Non è lo stress a farti male se reagisci con intelligenza emotiva

febbraio 28th, 2019 | Posted by Igor Vitale in Uncategorized

 

Articolo Francesco Clemente

L’inquadramento del concetto di stress ci consente di prendere in considerazione l’incidenza di uno stato di eccezione, che rompe un equilibrio esistente e che apre uno scenario dove l’emergenza è in primo piano. A riguardo, la psicologia come ambito di studio e di applicazione ha dimostrato di specializzarsi per predisporre delle strategie efficaci in contesti particolarmente difficili, nei quali si mettono in campo modalità operative per incidere su problemi tangibili, siano essi individuali o collettivi.

Si tratta, in ultima analisi, di una vera e propria “psicologia in azione”, volta a far funzionare al meglio tutti i meccanismi di riequilibrio di situazioni critiche destabilizzanti:

“Rappresenta, tra le scienze psicologiche, un’area specifica teorico-pratica, ben contestualizzata, con finalità particolari quali il favorire il riequilibrio  della trama sociale colpita dall’evento critico, il recupero del senso di sicurezza  e d’indentità delle persone coinvolte. Questa disciplina trova applicazione, oltre che sul campo d’interesse della Medicina delle catastrofi, anche in quelle situazioni   che sono definite  Incidenti maggiori, secondo i termini del Servizio Sanitario Inglese.”[1]

La dimensione dell’antifragilità implica un ripensamento significativo delle situazioni stressanti, proprio perché essa si alimenta di stress. Il punto fondamentale, dunque, è il ripensamento dello stress, suscettibile di letture differenti da certe vulgate psicologiche e da certi luoghi comuni, abbastanza diffusi. Si tratta di una ricognizione da compiersi sul piano categoriale, poiché lo stress deve essere letto come possibilità di sfruttarlo a proprio vantaggio:

“A differenza di quello che la maggior parte delle persone crede, non esiste una risposta fisica uniforme allo stress, innescata da qualsivoglia situazione stressante. Le variazioni cardiovascolari specifiche, il rapporto fra gli ormoni secreti e gli altri aspetti della risposta allo stress possono variare ampiamente.”[2]

L’assunzione di questo punto di vista invita ad un dispiegamento del ventaglio delle risposte allo stress, ben al di là della nota dualità attacco-fuga, in direzione di strategie differenti per così dire “attivanti” e come tali fonte di un certo godimento:

“Come ha osservato Walter Cannon, una risposta allo stress di attacco-fuga inizia quando si attiva il sistema nervoso simpatico. Allo scopo di rendervi   più attenti e pronti ad agire, questo sistema prepara tutto il corpo alla mobilitazione dell’energia. Il fegato libera i grassi e zuccheri nel letto ematico per fornire carburante. Il respiro diventa più profondo affinchè giunga al cuore più ossigeno e la frequenza cardiaca aumenta rapidamente per fornire ossigeno, grassi e zuccheri ai muscoli e al cervello.

Gli ormoni dello stress, come l’adrenalina e il cortisolo, aiutano i muscoli e il cervello a catturare e utilizzare quell’energia nel modo più efficace possibile.”[3]

Risulta interessante notare l’aspetto attivante dello stress, la sua capacità di stimolazione positiva, sia corporea che mentale, cui si associa un certo godimento legato all’eccitazione:

“L’energia cui ricorrete in condizioni di stress, non si limita ad aiutare il corpo ad agire, ma attiva anche il cervello. L’adrenalina risveglia i sensi. Le pupille si dilatano per far entrare più luce e l’udito si affina. Il cervello elabora più rapidamente ciò che percepite. Il pensiero smette di divagare e le cose meno importanti vengono lasciate da parte. Lo stress può determinare uno stato di attenzione e di concentrazione estremo, adeguato per ottenere maggiori informazioni sull’ambiente fisico circostante. Disponete anche di una spinta motivazionale dovuta a un cocktail biochimico composto da endorfine, adrenalina, testosterone e dopamina.”[4]

Non sempre le risposte allo stress sono quelle note, ma possono essere quelle che possono vantare un medesimo stato di attivazione:

“Quando la sopravvivenza è in pericolo, queste variazioni biologiche si fanno ancora più evidenti e si può manifestare una classica risposta di attacco-fuga. Ma quando la situazione stressante è meno minacciosa, il cervello e il corpo si dispongono in uno stato diverso: la risposta di sfida…non diversamente dalla risposta di attaco-o-fuga, ma risposta di sfida vi dà ugualmente energia e vi aiuta ad agire sotto pressione. Anche in questo caso, la frequenza cardiaca aumenta, l’adrenalina raggiunge un picco, i muscoli e il cervello ottengono più carburante, e le sostanze chimiche che vi fanno sentire bene aumentano. Ma vi sono differenze importanti rispetto all’attacco-o-fuga: vi sentite molto concentrati, ma non prevale la paura.”[5]

