Psicologia della Memoria: il Riassunto Definitivo

marzo 28th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Neuroscienze

Close up of businessman holding human brain in hand


LA MEMORIA

La memoria è una di quelle capacità naturali che tendiamo a dare per scontate e di cui ci accorgiamo solo quando non funzionano bene. Ogni momento del nostro tempo è fatto di continui ricorsi alla memoria.

È la struttura psichica che organizza l’aspetto temporale del comportamento, che determina un legame tra eventi attuali e passati. Lo studio sperimentale della memoria si concentra sul come si formano e si organizzano le tracce.

Nella sua definizione più ampia, la memoria è il deposito mentale di tutte le informazioni acquisite da un individuo e, al tempo stesso, è l’insieme dei processi che consentono all’individuo di  recuperare e utilizzare tali informazioni quando sia necessario (Gray). La funzione in cui si esprime la memoria è il ricordo, la cui estinzione o scomparsa determina l’oblio. Quando si parla di memoria ci si riferisce ad un complesso di sistemi interconnessi che consentono il mantenimento delle informazioni nel tempo. Questi sistemi sono caratterizzati da tre processi fondamentali:

  • Fase di Acquisizione dello stimolo e la sua Codificazione, cioè la traduzione dello stimolo in una rappresentazione interna registrabile in memoria.
  • Fase di Ritenzione e Immagazzinamento, cioè la stabilizzazione dell’informazione in memoria e la ritenzione per un determinato lasso di tempo.
  • Fase di Recupero (rievocazione o riattivazione o attualizzazione), cioè il far riemergere l’informazione archiviata al livello della consapevolezza. Nel corso degli studi sulla memoria ci si è resi conto che la capacità mnestica non è costante nel corso della vita, ma presenta delle fasi ben precise.

La prima fase (che riguarda il primo anno di vita) concerne la memoria motoria. La capacità di memorizzare del lattante, piuttosto limitata, è legata alla sua attività motoria e si sviluppa attraverso l’imitazione.

Come la percezione si sviluppa trasformandosi da sincretica (globale e mal definita) in analitica (capacità di discernere e separare), così anche la memoria si organizza a partire dalle cose più vicine al bambino (mamma, biberon,) separandole gradualmente. La memorizzazione sembra limitarsi a ciò che si percepisce nel presente immediato.

La seconda fase (secondo e terzo anno di vita) riguarda la memoria iconica. La traccia mestica, così come si evince dall’aggettivo iconica, è costituita da un’immagine mentale. Il processo di imitazione ora non è più solo immediato, ma anche differito (persiste quando il modello esce dal campo).

La terza fase (quarto e quinto anno di vita) è quella della memoria semantica o linguistica; la traccia mestica è formata da un concetto di tipo verbale.

Quindi la capacità mestica migliora con l’età, anche per la maggiore facilità d’uso delle strategie mestiche che riguardano la possibilità di adoperare volontariamente l’organizzazione come mezzo per migliorare il ricordo.

La memoria non è un elemento passivo, ma è costantemente al lavoro nel guidare i nostri pensieri e le nostre azioni. Il fatto che la memorizzazione sia sempre all’opera non significa però che essa registri integralmente e in modo recuperabile tutte le nostre percezioni, sensazioni o esperienze; anzi è vero il contrario, ossia viene esercitata una continua selezione attentiva.

APPROCCIO ASSOCIAZIONISTA

Tra le modalità di studio della memoria sicuramente la più antica è quella associazionista.

Già Aristotele riteneva che le tracce mestiche si legassero tra loro in virtù di vincoli associativi, sulla base della loro somiglianza e continuità.

I presupposti alla base del concetto associazionista di memoria sono: il legame tra le tracce e la concezione dell’uomo come soggetto passivo di fronte alla cascata di informazioni che quotidianamente si trova a dover fronteggiare. Di conseguenza, la memoria viene studiata come un “semplice contenitore”e La mente umana è una tabula rasa, su cui solo l’ambiente opera trasformazioni.

