Comunicazione Non Verbale: contatto fisico

ottobre 22nd, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Articolo di Katsiaryna Valko

Aptica

Oltre alla prossemica, è opportuno prendere in considerazione alcune caratteristiche del contatto fisico; stabilire un contatto corporeo con gli altri assume un ruolo fondamentale nei rapporti della vita sociale, e ve ne sono di diversa qualità e significato.

In primo luogo è importante distinguere tra l’azione del toccare una persona, in cui prevale l’aspetto esplorativo, e l’azione dell’essere toccati, in cui domina la percezione di segnali provenienti dall’esterno[1].

Toccare un altro è un atto di comunicazione non verbale che influenza la natura e l’efficacia delle relazioni interpersonali. Il comportamento basato sul tatto può avvenire in modi diversi: abbracciando, accarezzando, pizzicando, facendo il solletico, baciando e può assumere significati differenti a seconda dei rapporti tra i soggetti e del contesto in cui si verifica, la cultura, l’appartenenza al sesso femminile o maschile, l’età, lo status delle persone e il loro tipo di personalità[2].

Generalmente nell’aptica si distinguono due tipi di contatto corporeo nei confronti degli altri[3]:

  • Contatti reciproci, cioè quelle azioni cui è attribuito un significato ben preciso e vicendevole dagli interlocutori stessi nel corso dell’interazione, ad esempio, stringersi la mano nel saluto.
  • Contatto individuale, invece è un segno unidirezionale, compiuto da una persona nei confronti dell’altra e può comunicare un rapporto di superiorità, dominanza o potere: chi ha una posizione o uno status anche sociale superiore tende spesso a sentirsi “autorizzato” a toccare l’altro stabilendo un contatto fisico con l’interlocutore che occupi una posizione inferiore, e non viceversa, ad esempio poggiare un braccio sulle spalle di un altro per esprimere l’incoraggiamento che è un tipico segno di questo rapporto.

La reazione al contatto fisico dipende dal modo, dal motivo e da quale parte del corpo la persona venga toccata. Per entrambi i tipi di contatto vi sono certe parti del corpo, come le braccia, le mani e le spalle, che possono essere toccate sia dalle persone conosciute che da quelle estranee senza che questo venga percepito in modo fastidioso o inappropriato. Altre parti del corpo, come le gambe, i piedi, il tronco, il collo e le zone intime, sono tipicamente considerate delle zone tabù a cui possono avere l’accesso solo quelle persone con cui si ha una relazione intima o alcuni professionisti nel corso dello svolgimento del proprio dovere, come, ad esempio: massaggiatori, medici, fisioterapisti. Inoltre, ci sono parti del corpo che possono essere toccate dal padre e altre dalla madre e altre ancora da amici dello stesso sesso o del sesso opposto.

Il contatto fisico può assumere le funzioni diverse tra cui la più significativa è quella di comunicare gli atteggiamenti interpersonali. Le relazioni tra le persone, dove è più sicuro che si verifichi contatto fisico sono[4]:

  • Rapporti amorosi: i contatti corporei trasmettono messaggi di tenerezza, di affezione, di interesse e di attrazione sessuale. In questi rapporti i contatti reciproci espressi in pubblico possono assumere il valore di un vero e proprio annuncio del grado di legame esistente e consentono di individuare, sulla base delle specifiche relazionali, i dettagli caratterizzanti i vari tipi di relazioni, evidenziando se siano innamorati e uniti in relazioni stabili o occasionali.
  • Allattamento dei bambini: già a partire dalla nascita per i bambini il tatto è certamente uno dei canali di comunicazione più importanti poiché attraverso di esso si stabilisce il rapporto di attaccamento con la madre utile e necessario sia per motivi fisiologici (per ottenere la nutrizione), che per quelli psicologici ed emotivi (per avere protezione e consolazione). La stimolazione cutanea è in relazione con quanto il bambino ha ricevuto nell’utero materno, infatti con la nascita aumenta la necessità di comunicazione per la complessità del mondo in cui si troverà. Lo strumento principale attraverso cui riceve i messaggi è dunque la stimolazione tattile. Il bambino trovandosi in un ambiente “estraneo” ha bisogno di un messaggio rassicurante, ciò avviene quando è stretto al seno della madre ed è accarezzato, riproducendo in tal modo una situazione simile alla sua condizione nell’utero materno. Non si creda che questo contatto corporeo svolga solo una temporanea funzione di rassicurazione, ma costituisce un fattore decisivo nello sviluppo successivo del bambino; durante la crescita la comunicazione tattile è il modo principale di acquisizione di conoscenza del mondo esterno: la visione di un oggetto non è soddisfacente finché non riesce a toccarlo. Si può dire che attraverso il tatto il bambino riesca ad ottenere quella comunicazione che è in grado di fargli accettare l’oggetto in questione[5].
  • Amicizia: toccare l’altro serve a manifestare un rapporto emozionale positivo di confidenza, di apprezzamento e di affiliazione. Per questo motivo la persona che tocca è generalmente considerata cordiale, disponibile ed estroversa e sotto questo punto di vista sembra favorire aspetti di simpatia che aiutano a stabilire relazioni amichevoli.
  • Aggressività: il contatto fisico può anche provocare reazioni negative di disagio, di rabbia o di rancore nei momenti in cui sia percepito come tentativo di aggressione, di prepotenza o di violenza;
  • Contatto professionale: si tratta di un contatto ravvicinato che può invadere anche la sfera della fisicità più intima, caratterizzato da comportamenti di distanza empatica pur nella vicinanza fisica, che caratterizza i contatti compiuti da taluni professionisti nello svolgimento del proprio ruolo tecnico e pratico di cura della salute e di relax del corpo. Tra i quali vi sono medici e infermieri, ma anche massaggiatori, osteopati, estetisti, e altre categorie professionali specifiche[6].

