Psicologia e Psicopatologia di Internet

marzo 19th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

dipendenza-internet
Da sempre l’uomo tenta di comunicare le proprie fantasie concretamente con strumenti (pittura, scrittura) che ne diano una rappresentazione verosimile, realistica.

Soltanto l’uso dell’elettronica digitale ha reso possibile  spingere l’emulazione del mondo reale fino a renderla modificabile dall’osservatore.

L’uso della realtà virtuale va tuttavia diffondendosi ampiamente in tutti i campi; essa si propone come strumento accessibile nella didattica scolare, negli spazi ludici della vita quotidiana.

L’evoluzione che ha subito il mondo occidentale nell’ultimo secolo è stata in parte guidata dal ruolo di primo piano rivestito dall’informazione e dalla comunicazione.

Fino ad un decennio fa, la velocità di diffusione delle notizie, attraverso la stampa era accettabile per il ritmo che caratterizzava l’evoluzione della nostra società.

Successivamente le esigenze di acquisizione di obiettivi in tempi sempre più ristretti richiedono l’accesso in tempo reale a risorse più ampie e diffuse.

Tali risorse devono essere caratterizzate da un accesso facile e dovrebbero essere collegate ad altre fonti di informazioni.

La tecnologia alla base di internet è in grado di soddisfare questa esigenza e potrebbe rivelarsi la più adatta a sostenere ulteriori sviluppi futuri, per il momento soltanto intuibili.

Internet rappresenta un nuovo canale di comunicazione con cui fare prima o poi i conti.

A questo sistema di trasmissione dell’informazione gli psicologi non possono rimanere estranei per diversi motivi.

Cerchiamo di capire il perché!

Internet è una rete di computer. La definizione è semplice ma ambigua, per non dire priva di alcun significato. Se volessimo saperne di più, scopriremmo che è in realtà una rete che collega fra loro migliaia di altre reti che hanno adottato la stessa modalità di trasmissione di dati, il protocollo TCP/IP.

Internet mette a disposizione degli utenti corsie autostradali che, tramite svincoli (nodi), si connettono ad altre autostrade o a strade nazionali, provinciali, comunali.

Le autostrade collegano fra loro reti locali, regionali, nazionali.

Per collegare le varie reti, internet utilizza i mezzi più eterogenei per la trasmissione dei dati: cavi telefonici, satelliti, ripetitori.

Internet rappresenta l’insieme di questi collegamenti e non ha, pertanto, struttura centralizzata.

Questi milioni di interconnessioni e i computer da esse collegate formano un’entità astratta che a molti piace chiamare cyberspazio, un luogo che in realtà non esiste (infatti è virtuale), che è formato dall’insieme di informazioni e risorse accessibili tramite rete, altro termine per indicare internet.

Le sue modalità operative rendono possibile la condivisione di risorse e l’offerta dei servizi.

La diffusione dell’uso di internet nel nostro paese è stata stimolata anche da campagne pubblicitarie curate dalla Presidenza del Consiglio con diverse iniziative, tra cui: inserti dedicati ad internet nei principali quotidiani, progetti del ministero dell’istruzione per la diffusione dell’informatizzazione nelle scuole, provider nazionali che offrono abbonamenti gratuiti alla rete.

Internet offre la possibilità di inglobare in un unico sistema servizi di comunicazione, elaborazione e fruizione dei dati e sta promuovendo un’integrazione della conoscenza che potrebbe influenzare lo sviluppo della scienza stessa.

Quindi anche gli psicologi sono coinvolti in questo nuovo mondo, visto che sulla rete esistono risorse gestite da università, istituzioni pubbliche o private e singoli professionisti, orientate a fornire servizi di informazione o di tipo professionale.

Il primo passo per navigare nel ciberspazio e comprendere le opportunità che esso offre allo psicologo è quello di collegarsi a internet con il proprio computer, tramite un modem connesso alla linea telefonica, dopo aver contratto un abbonamento con un fornitore di servizi di connessione (provider). Si tratta di società che consentono di entrare in internet tramite i computer che mettono a disposizione dell’utenza.

Tra i servizi offerti da internet, la posta elettronica è, senza dubbio, la risorsa più importante di internet e permette agli utenti della rete di comunicare tra loro.

La posta elettronica permette a gruppi di persone di mantenersi in contatto, scambiarsi opinioni e ricevere informazioni nello stesso momento.

