Come riconoscere le espressioni facciali delle emozioni

marzo 10th, 2014 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Come riconoscere le emozioni con le espressioni facciali

Le espressioni facciali e il significato delle emozioni secondo Ekman

Stefania Porcu

 

espressioni faccialiIl volto umano costituisce la parte del corpo più importante sul piano espressivo e comunicativo, in quanto rappresenta il canale privilegiato per la manifestazione delle emozioni, fornendo elementi fondamentali. L’espressione del volto comprende i mutamenti della posizione degli occhi, della bocca e delle sopracciglia; dei muscoli facciali e di altre modificazioni comportamentali ed è considerata il più potente e naturale mezzo di comunicazione tra gli esseri umani.

Mentre parliamo, attuiamo tutta una serie di espressioni facciali che completano e rafforzano le informazioni trasmesse dal canale uditivo partendo dall’innalzamento delle sopracciglia e dallo spalancamento degli occhi, considerati dai codificatori gli elementi inizialmente più evidenti, in quanto la codifica si effettua partendo sempre dalla parte superiore del viso. Più intensa sarà la manifestazione della microespressione facciale maggiore sarà la valenza di ciò che il soggetto starà dicendo, facendo o ascoltando (Ekman, Friesen & Hager, 2002).

Il volto comunica emozioni in quanto l’espressione facciale è un’esternazione di uno stato emozionale come per esempio  paura, rabbia, tristezza, sorpresa e gioia; ma allo stesso tempo regola anche il comportamento interpersonale e le intenzioni comunicative.

Charles Darwin (1872) ne “L’origine della specie” descrive ampiamente le espressioni facciali definendole universali e comuni alla specie animale e a quella umana. L’espressione, egli scrive,èun’azione accompagnatoria di uno stato mentale che non comprende solo emozioni, ma anche sensazioni, comportamenti e tratti della personalità; le espressioni facciali sono il risultato di un adattamento biologico a una determinata situazione.

Darwin parla d’innatismo in specifiche emozioni dando vita a due approcci distinti: uno etologico, inteso come studio del comportamento animale nel suo ambiente e uno psicologico.

Mentre gli etologi si soffermano prevalentemente sul piano dell’interazione sulle espressioni facciali, gli psicologi si sono avvicinati alle teorie darwiniane in epoca moderna negli anni 70 sotto la guida di Ekman e Friesen che portarono avanti una ricerca interculturale attraverso le diverse forme di civiltà esistenti, per provare l’esistenza di emozioni primarie o di base all’interno di ciascun individuo e indipendenti dal contesto socio-culturale di provenienza.

Frijda (1990) invece a differenza di quello che sostengono Ekman e Frisen sull’universalità e sull’esistenza di emozioni primarie uguali per tutti, sostiene che in ogni razza e in ogni differente cultura umana le microespressioni facciali sono molteplici.

Di un soggetto si possono “leggere” le emozioni che prova in un dato momento e da ciò deriva l’invariabilità culturale che Ekman (2008) ha verificato con soggetti appartenenti a diverse culture rispetto a espressioni corrispondenti alle sette emozioni di base (sorpresa, rabbia, paura, disgusto, disprezzo, tristezza, gioia).

L’espressione facciale e l’interpretazione delle emozioni giocano un ruolo rilevante nell’interrelazione e nei processi che coinvolgono la codifica e la decodifica dei pattern emozionali in quanto nelle espressioni facciali si possono distinguere due differenti elementi come il segnale conversazionale ma soprattutto il segnale emozionale.

Il riconoscimento generale delle espressioni facciali nelle emozioni di base portò alla considerazione definitiva dell’emozione come un fenomeno psicobiologico (Ekman, 1992) che ha poco a che fare con l’apprendimento e l’educazione; egli afferma che ogni emozione fondamentale presenta una configurazione comunicativa, proveniente da espressioni del volto, comune a tutti gli esseri umani, e solo in parte è determinata dalle differenze culturali.

La prospettiva funzionalista mette in evidenza la natura dimensionale delle emozioni, ossia la loro variabilità secondo diversi gradi di intensità lungo un continuum. I funzionalisti odierni Anolli e Ciceri (1992) interpretano le emozioni come una sorta di script socialmente condiviso e biologicamente predeterminato e le considerano come rappresentazioni interdipendenti da ciascun individuo in base alle proprie esperienze e alla propria storia. Pertanto esse sarebbero psicologicamente determinate oltre che socialmente condivise.

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