La Separazione Subita ed Agita in Psicologia

luglio 9th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia | Relazioni Interpersonali | Sessuologia

relazioni

Separazione Agita e Subita

L’amore non può essere considerato paritetico e speculare e di conseguenza una separazione è sempre asimmetrica. Anche qualora si trattasse di una scelta razionale e condivisa, si può parlare di separazione agita o subita. É sicura la presenza di un partner che lo desidera maggiormente, che di fatto, pensa attivamente alla separazione come ipotetica soluzione già da molto tempo prima dell’altro e che mette in moto tale processo attraverso comportamenti tesi a rompere il patto iniziale o dichiarandolo apertamente. Di conseguenza esiste un coniuge che subisce questa decisione, ritrovandosi a dover affrontare improvvisamente la frantumazione del legame.

Occupando due posizioni opposte, i partner sperimentano emozioni differenti e vissuti contrastanti.

Il coniuge attivo

La presa di coscienza che prelude la decisione di separarsi può avvenire molto prima dell’annuncio in sé. Perciò il partner che assume il ruolo di coniuge attivo, di fatto, è emotivamente avvantaggiato. Egli può prendersi il tempo necessario per valutare tutte le variabili, aspettare il momento per lui più adeguato e soprattutto iniziare a elaborare il distacco.

Inizialmente egli è animato dall’entusiasmo della novità, si sente forte, audace, temerario, è consapevole dei rischi ma simultaneamente è dominato da quella spinta narcisistica che gli impedisce di percepire i sentimenti altrui.

Con il passar del tempo comincia inconsciamente a lavorare il senso di colpa e il timore del castigo.

All’improvviso è invaso da un senso di smarrimento, in lui cala la fiducia in se stesso e l’immagine che ha di sé diventa sempre più sfocata. (Mazzoni, 1999). Queste terribili sensazioni sono associate alla crescente paura di essere escluso dalla vita dei propri figli, di sentirsi un estraneo nei loro confronti. Una mescolanza di emozioni negative che porta il soggetto a mettere in discussione se stesso e la scelta effettuata.

Questo senso di squilibrio che nasce nel coniuge attivo, a volte, apre la strada a un’alternarsi di riavvicinamenti e allontanamenti, atti a cimentarsi di nuovo nella vita a due, dalla quale è difficile allontanarsi definitivamente. I ricongiungimenti, però, non sono animati dal vero e proprio desiderio di ricostruire, ma dal senso d’insicurezza e d’incertezza, perciò spesso sono temporanei e fini a se stessi.

In questi casi a volte diventa incisiva la presenza di un nuovo partner, il quale suscita nel coniuge attivo la spinta necessaria per porre definitivamente fine al matrimonio. Solitamente i nuovi partner, però, sono destinati a scomparire poiché i sentimenti che portano i coniugi attivi a esserne legati non sono così veritieri. Infatti, la nuova unione non è caratterizzata dall’amore, ma rappresenta per il coniuge una semplice via d’uscita, una sorta di scialuppa di salvataggio afferrata dall’individuo troppo insicuro per nuotare, con solo le sue forze, nelle oscure acque della separazione.

 

Il coniuge passivo

La situazione della separazione appare molto diversa dal punto di vista di che la subisce. Chi si trova da questa parte non si è mai soffermato a pensare come sarebbe la sua vita senza l’altro e se mai l’avesse fatto, sicuramente non avrebbe mai reso concreto tale pensiero. Ciò fa sì che l’annuncio della separazione spesso risulta traumatico, associata da molti studiosi alla morte accidentale di una persona cara.

La prima reazione si differenzia in base al carattere personale, tra le più probabili rientrano le risposte di rabbia, delusione e le reazioni depressive. Un meccanismo di difesa ampiamente utilizzato è la negazione, durante la quale il soggetto si “aggrappa” alla serenità del passato come se nulla fosse cambiato.

Il primo periodo per il coniuge passivo, al contrario di quello attivo, è il più difficile e il tempo non sembra essergli amico. Con il passar dei giorni il vuoto che lo accoglie ogni mattina si fa sempre più reale e la solitudine, soprattutto nel gestire i figli, si fa sempre più pesante.

Il suo vissuto è di paura, egli si sente fragile, ha la sensazione che il mondo gli sia caduto addosso e teme di non riuscire a sopportare tutto questo dolore, di perdere la fiducia e la sicurezza in se stesso. Attraversa uno stato confusionale in cui anche le funzioni fisiologiche come il sonno, il metabolismo e la motilità diventano disarmoniche. Spesso in cerca di sollievo dalla tensione provata, l’individuo mette in atto strategie per riaffermare la propria volontà, producendo reazioni drammatiche come atteggiamenti autolesionistici quali, ad esempio, privarsi del cibo, guidare più velocemente, abusare di droghe, tagliarsi ecc, arrivando a pensare addirittura al suicidio.

Tra i pensieri del coniuge passivo emergono frequentemente quelli di vendetta, l’individuo può passare ore a escogitare punizioni per l’ex coniuge e l’eventuale nuovo partner. Talvolta arriva addirittura a pensare che quest’ultimo l’abbia plasmato e convito a separarsi tramite sortilegi magici e stregonerie. Altre volte attribuisce all’ex coniuge un disturbo mentale, senza il quale, tale decisione, non sarebbe spiegabile (Bogliolo, Bacherini, 2010).

Tutto ciò rappresenta una situazione di difficile gestione per la quale, a volte, si riscontrano problemi psicopatologi. In ogni caso è consigliabile intraprendere un percorso di psicoterapia atto a fornire il sostegno e il supporto necessario, al fine di ritrovare la fiducia in se stessi e l’entusiasmo verso il mondo esterno (Mazzoni, 1999).

di Chiara Bartoletti

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