Come Avere Maggiore Controllo di Sé

dicembre 28th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Sociale

controllo di si

Da sempre, ogni individuo, si è sempre sforzato di controllare gli eventi condizionanti della loro vita quindi le nostre convinzioni di autoefficacia sono un importante fondamento per l’azione, in quanto ci aiuta ad organizzare ed eseguire le sequenze di azioni che ci aiuteranno a produrre determinati risultati. Quando la mente è in grado di concepire qualcosa e anche il cuore ci crede, niente è impossibile da ottenere.

Julian Rotter, psicologo statunitense è conosciuto per aver sviluppato, per la prima volta nel 1954, una variabile psicologica sotto il nome di Locus of control di importanza rilevante negli studi psicologici in relazione allo studio della personalità degli individui. Con tale termine si vuole indicare il grado con cui un individuo valuta gli eventi della sua vita come prodotto finale dei suoi comportamenti o azioni, oppure quando attribuisce, a tali eventi, una spiegazione personale fondata su cause esterne indipendenti alla sua volontà.

Due, sono le tipologie di locus of control: interno ed esterno:

  • Interno: quando gli individui credono, fermamente, di poter controllare il proprio destino;
  • Esterno: le persone ammettono a loro stesse che il destino è determinato dal caso o da forze esterne.

Adoperando tale variabile, l’individuo tende a gratificare la propria persona quando si ottengono buoni risultati, viceversa, quando si trovano in situazioni difficili, di ostacolo e difficoltà tendono a giustificarsi chiamando in causa la sfortuna.

Il controllo si divide in controllo primario e secondario; con il primo termine si puntualizzano tutti quegli sforzi diretti, effettuati dall’individuo, indirizzati a modificare le realtà esistenti; le persone, in questa fase provano la piacevole sensazione del trionfo. L’adattarsi alla realtà si può considerare caratteristica principale del controllo secondario. Quest’ultimo comprende due aspetti: l’adattarsi alla realtà e l’alleviamento della sofferenza provocata da essa; si, perché rassegnarsi a una realtà immutabile significa contenere l’impatto emozionale negativo delle umiliazioni subite.

Secondo questa concezione dicotomica, in primis, le persone cercano di modificare l’ambiente ma se i loro sforzi falliscono, si rassegnano e vi si adattano. Tale postulato[1] viene paragonato alla teoria dello sviluppo di Piaget (1970) in cui le contraddizioni cognitive vengono risolte attraverso l’assimilazione e l’accomodamento.

Infatti, è proprio nel processo di assimilazione che le persone comprendono la realtà nel modo più uniforme possibile a quelle che sono le loro convinzioni già esistenti; modificheranno, solo successivamente, le loro convinzioni esistenti per farle corrispondere alla realtà nel processo di accomodamento.

Spesso, accade però che “le persone vorrebbero rinunciare al controllo di certi eventi che influiscono sulla loro vita per liberarsi dalle incombenze e dai rischi che tale controllo comporta”[2]; dunque cercano il proprio benessere e la sicurezza personale attraverso il controllo delegato[3].

È ovvio che per esercitare tale controllo delegato si deve avere una buona fiducia nella propria capacità, considerata l’azione artefice che produrrà il miglioramento desiderato.

Tuttavia, le persone adoperano il controllo delegato, nonostante abbiano la possibilità di influire direttamente in specifiche aree, perché essendo coscienti di non aver sviluppato i mezzi utili per garantire il successo, credono, appunto, che altri agiranno meglio di loro; in alcune situazioni, sono proprio gli individui che vogliono scrollarsi da dosso le onerose responsabilità che il controllo comporta. Coloro che si giudicano meno abili, per fronteggiare specifiche situazioni preferiscono cedere il controllo ad altri. Contrariamente, non adopereranno mai il controllo delegato quegli individui che, abituati a controllare sempre e comunque gli eventi, odiano porre il proprio destino in mani altrui, anche quando risulterebbe conveniente farlo.

Non sempre, siamo noi, gli attori attivi della nostra vita: capita, spesso di non voler esercitare controllo sugli eventi, nemmeno quello delegato, anche se potremmo tranquillamente farlo. Con Langer, noto professore di Psicologia ad Harvard, nel 1979 fa emergere un altro aspetto che inibisce l’uso efficace delle conoscenze e delle abilità dell’individuo: si tratta dell’abbandono involontario del controllo personale[4]. Langer, “evidenzia che la possibilità di scelta, la familiarità dell’operazione da svolgere e il “coinvolgimento attivo” sono gli attributi chiave che accrescono i sentimenti di confidenza e di sicurezza dell’individuo”.[5]

Va attenzionato che il “funzionamento umano non può essere nettamente ricondotto ai due compartimenti distinti “cambiare l’ambiente” o “cambiare se stessi” e il cambiamento personale non è necessariamente un ripiego per chi non ha avuto successo nel cambiamento sociale”.[6]

Risulta alquanto difficile classificare in modo dicotomico individui che si adattano e individui che modificano l’ambiente, perché è vero che l’ambiente è una realtà sfaccettata piuttosto che una consistenza omogenea. Le persone quando intraprendono la difficile impresa di modificare il loro ambiente, si armonizzano con gli aspetti che apprezzano di più, cercando di cambiare quelli che considerano futili.

