Donne e giovani più esposti al mobbing

febbraio 10th, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia del Lavoro

Statistiche sul mobbing in Italia

Sesso, età e anzianità influenzano il fenomeno del mobbing

Antonella Matichecchia

mobbing-etàLa ricerca sul ruolo del tempo nel Mobbing, è stata condotta nel corso del 1999 da Ege su un campione di 469 vittime di Mobbing che si erano rivolte per aiuto ed assistenza all’Associazione Italiana contro Mobbing e Stress Psicosociale. Alle vittime, provenienti da tutte le regioni italiane e da tutti i settori professionali, era stato chiesto di rispondere alle domande di un questionario anonimo: si trattava in particolare del questionario di Mobbing denominato LIPT ( Leymann Inventory of Psychological Terror ). I parametri indagati sono:

età della vittima, la maggior parte delle vittime di mobbing della ricerca hanno un ‘età tra i 31 e 50 anni e che 2 su 5 hanno tra i 41 ed i 50 anni. Il dato è senza dubbio significativo perché dice chiaramente che i giovani sotto i trent’anni sono tendenzialmente meno a rischio di Mobbing. I motivi di questo possono essere vari. La conclusione è piuttosto allarmante poiché sopra i 50 anni, infatti, solitamente la pensione non è lontana, spesso si continua a lavorare non perché non si ha altra scelta ma solo per raggiungere un livello retributivo più soddisfacente. Dunque, anche persone vicine alla pensione chiedono aiuto per mobbing e si tratta di persone già affermate nella carriera, nella società e nella famiglia; di solito guadagnano abbastanza bene e spesso sono al culmine delle loro capacità professionali. Lo stipendio elevato, insieme alla posizione acquisita all’interno dell’azienda possono scatenare contro di loro; d’altra parte, conoscendo a fondo il lavoro, sono in genere bravi ed efficienti e occupano posizioni chiave: questo può suscitare le invidie di qualche collega;

il sesso della vittima, sembrerebbe che il mobbing colpisca più le donne ( che costituiscono più del 57% delle vittime della ricerca) piuttosto che gli uomini. Le donne, per quanto possano essere ambiziose e determinate nel fare carriera; a livello generale hanno a disposizione anche altre possibilità per realizzarsi: la famiglia, la casa, i figli, il volontariato, l’impegno sociale. Gli uomini, d’altro canto, quasi sempre sono convinti di dovere e potere esprimersi al meglio solamente nel lavoro e nella carriera professionale. Proprio perché crede che il lavoro sia l’ambito privilegiato di auto espressione e autorealizzazione, davanti a una situazione di conflitto o di Mobbing, l’uomo tende a bloccarsi ed irrigidirsi. Ammettere di stare male significherebbe per gli altri ma soprattutto per se stesso ammettere di aver fallito; per orgoglio, dunque, il mobbizzato tende a chiudersi in sé, a rifiutare qualsiasi aiuto. Le donne, d’altra parte, non solo hanno sul lavoro un imperativo culturale con cui fare i conti, ma sono anche maggiormente sensibili sia ai mutamenti dei rapporti sociali sia alla propria cura e salute personale per cui in caso di ambiente conflittuale sul posto di lavoro cerca subito aiuto, senza preoccuparsi di quello che potrebbero pensare di lei i colleghi, i parenti;

la durata del mobbing, il dato riguarda la durata del mobbing, dai primi problemi sul lavoro al momento dell’intervista o dell’analisi, o dal momento in cui la vittima ha percepito il conflitto per la prima volta, al momento in cui si è resa conto di non farcela da sola ed ha chiesto aiuto. Circa l’85% delle vittime subisce mobbing da almeno un anno, mentre circa una vittima su tre lo subisce da oltre 5 anni. Nella stragrande maggioranza dei casi il mobbing dura ormai da molti anni; oltre ai disagi e alle molestie sul lavoro si somma un altro scottante problema sociale: la disoccupazione. In un continente come l’Europa, e specificatamente in un Paese come l’Italia, i cui posti fissi sono in diminuzione; diventano più popolari i contratti a tempo determinato o i contratti di prestazioni occasionali, le persone che possono contare su un posto di lavoro fisso per mantenere la famiglia e un certo tenore di vita sono disposti a lottare fino all’ultimo sangue per tenerselo, magari anche a sopportare soprusi ed umiliazioni; si può arrivare ad accettare un dimensionamento pur di mantenere il posto. Purtroppo, le vittime di mobbing che chiedono aiuto sono persone ormai allo stremo, provate da mesi e anni di abusi e umiliazioni, che presentano ormai forti disturbi psicosomatici e, anche psicofisici;

