La relazione tra madre e figlio secondo Sigmund Freud

settembre 9th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia | Psicologia dello Sviluppo

Articolo di Gabriella Scafini

Sigmund Freud ha interpretato la relazione del bambino con la madre come motivazione secondaria, cioè ; essa è deputata a soddisfare i bisogni che gli psicanalisti definiscono primari: bisogni alimentari, di pulizia, sessuali (libido), aggressivi. La madre rappresenta l’oggetto su cui il bambino può scaricare le tensioni provenienti dall’accumulo d’energia dei bisogni primari non soddisfatti.

Secondo tale teoria, quindi, la ricerca della vicinanza e dell’oggetto materno sarebbero finalizzate al soddisfacimento dei bisogni suddetti e non sarebbe un amore ‘gratuito’.

Con questo Freud ha elaborato una teoria che non comprendeva tutti gli istinti ma si limitava alla sessualità. Differenziò gli impulsi istintuali sessuali “libido” dalla forze istintuali in generale e più precisamente tra meta sessuale e oggetto sessuale riferendosi a Moll nella sua Libido Sexualis (pg 56 psicoanalisi e la teoria delle relazioni oggettuali appendice 40). Dopo alcuni
studi, concluse che la meta sessuale era “indipendente dal proprio oggetto” e solo successivamente i due si “saldavano” (Freud “tre saggi” p. 462).

L’interesse vero di Freud fu sulle parti che attraverso numerose prove sembravano essere e trattate come genitali e qui
parlava di bocca e di ano (Freud “tre saggi “ p 466, 493) ed erano le parti più importanti non sessuali che contrassegnavano gli stadi dello sviluppo libidico.

Freud scrisse che tutto quanto internamente che esternamente avesse la facoltà di ostacolare o ritardare il raggiungimento della
meta sessuale normale avrebbe favorito a sviluppare nuove mete sessuali e così si soffermò sul sadismo che assieme al masochismo aveva un carattere anormale e sessuale.

Dopo le varie spiegazioni delle zone erogene e degli istinti parziali affermò che la sessualità estendeva fino all’età più tenera dell’infanzia iniziando con il succhiamento del pollice; il piacere dalle labbra alla bocca erano la prima e più importante attività del bambino che iniziava a conoscere questo piacere.

Dall’analisi dei bambini e soprattutto con l’analisi del piccolo Hans che aveva una fobia per i cavalli come descrivevano i resoconti del padre che inviava a Freud (1908) si ha avuto la possibilità d’ arrivare ad analizzare i processi primitivi degli adulti. Questo ha permesso di analizzare gli adulti non analizzabili che sono quei pazienti molto disturbati, gravi,psicotici.

Si inseriva in analisi la madre perchè il soggetto da analizzare non era il bambino, ma ciò che accade al neonato e alla sua mamma, cioè la relazione che si istaura tra loro. Successivamente altri autori non approcciando alla teoria della libido di Freud, se ne scostarono iniziando ad esaminare i bambini nella relazione tra loro e la madre per indagare sullo sviluppo del bambino.

Freud: se annotiamo l’atteggiamento dei genitori particolarmente tenero verso i loro figli, dobbiamo riconoscere che tale atteggiamento è la reviviscenza e la riproduzione del proprio narcisismo al quale i genitori hanno da tempo rinunciato […] si instaura in tal modo una coazione ad attribuire al bambino ogni sorta di perfezioni […] il bambino deve appagare i sogni e i desideri irrealizzati dei suoi genitori l’amore parentale così commovente e in fondo così infantile, non è altro che il narcisismo dei genitori trovati a nuova vita (Freud 1914, p. 460-461).

Questa chiave di lettura di Freud è la spiegazione del legame che unisce il genitore al figlio, invece il modello delle relazioni oggettuali unisce le esperienze interne della madre allo sviluppo del Sé e degli altri nel bambino.

La genitorialità ha assunto quanto segue in riferimento dell’evoluzione teorica dei modelli dinamici (Tambelli 1993): Come fase evolutiva permette l’acquisizione del ruolo di genitore rielaborando i conflitti rimasti irrisolti nella propria storia personale; come crisi in riferimento ai cambiamenti e verso quello che è necessario affrontare per costruire l’immagine del proprio Sé genitoriale stabile; come un articolato processo di fattori intrapsichici e interpersonali coinvolgendo le rappresentazioni emergenti dalla storia personale dei genitori, dalla loro vita quotidiana e dalla loro relazione di coppia.

Quindi per diventare genitori è necessaria una rielaborazione sia pragmatica come cambiamento di stile di vita che intrapsichica in rapporto alla rappresentazione di Sé nella prima infanzia e rispetto ai propri genitori. A questo proposito la clinica si è soffermata sul come ai figli e ai genitori viene intrapresa la funzione ripartiva come tentativo di risanare aspetti della propria storia personale irrisolti o dolorosi. (Zavattini 1999).

Il contributo di Fraiberg (1975) affermando “fantasmi dei genitori nella stanza dei bambini” viene a spiegare come i genitori posso avere ricordi passati che impediscono loro di mettersi in contatto con i bisogni dei propri figli vivi. Stern (1995) ha definito la “costellazione materna” che rappresenta la nascita psicologica di una nuova identità con il senso di essere madre.

Studi hanno evidenziato come la madre in gravidanza si è costruita un’immagine abbastanza stabile definendosi madre e influenzando la qualità della relazione precoce col bambino, in termini di protezione o rischi nella relazione con il bambino. Le madri con rappresentazioni integrate/equilibrate dotate forte senso d’identità e della presenza affettiva del figlio, adattabile ai cambiamenti riguardanti la genitorialità; donne con rappresentazioni ristrette/disinvestite con un controllo forte e una genitorialità astratta predominata da una piattezza emotiva; donne con rappresentazioni ambivalenti/non integrate che sono confuse e incoerenti, poco flessibili ai cambiamenti a causa delle esperienze del passato.

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