16 caratteristiche tipiche dello psicopatico

marzo 5th, 2019 | Posted by Igor Vitale in Uncategorized

Articolo Federica Aloia

Dal punto di vista descrittivo, il primo a fornire un quadro dettagliato della persona psicopatica fu Cleckley (1941). Nel suo classico lavoro del 1941, The Mask of sanity, egli fu in grado di fornire la prima descrizione clinica esauriente del paziente psicopatico:

un individuo palesemente psicotico, ma con comportamenti così caotici e così scarsamente in sintonia con le richieste della realtà e della società da indicare la presenza di una psicosi sottostante.

Il titolo del libro deriva dalla radicata convinzione dell’autore che uno psicopatico possa apparire normale, e persino coinvolgente, ma che ciò sia appunto la “maschera”, la quale nasconde un disturbo mentale. Egli teorizzava che questo soggetto fosse affetto da una psicosi latente, la quale gli impediva di sviluppare un minimo senso di umanità.

Era quindi un individuo qualitativamente differente dalla norma e non in continuità con questa, come sosteneva Schneider.

Lo psichiatra americano identificò sedici tratti di personalità che includono:

  • la disinibizione comportamentale
  • l’assenza di capacità di pianificare la propria esistenza
  • i deficit nella reattività emotiva
  • l’assenza di nervosismo
  • la mancanza di rimorso o vergogna
  • l’egocentrismo
  • l’incapacità di amare
  • povertà degli affetti
  • la mancanza delle capacità personali
  • fascino superficiale
  • falsità
  • irresponsabilità nelle relazioni
  • manipolatività

Questo modello teorico parte dall’assunto che i soggetti psicopatici non sono solamente criminali, ma che esistono alcuni individui con un nucleo psicopatologico attivo che tuttavia, sono in grado di funzionare in maniera adattiva nella società senza violare palesemente la legge.

La psicopatia è stata dunque descritta da Cleckley come demenza semantica.

Il comportamento dello psicopatico viene considerato sovrapponibile a quello di un soggetto affetto da afasia semantica, trasposto dal piano del linguaggio a quello del comportamento e delle relazioni sociali : gli psicopatici sono incapaci di afferrare il significato sociale delle loro azioni. L’assenza di sentimenti di colpa, l’incapacità di nutrire amore oggettuale, l’impulsività, la superficialità e l’incapacità di apprendere dall’esperienza sono tratti che vanno a definire anche uno psicopatico non delinquente.

Infatti, per Cleckley la psicopatia non sfocia soltanto in continui contatti con le autorità giudiziarie e precedenti penali, ma può anche essere alla base di successi negli affari, nelle libere professioni o nel commercio. Nei decenni successivi al pioneristico lavoro di Cleckley, il termine “ psicopatico” cadde progressivamente in disuso cosi che nel 1952,con la prima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ( DSM-I, APA,1952), si adottò la definizione di disturbo sociopatico della personalità, che incorporò in questo alcuni aspetti del disturbo psicopatico descritto dallo psichiatra americano. Con il termine sociopatia, però, si faceva riferimento ad ogni tipo di condotta socialmente deviante, andando a “psichiatrizzare” impropriamente le condotte individuali. Per questi motivi nel DSM-II (APA,1968) la definizione si tramutò in disturbo antisociale della personalità ( ASPD).

Il termine “antisociale” descriveva meglio gli individui che persistentemente si coinvolgevano in condotte antitetiche alla società. Le caratteristiche del disturbo erano : l’impulsività, l’assenza di colpa, la scarsa socializzazione, l’incapacità di apprendere dall’esperienza e l’egoismo. Con la pubblicazione del DSM-III (APA,1980) il disturbo antisociale di personalità fu significativamente modificato rispetto alla descrizione originale di Cleckley ed il punto focale del disturbo fu ristretto ad una popolazione criminale verosimilmente connessa a ceti sociali inferiori oppressi ed economicamente svantaggiati. Per queste ragioni i criteri comportamentali descritti finirono per fornire una semplice descrizione di azioni comunemente riscontrate nei criminali perdendo di vista il nucleo fondante del disturbo di personalità. Così nel DSM-III-R (APA, 1987) cercando di superare questo limite, tra i criteri fu reinserita l’incapacità di provare rimorso e nel DSM-IV (APA,1994) furono aggiunti altri aspetti come l’indifferenza e l’assenza di vergogna. I criteri diagnostici del disturbo antisociale di personalità coesistono prevalentemente in una lunga lista di comportamenti antisociali e criminali.

