9 Tecniche di Riconoscimento della Menzogna

maggio 13th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Investigazione Privata | Linguaggio del Corpo | Neuroscienze | Psicologia Clinica | Psicologia del Lavoro

macchina-della-veritaGli enormi passi avanti compiuti grazie alle neuroscienze nello studio delle funzioni cognitive si sono tradotti anche in nuovi tentativi di capire, attraverso la misurazione dell’attività cerebrale, se una persona mente o dice la verità.

In realtà, i primi sforzi di rilevare l’inganno iniziano già verso la fine del 1800, quando gli studiosi iniziano a sviluppare test sulla menzogna basati sulle alterazioni rilevabili nella fisiologia umana legate alla paura di essere scoperti.

Il Pletismografo e l’Idrosismografo

In questo periodo, infatti, Angelo Mosso crea il pletismografo, strumento usato per misurare le variazioni di volume degli arti in rapporto al flusso sanguigno e le variazioni del flusso sanguigno in relazione a pensieri ed emozioni.

In seguito, “Cesare Lombroso, per scoprire nelle “palpitazioni” la “prova” delle menzogne dell’interrogato, usava un
apparecchio di sua invenzione, l’idrosismografo, nel quale la mano dell’interrogato, immersa in un recipiente pieno di acqua, trasmetteva il ritmo del polso e le variazioni della pressione sanguigna ad un tubo di gomma e, quindi, ad un ago ricoperto di nerofumo che tracciava una striscia di carta”3.

Menzogna e Ritmo Respiratorio

Nel 1913, “Vittorio Benussi, filosofo e psicologo triestino, nei primi anni del Novecento inizia ad interessarsi alla funzione respiratoria come parametro oggettivo di controllo degli stati emotivi. Applica quindi questo metodo (detto
dei “sintomi respiratori”) alla psicologia della testimonianza e alla psicologia criminale con lo scopo di studiare la menzogna e l’effetto che ha sulla respirazione nel momento in cui essa è in atto”4.

Poligrafo: la famosa Macchina della Verità

Infine, nel 1938, William Marston, che è considerato il precursore del poligrafo moderno, sviluppa il “test di pressione sanguigna sistolica” per rilevare l’inganno, focalizzandosi così sulla misurazione delle variazioni della pressione sanguigna.

Possiamo notare come, a conti fatti, il poligrafo, a differenza di altri strumenti moderni che andremo
ad analizzare, non è concettualmente finalizzato a rilevare la menzogna in sé, quanto piuttosto lo stato emotivo ad essa correlato.

Esso, infatti, “come rilevatore di menzogna funziona sugli stessi principi che guidano la ricerca dei segni comportamentali di falsità e risente pertanto degli stessi problemi ad essi associati. […] Quello che il poligrafo è in
condizione di rilevare sono i cambiamenti fisiologici causati dalle emozioni che sperimenta il soggetto in conseguenza alle domande che gli vengono poste”6.

Negli anni seguenti si scoprì che in una persona sottoposta ad uno stress, come quello che si determinerebbe quando dice una bugia, si verifica il cosiddetto “riflesso psicogalvanico”, ovvero una variazione nella resistenza della pelle al passaggio di elettricità e una variazione del ritmo respiratorio.

Analizzatore dello Stress Vocale

Ad ogni avanzamento nella comprensione della risposta umana allo stress, sono stati ideati nuovi test per rilevare la tensione associata all’inganno, come ad esempio l’analizzatore dello stress vocale. Gli scienziati, inoltre, hanno introdotto la farmacologia nel processo di interrogatorio somministrando farmaci che escludono le funzioni esecutive superiori, impedendo in questo modo l’inganno e favorendo la comunicazione della verità.

Il Siero della Verità esiste?

L’intervista narcoanalitica, o narcoanalisi, narcosintesi e intervista all’Amytal, è talvolta descritta come l’applicazione di un siero della verità, ma, come ci si può aspettare, la pratica in realtà consiste nell’interrogare una persona mentre è sotto l’effetto di una sorta di narcotico.

Più precisamente, viene definita dalla (scarsissima) letteratura come “tecnica analitica finalizzata ad ottenere, prima dell’addormentamento del soggetto, una diminuzione del livello di vigilanza, mediante la somministrazione di una sostanza chimica, da sola oppure associata ad un’altra”8.

