7 segreti per stare bene con la mindfulness

agosto 8th, 2014 | Posted by Igor Vitale in Ipnosi | Psicologia Clinica

mindfulness-segretiKabat Zinn (1993) definisce la mindfulness come un addestramento alla pratica della consapevolezza, portando il soggetto a praticare una forma di meditazione (originariamente sviluppata nelle pratiche buddiste), che permetta di mantenere un’attenzione che sia costante momento dopo momento. Viene considerato un approccio che permette di sviluppare una saggezza e padronanza della propria vita, basandosi soltanto sulle proprie capacità di osservazione interna: essere consapevole di azioni, relazioni e movimenti. “Diventare consapevoli del proprio essere è l’inizio del viaggio verso l’amore” (Osho, 2010, p. 56).

La meditazione risulta quindi utile per evitare il fallimento dell’amore e per poter raggiungere il proprio successo, perché si può vivere continuando a fingere e ingannare gli altri, ma non si può ingannare se stessi per sempre.

Navigare nella vita non è semplice, non si ha sempre il vento a proprio favore e non si può andare sempre nella stessa direzione, bisogna sapersi orientare, bisogna essere pazienti e proseguire verso la meta che vorremmo raggiungere o ci siamo già prefissati di raggiungere. Bisogna imparare a navigare in ogni circostanza:

Tutti sappiamo che le condizioni atmosferiche sfuggono al nostro controllo. Il buon marinaio impara a leggerle attentamente e a rispettarne la potenza. Se è possibile, evita la tempesta; ma, se non è possibile e ci si trova in mezzo, sa quando è il momento di ammainare le vele, serrare i portelli, gettare l’ancora e aspettare che la burrasca si acquieti, tenendo sotto controllo quello che è controllabile e lasciando andare il resto. Il marinaio, per sviluppare le capacità occorrenti in queste circostanze, ha bisogno di addestramento, pratica e molta esperienza. (Kabat Zinn, 1993, p.13)

Percorrere la via della consapevolezza e avere padronanza delle situazioni sono due condizioni necessarie per poter svolgere una vita all’insegna del benessere psicofisico. Per il borderline, seguire la via della consapevolezza significherebbe guardare profondamente nel proprio intimo attraverso uno spirito di autoindagine e autocomprensione, tecnica che può essere appresa e soprattutto necessita di essere praticata.

La pratica della meditazione che aiuta lo sviluppo della mindfulness viene condotta praticando il “non fare”, attraverso il quale si pratica la consapevolezza e l’essere. Consiste nel sospendere ogni tipo di attività per un certo lasso di tempo, per il tempo che la situazione richiede, cercando di riempirlo con il nulla, permettendo alla mente e al corpo di riposare, insieme a qualsiasi tipo di pensiero o emozione che in quel momento affiora alla mente (Segal, Williams & Teasdale, 2006).

Il borderline può applicare la pratica per coltivare la propria consapevolezza e utilizzarla per guarire.

Il programma attuato da Kabat Zinn è chiamato Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) per insegnare al soggetto una tecnica di attentional control che sia finalizzata soprattutto per sviluppare una migliore capacità di decenteringSolitamente si tende a reagire subito di fronte a un problema, nell’immediato, con la speranza di attenuare subito quella condizione di dolore che permane nella vita quotidiana. In realtà la MBSR aiuta e tenta di far capire che lottare contro tutto ciò che è indesiderato (pensieri, sentimenti e sensazioni fisiche), non può far altro che aggravare il tumulto interiore (Segal, Williams & Teasdale, 2006).