Però la diagnosi si basava soltanto sulla valutazione dei comportamenti oggettivi socialmente devianti e la conseguenza fu un’ulteriore confusione per cui i clinici pensavano erroneamente che ‘disturbo antisociale di personalità’ e ‘psicopatia’ fossero sinonimi. In base alla definizione del DSM-IV il disturbo antisociale di personalità si riferisce principalmente a una serie di comportamenti criminali e antisociali e la maggior parte dei criminali soddisfa facilmente i criteri per questo tipo di diagnosi. La psicopatia, invece, è definita sia dalla presenza di comportamenti socialmente devianti sia da una serie di tratti di personalità.

La personalità psicopatica non corrisponde più al disturbo antisociale di personalità, come descritto dal DSM-IV-TR (APA,2000),infatti il disturbo antisociale insieme all’istrionico, al borderline e al narcisistico, si colloca tra i disturbi del cluster B, ovvero tra i quadri clinici caratterizzati da un’alta instabilità emotiva, impulsività e imprevedibilità.

Esso dunque si caratterizza per l’inosservanza e la violazione dei diritti degli altri sin dall’adolescenza, come indicato da diversi criteri quali l’incapacità di conformarsi alle norme sociali, l’irritabilità, l’aggressività, la disonestà, la mancanza di responsabilità, l’inosservanza della sicurezza propria e degli altri e l’assenza di rimorso.

Naturalmente molti di questi fattori fanno parte anche del costrutto psicopatico, ma esso include un’ulteriore caratteristica fondamentale che assume un ruolo predominante nello spettro di personalità degli individui che presentano il disturbo, ovvero la totale assenza di empatia.

Infatti, un aspetto caratterizzante la psicopatia è proprio l’ uso e la capacità di simulare le emozioni. Questi soggetti sono del tutto privi di empatia, ma sono particolarmente capaci di riconoscere ciò che gli altri provano da un punto di vista intellettivo. E’ necessario ribadire che la psicopatia non coincide con la condotta criminale ed i fattori antisociali costituiscono solo una parte del disturbo psicopatico.

Ad oggi con il DSM- 5 è possibile evidenziare una distinzione clinicamente significativa tra il disturbo antisociale di personalità e la psicopatia. Sebbene i due costrutti condividano i tratti di impulsività e tendenza a comportamenti che violano le regole, in generale comunque, la psicopatia è molto più grave sia in termini di manifestazioni cliniche sia per quanto riguarda la resistenza al trattamento. Il paziente psicopatico presenta caratteristiche neuropsicologiche sostanzialmente diverse rispetto agli individui antisociali.

Mentre le azioni del soggetto antisociale sono dettate dall’ impulsività fine a se stessa, nel caso dello psicopatico puro si ritrovano pensieri finalizzati all’azione, forme di progettazione dettagliate ed elaborate, sempre tese al proprio guadagno e al danneggiamento altrui.
Il comportamento antisociale di per sé è un sintomo non specifico e comune a molte condizioni, per cui la psicopatia e il disturbo antisociale di personalità non sono costrutti analoghi.
Dal punto di vista sociologico, è stato osservato che i pazienti affetti da disturbo antisociale di personalità provengono da famiglie disagiate, e sembrano vivere ai margini della società; i pazienti psicopatici ,invece, appaiono ben integrati e appartenenti alla classe medio-alta. I primi vedono nel crimine una modalità di sopravvivenza, mentre gli ultimi hanno un impiego e si dedicano al crimine per scopi diversi. Partendo dalle differenti origini socio-culturali è stato osservato come l’educazione del paziente antisociale sia nettamente inferiore rispetto a quella dello psicopatico. Anche il cosiddetto “modus operandi” all’interno della società è profondamente diverso: l’antisociale appare in pubblico come poco rispettoso della sicurezza propria e altrui e delle regole, nonché molto impulsivo e non nasconde i suoi comportamenti irrispettosi; mentre lo psicopatico si mostra particolarmente sofisticato, agisce soppesando ogni azione in modo prudente e metodico al fine di portare avanti i suoi piani dannosi. Infine, dal punto di vista dei crimini commessi, sembra che i pazienti antisociali abbiano alle spalle una lunga storia di arresti per svariati crimini come rapine od omicidi, mentre gli psicopatici ne presentano una più breve, proprio per il loro evitare di agire allo scoperto che porta ad una conoscenza piuttosto tardiva dei crimini commessi da parte delle autorità giudiziarie.

