Psicoanalisi dei gruppi secondo Bion: gli assunti di base

marzo 23rd, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Psicologia Sociale

BionIl contributo psicoanalitico è molto più vasto e articolato, i due autori correlati maggiormente ad esso sono Wilfred R.Bion e S.H.Fulkes.

La psicoanalisi di gruppo non coincide con Sigmund Freud (1856-1939): i contributi di quest’ultimo nei confronti del lavoro di gruppo non sono di tipo strettamente terapeutico o pratico, ma teorico, legati soprattutto agli eventi storici, in questo caso la seconda guerra mondiale, e al tentativo di spiegare quali siano i meccanismi che stanno alla base della formazione della massa, del leader e dei comportamenti ad essi correlati. Il testo Psicologia delle masse e analisi dell’Io ha infatti come oggetto di ricerca i comportamenti umani collettivi indotti dalla coesione sociale, cioè dal costituirsi di raggruppamenti più o meno organizzati in vista di un fine determinato, si tratta ovvero di scoprire le motivazioni profonde che inducono gli individui a comportarsi nella massa in modo diverso da come si comporterebbero singolarmente1.

Nonostante le teorizzazioni freudiane siano lontane da quelle di Wilfred Bion, è proprio dalla considerazione di Freud che ha inizio la riflessione sul lavoro psicoterapeutico in un setting gruppale: nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccoritore, come nemico, pertanto la psicologia individuale è anche, fin dall’inizio, psicologia sociale2.

Grazie alla sua formazione culturale, Bion unisce al programma lewiniano classico le ipotesi teoriche avanzate da Melanie Klein (1882-1960). Secondo questa autrice l’Io del bambino è strettamente relazionale (teoria delle relazioni oggettuali), le pulsioni di vita e di morte presenti fin dalla nascita sono in conflitto e orientate verso gli oggetti, da cui la mente assume due note posizioni che caratterizzano stati di angoscia psicotici e depressivi transitori e obbligatori per la maturazione del bambino: la posizione schizoparanoide e la posizione depressiva3; partendo da questi assunti principali Bion finisce col produrre un nuovo modello di intervento gruppo-analitico: originale, ma profondamente rispettoso dell’ortodossia psicoanalitica.4

Bion indaga e sperimenta fino a teorizzare i principi guida che stanno alla base di alcuni gruppi terapeutici; partendo da tale definizione: «il gruppo esistente come un tutto, come qualcosa di diverso da un semplice aggregato di individui»5.

Il gruppo si comporta come un tutto e segue comportamenti simili a quelli di natura psicotica: l’utilizzo di difese arcaiche comporta la presenza di nuclei psicotici, che devono essere riconosciuti e frenati, in modo da consentire il progredire e la maturazione del gruppo e non il rimanere fermi in un limbo non costruttivo, immobili in quella che Bion definisce una massiccia regressione. Il conduttore è il responsabile di questo smascheramento ed è colui che ri-orienta il gruppo al lavoro6.

Il gruppo si rapporta al conduttore come se fosse un bambino nei confronti del seno materno, ovvero il gruppo proietta verso il terapeuta le propri parti malvagie.

Le esperienze dirette dell’autore con i gruppi lo hanno portato a sintetizzare dei fattori predominanti che caratterizzano tutta l’atmosfera gruppale. Prima di tutto Bion distingue la mentalità di gruppo, che definisce il lavoro di gruppo come unità dotata di una “mente gruppale”, anche senza che i membri abbiano coscienza di questo, è considerata un serbatoio comune dove affluiscono i contributi di tutti, l’individuo è opposto alla mentalità di gruppo, ma contemporaneamente contribuisce a formarla; e la cultura di gruppo, ovvero la struttura che il gruppo si da nel corso del suo sviluppo, infatti il gruppo si organizza a seconda degli obiettivi, è quindi definita come l’organizzazione adottata per il raggiungimento degli scopi, la cultura di gruppo è infine funzione del conflitto tra i desideri del singolo e la mentalità di gruppo7.

