Come cura l’arteterapia: curarsi con l’arte

giugno 21st, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

Il focus dell’arteterapia, più che sul prodotto artistico finale, è sul processo creativo in sé. Ciò che è importante è soprattutto l’esprimersi, il creare. L’atto di produrre un’impronta creativa, infatti, permette all’individuo di accedere agli aspetti più intimi e nascosti di sé, di contattare ed esprimere le emozioni più recondite e spesso inaspettate, e di sperimentare e potenziare abilità spesso ignorate o inutilizzate. In questo senso il processo creativo, al di là del contenuto e del risultato finale, è già terapeutico in sé [Improta, n.d.].

L’arteterapia attinge da una varietà di approcci teorici, come quello psicoanalitico e quello psicodinamico, e, in generale, da tutti quegli approcci terapeutici che mirano a contattare e riconciliare i conflitti emotivi, la promozione dell’autoconsapevolezza, l’accettazione di sé e lo sviluppo di abilità relazionali e comunicative. Tuttavia l’arte può essere curativa poiché l’impegno stesso profuso nel compiere questa attività può essere già di per sé terapeutico. È stato dimostrato, infatti, che quando una persona è immersa in un’attività creativa riceve una serie di sollecitazioni a livello fisico, intellettuale ed emozionale che portano a mutamenti organici e psicologici in grado di favorire i processi di guarigione. A queste proprietà benefiche del fare arte, l’arteterapia unisce la guida competente dell’arteterapeuta, che deve saper utilizzare al meglio questi strumenti, adattandoli alle persone e alle situazioni e amplificando determinati aspetti piuttosto che altri a seconda degli obiettivi prefissati. Fare arte riprende le modalità di conoscenza e azione sul mondo tipiche del bambino. Vi è infatti, come nel gioco infantile, una totale presenza e coinvolgimento verso ciò che si sta vivendo oltreché la possibilità, e lo stimolo, a prendere confidenza e sperimentarsi in tutte le ipotesi che la realtà e le proprie potenzialità presentano. L’attività creativa richiede, infatti, non solo un impegno intellettivo e cognitivo, connesso all’immaginazione e all’ideazione del prodotto artistico, ma anche un impegno percettivo, sensoriale e motorio, associato alla produzione artistica in senso stretto. Le tecniche legate all’arteterapia hanno dunque la funzione di migliorare la comunicazione tra soma e psiche, mente e corpo, e di far in modo che vi sia un rapporto più fluido ed equilibrato, e dunque più sano, tra questi due inscindibili aspetti che fanno parte del nostro essere. Fare arte, ovvero impegnarsi in un’attività nuova e creativa, comporta l’attivazione dell’emisfero destro del cervello, che presiede appunto alle attività creative, alla fantasia, all’intuizione, alla comunicazione e ai segnali corporei (pensiero analogico). Nella nostra società contemporanea, e in particolar modo in quella occidentale, il pensiero analogico viene ritenuto di solito come meno importante rispetto al pensiero logico-razionale, dovuto invece all’attività dell’emisfero sinistro. In realtà, invece, abbiamo bisogno dell’attività congiunta dei due emisferi del cervello per poterci adattare adeguatamente alla mutevole realtà. Il cosiddetto “pensiero laterale”, infatti, il cui sviluppo viene promosso dall’attivazione dell’emisfero destro, è fondamentale per arginare i limiti del pensiero logico-formale. Paolo Manzelli, a tal proposito, riporta il pensiero del medico psicologo Edward De Bono:

il pensiero laterale permette di riconoscere i criteri e le idee dominanti che di solito polarizzano la percezione di un problema, di cercare dunque modalità nuove di guardare ed operare sulla realtà, e quindi di rendere più flessibile il rigido controllo del pensiero logico razionale e stimolare lo sviluppo della creatività. L’arteterapia dunque diviene un’importante opportunità per promuovere e potenziare queste fondamentali capacità [Manzelli, n.d.].

L’arteterapia favorisce il rivivere di esperienze, anche dolorose, per fare in modo che vengano meglio comprese e integrate a livello della propria personalità, mentre l’utilizzo e lo sviluppo della propria creatività permette e favorisce la riparazione. Riparazione che può avvenire sia sul piano della consapevolezza sia in modo intuitivo e inconscio grazie alla realizzazione delle immagini che, spesso, riescono a contenere e riequilibrare aspetti (discordi e contrari). Infatti, poiché la terapia artistica-visiva lavora basandosi sulla forza dei colori e delle forme, è in grado di raggiungere campi profondi e sconosciuti irraggiungibili dalle parole. L’espressione artistica riesce a superare lo stato di coscienza facendo emergere dall’inconscio, senza alcun filtro, tutto quanto vi è di più nascosto e di più vero nell’individuo. La ricerca di una forma porta poi il soggetto alla presa di coscienza di sé, in quanto la terapia dell’arte utilizza un linguaggio arcaico che supera quello verbale, perché smuove gli stati più profondi dell’inconscio e pone l’individuo di nuovo in armonia con la sua struttura primordiale. Fare arte implica il ricorso al linguaggio dei simboli. Dipingere, disegnare e plasmare implicano un’attività nella quale tutti i nostri sensi vengono stimolati e noi veniamo assorbiti nella nostra totalità. Ciò che proviamo e sperimentiamo si riflette nella nostra produzione artistica in termini di qualità e intensità di linee, tratti, colori, movimenti, nel modo in cui usiamo il tempo e lo spazio offerto dall’atelier [Improta, 2005]. L’espressione artistica, in tal modo, si propone come un riflesso, una rappresentazione simbolica e concreta del nostro mondo interno e delle modalità che solitamente usiamo nel rapportarci alla realtà, sia esterna che interna. Una grande importanza, nella cura mediante l’arte, è rivestita – come sottolineato da Kramer – dal processo artistico, poiché è l’atto di produrre un’impronta creativa a rendere terapeutico il percorso verso l’integrazione. Tali “impronte creative”, fungono da fattore di protezione e contenimento e da oggetto mediatore nella relazione tra l’utente e il terapeuta. Così, pur rispettando i meccanismi di difesa, in qualche modo li aggira e favorisce la libera espressione del proprio mondo interiore, una maggiore autoconsapevolezza e l’attivazione di risorse creative. È infatti più facile parlare di un disegno o di un qualsiasi altro prodotto artistico che parlare di sé. Facendo ricorso alle modalità infantili, ai più diversi registri sensoriali e comunicativi, e stimolando la creatività, l’arteterapia permette a tutti – soprattutto a chi per qualsivoglia ragione presenta difficoltà di comunicazione:
– di esprimere emozioni e sentimenti inibiti o di cui è difficile parlare;
– di identificare e quindi affrontare conflitti e blocchi emozionali;
– di migliorare la conoscenza e il rapporto con il proprio corpo;
– di aumentare l’autoconsapevolezza;
– di incrementare l’autostima e la percezione di autoefficacia;
– di affermare sé stesso e la propria identità/individualità;
– di sviluppare nuove strategie di comportamento;
– di incrementare le capacità relazionali e comunicative.