Solo modificando se stesse, le persone possono perseguire un cambiamento sociale; modificarsi nel senso che devono sviluppare quelle convinzioni e quelle abilità necessarie per il buon esisto della loro opera; solo cosi è possibile gestire quegli effetti emozionali avversivi che vengono generati dalle reazioni di opposizione ai loro stessi sforzi.

Si produce cambiamento, ogni qual volta, le persone agiscono sulle condizioni modificabili che pesano sulla loro vita; solo cosi contribuiscono a rendere migliore il loro futuro; c’è da dire che, la vita migliora non soltanto attraverso lo sviluppo personale ma anche agendo insieme per modificare le pratiche istituzionali avverse: capita infatti che pratiche dei sistemi sociali impediscono lo sviluppo personale in alcuni settori della società;

In questo caso come comportarci?

Ci biasimiamo, ci Vittimizziamo continuando a colpevolizzarci?

Certo che No, perché buona parte della soluzione sta nel valorizzare l’efficacia collettiva per modificare tali pratiche, considerate le antagoniste del nostro sviluppo personale nella società. Qui, il concetto di autoefficacia riguarda la possibilità di aumentare l’efficacia delle proprie azioni e non ha nulla a che vedere con i giudizi morali: ma “l’azione sociale non è uno sport per chi ha il fiato corto”.[7] Per modellare il proprio futuro sociale, tanta se non addirittura eccessiva, deve essere la motivazione a sviluppare le capacità necessarie per agire efficacemente.

Cambiamento personale e trasformazione sociale sono due approcci complementari indispensabili per migliorare la qualità della vita, del futuro; dal momento che la trasformazione sociale è un processo lento e sinuoso, non si deve mai sospendere il controllo personale su quei fattori modificabili fino al completamento riuscito della trasformazione sociale.

Solo chi si azzarda a spingersi troppo lontano con la consapevolezza dei rischi che si possono incontrare può sperimentare la vera cognizione di quanto si può andare lontano.

I grandi innovatori e le persone di successo, non raggiungono l’impossibile con la forza della speranza, e non hanno niente in più degli altri esseri umani, se non una fiducia incrollabile e un impegno caparbio. Risulta quindi palese che il miglioramento delle condizioni umane è dovuto a chi sa perseverare e non dunque, ai pessimisti. La vera efficienza sta nella capacità di generalizzare l’autocoscienza sviluppata in passato in qualsiasi situazione di vita.

Ma le situazioni di vita, non cambiano in continuazione?

Ciò che abbiamo appena detto risuona come un paradosso dal momento che gli eventi, le situazioni non sono mai uguali ma cambiano per, in ogni circostanza, quindi suonerebbe meglio dire che per ogni situazione nuova bisognerebbe accantonare l’autoconoscenza “vecchia” per effettuarne una nuova, rivalutando, quindi, la propria efficacia; non c’è niente di più erroneamente sbagliato dal momento che si sprecherebbero solo energie senza ottenere grandi vantaggi e il funzionamento adattivo sarebbe una rovina. È lo stesso funzionamento adattivo a richiedere che “le convinzioni di efficacia sostengano un comportamento lungimirante quando i risultati immediati non sarebbero proprio tali da indurlo”;[8] quindi, nelle nuove attività, dinanzi nuove situazioni, le convinzioni di efficacia, confermate in passato, rimangono valide fino al momento in cui non si evidenzia una necessità sufficientemente persuasiva per rivalutarle.

“La genialità è la capacità di vedere dieci cose là dove l’uomo comune ne vede solo una e dove l’uomo di talento ne vede due o tre.”[9]

[1] Parere di Weisz e colleghi nel libro Bandura A., Autoefficacia teorie e applicazione presentazione di Gian Vito Caprara, Erikson, Trento 2000 pp. 57

[2] Bandura A., autoefficacia teorie e applicazione, presentazione di Gian Vittorio Caprara, Erickson pp. 40

[3] Le persone con le proprie azioni cercano di produrre i cambiamenti desiderati a loro favore; per esempio i figli esercitano eccessive pressioni per avere ciò che vogliono

[4] Le persone, nel momento in cui agiscono, non si rendono consapevoli che stanno abbandonando il controllo compiendo inferenze erronee sulle loro esperienze passate o stanno agendo in modo non intenzionale

[5] Langer E. J., “The illusion of control, Journal of Personality and Social Psychology”, vol. 32, pp. 311-328, 1975

 

[6] Bandura A, Autoefficacia teoria e applicazioni presentazione di Gian Vito Caprara, Erickson, Trento 2000 pp. 59

[7] Pensiero di John Gardner libro Bandura A., autoefficacia teorie e applicazione presentazione di Gian Vito Caprara, Erikson, Trento 2000 pp. 62

[8] Bandura A., autoefficacia teorie e applicazione presentazione di Gian Vito Caprara, Erikson, Trento 2000 pp. 118

[9] Aforisma di Ezra Pound

di Giulia Mucimarra

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