In conclusione, cos’è la psicopatia?

Essa è un disturbo di personalità proprio di individui con uno specifico set di tratti.

Nei rapporti interpersonali sono:

  • superbi ed egocentrici
  • danno l’impressione di avere un esagerato senso di supponenza
  • tendono ad incolpare gli altri dei loro fallimenti e difetti.
  • Sfruttano prontamente le persone per mezzo del loro fascino, della loro manipolazione e dell’inganno.
  • Provano scarso senso di colpa e rimorso quando danneggiano gli altri e le loro emozioni tendono ad essere superficiali e finte.
  • Vengono descritti come insensibili e freddi, dimostrando una spiccata mancanza di empatia.
  • Sono privi di paura, infatti tendono ad essere incauti e azzardano in diverse situazioni.
  • Non si preoccupano delle punizioni, delle lesioni fisiche o delle ripercussioni sociali.
  • Essi sono impulsivi e ricercatori di continue ricompense e novità.
  • Nella vita sono spesso irresponsabili e non riescono a creare appropriati progetti di vita.
  • Tendono ad avere un atteggiamento instabile e facilmente diventano irritabili e ostili.
  • Mostrano inosservanza delle norme sociali e spesso mettono in atto comportamenti che le persone normali considerano immorali.
  • Questi tratti psicopatici incrementano il rischio di intraprendere comportamenti criminali, nonché l’abuso di alcol e droghe.

E’ importante precisare che questi tratti non sono osservabili solo nei soggetti criminali, ma possono essere riscontrati anche in individui appartenenti a vari livelli della società compresi soggetti che hanno raggiunto un alto status sociale come uomini d’affari, dottori, scienziati e politici caratterizzati da un fascino superficiale, manipolatività, impulsività, mancanza di emozioni e irresponsabilità e potrebbero non avere avuto arresti e condanne.

Per questo motivo quando parliamo di persone psicopatiche non facciamo riferimento solo a soggetti colpevoli di omicidio o di crimini violenti. La psicopatia è spesso erroneamente equiparata al comportamento criminale e alla violenza, in realtà solo in una parte di individui i tratti psicopatici sono accompagnati da un comportamento criminale.

Altri individui con gli stessi tratti potrebbero essere più capaci di ottenere successo nella vita e potrebbero avanzare in carriere in cui una certa dose di psicopatia potrebbe essere vantaggiosa. Perciò, mentre alcuni psicopatici commettono crimini, talvolta violenti, altri potrebbero non avere mai a che fare con il sistema legale.

Questi individui potrebbero mettere in atto condotte considerate immorali, come il mentire o il manipolare, ma potrebbero anche non tenere mai condotte considerate illegali, o potrebbero non essere mai scoperti. Per definizione i soggetti psicopatici con condanne penali vengono definiti come “ psicopatici di non successo “, invece, quelli che non si sono mai scontrati con la legge e che probabilmente hanno ottenuto un successo personale considerevole prendono il nome di “ psicopatici di successo”.

Quest’ultimi presentano alti livelli di tratti psicopatici essendo in grado di cavarsela nella società e spesso traendo vantaggio dagli altri senza entrare in contatto con la legge.

Ovviamente sono state riscontrate delle differenze a livello neurobiologico tra gli psicopatici di successo e quelli di non successo.

Il punto cruciale della psicopatia, dunque, non è la manifestazione del comportamento antisociale di per sé, ma è dato dai tratti distintivi di personalità, compresi i deficit emozionali che caratterizzano questi individui.

Il disinvestimento sul piano emotivo e l’atteggiamento interpersonale aggressivamente narcisistico ne appaiono i comuni denominatori, per cui in definitiva lo psicopatico resta soltanto inabile a interiorizzare le componenti affettive di quella che dovrebbe essere considerata come una normale interazione umana.

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