Cervello e Menzogna: qual è l’area del Cervello Responsabile della Menzogna?

maggio 13th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Neuroscienze | Psicologia Clinica

cervello-menzognaLe persone devono imparare a controllare il proprio comportamento e a monitorare i propri pensieri in maniera che possano funzionare in modo ordinato. Un controllo adeguato richiede necessariamente la funzione strutturata di una serie di “cognizioni complesse” che coinvolgono aree del cervello responsabili per la soluzione dei problemi, delle modifiche nelle risposte comportamentali agli stimoli, la pianificazione, l’inibizione e lo stimolo comportamentale.

Le regioni del cervello umano responsabili di tali comportamenti sono universalmente riconosciute come fulcro delle “funzioni esecutive”16. “Con la definizione di funzioni esecutive ci si riferisce a quei processi cognitivi superiori che coinvolgono […] ragionamento, organizzazione ed esecuzione dei movimenti, le abilità di previsione, concentrazione, di astrazione e di presa di decisione, di iniziativa e pianificazione, di flessibilità cognitiva, di inibizione comportamentale, che insieme permettono l’esecuzione del comportamento contestualmente adeguato”.

La loci precisa del cervello corticale associata a queste cognizioni complesse è ancora fonte di dibattito.
Per molti autori, “la fisiologia della corteccia cerebrale è organizzata in maniera gerarchica. Il riconoscimento dei lobi frontali come sede della consapevolezza è filologicamente coerente, dal momento che essi sono le aree cerebrali che si sviluppano più tardi e la corteccia prefrontale è, nell’essere umano, quell’area più estesa e ricca di interconnessioni con le altre regioni neocorticali, costituendo circa il 33% del cervello e svolgendo evolutivamente il compito di selezionare le risposte più vantaggiose per un organismo all’interno di un contesto ambientale complesso21. […] I lobi frontali sono coinvolti direttamente nella regolazione di molti aspetti del comportamento adattivo
all’ambiente, nel controllo dei processi cognitivi superiori che operano sia in situazioni quotidiane complesse che in situazioni inusuali.

I lobi frontali servono le funzioni esecutive[…] che sono vitali sia per lo sviluppo umano sia per il successo sociale e intellettuale dell’individuo: influenzano l’iniziativa, la personalità delle persone e quella che è stata definita la coscienza sociale; risultano coinvolti nei processi di autoconsapevolezza, autoregolazione, intenzionalità ed
altruismo.

Le sotto-aree, dorso-laterale e ventromediale del lobo frontale sono associate rispettivamente al pensiero predittivo, all’inibizione dell’impulsività, alla regolazione delle emozioni, all’apprendimento dall’esperienza e alla capacità di bilanciare rischi e vantaggi”.

Attualmente, la maggior parte dei neuroscienziati concordano nel dire che le regioni della corteccia prefrontale sono quelle porzioni del cervello probabilmente responsabili delle funzioni esecutive.

La corteccia prefrontale si trova nella regione anteriore dei lobi frontali degli emisferi cerebrali, che si trovano di fronte anche alla corteccia motoria e
premotoria.

cervello

Risposte funzionali direzionali all’interno di questa porzione del cervello possono essere mediate attraverso una serie di reti adattative o sottoprocessi coordinati. Questa regione può anche avere, come alcuni suggeriscono, una complessa struttura neurale gerarchica, dove i centri superiori della corteccia prefrontale si occupano di affrontare eventi nuovi o difficili, mentre i centri minori sono sistemi cerebrali preposti alle attività ripetitive o di
routine.

Le malattie che colpiscono queste regioni cerebrali spesso mettono in luce la loro importanza nel controllo, perché, quando si manifestano, persone che fino a poco tempo prima si dimostravano coordinate, controllate e capaci di raggiungere un obiettivo, una volta che questi centri sono lesi improvvisamente mostrano comportamenti disorganizzati.

L’Area del Cervello Responsabile della Menzogna

Ciò che a noi interessa di queste aree è che sono le stesse che consentono ad un individuo di escogitare con successo delle menzogne per ingannare una vittima designata.
In realtà, questo complesso processo può coinvolgere più aree del cervello, come la corteccia orbitofrontale, che alcuni scienziati credono essere la regione responsabile del processo di inganno.

A prescindere da ciò, il processo menzognero rappresenta un compito con una posta in gioco molto alta, che richiede buona memoria per ricordare la storia, per manipolare l’informazione e per controllare il comportamento umano.

Il controllo, tuttavia, non richiede solo delle funzioni esecutive intatte, ma anche una memoria di lavoro che permetta a una persona normale di manipolare i dati utili.