Tra i metodi preferiti dagli associazionisti per studiare l’apprendimento i più noti sono: la presentazione seriale e l’apprendimento per coppie associate.

La prima, inaugurata da  Ebbinghaus alla fine del 1800, consiste nel presentare ai soggetti numeri, lettere o parole con un intervallo costante ed invitarli poi a riprodurre ogni stimolo nell’esatto ordine di presentazione. studiò la memoria  come capacità pura, indipendentemente dalla conoscenza applicò il metodo sperimentale x indagare sulle funzioni mentali superiori. Egli scoprì che nell’apprendimento seriale le parole tanto più vicine sono, in termini temporali, tanto più forte è il loro legame. Il suo contributo delinea relazioni associative tra le informazioni in memoria. La presentazione seriale permette di effettuare ricerche sul cosiddetto span di memoria  cioè la capacità della memoria immediata di ricevere e trasmettere una determinata quantità di unità soggettive. Lo span di memoria aumenta con l’età, diminuisce con parole lunghe, aumenta con la capacità di identificazione, non aumenta se aumenta l’articolazione. Tra le strategie per migliorarla, tradurre i numeri in lettere. È stato sperimentalmente accertato che la maggior parte delle persone può immagazzinare circa 7+ o – 2 unità di informazione in un’unica prova, questa quantità è stata stimata da Miller. Nella seconda tecnica, ovvero l’apprendimento per coppie associate venivano inizialmente presentate delle coppie di parole associate e poi veniva chiesto di ricordare alla presentazione di una parola l’altra parola della coppia. Gli associazionisti si servirono quindi maggiormente del metodo della rievocazione, sia libera cioè ricordare senza rispettare l’ordine di presentazione, che seriale e di studi sul riconoscimento cioè riconoscere in una serie l’item nuovo. Attraverso la rievocazione seriale è stato dimostrato che si creano di effetti di interferenza nell’atto della riproduzione del materiale. L’interferenza retroattiva che fa riferimento agli effetti deleteri derivanti dall’apprendimento di una seconda serie sulla riproduzione della prima; si parla di interferenza proattiva nella situazione opposta. Gli studi sui processi di riconoscimento e di rievocazione hanno evidenziato, che rievocare è più difficile che riconoscere, perché bisogna, in assenza di indizi evidenti,fare una ricerca attiva della traccia presente nella memoria, nel riconoscimento invece basta un atto di decisione perché lo stimolo è presente, anche se insieme ad altri. Altri studi in ambito associazionista hanno riguardato i processi di organizzazione e categorizzazione; si osservò che se a dei soggetti venivano presentati in ordine casuale stimoli diversi tra loro, ma raggruppali in ben precise categorie semantiche, all’atto della produzione essi tendevano a rievocare gli item includendoli nelle categorie che erano loro proprie. Tutto ciò dava dimostrazione di come la nostra memoria funzioni soprattutto per associazioni e di come la contiguità fra gli item, temporale,spaziale o semantico, sia il fattore principale di coesione

Un problema fondamentale delle scoperte fatte dagli associazionismi sui meccanismi mnestici è che queste leggi si applicano solo per una memorizzazione passiva e meccanica di stimoli artificiali.

MODELLO COSTRUTTIVISTICO

Mentre il modello descritto tende ad isolare delle unità che il soggetto deve memorizzare e considera separatamente i differenti processi psicologici, il modello costruttivistico pone l’accento sul ruolo determinante delle operazioni compiute dal soggetto. La memoria è considerata come un insieme di processi che selezionano, organizzano, rielaborano e trasformano le informazioni che provengono dall’esterno. Il processo mnestico è così considerato come il prodotto di una strutturazione, e non come semplice incameramento di elementi singolari.

Questo tipo di approccio teorico non considera la memorizzazione come un processo passivo di copia dello stimolo, ma come l’impiego di strategie attive per elaborare una costruzione che rappresenta l’informazione in memoria. La costruzione integra lo stimolo nuovo con le tracce delle esperienze passate del soggetto. La psicologia della Gestalt ha costituito uno dei maggiori capisaldi dell’orientamento costruttivistico, l’analisi delle leggi con cui percepiamo, offre importanti indicazioni per comprendere come registriamo le informazioni in memoria e come ricordiamo.