 

La consapevolezza che la capacità di affrontare una sfida sia funzionale al miglioramento delle relazioni, all’apprendimento e alla crescita complessiva dell’individuo, nonché l’assunto stesso che lo stress sia una componente ineliminabile della vita stessa, da cui si deduce la sua significatività per la vita stessa, e come tale deve essere continuamente trasformata,[6] è alla base della predisposizione di soluzioni pratiche per mutare il segno dello stress, da negativo a positivo: la traduzione della tensione in eccitazione,[7]la trasformazione di una minaccia in una sfida,[8]la traduzione della sopraffazione in speranza,[9]la traduzione degli obiettivi etero-centrati in obiettivi auto-centrati,[10]tradurre le avversità in risorse,[11]la capacità di cogliere il lato positivo nelle avversità,[12]la possibilità della crescita post-traumatica.[13]Tutte caratteristiche che suggeriscono delle consonanze con quelle rilevate dalla lettura che attraverso il modello S.F.E.R.A. si può fornire del costrutto dell’antifragilità, non ultima anche l’agilità emotiva, che fa leva appunto sulla capacità personale di navigare all’interno del mondo interiore, riuscendo a compiere piccoli ma importanti passi in direzione di una crescita continua:

 

L’agilità emotiva è la capacità di lasciarsi andare, di calmarsi e di vivere con maggiore intenzionalità. Si tratta di scegliere come rispondere al sistema di allerta emotivo. L’agilità emotiva è in linea con l’approccio descritto da Viktor Frankl, uno psichiatra sopravvissuto a un campo di concentramento  nazista, autore del libro Uno psicologo nei lager, dove invita  a condurre una vita più significativa, una vita in cui il nostro potenziale umano possa essere realizzato…”[14]

 

Ai fini della presente trattazione, ovvero della possibilità di confrontare alcuni aspetti specifici del coping con il costrutto dell’antrifragilità secondo il modello S.F.E.R.A. è opportuno rilevare il nesso fra l’antifragilità e il pensiero divergente, ma anche alla noosfera. Il ripensamento di un evento critico squarcia un panorama di soluzioni non codificate, di risposte originali a eventi inopinati, dove appunto la necessità di contenere situazioni difficili si coniuga con l’occasione di una ricerca personale.

Il punto centrale del discorso è l’assunzione che il pensiero creativo si presenta come una dimensione di flessibilità, di duttilità, di rottura con i vecchi schemi di risposta, dalla logica lineare, dalla soluzione precostituita, in direzione di una vera e propria dissoluzione delle stereotipie e di destrutturazione di pensieri consolidati. Tutti aspetti che sono stati messi a fuoco da   alcuni studi mirati sulla questione:

“Che rapporto si può individuare fra resilienza e creatività? Pare che si possano cogliere dei legami sul piano concettuale sul piano operativo[…]. Incominciamo con il considerare gli aspetti concettuali comuni a resilienza e creatività. La resilienza è intesa come possibilità di trasformare una situazione dolorosa o traumatica in un  processo di apprendimento e di crescita, come capacità di riorganizzazione positiva della vita[…]. Trasformazione e riorganizzazione sono dinamiche che, secondo certe prospettive teoriche, contraddistinguono l’atto creativo…Quest’ultimo consisterebbe infatti nell’applicare auna situazione uno schema di interpretazione insolito per essa. La creatività sarebbe insomma soprattutto questione di “prospettiva”, di punto di vista, di modo di guardare la realtà. Nelle situazioni non-creative viene adottata la prospettiva usuale; in quelle creative si cambia prospettiva e si considerano le cose da un’altra ottica.”[15]

[1]C. CAVIGLIA C.,NARDIELLO D., Le dinamiche psicologiche nelle Emergenze, Idelson-Gnocchi, 2009, Napoli, p.2;

[2]McGONICAL K., Il lato positivo dello stress, Giunti editore, Firenze, 2018, p.72.

[3] McGONICAL K., Il lato positivo dello stress, cit.,, p.73.

[4] McGONICAL K., Il lato positivo dello stress, cit., p.74.

