità, caratteristica dell’amore; il sadico non vuole che la vittima gli offra la sua dedizione, al contrario vuole che essa gli opponga resistenza in modo da poterla spezzare. Quindi il suo interesse poggia sulla costrizione (Simonelli et al., 2000).

Con il termine Sadismo Sessuale, nel DSM – IV, si indicano le azione in cui il soggetto ricava eccitazione sessuale dalla sofferenza psicologica o fisica della vittima.  I comportamenti sadici sono caratterizzati dal dominio sulla vittima, possono includere l’imprigionamento della vittima, il bendarla, fustigarla, percuoterla, torturarla fino anche ad ucciderla. L’età di esordio delle attività sadiche è variabile, ma di solito le fantasie sessuali di tipo sadico sono presenti sin dalla fanciullezza. Inoltre, solitamente la gravità degli atti sadici cresce con il passare del tempo: il sadismo, quindi, è di solito cronico. I due criteri diagnostici principali, per classificare il sadismo, sono quindi i seguenti:

  1. durante un periodo di almeno 6 mesi, sono presenti fantasie, impulsi sessuali, o altri comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente che comportano azioni in cui la sofferenza psicologica o fisica della vittima è sessualmente eccitante per il soggetto;
  2. le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre importanti aree del funzionamento (Simonelli et al., 2000).

È un problema diagnostico per nulla scontato quello che si presenta al clinico quando deve decidere se un determinato atteggiamento, o postura, sessuale, fisico o mentale, sia da considerarsi parafilia (dunque una patologia che necessita di cure) o una “normale” fantasia, variante sessuale come innocente ricerca della varietà (Jannini et al., 2007).

Va sottolineato che quello di normalità è un concetto sociale  che esiste solo in riferimento alla regolamentazione delle masse, alla possibilità di una uniformazione collettiva dei comportamenti dell’essere umano (Quattrini, 2015).

Il criterio per individuare la condizione patologica è prima di tutto la sofferenza e il disagio. Nel parafilico, il sesso ben raramente appaga (Jannini et al., 2007).

De Masi e Stoller definiscono l’azione perversa intendendola come una forte eccitazione erotica che dipende dalla sensazione provata dall’individuo nell’immaginarsi di commettere un peccato, un’azione trasgressiva, una fantasia che viene tradotta in realtà e che per avere il più alto grado di eccitazione deve inevitabilmente autorappresentarsi come atto rischioso (Quattrini, 2015).

Per molti crimini sessuali, l’attività violenta è anticipata da ricche e dettagliate fantasie che comprendono metodi di cattura e controllo, programmi, sequenze di atti  sessuali, risposte desiderate e attese,  locazioni e istruzioni che devono essere seguite pedissequamente dalla vittima (Camerani, 2010).

Nella terza versione revisionata del DSM le deviazioni sessuali  sono state inserite nella categoria dei Disturbi Sessuali e si è coniato il termine “parafilia” (dal greco παρά “para” [=oltre], φιλία “filia” [=amore]) per indicare che la deviazione dipende dall’oggetto fonte di attrazione (Jannini et al.,2007).

Secondo il DSM-IV-TR (APA, 2000) la diagnosi di sadismo sessuale può essere formulata quando si identificano nel soggetto “azioni” reali, concrete, e non simulate, in cui lo stesso ricava eccitazione sessuale dalla sofferenza psicologica e/o fisica della presunta vittima. Questo è un dettaglio essenziale, che verrà successivamente approfondito nel secondo paragrafo, per poter effettuare una chiarificazione che segua un continuum normativo-trasgressivo/parafilia/Disturbo Parafilico-Sex Offender (Quattrini, 2016).