Le ricerche degli strutturalisti esplorano la memoria usando stimoli di tipo naturali, non trigrammi senza senso, ma parole o storie. Secondo la teoria gestaltica, i dati vengono colti immediatamente entro totalità organizzate, strutturate e dinamiche. Le totalità percettive non sono riconducibili alla somma delle parti in quanto costituiscono qualcosa di nuovo e possiedono caratteristiche peculiari. La scuola della Gestalt contribuì ad impostare il problema della memoria in termini nuovi, basandosi essenzialmente sul concetto di “traccia”. Koffka portava a considerare la memoria non come una funzione isolata, ma come un processo di elaborazione che coinvolge l’intera personalità. In quanto unità dinamica l’uomo è in uno stato di costante cambiamento, la sua motivazione si trasforma continuamente e gli atti di rievocazione e di riconoscimento fanno parte di questa situazione dinamica e mutevole più complessa. Già Katona aveva notato che il soggetto per facilitare la memorizzazione, è portato a cercare regole e proprietà che caratterizzano la globalità della situazione. Il funzionamento della memoria avviene attraverso processi di controllo, decisioni, strategie. Queste non sempre sono uguali per tutti, l’organizzazione soggettiva è un esempio del materiale organizzato in raggruppamenti specifici.

Bartlett, un capostipite di questo approccio(La posizione teorica strutturalista considera la memorizzazione come l’impiego di strategie attive per elaborare una costruzione dell’informazione integrando lo stimolo nuovo con le tracce delle esperienze passate),analizzò la variabilità delle risposte individuali e guardò alla memoria come un processo correlato da un lato alla percezione e dall’altro al pensiero e l’immaginazione, così che il ricordo diventa una costruzione immaginativa. Le persone secondo l’autore non ricordano passivamente ciò che viene loro presentato, ma scelgono e interpretano a seconda di quelli che sono i loro atteggiamenti e interessi nel momento in cui l’evocazione ha luogo. Il ricordo è quindi una costruzione attiva, basato su schemi che si evolvono alla luce di atteggiamenti e bisogni del presente. Egli ha sottolineato (usando racconti e fiabe) il processo di trasformazione attiva rispetto al dato di partenza. Egli ha osservato:

  • Omissione dei dettagli: eliminazione selettiva di quelli che non sono coerenti con la comprensione che il soggetto ha avuto della storia.
  • Razionalizzazione: in modo da rendere la storia più lineare, anche con l’introduzione di elementi nuovi che fungono da connessione ed integrazione di aspetti apiretici.
  • Alterazioni di ordine, di rilevo o di accento: in genere in rapporto alle esperienze passate ed in misura maggiore in rapporto alle esperienze passate del soggetto, ed in misura maggiore nel caso di storie poco coerenti e mal strutturate.
  • Distorsioni di tipo affettivo ed emozionale: fanno sì che, talvolta, la rievocazione sia del tutto inattendibile rispetto allo stimolo cui è stato esposto il soggetto.

Bartlett osservò, inoltre, che per ricordare meglio certe figure elementari i soggetti si servivano autonomamente di una qualche denominazione che le dotasse di senso.

L’approccio costruttivista ha dimostrato come il processo di memorizzazione nella vita di tutti i giorni non sia passivo e meccanicamente conforme alla realtà fenomenica, ma ne rappresenti, piuttosto, una “traduzione ricostruttiva” in un particolare codice.

Anche la teorizzazione piagettiana ritiene che esiste una interazione tra informazioni provenienti dall’esterno e conoscenze del soggetto ciò implica l’idea di una memoria attiva, che costruisce e che gli schemi si modifichino di pari passo con lo sviluppo cognitivo. Anche Neisser si è occupato di memoria, in particolare della fase dell’entrata delle informazioni nella mente, distinguendo due stadi: processi primari, grezzi e globali, processi secondari, che si distinguono per la loro attività costruttiva nei confronti dei primari.
Quindi la memoria viene vista come un processo che opera, riutilizza, trasforma e sintetizza le tracce passate.