[5] McGONICAL K., Il lato positivo dello stress, cit., p.74

[6]Ci sentiamo stressati quando i nostri interessi sono messi a repentaglio, quindi reagiamo. Ci stressiamo quando i nostri valori sono minacciati, perciò li defendiamo. Ci stressiamo quando abbiamo bisogno di coraggio. Ci stressiamo quando per poter entrare in relazione con gli altri. Ci stressiamo per imparare dai nostri errori. La risposata allo stress è più che un mero istinto di sopravvivenza. Fa parte del modo di agire degli esseri umani, delle modalità in base alle quali dimostriamo interesse e interpretiamo la nostra collocazione nel mondo. Quando capite tutto ciò, la risposta allo stress non è più qualcosa da temere. È qualcosa da apprezzare, sfruttare e di cui persino fidarsi.” Kelly McGonical, Il lato positivo dello stress, cit.,p.87.

[7]“Quando siete ansiosi, prima di un grande evento…ricordate che il confine tra ansia ed eccitazione è sottile. Quando i ricercatori dell’Università di New Orleans monitorarono la frequenza cardiaca di alcuni paracadustisti, esperti e non, che si trovavano in uno stato di tensione, scoprirono che quelli non allenati non erano più tranquilli di coloro che stavano per saltare fuori da un aereo per la rima volta.” Kelly McGonical, Il lato positivo dello stress, cit., p.133.

[8]“Molte ricerche dimostrano che le persone hanno maggiori probabilità di produrre una risposta di sfida se si concentrano sulle proprie risorse. Alcune delle strategie più efficaci, affinché ciò si realizzi, implicano: riconoscere i  punti di forza personali; pensare a come vi siete preparati per una sfida particolare; riconoscere  le occasioni passate in cui sfide simili sono state superate…Sono tutti rapidi cambiamenti di atteggiamento mentale che possono trasformare  una minaccia in una sfida, utili da impiegare la prossima volta che desiderate fare bene sotto pressione.” McGONICAL K., Il lato positivo dello stress, cit., p.143.

[9]“Quando vi sentite sopraffatti, cercate un modo per fare qualcosa che vada la di là delle vostre responsabilità quotidiane. Il vostro cervello potrebbe dirvi che non avete né tempo né energie, ma è esattamente la ragione per la quale dovreste farlo. Potete anche   far diventare questa pratica quotidiana, ovvero porvi l’obiettivo di cogliere un’opportunità per offrire un supporto. In questo modo, preparate il corpo e il cervello a intraprendere azioni positive e sperimentare il coraggio, la speranza e la disposizione a entrare in relazione con gli altri.”McGONICAL K., Il lato positivo dello stress, cit., p.173.

[10]“Quando sentite che lo stress aumenta al lavoro, o in qualsiasi altro ambito importante della vostra vita, chiedetevi. <<Quali sono i miei obiettivi non auto-centrati?>> e <<In che modo questa è un’occasione per realizzarli?>>. Se state faticando a trovare un obiettivo più ampio, considerate di spendere un po’ di tempo per riflettere su una, o più, tra queste domande. Che tipo di impatto positivo desideri avere sulle persone che ti circondano? Quale scopo ti ispira nella vita, o nel lavoro? Quale contributo vuoi offrire al mondo? Quali cambiamenti desideri determinare?” Kelly McGONICAL K., Il lato positivo dello stress, cit., p.180.

[11]“Ripensate a un’esperienza stressante del vostro passato, in occasione della quale avete perseverato o appreso qualcosa di importante. Prendetevi un po’ di tempo per pensare a ciò che a quell’esperienza vi ha insegnato a proposito dei vostri punti di forza e al modo in cui affrontate lo stress.” Kelly McGonical, Il lato positivo dello stress, cit., p.231.

[12]“Scegliete una situazione difficile che state vivendo, oppure una recente esperienza stressante. Quali vantaggi, se per caso li scorgete, derivano da questa condizione di stress? Come è migliorata   la vita in relazione a questo evento? Siete cambiati in qualche modo positivamente avendo dovuto affrontare questa esperienza?” McGONICAL K., Il lato positivo dello stress, cit., p.243.

[13]“La crescita post-traumatica è stata riferita dai sopravvissuti di quasi tutti i traumi fisici e psicologici immaginabili,compresi la violenza, gli abusi, gli incidenti ,i disastri naturali, gli attacchi terroristici, le patologie che mettono a rischio la vita  e persino la permanenza nello spazio per lunghi periodi.” Kelly McGONICAL, Il lato positivo dello stress, cit., p.234.

[14]DAVID S., Agilità emotiva, Giunti editore, Milano, 2017, p.9.

[15]AA. VV., Resilienza e creatività, Franco Angeli, Milano, 2011, pp.31-32

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