La relazione di attaccamento madre figlio secondo John Bowlby

settembre 12th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia | Psicologia dello Sviluppo

Articolo di Gabriella Scafini

Il concetto di imprinting è importante per definire la relazione tra la madre naturale e il bambino e comprendere come questo influisce sullo sviluppo successivo della sua psiche. Lo studio di questo comportamento è stato studiato fissando un determinato modulo comportamentale e riguarda sempre e solo un ben determinato comportamento.

Questa relazione influenza non solo ambiti più ampi della sfera emotiva ma anche e soprattutto il modo in cui il bambino/a sarà in grado di relazionarsi alla madre sostitutiva. Una caratteristica che viene data al concetto di imprinting consiste nel prevedere filogeneticamente combinazioni stimolatorie incondizionate associate che tendono a formare determinati stimoli. Questi stimoli al contrario di quelli incondizionati (L’etologia p. 247), hanno il requisito di una qualità complessa. Lorenz studiò il comportamento delle oche perché erano ben propense allo studio visto che i loro moduli comportamentali verso i genitori potevano essere fissati sull’uomo.

Gli studi effettuati sul processo di imprinting riferito “all’azione del seguire” (Eckhard Hess), hanno dimostrato che per le anitre selvatiche nel periodo sensibile dell’imprinting mostravano una recettività maggiore intorno alla quindicesima ora dall’uscita dall’uovo. La caratteristica più importante dell’imprinting è la sua irreversibilità, cioè si può dimostrare solo in modo da “seguire” con un massimo di intensità subito dopo l’abbandono dal nido e scompare sia nei polli e nelle anitre entro poche settimane e nelle oche entro pochi mesi. (John Bowlby, La Teoria dell’attaccamento in Manuale di Psicologia Dinamica di Giorgio Concato da pg 218)

John Bowlby modificò la concezione del legame materno, affermando che si basa sulla fame e sulla nutrizione. Secondo l’autore questa concezione non venne presa in considerazione dalla psicoanalisi per spiegare il significato biologico e psicologico del bisogno di protezione di cui il bambino aveva bisogno e quello che il legame di attaccamento significava per lo sviluppo del bambino.

Dall’osservazione diretta dei bambini separati dai propri genitori l’autore ha potuto postulare la tendenza innata e autonoma nell’essere umano a ricercare una vicinanza protettiva verso una figura conosciuta ogni qualvolta si vivono situazioni di stress, pericolo e dolore.

Chiamò cosi questa tendenza attaccamento distinguendolo dal comportamento di attaccamento che non è innato come l’attaccamento. Per Bowlby l’attaccamento è quel comportamento che spinge il bambino a ricercare quella persona che può proteggerlo nei momenti di stress, dolore e pericolo, e che si attua quando si ricevono cure. Questo tipo di attaccamento si attua nella prima infanzia anche se può essere osservato nell’intero arco di vita. Bowlby fa riferimento a Lorenz proprio nello spiegare come in alcune specie gli animali sviluppavano attaccamento verso la persona che se ne prendeva cura, senza l’intermediazione di cibo.

Il comportamento di attaccamento è organizzato all’interno del sistema nervoso centrale da un sistema di controllo che al superamento di una certa soglia si mette in funzione (allontanamento della figura di attaccamento); inoltre corrisponde ad una rappresentazione psicologica interna che comprende schemi di rappresentazione del sé e delle figure o figura di attaccamento. Bowlby osservò che quando l’allontanamento della figura di attaccamento era definitiva o si prolungava oltre una certa tollerabilità e il comportamento di attaccamento rischiava di essere disattivato. Il bambino può rispondere in diversi modi a questa distanza quando la figura di attaccamento si ripresenta:

  • la può trattare come estranea, provando un sentimento di angoscia;
  • può aggrapparsi alla figura di attaccamento per paura di perderla provando rabbia;
  • può disperare della figura di attaccamento la quale evita il contatto fisico con indifferenza o insensibilità verso il bambino che sviluppa forme di esclusione difensive o di comportamento evitante.
  • può ricercare attenzione sviluppando un senso di sicurezza e gioia quando la relazione con la madre è buona; questo dipende dal sistema genitoriale che è compreso da una parte innata e una parte appresa.

La relazione madre—bambino inizia precocemente e una buona madre regola il proprio comportamento in base a quanto richiede il bambino, come se si accordassero creando un dialogo. Un atteggiamento positivo della madre dipende dall’ambiente rilassante, dall’aiuto emotivo e pratico, e dall’aver ricevuto cure adeguate.

Le madri che non hanno ricevuto buone cure, e hanno dovuto prendersi cura a loro volta dei genitori, tenderanno ad avere i figli
angosciati e pieni di sensi di colpa. La base sicura secondo Bowlby consiste in una serie di cure considerate buone che incoraggiano i figli all’esplorazione, all’autonomia, in modo tale che il bambino o l’adolescente possa affacciarsi al mondo esterno sapendo di poter tornare e contare su quel luogo protetto dove verrà aiutato e nutrito sul fronte emotivo.

In riferimento ai diversi approcci sono stati messi in evidenza 4 tipologie di attaccamento in risposta allo stress della separazione. Nell’esperimento della Ainsworth 1978 con la Strange Situation (osservazione dei bambini in una stanza con i giochi) si è osservato il comportamento dei bambini dai 12 ai 18 mesi, aumentare lo stress in modo lento e sistematico per mettere in luce le risposte alla separazione.

Per dare significato a quanto rilevato attraverso le osservazioni dirette effettuate dagli Autori, sono stati rilevati diversi tipi di attaccamento:

  • Attaccamento Sicuro: I bambini esplorano attivamente e con tranquillità l’ambiente circostante in presenza della madre, al momento della separazione dalla madre piangono poco, al momento della riunione protestano attivamente per poi riprendere la loro attività e le madri mostrano sensibilità, li confortano ,e danno protezione solo se richiesta da parte del bambino.
  • Attaccamento ansioso/evitante: questi bambini non protestano alla separazione dalla madre, la evitano al momento del rientro. Le madri sono arrabbiate e ostili o addirittura rifiutanti, rifiutano il contatto fisico, sono rigide nella mimica, infastidite dalla richiesta di conforto e protezione quando il bambino dimostra la necessità proprio attraverso il comportamento evitante. La madre può essere a sua volta attaccata in modo insicuro, ansioso. Si arrabbiano e rispondono in modo ansioso alle esigenze del figlio e sono madri che hanno subito traumi irrisolti alla separazioni con una perdita della figura di attaccamento, depresse o con disturbi emozionali dei genitori con abusi sessuali o morti di figure significative.
  • Attaccamento ansioso/ambivalente o ansioso/resistente: bambini molto angosciati e protestano come al punto precedente al momento della separazione, senza una precisa pianificazione al momento della riunione; piangono e sono difficili da consolare, buttano i giocattoli e hanno comportamenti aggressivi. Le madri appaiono incoerenti ed imprevedibili nel rispondere alle esigenze del bambino; sono inoltre spesso intrusive ed ipercontrollanti limitando il bambino nell’esplorazione in autonomia dell’ambiente.
  • Attaccamento disorganizzato/disorientato: manca organizzazione nel comportamento di attaccamento, e quando i bambini si riuniscono alla madre hanno comportamenti confusi e contraddittori con improvvisi arresti nell’avvicinamento o si paralizzano quando vengono persi in braccio dalla madre. Le madri hanno un tipo di presa di cura spaventato e spaventante, ed in genere in infanzia hanno subito un lutto non elaborato, abusi sessuali, altre violenze o hanno un disturbo bipolare grave per cui trattano in modo bizzarro il bambino
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