MODELLO PLURICOMPONENTI

Si basa sulla concezione che un singolo item non viene conservato in memoria in una sola modalità, ma sotto forma di diversi componenti. Bowen(1967) ha osservato che gli elementi attribuibili allo stimolo sono organizzati gerarchicamente, per esempio nella rappresentazione di item verbali le componenti semantiche sono gerarchicamente superiori a quelle fonetiche. Underwood (1969) ha osservato che i soggetti ricordano attributi o aspetti diversi di un singolo stimolo, e proprio questa ricchezza degli attributi associati costituirebbe la condizione per un buon ricordo. Paivio(1971-86) ha ripetutamente dimostrato come gli items ad alto valore di immagine, cioè capaci di evocare un immagine, siano più facilmente ricordati.

La memoria costituisce davvero il tema centrale della psicologia cognitivista. Il cognitivismo era portatore di una nuova concezione della mente, una mente i cui processi interni e invisibili (memoria, pensiero, ecc) potevano essere indagati con lo stesso rigore scientifico che aveva contraddistinto gli studi precedenti sulla memoria associativa.

Tra questi un’enorme importanza la rivestì il modello proposto, nel 1968 da Shiffrin e Atkinson: il modello modale della mente, dove modale sta per “standard”.

Adesso la memoria è vista come una funzione mentale attiva e non come un semplice serbatoio, contenitore di stimoli. In virtù dei legami con l’intelligenza artificiale, molti videro nel modello una metafora del computer, e in quest’ottica l’uomo viene visto come elaboratore d’informazioni (teoria dello Human Information Processing H.I.P.). Questo modello prevede che nella mente vi siano tre comparti, (sensoriale, a breve termine e a lungo termine,), concepiti come siti in cui viene ritenuta l’informazione. Ciascun deposito è caratterizzato da una funzione:il ruolo che svolge nel funzionamento complessivo della mente; una capacità: la quantità di informazione che può contenere in qualsiasi istante; una durata: il tempo per cui può trattenere un determinato contenuto informativo.

I tre magazzini di memoria:

Registro sensoriale: cattura le informazioni in entrata dai sensi, Il magazzino sensoriale visivo (iconico) e il magazzino sensoriale uditivo (ecoico), attraverso una modalità preattentiva e precategoriale, ossia che avviene prima del riconoscimento, e lo trasferiscono automaticamente dopo un brevissimo tempo nella MBT.

Memoria a breve termine: ha una capacità limitata, riceve l’informazione dal registro sensoriale attraverso i processi dell’attenzione e la trasferisce, a sua volta, nella MLT.

Memoria a lungo termine: è il comparto che meglio corrisponde alla nozione comune di memoria, in esso si trova tutto ciò che una persona sa.

La perdita dell’informazione sembra avvenire nei registri sensoriali a causa di un rapido decadimento (2-3 sec), nella MBT per interferenza e probabile decadimento, nella MLT per interferenza.

La traccia è mantenuta nei registri sensoriali perdurano per un tempo brevissimo,1-3 sec, fino a 15 sec nella MBT, da pochi minuti ad anni nella MLT.

Secondo questa teoria la durata della traccia presente nella memoria dipende dalla profondità con cui lo stimolo è stato elaborato in fase di codifica, visto che ci sono tre livelli di elaborazione: strutturale, fonetico e semantico.

Il registro sensoriale  o memoria sensoriale trattiene per un breve periodo tutti gli input sensoriali in ingresso, data la sua funzione questo deposito ha una capacità molto elevata, ma una durata breve, non implica l’intervento dell’attenzione ma coincide con la fase di elaborazione automatica della percezione.