Uno degli strumenti che internet mette a disposizione di gruppi di persone con medesimi interessi è la Mailing- list, che sono molto diffuse su internet, perché consentono di mantenere i contatti con interi gruppi di persone, senza necessariamente dover indirizzare il messaggio a ciascuno di essi (gruppi di discussione).

Ma su internet c’è un altro modo per organizzare un gruppo di discussione: il newsgroup, una sorta di bacheca elettronica dove è possibile affiggere e leggere messaggi, porre domande e fornire e ottenere risposte.

Attraverso le mailing-list, la posta elettronica e i newsgroup, internet consente di scambiare informazioni, idee, opinioni: in una parola, offre la possibilità di “comunicare”. Questo tipo di interazione risente di alcuni limiti legati ai tempi di lettura e di invio dei messaggi e non permette il dialogo in tempo reale.

Gopher è la risorsa che ha aperto, almeno concettualmente se non praticamente, la strada alla “navigazione” nello spazio di internet verso la rivoluzione del protocollo www, e che ha offerto la possibilità di accedere alle risorse della rete in modo semplice e intuitivo.

Questo servizio si presenta con una struttura a menù, che permette di scegliere l’informazione desiderata. Ogni volta che effettuiamo la selezione, il Gopher si incarica di eseguire la nostra richiesta.

Il sistema gerarchico dei menù Gopher è organizzato sul modello di tanti sistemi operativi per personal computer, cosicché l’utente si ritrova in un ambiente familiare che facilita la navigazione fra le risorse.

Il www (world wide web) è basato sull’idea di ipertesto. Con questo termine si indica un testo in cui l’informazione è organizzata in modo che i contenuti e gli argomenti siano collegati da puntatori che rimandano ad altre parti del testo per associazione, contrasto, definizione.

Il programma utilizzato dall’utente per accedere a www prende il nome generico di browser (visualizzatore), che costituisce la finestra attraverso cui egli usufruisce di contenuti del web.

La funzione del browser è quella di leggere le pagine e di collegarvi a qualsiasi  risorsa sia stata scelta su quella pagina.

Navigare sul web è abbastanza facile, se si conosce dove approdare.

Tuttavia il decentramento e la distribuzione dell’informazione sui milioni di server che formano la ragnatela del www diventano aspetti negativi per l’utente che ha bisogno di un’informazione e non sa dove reperirla.

Il web è così vasto che ciò che cerchiamo potrebbe rimanere eluso.

Per ovviare a questo limite siamo aiutati dai motori di ricerca e dagli archivi indicizzati per parole chiave.

La ricerca sui motori avviene con modalità free-text, cioè vengono portate all’attenzione dell’utente tutte quelle pagine che contengono la parola, e non concetti o l’espressione ricercate; come conseguenza dell’automazione nell’archiviazione delle pagine, i siti vengono giudicati con parametri che possono essere diversi da quelli dell’utente.

Sugli indici, i siti, invece, sono suddivisi sulla base della loro tipologia, per cui l’utente è facilitato nell’individuare quelli più attinenti all’argomento cui è interessato.

Alcune risorse su internet sono state create per fornire assistenza a chi voglia concentrare i suoi interessi solo sull’area della psicologia e che indicizzano in rete ciò che è possibile reperire in questo ambito.

Diverse sono le associazioni scientifiche, nazionali e internazionali, che hanno istituito una presenza on.line e attraverso internet offrono servizi non solo ai propri iscritti ma anche a tutti gli utenti di internet.

Alcuni siti sono riservati solo a chi ha preventivamente richiesto l’iscrizione producendo un attestato di formazione professionale.

L’Ordine nazionale degli Psicologi ha un proprio sito attraverso cui offre informazioni sulla professione a tutti gli iscritti. Presso lo stesso sito vi sono due risorse che il professionista troverà certamente utili nell’esercizio della professione: la psicologia in Europa e Ordine Nazionale Psicologi- leggi e normative.

Inoltre, tramite internet è possibile reperire software per il PC da utilizzare nella pratica professionale o per la ricerca scientifica ( programmi per i rating di vari strumenti psicometrici o diagnostici, programmi di simulazione dell’interazione terapista-cliente).

Internet, oltre ad essere uno strumento utile per aumentare il grado di informazione dei pazienti, permette la diffusione di materiale educazionale utile anche psicologi per un loro aggiornamento.

Esistono già siti nel www che forniscono dei corsi di formazione per la diagnosi, altri che semplificano casi altamente didattici ponendo questioni di diagnosi differenziale.

