La struttura dello Zulliger test

febbraio 28th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia del Lavoro

3_blot_pillows_smLo Zulliger Test utilizza come stimoli tre macchie di inchiostro, “può essere considerato come un prezioso mezzo selettivo; di particolare efficacia si rileva laddove trattasi di giudicare non tanto sull’intelligenza quanto sulle qualità caratterologiche degli esaminandi” ed è definito dall’autore come “uno dei tanti mezzi impiegati per giungere alla conoscenza della personalità profonda dell’individuo” [Zulliger 1948]. La rapidità di somministrazione, (15-20 minuti) [Zulliger 1948, www.giuntios.it], di computo e valutazione rappresenta un grande vantaggio. Lo Zulliger Test prevede, nella sua forma iniziale, la somministrazione collettiva, che lo rende ancora più veloce. Successivamente ne è stata elaborata una forma individuale sulla base della richiesta di alcuni psicologi che avevano apprezzato la rapidità e sensibilità dello strumento.

La prima tavola è monocromatica, gestalticamente compatta e sostanzialmente chiusa, presenta delle sporgenze inferiori e superiori, sono identificabili tre grandi dettagli: una porzione superiore, una centrale e una inferiore dell’immagine, definita da Zulliger come “la più utile dal momento che garantisce molte possibili interpretazioni” [Zulliger 1969]. Prevede un numero di localizzazioni pari a 32 dettagli. Altro tratto distintivo della prima tavola è “la presenza di effetti chiaroscurali determinanti nell’elaborazione degli engrammi (tracce mnemoniche)” . Consente di apprezzare qual è la presentazione che il soggetto ha di se stesso, perciò è stata definita come “tavola di presentazione dell’ Io” [Carruba, Castiello d’Antonio. 2006].

La seconda tavola è policroma, si articola in tre aree principali: una prima area costituita da un dettaglio rosso centrale al cui interno è presente un dettaglio intramaculare, una seconda costituita da due dettagli marroni in basso e una terza costituita da due dettagli verdi a destra e a sinistra dell’area rossa i quali comprendono un dettaglio intramaculare. Le tre aree non sono in contatto tra di loro e “questo rende la struttura gestaltica della tavola piuttosto frammentata” [Carruba, Castiello d’Antonio 2006]. La presentazione di una tavola policroma in posizione intermedia è una peculiarità dello Z–Test, molti altri proiettivi infatti presentano tavole policrome nella parte finale del test (Rorschach, Be-Ro, Fu–Ro, Ka–Ro, Parisi-Pes). Questa scelta da parte dell’autore ha l’esigenza di indagare eventuali fenomeni particolari legati al colore che sono estremamente significativi rispetto alla gestione degli affetti in generale e delle pulsioni in particolare.

La terza tavola è bicromica, gestalticamente poco compatta, costituita da tre aree principali: una prima grande area formata da due dettagli simmetrici neri, tra i quali vi è un’ ampia porzione intramaculare, una seconda formata da due dettagli rossi simmetrici, una terza area centrale rossa. Il dettaglio grigio nero evoca spesso risposte umane in movimento, Zulliger sottolinea che queste risposte, sebbene siano riferite a un dettaglio, vanno siglate come globali e ipotizza un disturbo intellettivo nel momento in cui non vengono date interpretazioni globali su questa tavola: è più facile interpretarla come un tutto sebbene possano essere interpretati vari dettagli. Permette di indagare attraverso i fenomeni particolari legati al colore rosso, “la gestione delle pulsioni in riferimento particolare all’aggressività” e più in generale i meccanismi di gestione della relazione interpersonale nonché la capacità di adattamento del soggetto rispetto al contesto di riferimento [Carruba, Castiello d’Antonio 2006].

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