Psicologia del bilinguismo

settembre 7th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia | Psicologia dello Sviluppo

BILINGUISMO

Fenomeni di scambio tra i codici linguistici.

Recente ricerche sull’organizzazione dei due sistemi linguistici nella mente dei bilingui, dimostrano che entrambi restano attivi in ogni momento. Le rappresentazioni lessicali sono collegate attraverso un comune sistema concettuale (Bialystok in Kroll et al., 2005).

Nella vita quotidiana i bilingui si trovano nella continua necessità di decidere quale lingua usare, ma l’altra rimane sempre sullo sfondo, controllata dal meccanismo di inibizione, ma sempre partecipante pur involontariamente. E poi in mezzo vi è un’ampia gamma di modalità intermedie che rendono conto di vari livelli di comunicazione e scambi linguistici.

 

  1. Il code-switching è l’uso di più di una varietà linguistica in modo coerente con la sintassi e la fonologia di ogni varietà, all’interno di uno stesso discorso.

Vogt nel 1954 disse che code-switching in se forse non è un fenomeno linguistico, ma piuttosto psicologico e le sue cause vanno oltre del linguaggio, trovando consenso in neuropsicologia.

Motivato  da fattori psicologici o sociali, il code-switching è interfrasale e riguarda principi pragmatici di organizzazione discorsiva. È molto diffuso fra i parlanti bilingui e si può distinguere fra code-switching volontario e non volontario, per sino non consapevole o automatico.

La commutazione di codice può avere varie ragioni. Ma i bilingue non sono in genere consapevoli dei motivi delle loro scelte.

Il code-switching automatico non è casuale e compare in situazioni tipiche quali per esempio nei contesti di forte emotività di stress e disaggio, come bambino a scuola per le difficolta per la separazione dal genitore. Ossia quando il parlante è stanco o arrabbiato.

La commutazione involontaria è in genere improvvisa, non anticipata da alcun segno di esitazione e non segnata dall’intonazione.

 

  1. Il code-mixing è un fenomeno della commistione del codice ovvero l’impiego contemporaneo di due codici linguistici. A differenza dal code-switching che indica semplicemente un passaggio da un codice all’altro, il mixing si manifesta anche a livello grammaticale, creando talvolta un sistema linguistico derivante dalla mescolanza delle due lingue (Willeit, 1999).

 

Frequentemente, il code-mixing viene letto da molti di color che prendono cura del bambino come indice di un processo di sviluppo errato, creando così preoccupazione e incomprensioni.

Una particolarità che può rendere difficoltosa l’analisi di tale comportamento è che esso è fortemente influenzato dalla variabilità interindividuale: l’uso del code-mixing, infatti, può variare in base alla situazione specifica in cui il soggetto si trova e può riguardare solo l’aspetto lessicale o la struttura morfosintattica.

 

Potremmo affermare che esso porta con sé un’importante funzione che è quella socio-pragmatica. La modalità comunicativa è, infatti, un aspetto caratterizzante del soggetto bilingue e il code-mixing (o anche code-switching) diviene una caratteristica pressoché onnipresente nella modalità linguistica di tale soggetto, soprattutto nella fase adolescenziale e adulta.

 

Il code-mixing è identificabile come una struttura particolare che si crea nella comunicazione fra bambino e adulto bilingui, struttura che nella maggior parte dei casi si delinea come grammaticalmente corretta, cioè l’interferenza tra le due lingue non è sintomo di incomprensione tra chi parla e ascolta.

Questa correttezza si manifesta nel momento in cui il soggetto ha avuto accesso a entrambe le grammatiche e ha potuto integrare i vari elementi. L’alternanza nei codici rappresenta, il più delle volte, una risorsa comunicativa.

 

  1. Diverso è il fenomeno dell’interferenza ovvero l’influenza di una lingua sull’altra, maggiormente di quella dominante sulle altre. Le interferenze lessicali sono dovute, in genere, all’esigenza di definire concetti e oggetti nuovi, portati da un’altra lingua o da un’altra cultura oppure da un senso di “economia linguistica” per evitare lunghe traduzioni, l’interferenza fonologica invece è prevalentemente l’accento straniero.

L’altro tipo d’interferenza interessante è quello morfosintattico e grammaticale, una sorta di “prestito” da una lingua all’altra.

Uno dei motivi per servirsi di una seconda lingua è l’uso di parole che non trovano traduzione o sono traducibili con l’impiego di lunghe perifrasi.

 

 

In prossimo articolo vedremo in breve le difficolta scolastiche che potrebbero incontrare i bambini bilingui e i loro genitori, e se è un vero motivo di preoccuparsi troppo.

A presto.

 

 

Valeria Aksenevich.

v.a.psicologia@gmail.com

 

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