Comunicazione Non Verbale: tono di voce

ottobre 20th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Articolo di Katsiaryna Valko

Nel corso di una conversazione, non è difficile rendersi conto di quanto alcune caratteristiche della voce umana trasmettano elementi comunicativi aggiuntivi e separati da quelli del significato delle parole. Vengono distinti elementi vocali non verbali di tipo prosodico e paralinguistico, come il volume e il tono della voce, la durata sia del parlato che delle pause e l’inflessione vocale[1]. Nell’introduzione di questo capitolo, riferendo di uno studio di Albert Mehrabian, abbiamo trovato che durante una conversazione tra due persone il significato del messaggio per il 38% viene trasmesso tramite l’aspetto vocale o paraverbale a dispetto di un 7% diffuso dall’aspetto verbale.

Nel processo vocale confluiscono elementi di diversa natura, che possono essere classificati come elementi paralinguistici, extralinguistici ed elementi di contorno come alcune vocalizzazioni utilizzate per esprimere pause nel discorso accompagnate da suoni, ad esempio il classico “mhmm” oppure l’“eehm”. Inoltre bisogna tener presente altri elementi come schiarimenti di voce, colpetti di tosse, sbadigli, starnuti, espressioni di pianto e riso.

Mentre gli elementi extralinguistici sono piuttosto costanti e tipici della singola persona, essendo legati alle caratteristiche fonetiche del suo apparato vocale (ad esempio, la voce nasalizzata), quelli paralinguistici sono variabili a seconda della situazione e riguardano un complesso di caratteristiche acustiche[2]:

  • Il tono deriva dalla tensione delle corde vocali le cui variazioni identificano l’intonazione.
  • Il volume della voce è strettamente legato con l’accento enfatico con cui il parlante vuole accentuare una certa parte del suo discorso rispetto ad altre.
  • Gli elementi temporali che sono costituiti dalla durata complessiva del discorso, dalle pause di silenzio (“pause vuote”) e dalle vocalizzazioni già viste (“pause piene”), ma anche dalla velocità con cui viene articolato il discorso per numero di sillabe pronunciate nell’unità di tempo.

Gli elementi vocali non verbali individuano la qualità della voce e dipendono anche da fattori sociali, biologici, di personalità (ad esempio, la voce di una persona felice è diversa da quella di una demoralizzata) e da fattori psicologici transitori (incertezza, seduzione, sarcasmo, menzogna).

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, lo stesso silenzio, inserito nell’ambito di una comunicazione verbale, assume un significato importante, specie se rapportato alle diverse culture, il significato può dipendere sia dal carattere della relazione in corso che dalla particolare situazione in cui si inserisce[3].

Il silenzio può, di fatto, assumere un insieme di significati anche ambivalenti o meglio alternativi: è facile immaginare situazioni in cui per la presenza di legami affettivi tra gli interlocutori, un breve silenzio nel discorso possa in alcuni casi essere utilizzato per esprimere condivisione di idee e di sentimenti o, al contrario, allontanamento e discordanza. Il silenzio può quindi esprimere accordo, ma anche disappunto (“funzione di valutazione”). In altre situazioni il silenzio può rappresentare una pausa di concentrazione e riflessione, o all’opposto essere una via di evasione mentale e un’espressione di distrazione (“funzione di attivazione”). Può racchiudere una menzogna o celare un’affermazione, come pure può avvalorarla in maniera silenziosa qualora si rinunci a controbatterla (“funzione di rivelazione”).

Anche il silenzio ha le sue regole e le sue interpretazioni, che vanno imparate assieme al linguaggio e indicano in quali contesti, con quali interlocutori e per quale scopo va usato. Nella maggior parte dei casi, si ricorre al silenzio quando i rapporti tra gli individui sono ancora incerti ed insicuri; cioè quando tra di essi vi sia scarsa confidenza. Tutte queste regole del silenzio variano comunque da cultura a cultura: nella cultura occidentale, un silenzio prolungato durante una conversazione viene solitamente interpretato negativamente, come una perdita di interesse o di volontà nell’approfondire vicendevolmente la relazione comunicativa. Al contrario, nella cultura orientale, esso rappresenta un elemento di intimità e intesa, familiarità e perfino rispetto.

In conclusione, le caratteristiche fonetiche della voce hanno un impatto iniziale molto importante nella comunicazione poiché esse vengono percepite e valutate  inconsapevolmente. Nel sud dell’Europa la partecipazione a un discorso con toni di voce elevati e con interruzioni o sovrapposizioni reciproche tra gli interlocutori, non solo è tollerata, ma viene considerata come un segno di partecipazione attiva, di interessamento alla conversazione. In Oriente, ma negli stessi Paesi del Nord Europa, questa modalità di gestione del parlare insieme non è ben vista, essendo preferita in essi una modalità dai toni più discreti. E quasi ovunque nel resto del mondo, l’interruzione del discorso da parte dell’altro, o il sovrapporre a esso il proprio eloquio, viene considerata come una prevaricazione e una negazione al diritto di parola. Ci si attende, infatti, che la parola venga ceduta solo dopo un esplicito segnale convenzionale come un breve silenzio o l’assunzione di un particolare tono di voce.

 

[1] Anolli L. e Ciceri R. (1997), La voce delle emozioni. Verso una seriosi della comunicazione vocale non-verbale delle emozioni, Angeli, Milano.

[2] Anolli L. (a cura di), (2002), Psicologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna, pp. 214-215.

[3] Ibid. pp.218-219.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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