Non andare incontro alle richieste, ai pensieri e alle emozioni che si insidiano nella mente ma rimanere semplicemente vicini a questa lotta mentale, senza doverne essere travolti, rimanere in un punto d’osservazione calmo, come Kabat Zinn (1993) descrive attraverso i suoi sette pilastri fondamentali:

1. assumere un atteggiamento di non giudizio che permetta al soggetto di distaccarsi da tutte quelle reazioni alle esperienze interne ed esterne in cui inevitabilmente è coinvolto e influenzato;

2. Vivere in un continuo stato di giudizio non permette l’acquisizione di una pace interiore;

3. Applicare una forma di saggezza, la pazienza, che permette di comprendere e accettare il fatto che ogni cosa segue il proprio corso naturale e che non occorre riempire la vita di attività o azioni per arricchirla

4. Sviluppare una fiducia di fondo delle proprie sensazioni, evitando di imitare gli altri e imparare ad avere fiducia in se stessi.

5. Accettare i propri stati d’animo, semplicemente, senza dover per forza cercare di raggiungere un risultato,

6. meditare

7. Provare l’esperienza del lasciarsi andare non è altro che una chiara accettazione delle cose così come sono, coltivando il non attaccamento

Il bisogno di amare è insito in ognuno di noi e rappresenta un indice di maturità; Kernberg (2013) sottolinea questa non presenza di maturità nel soggetto borderline, in quanto le sue condizioni psicopatologiche gli impediscono e gli pongono delle limitazioni per instaurare una relazione d’amore matura.

Molto spesso si è abituati ad essere gentili con gli altri, mentre si tende ad assumere un atteggiamento duro e critico con se stessi; tutto ciò può essere ritenuto assurdo visto che la prima cosa importante da mettere in pratica è l’essere amorevoli con se stessi, prendendosi cura di sé senza essere in antagonismo con il proprio essere.

“Nessuno di noi viene allenato per usare il cuore; per il cuore non esiste alcuna disciplina” (Osho, 2012, p.120), possiamo però essere aiutati ad allenare la mente per poter aiutare il cuore, assumendo un stato mentale di assoluta libertà che permette il manifestarsi travolgente dell’amore.

Esistono alcuni tipi di meditazione strutturata che vengono utilizzati nella pratica clinica e permettono al soggetto di adottare durante tutto il suo percorso, uno stile quotidiano che lo accompagnerà poi durante l’arco della sua vita. Le pratiche maggiormente utilizzate sono: l’esplorazione del corpo, meditazione seduta e lo yoga. Essere il corpo e sentire il proprio corpo consiste nell’acquisizione e nello sviluppo di una particolare sensibilità che permette al soggetto di sentire ogni parte del proprio corpo, prendendone coscienza. Il borderline, secondo i criteri diagnostici del DSM-IV-TR, attua manifestazioni potenzialmente dannose, come per esempio, abbuffate seguite da vomito autoindotto (Gabbard, 2007) che rappresentano una chiara non accettazione e non sensibilità nei confronti del proprio corpo.

Abbuffarsi significa danneggiarsi (scopri come superare le abbuffate) perché si perde il proprio equilibrio, chi è in grado di amare il suo corpo e vuole entrare in sintonia con lui, mangia solo fino al punto in cui raggiunge uno stato di tranquillità. Comprendere quale sia il vero linguaggio del corpo è considerata una vera e propria arte (Osho, 2010), assente dunque nel borderline.

La meditazione seduta e lo yoga vengono utilizzati per nutrire la sfera del proprio essere, attraverso l’utilizzo di adeguate posture, concentrandosi sul proprio respiro, distribuendolo e sviluppando energia per ogni singola parte del corpo senza permettere a qualsiasi forma di pensiero di insinuarsi nella pratica della meditazione e dedicare del tempo solo per se stessi; si svilupperà poi un’energia tale che risulterà straordinaria per il soggetto stesso, permettendo di sentire il proprio essere nuovo e completamente rigenerato.

Considerando per il borderline utile e funzionale l’utilizzo della meditazione per raggiungere un livello di consapevolezza personale e di auto-riflessione, possiamo ritenerla altrettanto utile per l’istaurare di una relazione di coppia e successivamente per il raggiungimento di una sessualità matura e non disfunzionale?

 di Chiara Carnevali

Questo articolo non sostituisce le cure psicologiche, se hai bisogno di aiuto, contattami

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