Cronemica: Tecniche Avanzate di Analisi della Comunicazione Non Verbale

ottobre 6th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Articolo di Katsiaryna Valko

La cronemica è quella parte della comunicazione non verbale che studia il tempo in cui si verifica un dato movimento. Lo stesso movimento può essere condotto rapidamente o lentamente, in sincronia con le parole o fuori tempo, ognuno di questi aspetti può modulare il significato di un segnale non verbale.

Generalmente, nella letteratura di riferimento si usano quattro riferimenti per analizzare il tempismo di un movimento:

  • Onset (esordio): si tratta del momento in cui inizia un movimento
  • Apex (punto apicale): si tratta del momento in cui il movimento raggiunge la sua massima intensità (ad es., la massima contrazione del muscolo zigomatico maggiore raggiunta durante l’espressione di un sorriso)
  • Offset (chiusura): si tratta del momento in cui si conclude il movimento
  • Durata: si tratta del tempo che intercorre tra onset ed offset

Onset, apex ed offset sono situati all’interno di uno specifico fotogramma del video completo, mentre la durata è espressa in secondi e numero fotogrammi. Il rapporto specifico tra queste variabili può darci informazioni sull’affidabilità di un’espressione facciale. Ad esempio, esistono emozioni decisamente brevi come la sorpresa, questa emozione indica solamente che il soggetto sta reagendo ad uno stimolo inatteso (ad es., una luce che inizia a lampeggiare), si tratta di un’emozione neutra, senza connotazione negativa o positiva. Uno stimolo inatteso può essere tale solo per brevi periodi, per cui la sorpresa è per definizione un’emozione rapida. In questo senso, il parametro della durata può dare suggerimenti per identificare un’emozione falsa come la sorpresa, perché se osservassimo per esempio un’espressione facciale di sorpresa della durata di 3 secondi, questa sarebbe incompatibile con i tempi in cui si verifica tale emozione e con la logica sottostante questa emozione. Al contrario, l’espressione di tristezza non simulata ha una durata particolarmente lenta, così come sono lenti e poco frequente in genere tutti i movimenti del corpo. Osservare degli schemi non verbali di tristezza di durata breve e rapida è dunque un indicatore che dovrebbe farci sospettare della genuinità di quella espressione non verbale.

Queste riflessioni hanno orientato la ricerca nello studio dettagliato delle differenze che consistono tra le espressioni facciali deliberate e spontanee. Le espressioni facciali spontanee sono quelle che sono prodotte da un’emozione e sono solitamente ritenute espressioni veritiere, rappresentative dell’emozione mostrata. Le espressioni facciali deliberate sono invece volontarie, è il soggetto che in qualche misura decide di metterle in pratica, è dunque ragionevole ipotizzare che abbiano una funzione diversa da quella emozionale.

Le espressioni facciali deliberate hanno talvolta una finalità emblematica, ovvero vogliono rappresentare l’emozione oggetto del tema di conversazione. Una persona può utilizzare volontariamente un’espressione facciale di perplessità per comunicare esplicitamente che ha seri dubbi su un certo contenuto. Esiste una seconda classe di situazioni in cui l’espressione facciale deliberata ha una funzione strategica, ovvero, è finalizzata al raggiungimento di un obiettivo.

Una persona potrebbe fingere tristezza per impietosire la controparte ed ottenere delle concessioni, oppure potrebbe fingere rabbia per intimidire l’altro ed ottenere qualcosa di più di quanto gli spetti.

In questo secondo caso è molto più facile pensare ad un lato mendace della comunicazione, per cui è assolutamente utile determinare le differenze osservabili tra le espressioni facciali deliberate e quelle spontanee. È questo l’argomento di una ricerca sistematica condotta da Hess e Kleck[1], ricercatori che si sono occupati di confrontare le espressioni facciali di felicità e disgusto in due condizioni (espressione deliberata vs spontanea). I ricercatori hanno osservato delle importanti differenze che permettono di distinguere questi tipi di espressione:

  • Le espressioni reali hanno minori irregolarità, ovvero, la contrazione dei diversi muscoli necessari per esprimere una determinata emozione si azionano a tempo, ovvero hanno onset, apex ed offset simultanei.
  • Le espressioni deliberate, volontarie hanno invece maggiori irregolarità, ovvero, almeno un elemento tra onset, apex ed offset avviene in tempi diversi per le diverse espressioni facciali coinvolte in un’emozione.
  • Le espressioni deliberate possono avere un’apex protratto nel tempo. Proprio come quando decidiamo di contrarre un muscolo possiamo decidere di contrarre (onset), tenere il muscolo contratto fino a quando è necessario (apex protratto) e poi decontrarre volontariamente.
  • Le espressioni spontanee normalmente sono caratterizzate da una decontrazione muscolare lenta.
  • Le espressioni facciali deliberate possono essere caratterizzate da una decontrazione muscolare rapida (offset rapido), proprio come se si decidesse di completare il proprio atto volontario.

L’analisi del comportamento non verbale non può prescindere dal fatto di situare le azioni nel tempo. Ad esempio, una pausa nel discorso può avere significati diversi se posta tra due frasi oppure al centro di una frase o addirittura al centro di una parola.