Inoltre, internet permette la consultazione e la diffusione delle linee guida delle maggiori società scientifiche e la possibilità di aggiornamento in tempo reale.

L’informatizzazione del materiale su datebase, che può essere poi inviato attraverso modem e raccolto a livello centrale, ha facilitato la ricerca sugli effetti clinici delle diverse terapie consentendo di utilizzare campioni sempre più ampi e significativi.

Il futuro della ricerca sembra configurarsi e concretizzarsi in strutture altamente complesse definite “collaboratories” (laboratori in collaborazione) dove professionisti di diverse specializzazioni sono connessi elettronicamente invece di riunirsi in un luogo fisico.

E’ in ambito clinico però che la diffusione di internet potenzialmente rivoluziona la capacità degli psicologi e psichiatri che già fanno uso corrente di questo strumento telematico. Sono infatti attualmente possibili nuove forme di intervento diagnostico e terapeutico quali:

  • psicodiagnosi a distanza;
  • protocolli sperimentali di nuovi farmaci contro la depressione;
  • tele consulenza e tele consulto tra medico generico e psicologo/psichiatra;
  • interventi psicoterapeutici in rete;
  • attivazione in rete di gruppi di auto aiuto;
  • la realizzazione di strutture sanitarie intraistituzionali “virtuali” che mettono in collegamento tutti gli operatori di un dato territorio,i quali si scambiano in tempo reale le informazioni sui trattamenti, la diagnosi.

Quindi, internet ed il lavoro in rete (in qualsiasi campo, ed anche in quello psicologico) stanno veramente introducendo uno spirito nuovo nei rapporti di collaborazione scientifica, non solo facilitando e promuovendo i contatti, gli scambi ed il confronto, ma sviluppando anche un atteggiamento “interconnettivo” che moltiplica le risorse e spinge a lavorare olisticamente.

 

La psicologia in particolare si occupa dei legami che si stringono in rete: ciò che si realizza è la situazione di due intimi sconosciuti.

Infatti, nel cyberspazio il tempo di costruzione di un rapporto interpersonale è estremamente accelerato.

Senza troppe peregrinazioni da un sito all’altro, ci si può stabilire intorno a colonie elettroniche dove sono condivisibili passioni ed interessi: si diviene frequentatori di una comunità virtuale e, poi, si stringono contatti face-to-face.

Ciò significa che la realtà naturale può esser sempre più sostituita dalla realtà virtuale.

Non soltanto: si può facilmente aggiungere che un movimento generale di virtualizzazione sta investendo, oltre all’ambito dell’informazione ed della comunicazione, anche il corpo, e così si parla di comunità virtuali, sesso virtuale.

Ed ecco appunto il rischio: la realtà virtuale rischia di divenire l’unica realtà reale della nostra epoca post-moderna, l’epoca dei simulacri.

Ma allora, siamo di fronte ad un’apocalissi culturale?

Oppure il virtuale è il germe di un modo di essere del reale e può costituire un suo potenziamento?

Potrebbe, allora, il virtuale essere considerato come scommessa di apertura.

Come abbiamo detto precedentemente, con i nuovi processi di comunicazione globale, si crea uno scambio continuo ed incessante d’informazioni, con la veicolazione di conoscenze comuni che provengono da costruzioni di senso individuali.

L’abbattimento delle barriere spazio-temporali rende oggi la comunicazione di massa capace di consentire il definitivo superamento dei singoli confini mentali e la creazione di una mente collettiva.

Ciò che sempre osserviamo è che ogni novità tecnica o culturale, che coinvolge in modo inevitabile e determinante gran parte dell’umanità, sembra destinata ad attivare, almeno nella sua fase iniziale, da una parte la grande illusione e dall’altra un radicale rifiuto.

I mezzi di comunicazione di massa sono strumenti in grado di provare nel contempo fenomeni di massiva aggregazione  o di dispersione dilagante.

Ripercorrendo l’analisi dei meccanismi di regressione e idealizzazione verificatasi nelle masse mediatiche si delinea, dunque, da un lato un uso passivizzante di internet, da cui “Internet Addiction”, e dall’altro, fenomeni relativi alla curiosità, all’esplorazione di mondi nuovi, il desiderio di conoscenza, la possibilità di comunicare in tempo reale con individui distanti anche migliaia di chilometri e la realizzazione di nuove forme di lavoro.

