Stili di attaccamento: definizione e significato

novembre 11th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Relazioni Interpersonali

bonding-madre-bambinoIn letteratura, gli stili di attaccamento vengono definiti come meccanismi del cervello innati che portano il bambino a stabilire una comunicazione con i genitori e a ricercare  la loro vicinanza. Gli stili di attaccamento hanno dunque un ruolo fondamentale nello sviluppo della persona perché vanno ad influenzare diverse relazioni significative che a loro volta influiscono sulla crescita e l’organizzazione dei  processi emotivi, mnestici e di motivazione (Bowlby, 1969).

Quando un rapporto di attaccamento può essere definito sicuro, l’adulto è in grado di reagire in maniera pronta e adeguata ai segnali trasmessi dal bambino. (Ainsworth, et al. 1967). Col passare del tempo, le esperienze ripetute vengono accumulate nella memoria implicita, determinando un sistema di schemi, aspettative e modelli mentali di attaccamento che portano allo sviluppo di ciò che John Bowlby (1968, 1988) definisce una “base sicura” per affrontare il mondo. Tali modelli mentali possono anche essere definiti come internal working model (Modelli operativi interni).

L’autrice Main (1996) ha definito alcuni aspetti fondamentali nello sviluppo degli stili di attaccamento. Secondo l’autrice, entro il settimo mese di vita si formano le prime relazioni di attaccamento; il secondo punto fondamentale riguarda l’universalità dei processi di attaccamento, secondo alcuni studi quasi tutti i bambini sviluppano relazioni di attaccamento; terzo punto, le relazioni di attaccamento si stabiliscono con un numero molto ristretto di persone, ovvero con le persone con cui il bambino ha un rapporto particolarmente significativo; quarto, gli attaccamenti selettivi derivano da interazioni sociali con le figure di attaccamento, infine, le relazioni di attaccamento hanno effetti specifici sull’organizzazione del comportamento e sulle diverse funzioni del cervello del bambino.

Il sistema di attaccamento svolge delle funzioni fondamentali sia nei primi anni di vita del bambino, sia nello strutturarsi di tutte le relazioni successive che la persona avrà nel corso del tempo. Secondo Bowlby (1973), l’attivazione dei processi di attaccamento porta l’infante a ricercare la vicinanza della figura di attaccamento. Tale ricerca consente al bambino di essere protetto nei confronti di rischi e pericoli di varia natura, come ad esempio mancanza di cibo, variazioni termiche potenzialmente dannose, incidenti, calamità naturali, ma anche comportamenti aggressivi da parte di altre persone.

Come sostenuto da Siegel (1999) ne La Mente relazionale, da un punto di vista neurobiologico, è dimostrato che il rapporto di attaccamento possa influenzare significativamente lo sviluppo dei circuiti neuronali, influendo sulla maturazione delle attività del cervello. Per questo motivo il rapporto di attaccamento può determinare uno sviluppo diverso di funzioni come memoria autobiografica, memoria narrativa, emozioni, stati della mente e rappresentazioni.

Il sistema di attaccamento dunque può influire in vari processi allo sviluppo della base della nostra mente. Ad esempio, un attaccamento di tipo insicuro può essere un fattore di rischio importante per quanto riguarda il successivo svilupparsi di fenomeni psicopatologici (Jones et al., 1996; Atkinson, Zucker, 1997), al contrario, come mostrano le ricerche di Rutter (1987;1997) relazioni di attaccamento sicuro nei primi anni di vita sembrano favorire lo  sviluppo di forme di regolazione emotiva.

 

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