La MBT o memoria di lavoro è la sede principale dell’elaborazione mentale delle informazioni e la sede del pensiero conscio, solo poche informazioni possono essere elaborate ma diverse sono le informazioni che passano.non è solo un deposito di informazioni ma anche un centro dei processi di controllo della mente che spostano le informazioni da un comparto all’altro essi sono:

Attenzione: controlla il flusso di informazioni dalla MS alla MBT per cui le  informazioni non selezionate vanno perdute.

Codificazione controlla il flusso dalla MBT alla MLT, quanto è più approfondita l’elaborazione ad opera del pensiero, tanto è più probabile che l’informazione venga codificata. È la riflessione e quindi l’elaborazione che rende una informazione permanente. Capire sembra sia il modo più efficace per memorizzare.

Recupero controlla le informazioni dalla MLT alla MBT e corrisponde a ciò che chiamiamo ricordare. Anche il recupero può essere deliberato o automatico.

La MLT ha una capacità enorme e a differenza della MBT è un magazzino passivo.

Negli studi sulla rievocazione effettuate utilizzando liste di parole da ricordare a memoria Shiffrin e Atkinson notarono che i soggetti ricordavano di più le parole che apparivano all’inizio (effetto di priorità) e alla fine (effetto recente) della lista e non quelle nelle posizioni centrali. Gli autori spiegaro il fenomeno ritenendo che l’effetto recente era dovuto al fatto che quando viene richiesta la rievocazione le ultime parole della lista si trovavano ancora nel deposito a breve termine e quindi facilmente accessibili, l’effetto di priorità era deputato alla memoria a lungo termine in quanto le parole iniziali della lista erano le più ripetute e quindi con+probabilità già codificate nella memoria a lungo termine.

Altri studi hanno dimostrato che una buona elaborazione è connessa all’organizzazione, in particolare  il raggruppamento cioè raggruppare in un unico costrutto, informazioni che in origine, sono state percepite come singoli items separati. Il ricordo viene facilitato se viene visto l’oggetto oltre che nominato infatti Paivio, 1986, con la teoria del codice duale spiegava che un informazione viene immagazzinato tramite 2 codici : quello linguistico e visivo. La visualizzazione facilita il ricordo perché si creano raggruppamenti con legami più stabili, a tale scopo si è sviluppato l’apprendimento per coppie associate, dove si accoppiano due termini, quando appare la rappresentazione visiva della prima parola il soggetto tenta di ricordare la seconda, oppure il metodo della parola chiave, cioè associare parole che hanno una pronuncia simile, è un metodo per imparare la lingua. Le nostre conoscenze sono organizzate in concetti, insieme di categorie, essi sono mentalmente  organizzati in schemi. All’interno della MLT come dimostrano gli studi è già contenuta tutta una serie di concetti, essi consentono di raggruppare in categorie, oggetti ed eventi, e possono essere considerati unità fondamentali della conoscenza generale del mondo che ciascuna persona possiede. Per indicare la rappresentazione mentale di un concetto, gli psicologi cognitivi sono soliti usare il termine di schema, che secondo la teoria delle qualità distintive può essere definito come l’insieme degli attributi o qualità che definiscono un certo oggetto, in forma di preposizione. Questa teoria però ha il limite cioè il non riuscire a creare una lista di qualità che definisca una categoria in modo univoco e universalmente valido.secondo la teoria del prototipo invece lo schema non è una lista di caratteristiche distinte e indipendenti, ma una rappresentazione olistica, figurativa dell’esemplare tipico di una certa categoria.

Fu Bartlett, 1932 a coniare il termine schema intendendo il modo in cui oggetti e eventi vengono organizzati nell’esperienza individuale di una persona. Gli schemi che si riferiscono all’ordine prefissato di eventi è detto Copione. Fu Piaget a guardare allo schema non in senso organizzativo ma adattivo. La memoria, da intendersi quale processo complesso di tipo sistemico, viene ad essere considerata strettamente legata sia alle caratteristiche intellettive che socio culturali dei soggetti e come un processo di sviluppo non solo perché il soggetto grazie agli schemi modifica e ristruttura i propri ricordi ma anche perché assume maggiore consapevolezza delle proprie strategie mestiche. Lo schema è uno strumento di assimilazione, capace di adattarsi alle specifiche situazioni e di rinforzarsi e generalizzarsi. Questo filone di studi mise in luce come certi ricordi possono essere influenzati da informazioni acquisite dopo l’esperienza originale distorcendola

Nel 1974 fu introdotto da Baddeley e Hitch il concetto di memoria di lavoro (Working Memory).

