Il FACS di Paul Ekman nella pratica clinica (Tecnica e Facial Action Coding System)

maggio 7th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

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Il FACS di Paul Ekman (o Facial Action Coding System) tecnica nota al grande pubblico soprattutto per la sua divulgazione nel telefilm “Lie to me” è stata spesso vista come una tecnica esclusivamente applicabile in ambito giuridico-forense, o al massimo per le sue applicazioni in ambito manageriale. In realtà, la ricerca sul FACS si è da tempo incentrata anche nelle applicazioni cliniche del Facial Action Coding System, ottenendo risultati molto interessanti.

Uno studio di Ekman, Matsumoto e Friesen si è proposto ad esempio di valutare se le espressioni facciali in prima seduta di psicoterapia potessero predire miglioramenti clinici.

E’ possibile predire miglioramenti clinici solamente studiando le microespressioni facciali con la tecnica FACS?

Per fare questo hanno analizzato le microespressioni di un gruppo di pazienti psichiatrici e hanno verificato se ci fosse una correlazione tra le microespressioni in prima seduta e i miglioramenti clinici misurati con un test: il Brief Psychiatric Rating Scale (BPRS).

In questa ricerca è stato riscontrata una correlazione negativa significativa tra le espressioni di disprezzo e il miglioramento dei risultati in clinica. In altre parole chi usava più frequentemente questo tipo di microespressioni ha avuto più difficoltà nell’ottenere miglioramenti clinici. Lo stesso si può dire di chi utilizzava frequentemente microespressioni di sorriso non sentito.

Sorprendentemente sono stati ottenuti risultati opposti in chi utilizzava le microespressioni di disprezzo e di felicità non sentita contemporaneamente. In questi casi la correlazione tra questa combinazione di micromovimenti muscolari è stata positiva, ad esse erano associati frequentemente importanti miglioramenti clinici.

Nello stesso studio sono stati studiate le correlazioni tra l’uso di determinate espressioni e nello specifico in termini di timing (si è studiato quindi per quanto tempo determinate microespressioni vengono utilizzate) ed è stato dimostrato che esistono delle correlazioni specifiche tra microespressioni misurate col Facial Action Coding System e i disturbi psicologici.

Un esempio è la maggiore frequenza di combinazioni facciali di paura nelle persone affette da schizofrenia, delle microespressioni di felicità non sentita negli affetti da disturbo maniacale e di tristezza, disgusto e felicità non sentita nelle persone affette da depressione maggiore.

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