Lavorando con i gruppi Bion ha potuto osservare e descrivere direttamente le dinamiche e gli sviluppi al suo interno: ogni gruppo si riunisce per il raggiungimento di uno scopo o gruppo di lavoro, che descrive l’orientamento mentale e il funzionamento del gruppo, finalistico allo scopo prefisso e corrispondente al principio di realtà freudiano, segue ovvero la razionalità e la consapevolezza, caratteristiche intrinseche dell’Io; ma se c’è una spinta che porta il gruppo a lavorare per uno scopo, Bion osservò anche che sussistono resistenze nel gruppo, che possono ostacolare il funzionamento, cioè il gruppo in assunto di base, che non è orientato allo sviluppo, ma sotto l’influenza di un assunto di base o meccanismo di difesa, che si fonda su angosce e ansie primitive e che segue il principio di piacere freudiano e quindi corrisponde all’espressione dell’Es, il gruppo si “aggrappa” ad un insieme di difese caratteristiche di quest’ultimo e non lavora in senso maturativo, ma rimane fermo in una situazione quasi limbica. Gli assunti di base sono vere e proprie difese adottate dal gruppo nei confronti dello sviluppo-trattamento, essendo tali sono al di fuori della consapevolezza dei membri, ostacolano l’attività attraverso forti tendenze emotive che si possono strutturare in: assunto di base di dipendenza, di attacco fuga e di accoppiamento. Il primo descrive la situazione secondo cui il gruppo si riunisce allo scopo di dipendere da qualcuno o capo, da cui ci si attende e può fare tutto, metaforicamente questo appare al gruppo come un dio che viene sempre più idealizzato, il quale può risolvere tutti i problemi e nel quale vengono proiettate molte aspettative. Il secondo descrive la presenza di due o più persone (di solito una coppia) che dominano la situazione e il resto del gruppo che si stringe intorno ad essa, in quanto vige la speranza che questi riescano a risolvere i problemi attuali degli altri membri attraverso un intervento sovrannatuale o di tipo divino (es: l’attesa del Messia, attesa di una rivelazione di tipo messianico). Sia esso una persona o un idea, l’importante è che sia rivelatrice, la speranza è ciò che tiene in vita questo tipo di assunto di base. Infine il terzo è caratterizzato da una convinzione globale del gruppo che esiste nell’esistenza di un nemico dall’esterno da cui difendersi: o evitarlo attraverso la fuga o affrontarlo attraverso l’attacco. Queste situazioni emotive rendono difficile per il terapeuta mantenere un livello di lavoro, in quanto il gruppo è dominato da un assunto di base o difesa. In definitiva tutti gli assunti di base hanno la funzione nel gruppo di impedire qualsiasi processo maturativo e costruttivo, similmente alle difese del paziente in analisi individuale che mette in atto le medesime per mantenere il disturbo. Essi non sono mai presenti contemporaneamente, ma si possono alternare tra di loro, anche in una stessa seduta di gruppo. I fenomeni “protomentali”, come li chiama Bion, degli assunti di base sono qualcosa “in cui il fisico e lo psicologico o mentale si trovano in uno stato indifferenziato nel gruppo e agiscono su di esso, gli assunti di base sono una formazione secondaria ad una scena primaria estremamente primitiva che si svolge a livello di oggetti parziali ed è associata ad ansie psicotiche8.

1 S.Freud, Psicologia delle masse e analisi dell’Io, Bollati Boringhieri, Torino, 2012.

2 G.Lo Verso, T.Raia, Il Gruppo Psicodinamico come strumento di lavoro, FrancoAngeli, Milano, 2008.

3 La posizione schizoparanoide (primi 3-4 mesi di vita): il bambino vive la madre come “oggetto parziale” cioè quando la madre soddisfa i suoi bisogni primari, quando è presente e lo allatta, ella è sentita come oggetto buono; è invece oggetto cattivo quando è assente e lo frustra nei suoi desideri. In questa fase non ci sono i sensi di colpa per le pulsioni aggressive contro la madre quando lo frustra. Infatti, per il bambino la madre non è ancora riconosciuta come “oggetto totale”, cioè come colei che assomma aspetti frustranti e aspetti gratificanti. Il bambino, fin dall’inizio della vita, è dominato da due istinti: una pulsione aggressiva e distruttiva (istinto di morte) e una pulsione d’amore o libido. Il bambino proietta questi istinti sulla madre, a seconda se lo gratifica o lo frustra. Così il seno, che è sentito contenere una gran parte dell’istinto di morte del lattante, è sentito come cattivo e minaccioso per l’Io e dà luogo nel bambino ad angosce di tipo persecutorio.La posizione depressiva (dai 3-4 ai 6 mesi): il bambino inizia a percepire la madre come “oggetto totale” che unifica in sé sia aspetti buoni che cattivi. Ora che la madre buona e cattiva non sono più separate, il bambino percepisce i suoi impulsi distruttivi come pericolosi, in quanto danneggiano la madre. Da ciò derivano il senso di colpa e l’angoscia depressiva che si risolvono con la riparazione e la sublimazione dell’aggressività. Nella riparazione l’istinto di vita prevale su quello di morte. La Klein ci insegna che è fondamentale per la “struttura” della personalità il raggiungimento della posizione depressiva che si ha nella misura in cui le pulsioni libidiche e l’amore prevalgono sulle pulsioni distruttive e di annientamento. La strutturazione psicotica avviene quando il bambino non riesce a passare dalla posizione schizoparanoide alla posizione depressiva. Infatti, la capacità di fronteggiare il senso di colpa è condizionata dalla fase precedente, dal fatto che il bambino sia riuscito a mantenere dentro di sé qualità buone della madre. Se l’ambiente non è stato sufficientemente gratificante, ciò non accade. All’insediamento della madre come oggetto totale nel mondo interno del bambino corrispondono stati di interazione dell’Io e l’inizio di quel processo di separazione-individuazione che porterà il bambino ad una propria autonomia.

di Eleonora Caponetti

4 V.Lingiardi, La personalità e i suoi disturbi, Il Saggiatore, Milano, 2004.

5 W.R.Bion, Esperienze nei gruppi, Armando Editore, Roma, 2009, p.152.

6 W.R.Bion, Esperienze nei gruppi, Armando Editore, Roma, 2009.

7 Ibidem

8 Ibidem

9M.Zanasi, N.Cinasi, (a cura di), Manuale di Gruppoanalisi, FrancoAngeli, Milano, 1995.

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