Attaccamento disorganizzato: definizione e significato

luglio 16th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

amore_psyche-200x200di Anna del Torto

1.1 Comportamento disorganizzato/disorientato

L’etichetta “attaccamento disorganizzato/disorientato” -attaccamento di tipo D- fu coniata per la prima volta da Main e Solomon (1990) per descrivere tutti quei comportamenti spaventati, strani, disorganizzati che si manifestavano durante la procedura della Strange Situation (Ainsworth M., et al., 1978) e che non rientravano nei tre tipi di attaccamento precedentemente scoperti ma che venivano considerati come non classificabili.

Le due autrici rianalizzarono più di 200 di questi bambini considerati non classificabili e giunsero alla conclusione che quello che li accomunava era il non avere una strategia coerente nei comportamenti di separazione e riunione al genitore, ma sembravano presentare comportamenti disorganizzati, non direzionati e disorientati; era come se presentassero dei modelli di attaccamento privi di obiettivi e conflittuali.

Alcuni bambini disorganizzati si avvicinavano al genitore con la testa voltata, si dondolavano sulle mani e sulle ginocchia dopo aver interrotto un avvicinamento iniziale, chiamavano il genitore gridando attraverso la porta dopo la separazione, per poi allontanarsi al momento della riunione.

Quindi ciò che questi bambini hanno in comune, durante la Strange Situation, è l’espressione di comportamenti disorganizzati -movimenti o espressioni contradditori che corrispondono ad una contraddizione nelle intenzioni o nei piani (come l’avvicinarsi al genitore con la testa voltata)- e di disorientamento e paura sia manifesta che indiretta come espressioni stupefatte o simili alla trance oppure il congelare tutti i movimenti alla vista del genitore.

Main e Solomon (1990) hanno ritenuto che questi comportamenti contraddittori o fuori contesto fossero indicativi del fatto che il bambino è incapace di organizzare una strategia coerente verso la figura d’attaccamento, quando sperimentano un bisogno di conforto.

Le autrici hanno proposto dei criteri per considerare disorganizzati i bambini nei primi anni di vita. Viene “diagnosticato” il pattern di attaccamento disorganizzato a quei bambini che, in presenza della figura d’accudimento, durante lo svolgimento della Strange Situation, manifestano uno o più delle seguenti modalità di comportamento (Main M. e Solomon J., 1990):

  • Manifestazione in sequenza di modelli di comportamento contraddittori, come un comportamento d’attaccamento molto evidente, seguito improvvisamente da evitamento, congelamento o atteggiamento stupefatto.
  • Manifestazione simultanea di comportamenti contraddittori, come un evitamento intenso e un’intensa ricerca di contatto.
  • Movimenti o espressioni non direzionati o mal direzionati, incompleti e interrotti, come ad esempio espressioni di angoscia pervasiva accompagnate da movimenti di allontanamento piuttosto che di avvicinamento alla madre.
  • Movimenti stereotipati, asimmetrici, posture anomale, come l’inciampare senza un motivo reale e solo quando è presente il genitore.
  • Il congelarsi, l’immobilizzarsi, i movimenti e le espressioni rallentate, come “sott’acqua”.
  • Indici diretti di paura del genitore come curvare le spalle o espressioni spaventate del volto.
  • Indici diretti di disorganizzazione e disorientamento come l’aggirarsi in modo disorientato, le espressioni confuse o stupefatte, i cambiamenti rapidi e molteplici nel tono emotivo.

In generale possiamo racchiudere questi indici in tre categorie: comportamenti conflittuali, comportamenti che implicano disorientamento e comportamenti di paura nei confronti della figura d’accudimento.

I comportamenti conflittuali includono tutte quelle sequenze messe in atto dal bambino che comprendono sia comportamenti d’attaccamento che, simultaneamente, altri che indicano un evitamento. Questi rappresentano ciò che in etologia viene chiamato comportamento conflittuale ovvero quel comportamento che risulta dalla contemporanea attivazione di due sistemi incompatibili tra loro (Hinde, 1970, cit. in Pallini, 2008).

Questi comportamenti conflittuali possono essere di due tipi:

  1. In sequenza. Nei quali il bambino mette in atto prima un comportamento d’attaccamento e poi altri che evidenziano l’evitamento dal genitore.
  2. Simultanei. Qui il bambino mette in atto simultaneamente un comportamento d’attaccamento verso il genitore e uno che esprime la tendenza ad evitarlo.

La seconda categoria, comportamenti che implicano disorientamento, racchiude tutti quei comportamenti messi in atto dal bambino disorganizzato che sono molto simili allo stato alterato di coscienza come l’immobilizzarsi e il freezing. Il freezing implica che vi siano movimenti, gesti che vengono mantenuti tali contro la forza di gravità.

I comportamenti di paura, infine, rappresentano proprio l’evidenza della paura che il bambino prova per la madre o il suo caregiver.

Quando però parliamo di bambini con attaccamento disorganizzato bisogna sottolineare il fatto che questa non è una caratteristica del bambino, ma sta a rappresentare una caratteristica della relazione che il bambino instaura con il suo caregiver.

Alcuni studi hanno dimostrato che è improbabile che i bambini classificati come disorganizzati, nei primi anni di vita, nei confronti di un genitore, lo siano anche nei confronti dell’altro (Main e Solomon 1990, Fonagy et al. 1996, van IJzendoorn et al. 1990, cit. in Cassidy e Shaver, 2008). Questo sta a significare che la disorganizzazione non è un tratto della personalità del bambino ma riguarda appunto la relazione d’accudimento. Van IJzendoorn e colleghi hanno trovato, attraverso una metanalisi di 12 campioni, un’associazione non significativa tra attaccamento disorganizzato nell’infante e caratteristiche costituzionali (Van IJzendoorn et al., 1999, cit. in Cassidy e Shaver, 2008).

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