Che cos’è il disgusto: definizione in psicologia

ottobre 15th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Il disgusto è stato analizzato nelle ricerche dello psicologo Paul Rozin che è considerato il “padre del disgusto” grazie alle sue approfondite ricerche riguardanti questa emozione. Va rilevato che gli oggetti che provocano il disgusto siano variabili da cultura a cultura più che da soggetto a soggetto, ma vi sono alcuni come: l’urina, le feci, il muco e il sangue che provocano in tutti gli esseri umani la stessa repulsione.

Inoltre Rozin sostiene che il disgusto possa essere acquisito per quanto riguarda il cibo quando ad esempio dopo aver mangiato qualcosa ci sentiamo male, in tal caso il cibo ritenuto “colpevole” viene associato definitivamente nel nostro cervello a questa emozione negative.

Rozin in collaborazione con altri autori ha individuato e classificato diverse tipologie di disgusto:

  • Il core disgust (Rozin e Fallon, 1987; Haidt, McCauley e Rozin, 1994). Questa tipologia è legata all’aspetto psicoevoluzionistico originario in quanto ha che fare con la cautela dell’uomo sul cibo che introduce in bocca e al suo eventuale rifiuto a causa, per esempio, della sgradevolezza e della sua origine. Si tratta di una sorta di protezione orale da seguenti stimoli: animali, cibo e prodotti corporei.
  • L’animal reminder disgust (Rozin, Lowery e Ebert, 1994; Rozin, Haidt e McCauley, 2000). Tale tipologia ha a che fare con la difesa da oggetti disgustosi per la vista e per il tatto. Essa costituisce una sorta di dilatazione del disgusto orale che passa agli altri sistemi sensoriali. E riguarda ad esempio gli oggetti dell’igiene, della morte e ciò che oltraggia la superficie corporea (ad esempio il sangue).
  • Il “contamination disgust” (Fahs, 2011) si riferisce per lo più alle reazioni di disgusto determinate dall’incongruità di comportamenti sessuali rispetto a norme che regolano la società e che sono vissuti in prima persona.
  • Il disgusto interpersonale (Rozin e Fallon, 1987; Haidt, McCauley e Rozin, 1994) quando c’è un contatto di qualsiasi genere con soggetti sgradevoli o ritenuti fonte di contaminazione. Ad esempio con persone malate oppure coloro che sono rei di particolari delitti.
  • Il disgusto socio-morale (Haidt, Rozin, McCauley e Imada, 1997; Rozin, Haidt e McCauley, 2000) emerge quando vi siano infrazioni di tipo sociale o morale in presenza di azioni brutali e inumane di soggetti sgradevoli. Ci troviamo di fronte comunque ad eventi disgustosi che, pur nella loro diversità, dipendono in maniera determinante dalla cultura dei popoli.

Ekman interpreta il disgusto come una sensazione di avversione. Nel suo libro “Unmasking the face” [1] presenta questa emozione elencando una serie di casi: quando una persona dopo aver assaggiato qualcosa vuole sputarla o anche quando solo ritiene di mangiare qualcosa di sgradevole; quando sente un odore di qualcosa da cui vuole tenersi a distanza; quando si vede qualcosa che pensiamo possa avere uno spiacevole sapore od odore. Inoltre Ekman spiega come si possa provare disgusto incontrando una persona con gravi difetti fisici o quando osserviamo certi comportamenti umani come ad esempio soggetti che maltrattano gli animali.

Miller[2] ci fornisce un importante suggerimento su una funzione sociale del disgusto che non sarebbe altrimenti evidente. Egli parla di un blocco del disgusto quando siamo in presenza dell’amore dei genitori verso i propri figli o quello romantico che prevedono l’intimità e sottolineano l’impegno personale.

Un’altra funzione rilevante del disgusto è quella di tenerci a distanza da ciò che è disgustoso, ma questo comporta un possibile svantaggio in quanto esso potrebbe diminuire la capacità di provare compassione ed empatia.

Per quanto riguarda i rapporti del disgusto con gli altri tipi di emozioni, Ekman illustra le opinioni di alcuni psichiatri [3] i quali ritengono che il disgusto abbia un ruolo in alcuni disturbi come quello ossessivo-compulsivo che appare nel rovello ossessivo riguardante lo sporco e la necessità di una pulizia eccessiva, le fobie sociali per cui un soggetto ha paura di essere umiliato, disturbi dell’alimentazione, come la bulimia e l’anoressia nervosa che provocano nelle persone il disgusto verso alcuni cibi o parti del corpo.

[1]Ekman, P. & Friesen, W. V. 1975. Unmasking the Face: A Guide to Recognizing Emotions from Facial Clues. Upper Saddle River, N.J.: Prentice Hall. See pages 66-67.

[2]Miller, The Anatomy of Disgust. Seepages 133-34

[3]Phillips, M. L., Senior, C., Fahy, T. & David, A. S. 1998. “Disgust—the forgotten emotion of psychiatry.” British Journal of Psychology, 172: 373—75.

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