In alcune situazioni inoltre il contatto corporeo segue degli specifici rituali che gli attribuiscono significati strettamente legati al particolare contesto di svolgimento, quali i saluti di benvenuto e quelli di commiato, le congratulazioni nello sport, le cerimonie e le occasioni ufficiali d’incontro[7].

Inoltre, il significato e il modo in cui avviene il contatto fisico cambiano da una cultura a un’altra.  All’interno di ciascuna cultura esistono delle proprie regole riferite al contatto corporeo, spesso basate sulle tradizioni, sulla religione e sui costumi connessi a quella cultura, oltre che sull’appartenenza al genere maschile o femminile, che predeterminano il modo di comportamento interpersonale fra i suoi rappresentanti.

Si può dunque distinguere tra culture “tattili” in cui il contatto corporeo è consentito e molto usato e quelle “non-tattili” in cui esso è invece quasi totalmente assente.  Alle culture

“tattili” appartengono principalmente i popoli latino-americani, quelli arabi e quelli europei meridionali, che nelle interazioni tendono a usare il contatto fisico con maggiore frequenza rispetto agli individui appartenenti a culture a moderato “contatto”. I rappresentanti delle culture “non-tattili”, principalmente gli asiatici, gli indiani, i pachistani e gli europei settentrionali, nelle conversazioni preferiscono invece mantenere una distanza l’uno dall’altro senza toccarsi o ricorrere ad alcun genere di contatto fisico.

Possiamo fare alcuni esempi: baciarsi ed abbracciarsi per i ragazzi americani è poco consueto mentre lo è tra i latino-americani. Un anglosassone quando stringe la mano ad un’altra persona sembra silenziosamente sollecitare l’altro a tenere una adeguata distanza. Anche in uno scompartimento affollato di una metropolitana mantengono una rigidità e riservatezza che pare negare la presenza degli altri passeggeri. I francesi, al contrario, non sentono la necessità di isolarsi dagli altri, ma spesso il contatto fisico involontario all’interno di un vagone della metrò può essere l’occasione per una battuta di spirito. (83-84) (cos’è 83-84?)

Solitamente il modo di contatto fisico tra gli uomini e le donne è assai diverso: gli uomini usano, infatti, forme più formali di contatto come la stretta di mano o la pacca sulla spalla; le donne, invece, prediligono forme di contatto più libere e sciolte, e risultano più spigliate e cordiali, riuscendo così a trasmettere meglio i propri messaggi che sono più frequentemente di carattere affettivo e di conforto amichevole.

Oltre al contatto rivolto agli altri, ricordiamo anche i gesti rivolti a se stessi, quali carezze o un tocco di parti del proprio viso e corpo. Solitamente queste forme di auto-contatto avvengono quando si è nervosi, perplessi, insicuri o in certe situazioni di disagio.                          Anche in questo caso conta il sesso di chi compie tali gesti: le donne, infatti, che sono più predisposte ad accarezzarsi con delicatezza estendono il contatto anche a tutto il resto del corpo; gli uomini, invece, tendono a contatti caratterizzati da gesti più rapidi e determinati, limitandosi a toccare il retro del collo, o il torace, e tutto al più le gambe.

In tutte le culture però il contatto fisico rimane sempre un atto comunicativo abbastanza equivoco, proprio perché trasmette contemporaneamente diversi significati e pertanto l’uso abile e competente dei gesti di contatto può notevolmente facilitare il processo di comunicazione nell’espressione dei diversi sentimenti e stati d’animo umani, e con ciò determinare la fiducia e la posizione che assume un interlocutore.

 

[1] Argyle M., (1978), Il corpo e il suo linguaggio, Zanichelli, Bologna.

[2] Franchi A., (1997), La forma più antica di comunicazione: il contatto corporeo.In Mancini A. Il corpo ritrovato. Introduzione ai segnali della comunicazione non verbale. ISU, Università Cattolica, Milano.

[3] Anolli L. (a cura di), (2002), Psicologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna, pp. 234-235.

[4] Anolli L. (a cura di), (2006), Fondamenti di psicologia della comunicazione,  Il Mulino, Bologna.

[5] Montagu A. e Matson F., (1981), Il linguaggio della comunicazione umana, Sansoni, Firenze, pp. 79-80.

[6] Franchi A., (1997), La forma più antica di comunicazione: il contatto corporeo.In Mancini A. Il corpo ritrovato. Introduzione ai segnali della comunicazione non verbale. ISU, Università Cattolica, Milano.

[7] Anolli L. (a cura di), (2002), Psicologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna, p. 235.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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