Gli effetti psicologici del cancro

dicembre 8th, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

psicologia-cancroL‟impatto delle malattie neoplasiche e le problematiche psicologiche ed interpersonali secondarie all’ammalarsi di tumore rappresentano uno dei nodi centrali dell‟assistenza. La sofferenza della singola persona e della famiglia, travolte dal cancro, le conseguenze sul piano delle relazioni interpersonali, sia quando l‟esito della malattia è la guarigione sia quando l‟esito è la morte, risultano limitatamente al centro dell‟attenzione pubblica e dei mass-media. I temi esistenziali del senso della vita, il dolore, la sofferenza emotiva, le ricadute nell‟area interpersonale (la famiglia, gli amici, il lavoro), i problemi di accettazione della propria immagine corporea e del cambiamento dei ruoli, l‟angoscia per l‟eventuale evoluzione della malattia, sono alcuni tra gli elementi centrali del viaggio che migliaia e migliaia di pazienti, familiari e operatori sanitari effettuano assieme fin dal momento della diagnosi.

Tumore e neoplasia sono termini che indicano una crescita cellulare illimitata, non coordinata con quella degli altri tessuti, con tendenza infiltrativa e finalistica. L‟immagine del cancro (dal latino „cancer‟ cioè granchio) richiama la morfologia di certe produzioni neoplasiche: le molteplici zampe del crostaceo rappresentano l‟accrescimento infiltrativo; le chele, capaci di una forte presa, la notevole aderenza ai tessuti circostanti; infine la voracità e la capacità del granchio di muoversi con grande rapidità sono assimilabili all‟aggressività e la distruttività degli accrescimenti maligni. Non esiste altra malattia (ad eccezione dell‟AIDS) capace di evocare in modo così massiccio la condizione di anormalità del corpo fisico e la morte (Zani B., Cicognani E., 2000).

Di fronte ad una malattia come questa, la riflessione sul benessere dell‟individuo pare necessariamente svilupparsi a partire dal concetto di crisi, cioè quella situazione in cui l‟individuo è turbato e disorganizzato, e non è in grado di affrontare la situazione utilizzando le strategie abituali di soluzione dei problemi. Il termine greco da cui la parola “crisi” ha origine significa “giudicare” , “decidere”: rappresenta quindi un‟occasione per scegliere, un momento di svolta e non esclusivamente un evento negativo. La dimensione positiva della crisi appare difficilmente visibile se la associamo all‟evento cancro: il processo di cambiamento, implicito nella diagnosi di neoplasia, è il passaggio da una condizione di salute e di benessere a una condizione di malattia cronica e di timore. I pazienti sentono il bisogno di coerenza, di controllo, di attribuzione dei significati che possono essere soddisfatti a partire da processi cognitivi individuali che, nel proprio contesto, gli altri possono essere ridotti a „parametri‟ selezionati in base ai propri bisogni di auto accrescimento.

Ma il benessere, nella stessa definizione dei pazienti, ha anche una fondamentale dimensione affettiva e relazionale, che ha bisogno di altri e di figure significative reali (Franchi F. 2007). Gli altri attraverso comportamenti supportavi (fondamentalmente di tipo emotivo e di tipo informativo) possono facilitare e rafforzare le strategie di coping dei soggetti aiutandoli a modificare la situazione o il significato attribuito alla situazione stessa, o ancora a modificare le risposte emotive all‟evento minaccioso. In particolare il sostegno sociale proveniente dalla famiglia è capace di rendere stabile e di migliorare il benessere percepito dei soggetti che affrontano la malattia oncologica.

Dobbiamo tener presente che la malattia oncologica ha pesanti ripercussioni sull‟intero sistema familiare del soggetto in trattamento chemioterapico: anche la famiglia si trova ad affrontare una situazione difficile, inattesa, che ne pregiudica il normale funzionamento (Castelli C., Sbattella F., 2008). Viviamo in un contesto sociale e culturale che ha reso morte e malattia fatti privati, un contesto in cui la paura è più forte del bisogno di conoscenza. Non è facile cercare il sostegno della rete informale, se i suoi membri, come ricordano i pazienti oncologici: “quando sentono che hai il cancro, ti considerano già morto”: si tratta anche di adeguatezza delle strutture sociali nel favorire le risorse della persona e del suo network. Quando si affronta una malattia il sistema formale di cura rappresenta una struttura sociale di fondamentale importanza per la salvaguardia della salute della persona e per la promozione del suo benessere: non solo perché favorisce cure mediche, ma anche   perché può essere il luogo dove l‟attenzione ai bisogni (di informazione, di continuità, di senso) della persona diventa l‟occasione per dare un sostegno competente che rafforza le strategie di azione del malato e dei suoi familiari (Zani B., Cicognani E., 2000).

di Paola Di Donato

 

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