Come Funziona il Cervello di un Criminale

febbraio 1st, 2015 | Posted by Igor Vitale in Criminologia

cervello-criminale

Il crimine è il commettere un qualsiasi atto che un sistema normativo considera illegale e punibile con la carcerazione e/o sanzioni economiche. La presenza di un disturbo della personalità non discolpa l’autore del reato, perché la presenza del disturbo di personalità non influenza la capacità del soggetto di conoscere la differenza fra il giusto e lo sbagliato o le conseguenze del suo atto.

  • Il crimine non è un concetto unitario: esistono crimini violenti e non violenti, crimini premeditati e non premeditati.
  • Gli atti criminali avvengono nel contesto di una varietà di scenari evolutivi, sociali ed economici.
  • L’interazione tra temperamento e carattere complica la natura del crimine

Il temperamento è la tendenza di un soggetto ad interpretare e rispondere al suo mondo esteriore in una maniera specifica e tipica.
Il carattere è più complesso, è l’espressione di valori di un soggetto in realzione a sé e agli altri: è altamente influenzato dall’esperienza ambientale e di vita, e meno da fattori genetici e biologici.

Tipi di comportamento criminale

  • Crimine violento: denota atti criminale che implicano aggressione alle persone; questi atti includono omicidio, tentato omicidio ed altre aggressioni fisiche gravi.
  • Il crimine non violento si riferisce a crimini contro la proprietà come il furto
  • Il crimine impulsivo: non coinvolge la premeditazione
  • Il crimine non impulsivo: coinvolgono la premeditazione

Crimini e gemelli

I gemelli monozigoti condividono il 100% del patrimonio genetico, mentre i gemelli dizigoti solo il 50%. Un ridotto ma crescente numero di studi riporta ereditarietà significativa per una varietà di comportamenti aggressivi, auto-riferiti in un questionario. L’aggressione fisica diretta dimostra la maggiore correlazione potenziale con l’ereditarietà: 47% di ereditarietà per aggressione fisica diretta, contro il 40% per aggressione fisica indiretta, contro il 28% per aggressione verbale.

In un altro studio si individuano 4 gruppi di persone:

  • figli di genitori problematici con genitori adottivi non problematici
  • figli di genitori problematici con genitori adottivi problematici
  • figli di genitori non problematici con genitori adottivi problematici
  • figli di genitori non problematici con genitori adottivi non problematici

Si trovò una relazione significativa tra il numero delle condanne dei genitori biologici, particolarmente i padri, e la percentuale di condanne tra i figli maschi che erano stati adottati.

La piccola criminalità non violenta era ereditabile se figlio e genitori biologici non rispondevano ai criteri diagnostici per l’abuso d’alcool

La condizione sociale deprivata non aumentava il rischio di micro criminalità, a meno che il padre dell’adottato fosse un criminale o la madre dell’adottato fosse alcolizzata

Anomalie cromosomiche

Le anomalie cromosomiche maggiormente studiate sotto questo profilp furono i cariotipi XYY e XXY.
è stato riferito che molti maschi XYY avevano un’intelligenza limitata e scarso controllo emozionale, fattori che aumentano il rischio di comportamento criminale. Sia i maschi XXY sia i maschi XYY hanno mostrato una lenta frequenza alfa nel tracciato EEG.
L’ipotesi è dunque che un cromosoma addizionale, X o Y, sia associato con un difetto evolutivo nel sistema nervoso centrale, che a sua volta aumenta il rischio di comportamento deviante.

Polimorfismi del DNA

Il polimorfismo del DNA meglio caratterizzato, in relazione alla criminalità o all’aggressione, è un polimorfismo all’interno del gene della triptofano-idrossilasi (TPH). La TPH è l’enzima limitante nella sintesi della serotonina, un neurotrasmettitore da lungo tempo associato al comportamento aggressivo negli esseri umani.

I criminali violenti impulsivi con una o due coppie dell’allele TPH “L”, presentavano nel liquido cerebrospinale (CSF) concentrazioni significativamente inferiori di acido 5-idrossindolacetico (5-HIAA)

I mediatori neurotrasmettitori ali nello studio della criminalità

  • Serotonina: ruolo centrale nell’aggressività impulsiva degli esseri umani. Si notò come la concentrazione di serotonina nel liquido cerebrospinale dei criminali violenti impulsivi fossero inferiori a quelle presenti tra i criminali violenti non impulsivi.
    altri studi dimostrano la centralità dei livelli di serotonina nell’aggressività impulsiva e nell’impulsività stessa
  • Norepinefrina e dopamina: hanno un ruolo di facilitazione per quanto riguarda il comportamento aggressivo. Uno studio rilevò bassa concentrazione di norepinefrina in criminali violenti ed incendiari.
  • Vasopressina: ruolo facilitatore nel comportamento aggressivo. La somministrazione di antagonisti del recettore della vasopressina riduce il comportamento aggressivo.

Mediatori metabolici e ormonali nello studio del crimine

  • Metabolismo del glucosio: associazione tra ipoglicemia ed aggressività. Si pensa che una ipoglicemia significativa possa condurre ad una funzione neuronale centrale menomata e quindi ad un inadeguatezza dei processi cognitivi e del giudizio, tale da aumentare il rischio di reazione aggressiva in contesti contenenti stimoli esterni avversi
  • Testosterone: nei criminali violenti impulsivi è stato riscontrato testosterone libero nel CSF in elevata misura in soggetti antisociali ma non intermittentemente esplosivi.
  • Cortisolo e corticotropina: il ruolo di questi due metaboliti è stato poco studiato. Da uno studio si è venuti a conoscenza che il livello di cortisolo libero unitario nelle 24H era basso in crimini violenti antisociali ma non nei soggetti intermittentemente esplosivi o non impulsivi.
  • Colesterolo: una potenziale relazione tra colesterolo serico e violenza è stata riferita da tempo. Si riferisce un basso livello di colesterolo sierico tra soggetti antisociali rispetto ad altri, non antisociali, con disturbi di personalità. È possibile che il colesterolo nel siero abbia qualche relazione con la funzione della serotonina centrale.

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