Trauma Relazionale Precoce: I Pericoli dei Traumi Nascosti

ottobre 1st, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sviluppo

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Con il termine “traumi relazionali precoci” si intendono tutte le interazioni del bambino con il suo caregiver che conducono ad una disorganizzazione dell’attaccamento, anche quando la figura di riferimento non è direttamente maltrattante (Liotti, 2008).

Si tratta infatti di traumi di lieve entità ma reiterati nel tempo e messi in atto da una o più persone a cui il bambino è legato in una relazione significativa. Sono quasi invisibili, “nascosti” (Lyons-Ruth, 2009), sia a persone esterne che agli occhi di chi li subisce. Tale
invisibilità contribuisce a renderli ancora più deleteri in quanto viene abolita la possibilità di parlarne o di condividerli. Essi si insinuano più sottilmente nell’ambito di micro-interazioni ripetute e possono riguardare episodi di svalutazione, ritiro, aggressività, indisponibilità, piattezza emotiva, rifiuto, intrusività, compromettendo il funzionamento psicologico ed emotivo del soggetto.

E’ importante considerare l’aspetto della ripetitività dell’evento, considerando che un bambino vive tutti in giorni a contatto con le sue figure di riferimento, con quella fonte di calore, di protezione, ma anche di allarme che possono essere i suoi genitori. E quindi tutti i giorni è costretto ad adattare la sua vita mentale al modo in cui i genitori si rapportano a lui (Correale, 2006).

Il concetto di trauma relazionale può quindi essere inteso come condizione di impotenza in cui l’individuo si trova quando la figura da cui cerca protezione e rassicurazione rappresenta anche la fonte del pericolo e delle emozioni sovrastanti (Williams, 2009).

Precoci eventi traumatici si verificano e assumono significato personale negli specifici contesti intersoggettivi in cui l’individuo sviluppa. Se gli studi empirici e sperimentali hanno dimostrato come lo sviluppo della mente e dei processi di regolazione biologica, emotiva e relazionale possa essere adeguatamente compreso solo tenendo conto dell’interazione tra il soggetto e i suoi altri significativi (Beebe e Lachmann, 2002; Sander, 2007; Tronik, 2008), i ricercatori che si occupano delle conseguenze psicologiche dei traumi hanno più volte sottolineato come una delle variabili che maggiormente influenzano l’impatto degli eventi traumatici infantili sia “ la disponibilità di un sistema di supporto, soprattutto della madre” (Cook et al., 2009).

Esempi di Trauma Relazionale Precoce:

  • Separazioni prolungate;
  • Interazioni precoci sistematicamente e/o gravemente disturbate;
  • Interazioni contrassegnate da difficoltà di sintonia e modulazione;
  • carente attendibilità e coerenza;
  • difficoltà;
  • mancata valorizzazione dell’individualità e dell’autonomia dell’altro.

La conseguenza di tali interazioni può essere osservata nello sviluppo di un attaccamento insicuro verso il caregiver, nella sua
forma più negativa di tipo disorganizzato, caratterizzato dalla contemporanea attivazione nel bambino del sistema dell’attaccamento, che lo conduce a cercare la vicinanza della figura di riferimento, e del sistema di difesa, che implica la fuga dal pericolo o a l’immobilizzazione. In ragione di ciò, le situazioni relazionali che determinano una disorganizzazione dell’attaccamento possono essere considerate dei traumi relazionali precoci e cumulativi (Liotti e Farina, 2011) in quanto il bambino, non riuscendo ad essere capace di organizzare in modo coerente i normali comportamenti di attaccamento, si viene a trovare in situazioni in cui la propria paura non trova soluzione.

Esso infatti, si troverà ad affrontare un’esperienza insostenibile ed inevitabile da cui è impossibilitato a sottrarsi o a reagire in modo adeguato (Herman, 1992; van der Kolk, 2005). Il conflitto che ne deriva conduce il bambino ad adottare una strategia incoerente e contraddittoria nei confronti della propria figura di attaccamento, mettendo in atto un comportamento disorganizzato, espressione di rappresentazioni contraddittorie e non integrate del Sè e dell’altro.

Queste rappresentazioni molteplici e incoerenti formano quelle che Bolwby ha definito “modelli multipli di attaccamento”, cioè modelli implicitamente contraddittori e incompatibili del medesimo aspetto della realtà.

Il Paradigma dello Still Face

Recentemente Tronick (2008), attraverso l’utilizzo del paradigma denominato Still Face, ha osservato le reazioni di intenso disagio mostrate da un bambino esposto, anche se solo per un tempo brevissimo, alla mancata responsività della propria figura materna. L’osservazione avviene nell’interazione tra la madre di un bambino di circa sei mesi, precedentemente istruita a comportarsi inizialmente secondo una modalità normalmente giocosa e poi a diventare improvvisamente amimica e silenziosa anche di fronte agli iniziali tentativi del piccolo di proseguire l’interazione: dopo pochi secondi si assiste allo smarrimento, al pianto e alla disorganizzazione da parte di quest’ultimo.

di Cinzia Governatori

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