Immaginazione attiva: archetipi ed emozioni in movimento

gennaio 5th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

jung

«Il movimento, nell’opportuno setting pedagogico, può manifestare il significato del sintomo, l’immagine archetipica che soggiace ad esso» 60 . Tramite la danzamovimentoterapia è possibile orientare le emozioni verso una maggiore positività, attraverso un archetipo che le corrisponde.

Per le persone che soffrono di disturbo post-traumatico è molto utile danzare immagini archetipiche positive, ciò permette di farle proprie trasformando le emozioni negative provate. Per “archetipi” si intendono forme originarie che condensano significati, esperienze, atteggiamenti ed emozioni. Un archetipo è una rappresentazione mentale primaria, un’immagine collettiva, che si manifesta in simboli presenti in ogni cultura ed in ogni epoca.

Jung definisce l’inconscio collettivo “un mondo d’immagini” condiviso da tutti gli individui, è questo mondo a contenere gli archetipi. Essi sono percepibili nei sogni, nelle visioni, nella fantasia, nell’immaginazione, nell’arte, nei miti, nelle fiabe e nelle religioni. Per tentare di scoprire il significato di queste immagini “fantastiche”, Jung elaborò il concetto di immaginazione attiva. L’immaginazione attiva è un dialogo tra l’Io e l’inconscio che permette di scoprire l’interiorità, che può essere realizzata attraverso la danza, la pittura, il disegno ed ogni altro tramite artistico. «Questa modalità permette all’universo inconscio di incarnarsi nel movimento».

L’immaginazione attiva permette quindi di accedere alla mente e, coniugando conscio ed inconscio, all’impulso interiore che fa muovere. Marie-Louise von Franz, allieva di Jung, propone delle fasi che compongono il processo di immaginazione attiva: – per prima cosa è necessario rilassarsi e svuotare la mente dai pensieri coscienti dell’Io; – successivamente è possibile osservare le immagini che riceviamo dall’inconscio, osservando ogni sfumatura ed il modo in cui le immagini cambiano; – è possibile ora dare forma a queste immagini, attraverso modalità espressive quali la pittura, la musica, la scrittura, la scultura e la danza; – bisogna poi confrontare attivamente Io ed inconscio. Le percezioni corporee sono stimolate dall’immersione nelle modalità espressive.

La relazione che intercorre tra la coscienza e l’inconscio può essere esplorata attraverso il movimento del corpo, poiché la forma assunta dal corpo può stimolare l’emergere di determinate immagini dall’inconscio, così come determinate immagini emerse possono portare a modificare la forma corporea; quindi, la forma del corpo e le immagini si modellano reciprocamente.

Il movimento del corpo può mostrare ciò che verbalmente rimane inesprimibile. Attraverso le azioni simboliche effettuate nella danza permette di scoprire ed esprimere stati interiori. Dare forma alle emozioni permette di comprenderle senza averne più paura. Le emozioni vengono così finalmente fatte uscire positivamente, evitando il rischio di rivivere l’evento traumatico. La mediazione corporea permette di lavorare sulle emozioni legate al trauma, permettendo il recupero di uno stato d’animo sereno. Permette lo sviluppo della capacità di resilienza, ossia l’abilità ad affrontare le avversità in modo positivo, superando il blocco provocato dal trauma.

È un mezzo educativo, un ponte, che permette alle persone di raggiungere la consapevolezza delle proprie capacità che lo aiuteranno ad uscire dal trauma.

di Marika Pepe

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