Ipnosi per Scoprire la Verità

Infine, alcuni studiosi hanno cercato di utilizzare il potere della mente per aiutare le indagini forensi ipnotizzando i soggetti per farne riaffiorare i ricordi. Essendo l’ipnosi uno stato psicofisico indotto attraverso determinate tecniche, nel quale la percezione della realtà e le capacità di muoversi e di agire da parte del soggetto sono condizionate dalla volontà dell’ipnotista”, possiamo concludere che la tecnica, al pari della narcoanalisi, è finalizzata ad ottenere

“una diminuzione del livello di vigilanza, con temporanea modifica dell’attenzione del soggetto, durante la quale le risposte seguono a stimoli verbali dell’ipnotista”.

Anche così, questi metodi non possono fornire ai governi e ai loro sistemi giuridici la qualità delle risposte che cercano, pertanto la ricerca di applicazioni sempre più sofisticate continua.

Nonostante tutte le tecniche sopracitate non abbiano mai superato il vaglio della comunità scientifica, che anzi, più volte ha ricordato come non si possa trarre conseguenze sulla verità di un’affermazione basandosi sulla metodologia poligrafica, in quanto non presenta criteri di valutazione universali ed è comunque facilmente falsificabile, ad oggi il
poligrafo rimane uno strumento utilizzato in vari contesti (governativo, di selezione di lavoro, ecc.) e impiegato in diverse realtà giuridiche.

Dove viene utilizzata la Macchina della Verità?

I risultati della cosiddetta “macchina della verità”, infatti, seppur non vengano considerati validi sono utilizzati nei processi penali di paesi quali Stati Uniti, Israele, Pakistan, Messico e Giappone.

E’ possibile usare la Macchina della Verità in Italia?

L’ordinamento penale italiano, con l’articolo 188 c.p.p., sancisce invece il divieto di utilizzo di tutti questi metodi disponendo che “non possono essere utilizzate, neppure con il consenso della persona interessata, metodi o tecniche idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti”.
“Soltanto pochi anni fa, gli studi intorno alla origine biologica del pensiero e del comportamento umano, erano circondati da un diffuso alone di scetticismo presso la comunità degli studiosi di psicologia, come una sequenza di “possibili ma a tutt’oggi non dimostrati fondamenti organici o biochimici” della funzione cognitiva del cervello. Una
definizione che racchiudeva in modo esemplare la profonda diffidenza verso una scienza considerata “altra da sé” dalla migliore cultura psico-socio-analitica, per non dire di eventuali possibili legami tra la scienza della psiche e il Diritto”1.

Nel 2000, però, accade qualcosa che rappresenta un punto di svolta per le Scienze, per la Psicologia e per il Diritto. Eric Kandel, docente e direttore del Center of Neurobiology and Behavior della Columbia University, vince il premio Nobel per la Medicina grazie alle sue ricerche sui meccanismi biochimici che portano alla formazione della memoria nelle cellule nervose. Con questo riconoscimento, le Neuroscienze sigillano la fondatezza delle teorie che indicano il pensiero e la memoria come “prodotto” dei legami e delle connessioni delle cellule neurali nel cervello.

Va sottolineato che la posizione di Kandel non è meramente organicista e contrapposta alla metodologia della parola di stampo freudiano, ma, piuttosto, che pone come elemento centrale la concezione di modificabilità dei legami tra neuroni (sinapsi) ad opera dell’apprendimento “esterno”.

Le Neuroscienze Cognitive “definiscono così i metodi di indagine dei processi mentali alla base della conoscenza tramite il ricorso a tecniche di scannerizzazione del cervello.

La Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) nel Riconoscimento della Menzogna

Recenti studi con le tecniche di scansione, in particolare la tomografia a emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI), permettono di vedere quali parti del cervello si attivano o si disattivano quando compiamo un’azione, misurando le variazioni di flusso ematico o il metabolismo cerebrale durante l’esecuzione di particolari compiti cognitivi”.

Prima di procedere a dare uno sguardo alle tecnologie a cui si è potuto arrivare grazie alle scoperte delle neuroscienze, e alle quali queste hanno dato un importante impulso, sembra opportuno analizzare brevemente quali sono i processi mentali che ne hanno costituito il campo di indagine.

di Francesca Baratto

Psicologia della Menzogna

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