Le principali teorie delle emozioni in psicologia: riassunto

giugno 17th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

Teoria di James-Lange

Nel 1884 lo psicologo americano James, William e lo psicologo danese Lange, Carl formularono in modo indipendente una teoria simile sulle emozioni che prese il nome di teoria di James-Lange. I due studiosi intendevano ribaltare la teoria del senso comune secondo cui prima viene la sensazione dell’emozione la quale a sua volta produce le reazioni fisiologiche e gli aspetti espressivi delle emozioni. La teoria James-Lange sostiene invece che l’evento emotigeno causa una serie di cambiamenti a livello viscerale (come aumento o diminuzione della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa) e la percezione di queste modificazioni fisiologiche da parte del cervello produce la sensazione dell’emozione. James infatti sosteneva: “Ci sentiamo afflitti perché piangiamo, adirati perché picchiamo qualcuno, impauriti perché fremiamo e non al contrario piangiamo, picchiamo qualcuno o fremiamo perché siamo afflitti, adirati o impauriti a seconda dei casi”. Inoltre questa teoria implica che le principali emozioni abbiano correlati fisiologici diversi.

 

1.2. Teoria di Cannon-Bard

Successivamente, nel 1927 circa, il fisiologo Cannon, Walter pubblicò una critica e propose una nuova teoria, in seguito sostenuta da Bard, Philip che prese il nome di teoria di Cannon-Bard. Quest’ultima sostiene che le reazioni fisiologiche e le emozioni sono indipendenti e quindi l’esperienza emotiva e l’espressione emotiva sono processi paralleli. Si possono provare delle emozioni anche senza avvertire modificazioni fisiologiche. A sostegno di questa teoria mostrarono come animali con resezione del midollo spinale, nei quali il cervello non poteva percepire cambiamenti fisiologici, continuavano a provare emozioni. Ancora Cannon metteva in luce come gli stessi cambiamenti viscerali possano presentarsi in emozioni diverse come ad esempio l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione che accompagnano l’ira e la paura. Infine Cannon sostiene che gli organi viscerali sono strutture poco innervate e che le modificazioni fisiologiche sono troppo lente per produrre la risposta emotiva (o stati emotivi). Questa teoria centrale di Cannon ritiene che i centri di attivazione dei processi emotivi non si trovino dunque nei visceri ma nel talamo. Le emozioni vengono infatti prodotte quando le informazioni sensoriali raggiungono le regioni talamiche.

Entrambe le teorie presentano pregi e difetti e per questo motivo oggi si ritiene che la percezione dello stimolo, le modificazioni fisiologiche e l’esperienza emotiva si influenzino a vicenda.

1.3. Teoria di Schachter e Singer

Negli anni ‘60 venne formulata una teoria cognitiva delle emozioni ad opera di Schachter, Stanley e Singer, Jerome. Essi sostenevano che l’evento emotigeno produce uno stato di attivazione fisiologica generalizzata (del SNA) che l’individuo deve interpretare e associare cognitivamente ad un’emozione. Quando i soggetti non possiedono un’adeguata spiegazione del loro stato di attivazione lo interpretano in linea con le caratteristiche della situazione. Schachter e Singer fecero un esperimento per verificare la loro teoria: ai partecipanti venne detto che si trattava di un esperimento per valutare gli effetti sulla vista di una vitamina. In realtà a metà dei soggetti venne somministrata l’adrenalina, che provoca uno stato di attivazione fisiologica, mentre alla restante metà un placebo (sostanza inattiva). Coloro che ricevettero l’adrenalina vennero suddivisi in tre gruppi: i soggetti informati sugli effetti della sostanza, quelli non informati e quelli informati inadeguatamente. Ogni soggetto rimaneva in compagnia di un collaboratore che si mostrava nella prima condizione euforico e nella seconda arrabbiato. In quest’ultima condizione venne chiesto ad entrambi di compilare un questionario molto personale e invadente tanto che alla fine il collaboratore strappò il questionario e abbandonò la stanza. Tra i soggetti che avevano assunto adrenalina coloro che non avevano avuto adeguate informazioni sull’effetto di attivazione indotto dalla sostanza interpretarono il loro stato utilizzando gli indizi presenti nell’ambiente.

 

Dunque coloro che si trovavano nella condizione di euforia diventavano più euforici mentre coloro che si trovavano nella condizione di rabbia diventavano più arrabbiati.

Negli anni ‘80 si è resa centrale la disputa tra Zajonc, Robert e Lazarus, Richard sulla supremazia dell’emozione o della cognizione. Secondo Zajonc le emozioni soggettive sono la prima risposta che un individuo fornisce ad un evento; le sensazioni compaiono prima delle valutazioni cognitive. Secondo Lazarus invece l’emozione deriva dalla valutazione cognitiva degli eventi e della situazione ambientale. L’autore parla di due tipi di valutazione:

  • primaria, dove il soggetto valuta se la situazione facilita o meno i propri obiettivi;
  • secondaria, dove si valuta lo stile di coping del soggetto, vale a dire le sue capacità di gestire emozioni.

Articolo di Giulia Onnis

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