Un secondo modo di analizzare il tempismo nella comunicazione non verbale è quello di studiare dei segmenti specifici dell’interazione per capire se i cambiamenti del linguaggio del corpo siano presenti prima, dopo o durante un determinato evento.

Una ricerca di Leal e Vrij[2] ha analizzato proprio una variabile di linguaggio del corpo durante e dopo una dichiarazione di falso. La variabile analizzata è il battito delle ciglia, caratteristica che indica il carico cognitivo. L’ipotesi del carico cognitivo implica che mentire sia una attività mentalmente più impegnativa di dire la verità e questo implica una maggiore presenza di segnali di ragionamento. Questa ricerca ha dunque confrontato il comportamento non verbale di 26 persone assegnate a due condizioni sperimentali: 13 di loro dovevano dire la verità mentre altre 13 dovevano mentire. Per rendere l’esercizio più realistico, i partecipanti dovevano mentire solamente in un frangente particolare (quello della costruzione dell’alibi), mentre per il resto dell’esercizio avrebbero dovuto dire la verità. Questo tipo di procedura consente di rilevare il comportamento di base (baseline) delle persone osservate e considerare ragionevolmente il frangente in cui si dichiara un alibi falso come una variazione significativa. Il frangente in cui la persona dichiara l’alibi falso è da considerarsi come target temporale delle osservazioni. Anche questo target ha dunque una porzione iniziale chiamata onset, la dichiarazione ed un offset, cioè un lasso di tempo posto a chiusura della dichiarazione dell’alibi.

Leal e Vrij hanno dimostrato che il battito delle palpebre si presenta con maggiore frequenza nel caso delle dichiarazioni di falso e nello specifico questo accade nell’offset più che nella dichiarazione dell’alibi in sé. In altre parole, il carico cognitivo che si sviluppa mentre si pronuncia un alibi falso produce subito dopo uno scarico della tensione che può essere osservato tramite l’aumento del battito delle palpebre. In termini pratici, questa ricerca fa pensare che il battito accelerato delle ciglia sia un segnale di falso specialmente quando si verifica alla fine di una dichiarazione.

In modo simile, una ricerca di Vrij, Edward, Roberts e Bull[3] ha valutato che un altro indicatore di carico mentale è statisticamente più presente nelle storie false, si tratta del tempo di latenza, ovvero del periodo di tempo compreso tra una domanda e la risposta. È ipotizzabile che il tempo che intercorre tra domanda e risposta sia infatti strettamente correlato alla quantità di carico mentale impiegato dal soggetto per rispondere.

Un terzo modo di studiare la cronemica consiste nel segmentare un discorso in più parti situate nel tempo e comparando la comunicazione non verbale nei vari segmenti. L’approccio integrato di Vitalii Shapovalov[4] è un esempio di chiaro in questo senso. Questo metodo viene utilizzato in Ucraina quando c’è una contestazione sul metodo di intervista ed interrogatorio utilizzato nei settori forensi e si basa sulla video-analisi. Questo metodo consente un’accurata scansione temporale degli avvenimenti, la video-analisi è in definitiva una delle migliori modalità da utilizzare quando si fa una valutazione dell’affidabilità delle informazioni nel settore forense. Il metodo di Vitalii Shapovalov comprende un’analisi qualitativa e quantitativa degli indicatori di falso integrata, che può essere riassunta come segue.

Indicatori derivati da metodi fisiologici:

  • Esame del poligrafo

Indicatori derivati da metodi verbali

Indicatori di attendibilità

  • Logica della narrazione
  • Citazione delle proprie dichiarazioni e delle dichiarazioni della parte lesa (questo indicatore viene considerato solo se le azioni del criminale presuppongono un’interazione verbale)
  • Presenza di precisazioni e specificazioni sotto iniziativa dell’intervistato (le informazioni non derivano da richieste specifiche dell’intervistatore).
  • Descrizione di informazioni visive, oggetti, esseri viventi
  • Descrizione del proprio stato mentale
  • Comunicazione dei propri pensieri e riflessioni relativi al momento in cui si è verificato l’evento
  • Comunicazione da parte del soggetto intervistato sulle necessità fisiologiche, dimostrazioni, stati degli oggetti chiave relativi all’evento

Indicatori derivati da metodi non verbali

Indicatori di attendibilità

  • Utilizzo di gestualità illustratoria congruente a sostegno del proprio contenuto verbale
  • Espressioni facciali congruenti con il contenuto verbale

Indicatori di falso

  • Riduzione dei movimenti (sono inclusi nel campione di comportamento: i gesti illustratori, i movimenti della testa, delle dita, della mano, dei piedi). L’analisi comparata avviene tra domande chiave ed altri frammenti temporali descrittivi
  • Gesti di autocontatto
  • Espressioni facciali incongruenti con il contenuto verbale

Il metodo di analisi del contenuto verbale e non verbale si snoda in tre fasi:

  1. Una fase preparatoria
  2. Una fase investigativa
  3. Una fase di conclusione

La fase di preparazione consiste nel visionare le video-registrazioni, verificando che la qualità del video sia sufficiente per poter condurre un’analisi non verbale (il posizionamento della videocamera e le fonti di illuminazioni sono disposte correttamente), a seguire, si prepara la trascrizione delle videoregistrazioni disponibili.