Il Ruolo della Memoria nella Menzogna

La memoria gioca dunque un ruolo fondamentale nella menzogna, poiché essa è un processo neurale che spesso comporta la manipolazione della conoscenza trattenuta e depositata nel cervello. Sono state avanzate molte teorie per spiegare come il cervello percepisca e assimili le informazioni in deposito e sono stati proposti diversi modelli per spiegare il complesso processo di registrazione dell’informazione noto come memoria.

Alcuni autori ipotizzano che l’informazione deve essere sperimentata un numero adeguato di volte prima che i dati vengano correttamente memorizzati in modo permanente. Altri ancora credono che l’informazione venga memorizzata in una sorta di “albero decisionale”, dove i pezzi di informazione vengono sepolti tra altri pezzi di informazioni memorizzate, che quindi inibiscono il recupero accurato in un secondo momento.

Io ho scelto di riportare la sintesi fatta da Luisella De Cataldo Neuburger in “Esame e controesame nel processo penale”.

“Il caso della memoria […] è esemplare: si tratta di una delle funzioni nervose più studiate dai neuroscienziati […]. La conoscenza di questa dimensione che può apparire ben poco significativa a quanti guardano alla mente come a un vissuto, un fatto privato, diventa essenziale per comprendere cosa si verifichi nella nostra mente, come si ricorda, come ha luogo l’oblio. In nessun altro caso come in quello della memoria è evidente il divario che esiste tra uno stimolo – o un’esperienza – e la sua rielaborazione: il rapporto tra l’informazione e la rielaborazione mentale è totalmente sbilanciato a favore della seconda, il ruolo dell’informazione sensoriale è spesso secondario e la memoria può essere una pallida ombra dell’esperienza originaria.

Ma come funziona la memoria?

Ordinariamente non viene trattenuta l’esperienza pura, ma il risultato della sua elaborazione che avviene prima dell’immagazzinamento. […] Traduciamo costantemente in simboli le nostre esperienze, le depositiamo nella memoria e recuperiamo i simboli invece delle esperienze. Quando viene il momento di ricordare, cerchiamo di ricostruire l’esperienza di simboli tenendo presente […] che l’osservazione è sempre “interpretata”, nel senso che contiene di più di quanto non colpisca il globo oculare. […] In sostanza, la percezione non ci fornisce una copia fotografica della realtà esterna, ma è una funzione psichica che elabora i dati forniti dai ricettori sensoriali, subordinando le singole sensazioni al tutto, per cui i particolari acquistano un aspetto diverso a seconda del tutto al quale appartengono dal momento che la percezione dell’insieme precede sempre quella delle singole parti”39.

Per compiere con successo il processo di memoria, quindi, il cervello umano deve ricevere e percepire le informazioni considerate importanti, e richiedere al cervello di registrare, conservare e recuperare le informazioni necessarie al momento della domanda.

Ognuno di questi aspetti della memoria può essere influenzato, come abbiamo visto nell’autoinganno, da stimoli interni o esterni che possono interrompere il processo e causare errori nel ricordo. Inoltre, non solo è possibile che stimoli indesiderati disturbino il processo di memorizzazione, ma possono anche influenzare il richiamo del ricordo impedendo ad una persona di ricostruire o di riconoscere eventi importanti. Se la memoria gioca un ruolo così cruciale nell’inganno, le informazioni che non vengono registrate correttamente a causa di una memoria difettosa potrebbero essere ritenute ingannevoli come le informazioni date volutamente per ingannare la vittima.

La memoria di lavoro, pertanto, è fondamentale nella menzogna sia che l’atto di ingannare venga fatto
intenzionalmente, sia che esso venga commesso involontariamente a causa da un ricordo difettoso dei fatti.
“Bisogna tenere presente che processi mentali complessi, quali la pianificazione di una strategia, la maturazione di una decisione, la messa in atto di un comportamento si basano sull’integrazione di aspetti cognitivi ed emotivi, sulla valutazione globale e contestuale degli aspetti razionali e di quelli affettivi.

Per esempio, l’assunto alla base di questi studi cerebrali è che mentire, rispetto a dire la verità, comporta processi mentali qualitativamente e/o quantitativamente diversi.

Quando mentiamo dobbiamo inibire la risposta veritiera e fabbricare una risposta fasulla che dobbiamo ripetere fedelmente ogni volta che ci venga posta la stessa domanda. Da un punto di vista cognitivo tutto questo comporta uno sforzo mentale sicuramente maggiore. Confrontando i pattern di attività neuronale associati alle
diverse condizioni sperimentali, quella in cui il soggetto mente mostra una maggiore attivazione di alcune aree della corteccia dei lobi frontali e del cingolo anteriore come se, appunto, il mentire richiedesse uno sforzo cerebrale più intenso”.

di Francesca Baratto

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