Programmazione neuro-linguistica: una definizione

marzo 21st, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Psicologia del Lavoro

50516_312492278386_1149890_nLa programmazione neuro-linguistica (PNL) è un modello che nasce negli anni ’70 ad opera di due giovani ricercatori a Palo Alto, in California: Richard Bandler e John Grinder. La PNL nasce con l’intento di superare i limiti del precedente comportamentismo.

Se il comportamentismo considera la mente come una scatola nera (black box) che non può essere indagata e analizza solo il comportamento manifesto, la PNL utilizza un modello che si propone di aprire questa stessa black box per potere valutare quali sono gli schemi di funzionamento della stessa.

La PNL sebbene abbia un nome che può far pensare a una ricerca scientifica asettica condotta in laboratori è metodo qualitativo ed esperienziale, sono in corso di svolgimento gli studi rigorosi formulati su questo argomento (scopri qui un approfondimento su PNL e scienza). Il modello PNL è strettamente orientato alla pratica.

Vediamo ora la definizione di Programmazione neuro-linguistica:

Programmazione: fa riferimento al fatto che ogni azione è frutto di una precedente pianificazione e organizzazione mentale, la stessa pianificazione non è stabile ma può opportunamente modificata, al fine del raggiungimento dei propri obiettivi

Neuro: ogni azione si basa su processi neurologici

Linguistica: il principale mezzo tramite cui noi informiamo il mondo esterno dei nostri processi interiori è il linguaggio, il linguaggio da informazioni sulla mappa del mondo della persona che abbiamo di fronte.

Programmazione neuro-linguistica è un metodo idiografico più che nomotetico. Non tende infatti a cercare ciò che contraddistingue la totalità dei soggetti (metodo nomotetico) ma si propone di valutare le unicità di ogni singolo (idiografico).

Critica al comportamentismo

La PNL apre una critica al comportamentismo, prima di proseguire, vediamo cos è il comportamentismo.

Il comportamentismo è una corrente psicologica sviluppatasi ad inizio ‘900. Il nucleo del comportamentismo è nell’impossibilità di analizzare gli stati di coscienza.  I comportamentisti, dunque, si oppongono alle correnti psicoanalitiche e alla primissima psicologia, quella di Wundt (fondatore della psicologia nel 1879) che si basava esclusivamente sull’introspezione. Il comportamentismo si propone di valutare solamente il comportamento manifesto, perché (ad avviso dei comportamentisti) è l’unico osservabile, misurabile, controllabile, oggettivo.

Al centro del pensiero comportamentista abbiamo una logica dell’apprendimento che verrà del tutto smantellata da un giovanissimo ricercatore negli anni ’50, Noam Chomsky.

L’apprendimento per il comportamentismo è determinato da associazioni S-R (stimolo risposta). Il soggetto tende ad associare a uno stimolo esterno una risposta. Apprende quindi solamente nel momento in cui S e R vengono associate per qualche motivo.

Facciamo un esempio, mettiamo che un ragazzo sia addestrato a rispondere a una serie di domande, se lo fa correttamente, il genitore gli da una ricompensa, altrimenti no. Il ragazzo sarà dunque incoraggiato a rispondere in maniera corretta. Ecco che si produce l’associazione S-R, dove S è la domanda ed R è la risposta corretta.

Ma se così fosse, per apprendere il linguaggio le persone dovrebbero prima conoscere ogni singola frase possibile e poi riprodurle, ma questo è falso. La più grande critica a questo concetto è stata formulata negli anni 50 da un giovane ricercatore: Noam Chomsky. Quando si apprende il linguaggio non si apprende ogni singola frase costituibile a partire dalle singole parole ma si apprendono delle regole sottese al linguaggio, questo è testimoniato dagli iper-correttismi.

Gli iper-correttismi vengono generalmente prodotti dai bambini, che imparando la lingua madre apprendono una regola e la iper-generalizzano, un bambino potrebbe imparare la regola che per formare il participio passato bisogna aggiungere il suffisso –to e potrebbe generalizzare questa regola anche ai verbi che fanno eccezione.

Possiamo osservare che per alcuni processi è inevitabile non aprire la black box, o quanto meno provare a farlo.

Come affermato in precedenza, la PNL, insieme a tutte le correnti cognitive in generali tenta di aprire la scatola nera che il comportamentismo aveva tenuto chiusa in precedenza. Il modello PNL come dicevamo è veicolato dall’idea di inferire i processi interni a partire dallo schema linguistico, in qualche modo aprono la black box, inferendone i processi tramite un’ analisi linguistica.

Per farlo si ispirano proprio a un concetto di Noam Chomsky, lo stesso ricercatore che ha distrutto il comportamentismo. Un concetto importante di Noam Chomsky, e che diventerà ancora più centrale è la distinzione tra struttura superficiale e struttura profonda.

Struttura superficiale: è ciò che effettivamente viene verbalizzato dal soggetto

Struttura profonda: è una rappresentazione più completa e veritiera della rappresentazione superficiale, cioè quella che viene verbalizzata.

 La PNL ha elaborato un metodo per ricostruire la struttura superficiale (incompleta) in una sua rappresentazione più completa recuperando “pezzi” di struttura , dalla struttura profonda (completa). Questo metodo si chiama meta modello.

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