Che cos’è (davvero) la felicità

ottobre 18th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Articolo di Katsiaryna Valko

Un’altra emozione di base proposta da Ekman è la felicità.  Le ragioni che determinano le emozioni positive possono essere collegate a eventi che riguardano persone a cui si è particolarmente attaccati, la nascita di un bambino fortemente voluto, il trovarsi in presenza di una persona amata o qualcosa come il raggiungimento del successo. Inoltre, c’è anche un insieme di caratteristiche della personalità che possono essere messe in relazione con le emozioni piacevoli [1].

Secondo Ekman non si può parlare soltanto della felicità, ma si deve prendere in considerazione anche altre emozioni piacevoli che potrebbero avere una conseguenza positiva sulla vita.  Egli è dell’idea che si possono catalogare più di una dozzina di tali emozioni che hanno un carattere universale e sono differenti l’una dall’altra. Alcune delle emozioni positive descritte da Ekman nel suo libro sono: [2]

  • Divertimento. Indica un’emozione semplice che ha a che fare con qualcosa di piacevole, con lo scherzo, la battuta. Per esempio possiamo considerare l’industria dell’intrattenimento che ha appunto lo scopo di stimolare questa particolare emozione.  Per quanto riguarda l’intensità essa può variare presentandosi in maniera leggera o in una forma molto forte.
  • Eccitazione. La novità o una certa sfida suscitano questa piacevole emozione. Ekman ritiene che vi sia un legame tra eccitazione e paura, anche se la paura non deriva da un concreto pericolo.
  • Sollievo. Quando qualcosa che ha suscitato profonde emozioni termina, allora si prova sollievo. Esso spesso si manifesta con un sospiro o con l’inspirazione e l’espirazione. Anticipatrice del sollievo è la paura, ma ciò non accade sempre, in quanto la possibile minaccia potrebbe produrre conseguenze negative. Questa emozione non si presenta mai da sola ma segue sempre altre emozioni.
  • Stupore. Esso è caratterizzato dalla sua sporadicità e dalla percezione di essere soggiogati da ciò che non ci appare nitidamente comprensibile. Ekman è in disaccordo con coloro che ritengono lo stupore indistinguibile dalla paura e ritiene che vadano tenuti separati, così come crede che l’ammirazione per qualcuno non vada confusa con lo stupore in quanto non provoca le stesse sensazioni.
  • Estasi. Questo stato emotivo in cui si trascende da se stessi può essere provocato da una profonda pratica meditative, dall’esperienza dell’adesione alla natura oppure tramite un’esperienza sessuale[3].
  • Fierezza. Quando si è compiuto qualcosa di difficilmente raggiungibile dando tutto se stessi, allora l’insieme di soddisfazione e orgoglio per quello che abbiamo fatto è la fierezza, di cui possiamo goderne in perfetta solitudine. Ekman non essendo riuscito ad identificare un termine inglese congruo a questa emozione, utilizza la parola italiana “fierezza” che è stata individuata dalla psicologa italiana Isabella Poggi.(pag. 201 te lo leggo in faccia)
  • Naches[4] è un’espressione Yiddish con cui definiamo l’insieme di emozioni di piacere e fierezza quando c’è il raggiungimento di un importante risultato da parte di figli.
  • Elevazione Tale termine è stato proposto dall’antropologo Jonathan Haidt che ritiene che l’elevazione debba essere considerata come un’altra delle emozioni positive e la descrive come “un sentimento caloroso, elevante che si prova quando si assiste a gesti inaspettati di umana bontà, gentilezza e compassione[5]”. Ekman ha sollevato dubbi su quanto Haidt ha definito: non sembra sicuro che l’elevazione abbia caratteristiche decisive per essere considerata un’emozione, infatti, egli conclude che non sempre ciò di cui facciamo esperienza è un’emozione semmai è qualcosa che rientra nelle categorie del pensiero e in quelle dei valori.
  • Gratitudine. È descritta da Richard e Bernice Lazarus come “l’apprezzamento per un dono altruistico foriero di benefici[6]. Essi danno rilievo al fatto che quando qualcuno compie un gesto carino verso di noi, ma che sia altruistico e non un gesto da cui ricava un vantaggio chi lo fa, ci risulta più facile provare gratitudine piuttosto che imbarazzo. Ekman si chiede se associarla ad alcune altre emozioni, per esempio come il sollievo o il divertimento
  • Schadenfreude[7].  È la parola tedesca che esprime la sensazione che proviamo quando veniamo a conoscenza che il nostro più irriducibile nemico ha sofferto. Essa può provocare una sensazione piacevole, ma si tratta di qualcosa che è biasimato all’interno delle società occidentali.

Per Ekman, affinché possono rientrare nell’ambito delle emozioni tutto ciò che abbiamo appena detto, serve una ricerca più approfondita, tuttavia ritiene importante la descrizione di un’ampia serie di emozioni positive.  Le emozioni positive hanno la funzione di motivarci a fare cose che sono favorevoli per noi e ci incoraggiano a svolgere le attività basilari per il nostro benessere.
Per quanto concerne il legame tra le emozioni positive e possibili disturbi Ekman spiega che

l’assoluta mancanza di un’emozione piacevole è stata definita dagli psichiatri  come disturbo di anedonia. In senso opposto un’eccitazione inarrestabile, amalgamate talvolta con la beatitudine e la fierezza, sono elementi del disturbo emotivo chiamato mania.

[1] Averill, J. R. & More, T. A. 2000.

“Happiness.” In Lewis and Haviland-Jones, The Handbook of Emotions. See pages 663-76.

[3] Ci sembra opportuno dare un esempio , a nostro avviso rilevante  di espressione facciale legata all’emozione dell’estasi rappresentata dal volto di Santa Teresa d’Avida scolpito da G. L. Bernini.

[4]Rosten, L. 1968. The Joys of Yiddish. New York: Pocket Books. See page 257.

[5]Haidt, J. 2000. “The positive emotion of elevation.” Prevention and Treatment, 3.

[6]Lazarus, R. & Lazarus, B.N. 2001. “The emotion of gratitude.” Paper presented at a meeting of the American Psychological Association, San Francisco, Calif

[7]Smith, R. H., Turner, T. J., Garonzik, R., Leach, C. W., Vuch-Druskat, V. & “Weston, C. M. 1996. “Envy and Schadenfreude.” Personality and Social Psychology Bulletin, 22: 158-68, Brigham, N. L., Kelso, K. A., Jackson, M. A. & Smith, R. H. 1997. “The roles of invidious comparison and deservingness in sympathy and Schadenfreude.” Basic and Applied Social Psychology, 19: 363-80.

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