La Psicologia dei Movimenti delle Mani

dicembre 4th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

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A differenza delle espressioni facciali, il controllo volontario dei movimenti
corporei è molto semplice. La maggior parte di essi infatti non è collegata a vie nervose che fanno riferimento a zone cerebrali interessate alle emozioni. Nonostante ciò però il corpo, come ricavato anche dall’esperimento delle infermiere di Ekman, lascia trapelare moltissimi segnali, risultando così un altro canale ricco d’informazioni per chi tenta di scovare la menzogna.
Argyle (2002) raggruppa i movimenti corporei in tre principali categorie:

  •  I gesti manipolatori;
  • I gesti emblematici (atti non verbali con diretta traduzione verbale; es. gesto dell’autostop);
  • I gesti illustratori del discorso.

I Gesti Manipolatori

Nella categoria dei gesti manipolatori rientrano tutti quei movimenti in cui una parte del corpo massaggia, strofina, trattiene, pizzica, stuzzica, graffia o comunque manipola un’altra parte del corpo o un oggetto estraneo ad esso (penne, sigarette, fermagli, etc.). Tipicamente è la mano ad eseguire la manipolazione di parti quali i capelli, il naso, le orecchie o l’altra mano, ma è possibile osservare anche gesti manipolatori circoscritti nella zona del viso (mordicchiamento delle labbra).

Questi gesti possono essere di breve o di lunga durata. Ad alcuni di quelli brevi è sovente possibile attribuire uno scopo come rimettersi a posto i capelli, grattarsi, pulirsi, quelli che durano a lungo invece appaiono privi di senso, ma la maggior parte delle persone non riesce a fare a meno di metterli in atto in quanto la manipolazione assume spesso la forma di abitudine.

Un errore comune consiste nel giudicare falsa una persona che dice il vero solo perché presenta molti di questi movimenti. Vero è che le manipolazioni possono essere considerate come un segno di turbamento o disagio (Ekman, 2011), ma non sempre: essi possono indicare anche stati d’animo opposti come il rilassamento (Pagni, 2008). Avendo riscontrato in diversi studi che i gesti manipolatori sono soventemente movimenti semiautomatici radicati nell’individuo, la loro comparsa non può essere considerata come un indizio di falso attendibile; inoltre chi mente, consapevole che deve cercare di reprimere questi gesti, generalmente non li compie.

Uno dei segnali di menzogna che si può invece riscontrare analizzando la comunicazione non verbale corporea, è il cosiddetto lapsus gestuale emblematico che consiste, similarmente ai lapsus linguae già trattati, in un gesto inconscio che tradisce qualcosa che il soggetto stava cercando di nascondere (Ekman, 1989).

I Gesti Emblematici

I gesti emblematici possono essere definiti come dei gesti convenzionali codificati con una certa rigidezza: non è infatti sufficiente fare un movimento qualunque, solo un gesto ben definito trasmette il messaggio ben preciso che ad esso è associato. Tali gesti possono essere utilizzati infatti in sostituzione delle parole stesse. Per avere la certezza che si tratti di un reale gesto involontario e rivelatorio e non di un messaggio intenzionale, è necessario analizzare due elementi fondamentali.

Il primo è l’incompletezza del gesto: se un gesto è involontario viene eseguito solo un frammento di esso e non l’intera azione che solitamente lo contraddistingue. Ad esempio la scrollata di spalle (con traduzione verbale “non lo so”), che generalmente prevede il sollevamento di entrambe le spalle, la rotazione del palmo delle mani verso l’alto e una particolare mimica facciale; se involontaria potrebbe essere caratterizzata da una sola spalla alzata o dalla rotazione della mano appena accennata.

Il secondo elemento da prendere in considerazione invece è la posizione di presentazione del gesto emblematico. Normalmente questi gesti sono eseguiti in faccia al destinatario, all’altezza del torso, quando invece sfugge involontariamente, il movimento non è mai effettuato in tale posizione, ma risulta notevolmente più nascosto. Così, ritornando alla scrollata di spalle, essa si presenterà con lievi rotazioni delle mani tenute sul grembo.

Se il gesto emblematico non fosse frammentario e fuori posto, il soggetto che mente si accorgerebbe di metterlo in atto e lo censurerebbe essendo di facile controllo. Naturalmente queste caratteristiche inconsuete che distinguono i lapsus gestuali dai segnali consapevoli, rendono difficile la loro osservazione da parte dell’interlocutore. Non essendoci garanzie che il bugiardo incorra in uno di questi lapsus gestuali, in quanto poco frequenti, quando si presentano risultano molto attendibili (Ekman, 2011).