Successivamente nella fase investigativa vengono messe in pratica le seguenti quattro procedure:

Procedura 1. Suddividere le testimonianze in frammenti, disponendo i vari contenuti in ordine cronologico.

Procedura 2. Determinare la distribuzione degli indicatori psicologici di attendibilità ed inattendibilità rispetto ai vari frammenti della testimonianza della persona analizzata. Questa procedura avviene tramite l’analisi del contenuto verbale e non verbale. L’analisi avviene in maniera comparatistica tra i vari frammenti distribuiti nel tempo. Questa procedura consente di identificare eventuali variazioni di comportamento rispetto alle normali abitudini del soggetto. Le quattro azioni che vengono condotte entro questa procedura sono le seguenti:

  • Azione 2.1. Registrare gli indicatori psicologici di attendibilità
  • Azione 2.2. Compilare la matrice degli indicatori psicologici di attendibilità
  • Azione 2.3. Registrare gli indicatori psicologici di inattendibilità
  • Azione 2.4. Misurazione qualitativa degli indicatori psicologici di inattendibilità

Procedura 3. Analisi comparativa delle testimonianze

  • Azione 3.1. Analisi comparativa formale data dalla persona in questione in tempi diversi
  • Azione 3.2. Analisi comparativa delle manifestazioni mimiche e pantomimiche della persona in questione registrata in tempi diversi e rispetto ai comportamenti ottenuti in ogni frammento della stessa intervista

Procedura 4. Analisi dell’interazione comunicativa tra la persona in questione e le persone partecipanti alle attività investigative

La Fase di conclusione è una sessione di sintesi che integri tutti risultati investigativi e dove si scrive e si presenta un report sulla base delle investigazioni complete.

Un quarto metodo che utilizza la variabile tempo per identificare le storie false si chiama T-Pattern ed è stato utilizzato da un gruppo di ricercatori italiani per l’analisi del caso di doping che ha visto coinvolto il ciclista Lance Armstrong.

Il metodo del T-Pattern consiste nel riconoscimento di una gerarchia di sequenze comportamentali nel tempo (pattern temporali). L’algoritmo, contenuto nel software Theme, permette di capire se una sequenza di eventi comportamentali apparentemente arbitrari si ripete all’interno di un determinato frame temporale ad una frequenza maggiore rispetto al caso.

Zurloni, Diana, Cavalera, Argenton, Elia e Mantovani[5] hanno utilizzato questo metodo per comparare il comportamento del ciclista in più situazioni, questo studio contiene le analisi di tre video in cui Lance Armstrong negava ogni legame con il doping e che risalgono al 2005, ed un’ulteriore intervista condotta da Oprah Winfrey in cui Armstrong ha ammesso di aver fatto uso del doping, considerando alcuni tipici indicatori legati alle dichiarazione di falso, in particolare erano inclusi i seguenti segnali non verbali:

  • Scuotere la testa
  • Battere le palpebre
  • Pressare le labbra
  • Muovere lo sguardo (schemi di contatto ed evitamento)

L’analisi dei dati ha rivelato che gli schemi di comportamento sono diversi nelle due condizioni. Le interviste in cui Armstrong dichiarava di non aver mai fatto uso di sostanze dopanti era caratterizzata da un basso livello di complessità e dalla presenza di comportamenti stereotipati. Il video in cui invece Armstrong confessa ha un numero e una complessità di pattern distintivi molto maggiori e la maggioranza di questi riguardavano l’utilizzo dei movimenti dello sguardo. Questo tipo di dati è in linea con l’ipotesi del carico cognitivo avanzata da Vrij, per cui mentire è un’attività stressante che implica l’applicazione simultanea di più compiti.

[1] Hess, Ursula, Kleck, Robert, E. (1990). Differentiating emotion elicited and deliberate emotional facial expressions. European Journal of Social Psychology, 20, 369-385.

[2] Leal, Sharon, Vrij, Aldert (2008). Blinking During and After Lying, Journal of Non Verbal behavior.

[3] Vrij, Aldert, Edward, Kathering, Roberts, Kim P., Bull, Ray (2000). Detecting deceit via analysis of verbal and nonverbal behavior, Journal of Nonverbal Behavior, Winter, 2000; 24; p. 239.

[4] Shapovalov, Vitalii (2017). The rationale for an integrated approach when implementing psychological assessment of credibility of information. Fonte: http://kp-ua.com/vitalii-shapovalov-rationale-integrated-approach-implementing-psychological-assessment-credibility-information/

[5] Zurloni, Valentino, Diana, Barbara, Cavalera, Cesare, Argenton, Luca, Elia, Massimiliano, Mantovani, Fabrizia (2015). Deceptive behavior in doping related interviews: The case of Lance Armstrong, Psychology of Sport and Exercise, vol, 16, part 2, pp. 191-200.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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