La memoria di lavoro è descritta come un sistema in cui vengono mantenute temporaneamente x essere elaborate le informazioni mentre si svolgono altri compiti.

Fa parte della  memoria di lavoro il concetto di centrale esecutiva, che ha la funzione di supervisore su due sottosistemi: processo articolatorio e magazzino visuo-spaziale.

Il primo è coinvolto nell’immagazzinamento e nell’elaborazione del materiale verbale; il secondo svolge un’analoga funzione ma con materiale visuo-spaziale.

In altre parole Baddeley e coll. Affermarono che esiste una memoria di lavoro diversa dalla semplice MBT, che permette lo svolgimento di operazioni complesse e concomitanti.

Oggi gli psicologi valorizzano il modello di Collins e Loftus, 1975, detto anche “modello a rete” che ipotizza che il deposito mentale della conoscenza sia fatto da una vasta rete di concetti o schemi connessi fra loro da legami che potremmo chiamare associazioni. Collins e la Loftus ipotizzarono che, il grado in cui una certa parola accelera il riconoscimento o il recupero di un’altra riflette la forza dell’associazione mentale fra i due termini o i due concetti. Questo modello è detto Modello della diffusione dell’attivazione, poiché propone che l’attivazione di un concetto qualsiasi inneschi il diffondersi dell’attivazione, con forza decrescente, ai concetti che occupano i nodi vicini della rete.

Ulteriori studi approdarono ad un altro modello quello di Tulving e Schacter, 1990 che suddivide la memoria in esplicita ed implicita

Memoria Esplicita è il tipo di memoria coinvolta nel pensiero conscio, esplicita perché può essere valutata direttamente (esplicitamente), mediante test che chiedono al soggetto di recuperare e poi riferire informazioni memorizzate, ecco perché è chiamata anche dichiarativa (espressa in parole). In questo tipo di memoria è possibile distinguere, la Memoria Episodica ove sono contenute le memorie delle passate esperienze di vita di una persona e la Memoria Semantica che riguarda la conoscenza del significato delle parole e l’insieme di nozioni concrete e astratte che costituiscono la personale conoscenza del mondo di ognuno di noi.

Memoria Implicita è l’insieme dei ricordi non espliciti e tutte le informazioni che influenzano il nostro comportamento  o il nostro pensiero senza però raggiungere il livello della coscienza, è quindi sostanzialmente inconscia e non dichiarativa. Un esempio di memoria implicita è dato dalla memoria procedurale cioè l’insieme di capacità motoria, le abitudini e le regole apprese inconsciamente. Una sottoclasse della memoria implicita è anche l’ Innesco cioè l’attivazione inconscia di 1 o + ricordi preesistenti provocate da uno stimolo specifico; l’attivazione non è esperita in modo conscio ma influenza pensieri e percezioni che diventano invece consci, per tale ragione è un fenomeno considerato anello di congiunzione fra ME e MI. Esso può essere un innesco percettivo quando influenza la capacità di percepire del sogg. o concettuale quando ne influenza il flusso conscio dei pensieri.

Altri studi sulla memoria sono stati effettuati da Craik e Lockhart hanno evidenziato le proprietà dei tre magazzini della memoria, ipotizzando che i processi della MBT e MLT non descrivano fasi successive della ritenzione, ma fasi contemporanee di elaborazione degli stimoli a livelli diversi di profondità: partendo da quello strutturale seguito dal fonetico e per ultimo quello semantico.

Le prove dell’esistenza di sistemi di memoria distinti sono emerse dalle ricerche di neuropsicologia che hanno sottolineato che i due tipi di memoria afferiscono a sistemi neurali distinti.

