Amore borderline: cosa significa in psicologia

agosto 7th, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

disturbo-borderline-personalitIl concetto di amore non può essere descritto e spiegato, non possiamo generalizzare e banalizzare questo concetto, ognuno lo percepisce a suo modo. Non possiamo scientificamente spiegare e dimostrare come il borderline vive l’amore, sappiamo soltanto che sono presenti vincoli dettati dalla sua storia di vita e dalla sua personalità, che gli impediscono di vivere una relazione “sana” con il partner, indipendentemente da chi egli sia, perché tendono a perpetuare dei cicli disfunzionali che si attuano a prescindere da chi egli incontra.

Kernberg (1995) sostiene che l’amore maturo, sessuale e non, sia una disposizione emotiva molto complessa, che deve integrare l’eccitazione sessuale e il desiderio erotico per un’altra persona, tenerezza e padronanza d’amore sull’aggressività, identificazione genitale con l’altro e profonda empatia con l’identità sessuale opposta, impegno nella relazione e una forma matura di idealizzazione; infine deve essere presente il carattere passionale della relazione d’amore nei suoi tre aspetti principali quali, relazione sessuale, relazione oggettuale e investimento superegoico della coppia.

La vita amorosa di questi pazienti appare dunque caotica, non solo per le loro intense e instabili relazioni oggettuali, ma anche per la ricerca continua dei loro molteplici oggetti d’amore (Kernberg, 2013), in quanto non riescono mai a raggiungere un grado di soddisfazione e di benessere.

Il borderline è dunque capace di amare? O necessita di affrontare un percorso intimo e personale per raggiungere una consapevolezza auto-riflessiva che gli permetta di conoscere in primis se stesso e di conseguenza l’altro?

Possiamo così introdurre il concetto di mindfulness, uno degli aspetti più importanti delle terapie cognitivo-comportamentali per il trattamento dei soggetti con disturbo di personalità borderline che si focalizza sull’importanza dell’osservazione non giudicante del proprio stato interno (Linehan, 1993).

di Chiara Carnevali

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