Il sadismo, in generale, può presentarsi sotto diverse forme:

 

  • sadismo non sessuale o psichico: è un tipo di mentalità che si esplica nel maltrattare familiari, nel provare gioia delle sconfitte altrui. Il soggetto ignora che il suo atteggiamento sia legato alla sfera sessuale. All’interno della vita familiare questi soggetti pretendono la completa obbedienza da parte degli altri membri; hanno un senso fanatico dell’autorità, della condanna e puniscono ogni minimo errore;
  • sadismo sessuale: indica il bisogno di vedere soffrire il proprio partner per il dolore fisico e per l’umiliazione prima e durante il rapporto sessuale; spesso i sadici provano un elevato piacere nel percuotere il partner (Simonelli et al., 2000).

 

Nel DSM V è chiara la distinzione tra comportamenti sessualmente sadici di tipo parafilico e quelli relativi al Disturbo Parafilico. In particolare, l’individuo che presenta caratteristiche tipiche del criterio diagnostico di tipo A viene inquadrato con una certa esclusività parafilica in quanto l’eccitazione sessuale, vissuta per un periodo ricorrente di almeno 6 mesi, evidenzia fantasie, desideri o comportamenti derivati dalla sofferenza fisica o psicologica di un altro essere umano; chi invece assolve entrambi i criteri di A e  B viene inquadrato nel Disturbo Parafilico. La trasgressione è a carico di comportamenti e pratiche che possono rientrare anche nel criterio A, ma che sono tipici del gioco, del rispetto e della consesualità del BDSM. Il criterio B, anche per questo Disturbo Parafilico, sottolinea lo stato psicologico-emozionale di tipo egodistonico dell’individuo, che vive l’esperienza parafilica di tipo sadico percependo un disagio clinicamente significativo ed una compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo e familiare (Quattrini,2015).

Nei criminali sessuali, il grado di violenza aumenta con il tempo e con l’arricchirsi delle fantasie che hanno un ruolo fondamentale nell’attivazione del comportamento violento, ma anche nel rendere sempre più scissi il mondo del perverso e la realtà circostante. Il ritiro nella fantasia spinge al distacco e all’allontanamento dalla vita e dalle relazioni sociali che appaiono poco interessanti o scialbe se confrontate con i sogni perversi, così intensi e soddisfacenti (Camerani, 2010).

Nel sadismo la violenza è spesso di tipo psichico,  con minacce e atteggiamenti finalizzati a spaventare e umiliare la vittima. Quindi, anche nel sadismo, si riscontrano le nozioni di punizione e di eccitazione per mezzo della vergogna, riconducibili a interdizioni infantili nella funzione erotica. Il sadico si serve della sua attitudine a essere eccitato dalla sofferenza, effettiva o simbolica, attiva o passiva, per procurarsi piacere e per raggiungere l’orgasmo, effettivamente determinato o facilitato con manovre autoerotiche (Simonelli et al., 2000).

Un metodo più idoneo e abitualmente adottato nello studio psicoanalitico della perversione è quello che la confronta con la relazione d’amore che accompagna gli scambi sessuali tra i partner. È una sessualità, questa, di tipo non impulsivo e si riesce a dilazionarla sino a quando non si creano le condizioni per un rapporto intimo: il piacere deriva dal godimento offerto al partner e da quello ricercato per sé (De Masi,2007).

Da un punto di vista psicoanalitico, l’impulso sessuale primitivo avrebbe la funzione di neutralizzare l’istinto di morte e per far ciò porterebbe l’aggressività verso l’esterno, sugli oggetti esterni, realizzandola così sotto forma di distruzione altrui e attenuandola poi, come forma di possesso e di potenza sull’altro. L’elemento stesso di questa tendenza, messa al servizio della funzione sessuale, costituirebbe il sadismo (sadismo erogeno). Inoltre, una parte di questa tendenza violenta resterebbe comunque all’interno dell’organismo: questa parte non esternalizzabile, produrrebbe il masochismo (Simonelli et al., 2000).