L’universo del Web costituisce un’inesauribile fonte d’informazione culturale, scientifica, musicale, sociale; inoltre facilita la comunicazione con gente di altre culture e nazionalità.

All’opposto, l’abuso relativo al computer può anche determinare una sintomatologia fisica invalidante.

Sono due facce di un’unica medaglia, vediamo perché.

Psicologi e psichiatri possono utilizzare la rete per recepire informazioni aggiornate, scambiare opinioni e impressioni e soprattutto avvicinarsi maggiormente ai pazienti mediante interventi rivoluzionari.

Come per ogni innovazione tecnologica, accanto agli iniziali entusiasmi giustificati dalle enormi potenzialità di questo media, sempre più persone si sono interrogate sui rischi psicopatologici connessi all’uso e soprattutto all’abuso della rete.

In particolare si è ipotizzata l’esistenza di una forma di dipendenza dalla rete, definita IAD: Internet Addiction Disorder.

Il termine IAD indica una forma di abuso-dipendenza da internet che, come tutte le forme di dipendenza, provoca problemi sociali, sintomi astinenziali, isolamento, difficoltà coniugali, prestazionali, economici e lavorativi.

I soggetti più a rischio sembrerebbero avere un’età compresa tra i 15 e i 40 anni, con un livello culturale medio-alto, celibi o nubili, che passano in rete fino a 50 ore settimanali, e utilizzano internet da un periodo superiore a sei mesi.

Inoltre, particolarmente esposti a questa nuova sindrome, sembrerebbero essere le persone che presentano tratti di personalità ossessivo-compulsivi e tendenti al ritiro socio-affettivo, inibiti nei  rapporti interpersonali, che tendono a trascurare le relazioni sociali quotidiane preferendo l’incontro con altri individui di cui conoscono solo l’identità on-line.

In questi casi la IAD rappresenterebbe un comportamento di esitamento grazie al quale il soggetto si rifugia nella rete per non affrontare le proprie problematiche.

Possiamo distinguere due tappe del percorso virtuale che porta il soggetto a sviluppare una vera e propria rete-dipendenza.

  • La prima fase è quella definita tossicofilica durante la quale si evidenzia un interesse ossessivo per la mail-box, un’intensa partecipazione a chat e prolungati collegamenti notturni.
  • La seconda fase è detta tossicomanica ed è correlata a fenomeni psicopatologici pregressi, dove i collegamenti sono così prolungati da compromettere la vita di relazione, sociale e professionale.

E’ stato Caretti (2000) per primo ad indicare una nuova categoria diagnostica per descrivere un fenomeno psicopatologico correlato alla rete: la Trance Dissociativa da Videoterminale, caratterizzata dai seguenti elementi:

  • assenza di patologia psichiatrica pregressa;
  • abuso di navigazione in rete;
  • insorgenza acuta di disorientamento, deliri e allucinazioni;
  • trattamento psicofarmacologico;
  • ritorno alla normalità con necessità di limitare fortemente l’accesso alla navigazione.

Questa sindrome è uno stato involontario di trance con alterazione dello stato di coscienza, depersonalizzazione e perdita dell’abituale senso di identità personale.

Da un punto di vista psicodinamico si possono riscontrare tre livelli evolutivi:

dipendenza, regressione e dissociazione.

La dipendenza implica:

  • un ipercoinvolgimento di tipo ritualistico con il computer e le sue applicazioni;
  • una relazione di tipo ossessivo-compulsivo con le esperienze e le realtà virtuali;
  • una tendenza a sognare ad occhi aperti come modalità prevalente sull’azione nei rapporti reali;
  • debolezza dell’io;
  • tendenze fobiche nei confronti della vita sociale.

La regressione comporta:

  • una tendenza a relazioni immaginarie che compensano le scarse relazioni oggettuali;
  • ritiro autistico;
  • fantasia autistica con modalità difensiva dell’io;

La dissociazione si caratterizza per:

  • labilità dei confini dell’io;
  • dispersione del sé;
  • depersonalizzazione: cioè distacco ed estraneamento da se stessi fino alla perdita del contatto vitale con la realtà.

 

Nonostante questi primi tentativi di esplorazione, mancano però ancora, appropriati studi e strumenti di valutazione psicologica specificatamente costruiti per raccogliere direttamente on line informazioni su aspetti del funzionamento cognitivo e sulle motivazioni degli utenti di internet.

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