Le funzioni mnestiche sono frutto della complessa interazione dell’intera attività corticale, anche se vi sono zone cerebrali implicate in specifiche funzioni mnestiche (amigdala, ippocampo, zone limbiche), la cui lesione può determinare la compromissione della funzione mnestica.

Tali zone permettono l’elaborazione delle informazioni in entrata o in uscita; l’immagazzinamento e la memoria permanente sono, invece, dovuti ad una trasformazione biochimica stabile delle singole cellule nervose. Si è osservato che il sogg. in cui viene esportato il lobo temporale sono capaci di percepire nuove informazioni ma li perdono, non li memorizzano nella MLT, questo deficit è detto Amnesia Dipendente Dal Lobo Temporale.

METODI DI INDAGINE

Per quanto riguarda i metodi di indagine possiamo dunque fare riferimento a scale cognitive che misurano tra gli altri fattori anche la memoria, come la scala WAIS o ad altri reattivi quali il Profilo Di Rendimento Mestico (PRM), Il Reattivo Delle Figure Complesse, entrambi di Rey, ed il Test Di Memoria Comportamentale Di Rivermead (RBM.T).

L’analisi fattoriale della scala WAIS di Cohen ha permesso di identificare, oltre ad un unico fattore generale (G) dal quale dipenderebbe circa il 50% della varianza totale della batteria, altri tre importanti fattori: il fattore di organizzazione percettiva, ed il fattore di memoria. Il “fattore di memoria”, riscontrato principalmente nei subtest di ragionamento aritmetico e di memoria di numeri, comprende sia l’immediata memoria meccanica in rapporto a materiale nuovo, sia il ricordo di materiale precedentemente appreso. Oltre ai subtest citati, molti subtest della WAIS richiedono una buona memoria per tutte le età.

Il Profilo Del Rendimento Mnestico Di Rey, formato da sette  subtest  più due supplementari, è particolarmente utile per l’esame individuale della memoria in soggetti adulti, con difficoltà di vario tipo e di varia entità connesse soprattutto al deterioramento.

Il Reattivo Delle Figure Complesse Sempre Di REY,  permette di distinguere i casi di insufficienza mnemonica dai problemi di organizzazione visuo-motoria.

Il Test Di Memoria Comportamentale Di Rivermead è uno strumento particolarmente utile nell’evidenziare i deficit di memoria nel quotidiano e permette di seguire eventuali modifiche nel tempo dei deficit mnestici di pazienti cerebrolesi dopo un’eventuale lavoro di riabilitazione.

APPLICAZIONI

Ambito Educativo

L’utilizzo di Mnemotecniche, che si basano sul fatto che la capacità di ricordare è legata al modo in cui le informazioni in entrata vengono codificate ed elaborate. In molti problemi di difficoltà ad apprendere si puù riscontrare una scarsa capacità di memoria o meglio ancora a deficit di codifica o elaborazione. Quindi la memoria umana può essere migliorata grazie all’utilizzo di:

  • Tecniche verbali: rima, acronimi, acrostici o parole chiave
  • Sistemi verbali: metodo fonetico
  • Tecniche visive: storia e associazioni visive
  • Sistemi visivi: mnemotecniche dei loci e peg system. (Sono spiegate sopra)

Ambito clinico

i disturbi della memoria possono essere suddivisi in:

  • Aprassia: è un disturbo della memoria procedurale e riguarda l’incapacità di eseguire in maniera corretta una sequenza di movimenti o dei movimenti ripetitivi
  • Demenza: colpisce sia la memoria a lungo termine che quella a breve termine. E’ un disturbo della memoria semantica e di quella episodica/autobiografica che ha come effetto l’incapacità di richiamare delle informazioni sia indipendenti dal contesto che specifiche
  • Afasia: colpisce il linguaggio
  • Malattie neurodegenerative: possono colpire sia la memoria semantica che quella episodica
  • Amnesia: è il principale disturbo della memoria episodica e colpisce la memoria a breve o a lungo termine, retrospettiva o prospettica.