 

Dal punto di vista criminologico è importante ricordare che non tutti i crimini violenti o efferati implicano un sadismo sessuale. Per stabilire la presenza di un crimine a sfondo sadico sessuale è necessario che la tortura, la violenza, l’offesa, siano state inflitte alla vittima per ottenere stimolazione e piacere sessuale. Si valuterà, dunque, se la sofferenza ha eccitato l’omicida. Il sadismo sessuale implica una condizione in cui confluiscono desiderio di dominio, crudeltà e sessualità (Camerani,2010).

Secondo la psicoanalisi, il sadico trova soddisfazione nel vedere soffrire la sua vittima  e questo ha anche come spiegazione la sua identificazione con la vittima: quindi, paradossalmente,  il sadico quindi gode nel far soffrire sé stesso. Si intravede, inoltre, in questo comportamento una componente compulsiva. L’atto aggressivo serve a contenere la propria rabbia e ostilità; questi soggetti sono guidati da un forte desiderio di dominare e umiliare gli altri. La loro ricerca di potere non è certamente positiva: parte da un forte sentimento di odio e da una voglia di vendetta e riscatto (Simonelli et al., 2000).

 

L’aspetto criminale si è sempre alterato nei soggetti osservati e studiati nello studio clinico  delle parafilie, identificando elementi di sadismo sessuale di tipo esclusivo (violare, violentare, stuprare, uccidere la vittima (Quattrini, 2015).

Krafft-Ebing descriveva 8 sottotipi di comportamento sadico:

  1. L’omicidio sessuale, in cui l’eccitazione è strettamente associata all’atto di uccidere;
  2. La necrofilia, comportamento deviante che ha da sempre destato in crudeltà e incomprensione;
  3. Pugnalare e/o fustigare la donna;
  4. Profanare la donna;
  5. Strappare/tagliarle i capelli;
  6. Penetrazione anale sui ragazzi;
  7. Sadismo verso gli animali;
  8. Fantasie sadiche non messe in atto (Krafft-Ebing, 1886).

A questa si aggiunse la distinzione compiuta da Hirschfeld in Sadismo maggiore, nel quale rientravano omicidio, necrofilia e pugnalare, e Sadismo minore, in cui furono inclusi tutti quegli atti considerati degradanti (Quattrini,2015).

Secondo Krafft-Ebing ciascun aspetto criminale del sadismo sessuale si concretizza in tre tipologie di atti sadici:

  • Sadismo post-coito, in cui l’aggressore sprigiona una tale rabbia repressa, da non riuscire a soddisfarsi con il semplice rapporto sessuale, seppure ottenuto con la violenza. Il successivo atto sadico o omicidi ario, in questo caso, serve a scaricare l’eccessiva libidine;
  • Sadismo pre-coito, in cui l’aggressore non riesce ad ottenere un’eccitazione sufficiente a compiere l’atto sessuale, se prima non indugia nel sadismo. Ha bisogno, quindi, di torturare e terrorizzare la vittima per essere stimolato sessualmente;
  • Sadismo sostitutivo al coito, in mancanza di potenza sessuale, l’atto sadico o omicidi ario sostituisce il coito, In questo caso, l’omicidio è parte integrante e necessaria per ottenere il piacere (Camerani, 2010).

Una menzione speciale nella genesi del sadismo è stata accordata all’influenza di avvenimenti traumatici soprattutto durante l’infanzia. In questa ottica, il comportamento sadico come anche quello masochistico, viene visto come una sorta di lutto negato o patologico, come un tentativo di rifiutare e negare la perdita e riparare ed essa con una fantasia che comunque non porta ad alcun risultato, poiché la perdita interna continua ad esistere. A questo punto, l’individuo stabilisce e sviluppa una perversione al posto della relazione. Questa mancata risoluzione del trauma ha delle conseguenze sulle successive difficoltà derivate dalla gestione delle fantasie e dell’eccitamento sessuali altamente potenziati nel periodo edipico. Il sadico, così, è spinto anche dal divieto nei confronti di una sana espressione della sua sessualità. Il dolore provocato dalla sofferenza inflitta è una difesa contro il dolore più grande della perdita (Simonelli et al., 2000).

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