I gesti illustratori sono un altro tipo di movimenti corporei che possono offrire indizi di falso. Questa categoria è così chiamata perché i gesti che vi rientrano accompagnano e illustrano il discorso mentre è pronunciato. Essi possono dare enfasi alle parole, possono disegnare un’immagine, mostrare un’azione o possono mettere in evidenza il percorso del pensiero. I gesti illustratori sono per lo più usati quando si cerca di spiegare idee difficili da mettere in parole, quando non si riesce a trovare una parola (far schioccare le dita ad esempio, o allungare la mano nel vuoto, sembra aiutare la ricerca) e possono anche servire per darsi un auto-suggerimento in modo da mettere insieme un discorso. Generalmente sono i movimenti delle mani a illustrare maggiormente le parole, ma anche i movimenti del tronco e del resto del corpo possono intervenire.
Come evidenziato da McNeill (1992) i gesti e il parlato costituiscono un unico sistema di comunicazione integrato; pertanto, come le parole utilizzate per descrivere un fatto reale risultano maggiori rispetto a quelle utilizzate per descrivere un fatto inventato, così la gestualità che accompagna la descrizione di un ricordo reale risulta maggiore rispetto alla gestualità che accompagna un ricordo inventato.

In linea con ciò, avendo come riferimento teorico la teoria dei modelli mentali di Johnson-Laird (2006) possiamo ipotizzare che il modello mentale di un fatto reale, rispetto al modello di un fatto inventato, comporta al momento del recupero delle informazioni una maggiore produzione di gesti. Non è quindi il numero puro e semplice di questi gesti o il loro tipo che può tradire una menzogna: l’indizio di falso scaturisce dall’osservazione di una diminuzione dei gesti illustratori.

Da quanto fin qui affermato è quindi possibile notare una variazione quantitativa opposta: in rapporto alla menzogna i lapsus gestuali dei gesti emblematici tendono ad aumentare, mentre i gesti illustrativi tendono a diminuire. Ovviamente tale assunzione non ha carattere deterministico, esistono diverse ragioni per cui le persone possono gesticolare meno del solito: l’assenza di investimento emotivo in quello che si dice, una difficoltà a decidere che cosa dire esattamente e l’interferenza di certe emozioni (in particolare la paura) che possono ostacolare la coerenza del discorso. Se si osserva quindi una riduzione della gestualità, prima di concludere che la persona sta mentendo bisogna escludere tutte le altre ragioni che potrebbero indurre il decremento, contestualizzando il fatto. Inoltre esistono delle differenze individuali alla base della gestualità che non rendono possibile una valutazione immediata dell’aumento o della diminuzione della quantità di gesti. Per dare un giudizio su un’ipotetica variazione quantitativa è necessario definire precedentemente una base-line gestuale ricavata da una situazione standard con cui fare successivamente un’operazione di confronto.

Assunzione alla base dell’esperimento a cui ho preso parte è che i gesti possono essere analizzati sulla base della temporalità con cui vengono messi in atto: vi sono gesti che anticipano il parlato che sembrano riflettere uno sforzo volto ad organizzare il discorso nel caso in cui il parlante non possegga un modello mentale articolato di un evento, ovvero nel caso in cui il soggetto esponga un evento inventato, e i gesti simultanei al parlato che, assieme ad esso, esprimono informazioni che il parlante ha organizzato nel proprio modello mentale articolato di un evento, ovvero quando un evento è stato realmente vissuto. Secondo questa assunzione quindi indizi di menzogna possono essere ricavati non solo da un’analisi quantitativa dei gesti ma anche da un’analisi temporale: qualora infatti nella testimonianza siano presenti in maggior quantità gesti anticipatori è possibile che la persona stia mentendo.
I risultati ottenuti da un recente esperimento, qui di seguito riportato, condotto da me ed atre colleghe, sotto supervisione del Dott. Francesco Ianì e della Prof.ssa Monica Bucciarelli, hanno confermato che vi è una maggior presenza di gesti anticipatori in coloro che non posseggono un buon modello mentale di un evento e una maggior presenza di gesti simultanei invece in coloro che lo posseggono.

di Denise Isabella

Corso Comunicazione Non Verbale

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