Sostanzialmente, l’amnesia può essere suddivisa in due categorie:

  • Amnesia anterograda: i nuovi eventi contenuti nella memoria a breve termine non sono trasferiti nella memoria alungo termine. Chi ne soffre non è in grado di ricordare nulla che sia accaduto dopo l’insorgenza di questa amnesia. Colpisce la memoria a breve termine e sia la memoria semantica che episodica
  • Amensia retrograda: si esprime nell’incapacità di ricordare alcuni eventi del passato, al di là della comune dimenticanza.

Tuttavia, questi termini sono utilizzati per classificare un insieme di sintomi, piuttosto che per indicare una qualche causa. Entrambe le categorie di amnesia possono infatti presentrasi in uno stesso individuo, generalmente come risultato di farmaci o danni al cervello localizzato nella regione maggiormente associata alla memoria episodica/dichiarativa: il lobo temporale e l’ippocampo.

Qui di seguito riportiamo alcuni tipi di amnesia:

  • Amnesia traumatica: generalmente causata da una ferita o un colpo alla testa. E’ spesso transitoria, ma può essere anche permanente e di tipo anterogrado, retrogrado, o entrambi
  • Amnesia psicogenetica: deriva da una causa psicologica in risposta a un danneggiamento cerebrale causato da una ferita alla testa, da un trauma fisico o da una malattia. L’amnesia psicogenetica include l’amnesia dissociativa (incapacità di ricordare informazioni su eventi stressanti o traumatici), stato di fuga (causato da un trauma psicologico e generalmente temporeneo, è l’incapacità di ricordare alcuni o tutti gli eventi del proprio passanto e addirittura la perdita della propria identità o la fomazione di una nuova), postipnotica (gli eventi durante l’ipnosi sono dimenticati o non si è in grado di ricordarli), lacunare (perdita di memoria di uno specifico evento), e dell’infanzia (è la comune incapacità di ricordare eventi della propria infanzia)
  • Amnesia globale transitoria: i sintomi si protraggono per meno di un giorno e spesso non c’è alucun fattore scatenante o deficit neurologico. La causa di questa sindrome non è chiara, potrebbe essere dovuta ad una riduzione del flusso sanguigno, convulsioni o una forma atipica di emicrania
  • Amnesia della fonte: disturbo in cui è possibile ricordare alcune informazioni, senza però ricordarne la fonte
  • Sindrome di diffidenza di memoria: situazione per cui si è incapaci di credere nei propri ricordi
  • Amnesie causate dalla consumazione di alcol: un’eccessiva assunzione di alcol può causare il fenomeno di black out, con una amnesia di tipo anterogrado. L’alcolismo protratto nel tempo o la malnutrizione possono causare un tipo di amnesia chiamato sindrome di Korsakoff e che comporta confabulazioni, falsi ricordi e situazioni paradossali

La perdita di memoria può essere causata da diversi fattori:

  • Morbo di Alzheimer (può causare una perdita di memoria che può essere leggera o grave)
  • Morbo di Parkinson (difetto genetico che può causare la perdita di memoria)
  • Corea di Huntington (malattia ereditaria che può causare la perdita di memoria)
  • Chemioterapia, usando farmaci citotossici per il trattamento del cancro
  • Attività o eventi stressanti o traumatici
  • Invecchiamento
  • Malattie neurodegenerative
  • Trauma cranico o ferita
  • Isteria spesso accompagnata da senso di confusione
  • Attacchi apoplettici
  • Anestetici generali
  • Alcolismo
  • Ictus o attacco ischemico transitorio
  • Amnesia globale transitoria
  • Farmaci come i barbiturici
  • Terapia elettrocompulsiva (specialmente se prolungata)
  • Interventi chirurgico del lobo temporale del cervello
  • Masse cerebrali (causate da tumori o infezioni)
  • Herpes encefalico
  • Altre infezioni cerebrali
  • Depressione
  • oligofrenia,
  • cerebrolesioni
  • psicotici gravi, dove il disturbo di memoria, legato soprattutto alla MBT, è particolarmente connesso a difficoltà di attenzione verso il mondo esterno.

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