Come misurare l’intelligenza con le Matrici Progressive di Raven

ottobre 2nd, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Psicometria

raven-progressive-matrices-testLe Matrici di Raven sono state sviluppate in Gran Bretagna e sono considerate il test d’ intelligenza più idoneo a fornire una stima dell’intelligenza complessiva. Sono state infatti create con lo scopo di fornire una misurazione del fattore g dell’intelligenza durante tutto l’ arco dello sviluppo intellettivo, dall’ infanzia alla maturità. È un test non verbale e viene in genere considerato libero da fattori culturali.

Attualmente esistono tre forme del test:

  • la forma SPM (standard progressive matrices), costituita da cinque serie ( A,B,C,D,E) di 12 item ciascuna e idonea a valutare le fasce di età dai 6 ai 65 anni;
  • la forma APM (advanced progressive matrices), costituita dalle matrici progressive –serie I e II – per differenziare livelli di sviluppo cognitivo scadenti o eccezionali.
  • la forma CPM ( coloured progressive matrices) del 1947, costituita da tre serie (A,Ab,B) di 12 item ciascuna.

Il compito consiste nell’individuare, tra le alternative proposte (6 o 8 a seconda della forma usata), quella che meglio completa la matrice visuo-spaziale rappresentata nella parte superiore della pagina. Come osservano Raven, Court e Raven (1990), anche le risposte sbagliate sono informative in quanto permettono di inferire processi impiegati per risolvere il compito e così far emergere differenze tra gruppi diversi e aiutare a comprenderne la ragione. In base all’ item analysis sono stati individuati 4 tipi di errore:

  • soluzioni incomplete: scelta di una figura parzialmente corretta;
  • scelte iperdeterminate: errore dovuto alla confluenza di idee;
  • linee di ragionamento arbitrario: non viene compreso il principio richiesto per risolvere un determinato item;
  •  ripetizione: scelta di una figura identica a quella immediatamente adiacente allo spazio da riempire.

Nella soluzione delle diverse forme delle Matrici di Raven possono essere coinvolti i meccanismi e i processi cognitivi fondamentali circa il funzionamento dell’ intelligenza, che rendono conto dell’ imprescindibile nesso tra percezione e concettualizzazione.        Il numero e la complessità delle componenti implicate saranno indice della difficoltà degli item. Secondo Ward e Fitzpatrick (1973) i problemi più difficili implicano un maggior numero di elementi figurali, più complesse regole di combinazione o entrambi.

Un interessante lavoro sulle matrici di Raven è quello compiuto da uno studioso brasiliano Ricardo Primi (2002). Egli ha manipolato separatamente 4 variabili che potrebbero influire sulla  difficoltà delle Matrici di Raven:

1) l’ aumento del numero delle figure;

2) l’ aumento delle regole che le mettono in relazione;

3)l’ aumento della complessità delle regole;

4) la complessità percettiva degli stimoli.

Secondo l’autore, che ha analizzato la risposta di più di 300 persone di varia età, in presenza di regole non particolarmente difficili, possa essere critica la capacità di controllare l’ informazione irrelevante elaborata in memoria di lavoro. Un classico lavoro di Carpenter, Just e Shell (1990) ha messo in luce come un ruolo critico per il successo nel test sia rappresentato dalla capacità della memoria di lavoro di elaborare più elementi. Varie indagini poi, hanno calcolato a relazione tra il successo ai diversi item del test e l’ abilità della memoria di lavoro, la quale varia da item a item. Come dimostrato dagli studi di Carmen Belacchi dell’ università di Urbino, che rivelano che le diverse serie del test implicano processi in parte diversi.

di Perla Valentini

 

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