gli anni di lavoro della vittima, due vittime su tre lavorano da oltre 8 anni nell’azienda o organizzazione in cui si è verificato il mobbing; non sembra affatto che i mobbizzati preferiscano dimettersi e cercare un altro lavoro per sfuggire al mobbing: al contrario, stando alla statistica, pare che in maggioranza restino al loro posto nonostante le angherie, i soprusi, le umiliazioni. Allora perché sembra che nel mirino dei mobber siano soprattutto gli impiegati con maggiore anzianità di servizio? Una possibile spiegazione potrebbe essere l’ipotesi che la vittima stessa abbia anche in modo fortuito e inconsapevole, provocato il conflitto, con il suo comportamento (per esempio: una critica troppo marcata, un ritardo nella consegna di un rapporto, ecc ); oppure con la sua semplice presenza, divenuta all’improvviso “ingombrante”. D’altra parte, se le persone più a rischio di subire mobbing sono quelle che lavorano in quel posto da anni e che conoscono bene i colleghi, si potrebbe anche ipotizzare che la ragione per cui da un momento all’altro vengono esposte a umiliazioni, prese in giro, altre azioni mobbizzanti sia semplicemente la noia, l’abitudine. In fondo nessuno è al sicuro al 100% dal rischio mobbing, nemmeno i neoassunti;

periodo di tempo tra assunzione e l’inizio del mobbing, il 48% delle vittime, vale a dire quasi una vittima su due, ha visto iniziare azioni ostili e mobbizzanti contro di sé dopo oltre cinque anni di servizio in quel posto di lavoro. D’altra parte, procedendo in ordine decrescente, la seconda categoria è proprio quella dei neoassunti: il 18% delle vittime sono state mobbizzate immediatamente dopo essere state assunte. Al terzo posto, con una percentuale simile, ma leggermente inferiore ( poco meno del 17%) si situano coloro che hanno subito mobbing dopo un periodo di lavoro compreso tra due e cinque anni. Sul lavoro, quindi, o si viene mobbizzati subito per non aver superato il cosiddetto “test di entrata”, oppure si può stare relativamente tranquilli per almeno due anni, periodo in cui ha luogo il secondo esame, il “test di proseguimento”, il cui risultato dirà effettivamente se si è accettati e si può continuare a lavorare tranquillamente in quell’ambiente oppure se si è rifiutati e mobbizzati. I risultati fondamentali emersi in questa ricerca; e cioè che le persone tendenzialmente più esposte al rischio mobbing sono:

– i lavoratori più maturi rispetto ai giovani sotto i trent’anni;
– le donne rispetto agli uomini.

Concludendo:

1) sono stati individuati due gruppi di persone maggiormente esposte al rischio di essere mobbizzate: gli uomini tra i 31 ed i 40 anni e le donne tra i 41 e i 50 anni;

2) le donne tendono ad essere mobbizzate per meno tempo rispetto agli uomini;

3) uomini e donne generalmente lavorano da molto tempo nel posto di lavoro dove sono mobbizzati, gli uomini soffrono per più tempo per il mobbing;

4) si tende a subire il mobbing o immediatamente dopo l’assunzione o a partire da qualche anno dopo, raramente nei primi due di servizio;

5) le fasce d’età che tendono a soffrire di mobbing più a lungo sono quelle dai 40 ai 50 anni e quella degli ultrasessantenni; dai 51 ai 60 anni, invece, in genere il mobbing dura meno di 5 anni;

6) generalmente dai 40 anni in su si lavora ormai da molti anni nel posto di lavoro dove si è mobbizzati, ma fino a 50 anni una persona su tre si trova in quell’azienda da meno di 8 anni;

7) i giovani vengono spesso mobbizzati immediatamente dopo l’assunzione per problemi relativi al carattere, l’aspetto, il modo di rapportarsi agli altri, anche se non accettano di essere mobbizzati per molto tempo perché sanno di avere maggiori possibilità di trovare un impiego alternativo;

8) le vittime impiegate da molto tempo nello stesso posto generalmente non riescono a liberarsi dal mobbing in breve tempo;

9) se il mobbing inizia subito dopo l’assunzione, tenderà a durare per molto tempo poiché dovuto a fattori personali e soggettivi ( non superamento da parte della vittima del cosiddetto “test di entrata”); se invece il mobbing si sviluppa all’improvviso dopo anni di convivenza professionale , durerà di meno e sarà causato generalmente da un qualche cambiamento sostanziale intervenuto nel clima organizzativo;

10) in maggioranza le persone tendono a restare a lungo sul posto di lavoro dove sono mobbizzate, persino quando gli attacchi sono cominciati immediatamente dopo l’assunzione e quindi sono destinati a durare a lungo. La causa di questo comportamento è legata all’alto tasso di disoccupazione e alla crisi persistente del mercato del lavoro (Ege, 2002).

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