L’arteterapia viene usata nei contesti più vari. Questa diversità rispecchia la sua natura multidisciplinare, la pluralità degli approcci teorici cui essa fa riferimento e riflette non solo l’efficacia della semplice partecipazione a un’attività creativa, ma anche le molteplici funzioni che questa può svolgere a seconda dei diversi momenti e obiettivi terapeutici. L’arteterapia, infatti, contribuisce alla diagnosi, alla presa in carico e al trattamento del disagio fisico, psicologico o sociale che sia, nonché alla prevenzione del disagio stesso.
Attraverso l’arteterapia si ha la possibilità di attivare risorse che tutti possediamo: la capacità di elaborare il proprio vissuto, dandogli una forma, e di trasmetterlo creativamente agli altri. Condividere l’esperienza di un laboratorio espressivo di arteterapia offre ai partecipanti l’opportunità di godere del piacere di creare con materiali artistici, di esprimere e rielaborare sentimenti, pensieri, vissuti, attraverso il linguaggio non-verbale dell’arte visuale e plastica. Non essendo finalizzata alla produzione di un “bell’oggetto”, aspetto più ricreativo ed artigianale relativo ad altri ambiti e metodologie d’intervento, l’arteterapia rende possibile comunicare e scambiarsi impressioni, ricordi, stati d’animo, immagini reali o fantastiche [Presciuttini, n.d.].
Tra l’arteterapeuta e il paziente si stabilisce una relazione nel tentativo di comprendere il processo creativo e il prodotto della seduta. L’oggetto creato, grazie al suo essere concreto, è una testimonianza del processo creativo che non può essere negata, cancellata o dimenticata.
Compito dell’arteterapeuta è accompagnare l’utente nella scoperta del “fare” artistico e nel sostenere con la verbalizzazione, in un setting adeguato, la consapevolezza di quanto espresso nella forma artistica. La messa in forma visiva e concreta rende condivisibili le immagini e, grazie alla strategia di base della terapia artistica, permette agli utenti di rendere riconoscibili desideri, traumi, aspirazioni, inquietudini e problemi che altrimenti rimarrebbero sopiti e non compresi [Opsonline, n.d.].
L’arteterapeuta è inserito tra le diverse figure professionali coinvolte nei programmi di prevenzione e cura in quanto può contribuire alla presa in carico e al trattamento del disagio psicologico e sociale, ma anche nell’area del benessere e di integrazione della medicina tradizionale.
L’arteterapeuta aiuta ad accogliere, legittimare, rispecchiare, amplificare i messaggi dell’altro con parole, disegni, proposte. Ciò avviene cogliendo non solo ciò che è bello, gradevole allo sguardo, ma ciò che risulta comunicativo, significativo. L’arteterapia va ad utilizzare le potenzialità, che ognuno possiede, di elaborare il proprio vissuto e di trasmetterlo creativamente ad altri: ove educare sta per e-ducere, ovvero portare fuori e nella pratica riabilitativa portare fuori dal buio verso una maggiore conoscenza [ibidem].
Non è sbagliato, dunque, asserire che l’arteterapeuta è un “decodificatore del linguaggio grafico-plastico” che deve attivare il processo creativo di chi ha di fronte – sia esso un minore, una donna in difficoltà, una persona che soffre di tossicodipendenza o disturbi alimentari – e sostenerlo nella sua evoluzione [De Santis, 2015].
I percorsi di arteterapia possono avere finalità preventive, riabilitative e terapeutiche anche se i confini dell’una spesso sfumano e si sovrappongono a quelli dell’altra. L’arteterapeuta, quindi, lavora in ospedali, scuole, cliniche, strutture che si occupano di persone con problematiche sociali. In tali strutture, ovviamente, l’arteterapeuta può prendere in carico utenze di diverse età e con vari disagi fisici, psichici e sociali in collaborazione con gli altri.
In questo lavoro ho scelto di analizzare il contributo dato dall’arteterapia a donne vittime di violenza fisica e psicologica, perché penso sia importante comprendere come l’arte aiuti a ricostruire le loro vite in seguito alla violenza e, soprattutto, come la creatività permetta di sopravvivere ai maltrattamenti che hanno “spezzato” la loro esistenza.

Articolo di R. Ronzoni

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