Facial Action Coding System: significato, interpretazione e codifica

giugno 29th, 2019 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Articolo di Alessandra Errichiello

I teorici delle emozioni hanno individuato pattern specifici ed universali di espressioni facciali che sono relativi allo stato affettivo dell’individuo ed in particolare a sette emozioni di base: rabbia, disgusto, disprezzo,paura, tristezza, sorpresa e felicità. Tali pattern di espressioni permetterebbero di distinguere un’espressione da un’altra. Inoltre, il comportamento facciale-emozionale risulta essere un buon punto di partenza per la comprensione non solo dello stato emotivo del soggetto, ma anche della sua attività cognitiva (concentrazione, perplessità), del temperamento e tratti di personalità (ostilità, socievolezza, timidezza), e della psicopatologia (informazione diagnostiche relative a disturbi più o meno gravi).

Sebbene siano stati diversi i metodi sviluppati per misurare i movimenti facciali, tra questi, il Facial Action Coding System risulterebbe essere, secondo Ekman, Friesen e Hager (2005) quello più comprensivo, valido e maggiormente utilizzato.[1]

La prima versione del FACS risale al 1978, è stata aggiornata nel 1992 fino alla versione definitiva del 2002, che include nuovi criteri di misurazione e ulteriore materiale didattico.

Il Facial Action Coding System fu sviluppato per determinare come la contrazione di ogni muscolo facciale, singolarmente o in combinazione con altri movimenti, potesse caratterizzare una determinata espressione del viso.

Con questo metodo, il volto è considerato come un sistema di risposta multidimensionale, capace di flessibilità e specificità.

Il volto veicola informazioni attraverso quattro classi di messaggi: i segnali statici, che rappresentano i tratti permanenti del volto; i segnali lenti, che costituiscono i cambiamenti che avvengono sul volto nel corso del tempo (ad esempio segni di espressione); i segnali artificiali, rappresentati da elementi artificiosi applicati sul volto; i segnali rapidi, cioè variazioni che si configurano sul volto e che sono dovute all’attività neuromuscolare e che determinano le vere e proprie espressioni facciali.

Al fine dello studio delle emozioni si analizzano i segnali rapidi, che sono movimenti che di regola hanno breve durata, generalmente tra i 250 millesimi e i cinque secondi.

Per fornire un indice specifico per ogni tipo di movimento ed espressione, Ekman e Friesen hanno analizzato più di 7000 differenti combinazioni di azioni muscolari, definite unità di azione, in modo da determinare i cambiamenti più significativi che ognuno di questi movimenti apportava al volto.  Sono state calcolate 44 unità di azione che rendono conto dei cambiamenti nelle espressioni facciali e 14 unità di azione che descrivono i movimenti nella direzione dello sguardo e nell’orientamento della testa.

Per ciascuna unità di azione sono descritte nel manuale FACS sia i cambiamenti osservabili sul volto, provocati dai movimenti, che le indicazioni su come registrare l’intensità di quella specifica unità di azione.

Differentemente da altri sistemi, che utilizzano i nomi delle emozioni per descrivere una determinata espressione, il FACS è un sistema descrittivo, non soggetto quindi alla tendenza ad attribuire immediatamente un significato interpretativo all’espressione facciale. Questo, infatti, distingue le microespressioni facciali dal significato sottostante ad esse.

Per descrivere in modo preciso ed attendibile ogni unità di azione, Ekman e Friesen hanno preso in considerazione l’attività cinesica nella sua processualità e non soltanto basandosi sulle configurazioni finali. Infatti, se si prendesse in considerazione solo la configurazione finale, la valutazione risulterebbe poco attendibile, in quanto non sarebbero considerati i diversi tratti fisionomici. Infatti, non tutte le persone hanno lineamenti simili, perciò, al prodursi di un’unità di azione si avrebbe un risultato diverso da un altro. Tuttavia, gli autori sottolineano anche come, le basi anatomiche delle unità di azione, offrono le basi per derivare le unità di azione che possono essere generalizzate, dato che tutti gli individui hanno i medesimi muscoli facciali.[2]

In seguito alla revisione del FACS avvenuta nel 2002 con J.C. Hager, le unità di azione vengono contraddistinte anche in base al loro grado di intensità, misurata su una scala Likert a 5 punti (contrassegnata da cinque lettere, dalla A alla E)

Un aspetto rilevante di questa metodologia, quindi, è quello di poter rilevare anche specifici livelli di intensità dell’attività muscolare. I livelli di intensità sono suddivisi in: tracce deboli dell’azione, evidenza leggera dell’azione, segni marcati e pronunciati del movimento, segni intensi o estremi dell’azione e intensità massima del movimento. In un’analisi del movimento facciale, la lettera relativa all’intensità del movimento viene posta a fianco del numero della relativa unità di azione.

I punteggi ottenuti applicando il metodo FACS sono considerati unicamente descrittivi, in quanto non forniscono il significato sottostante ad un determinato comportamento facciale. I punteggi grezzi ottenuti applicando il F.A.C.S. possono poi essere tradotti in dati dotati di significato a livello psicologico attraverso l’EMFACS (Emotional Facial Action Coding System), un dizionario di interpretazione e predizione dei dati ottenuti grazie al quale si ricostruisce il significato emotivo di un’espressione. Include quindi le combinazioni di unità di azione  più supportate dagli studi che ne hanno dimostrato la validità predittiva per segnalare la presenza di emozioni fondamentali. Gli eventi facciali misurati sono quindi interpretati come espressioni delle emozioni di base di felicità, rabbia, disprezzo, disgusto, ecc. Ad esempio, le valutazioni EMFACS di una espressione facciale possono indicare le unità di azione coinvolte: il labbro superiore di un soggetto si solleva simmetricamente nello stesso momento in cui c’è un arricciamento del naso, mostrando le la persona sta esibendo l’espressione facciale di disgusto.

Alcune delle espressioni facciali non possono essere decodificate come emozioni primarie. Ad esempio, il dizionario EM.F.A.C.S. interpreta anche le emozioni miste (innesco di due o più emozioni di base) e le “maschere” (ovvero pattern dove l’esibizione della felicità è ad esempio mascherata da un’espressione negativa).

Inoltre, le ipotesi e le inferenze sul significato delle espressioni possono essere effettuate attraverso altri strumenti, ad esempio il “F.A.C.S. Investigator Guide” ed il  “F.A.C.S. Interpretative Database”. Questi strumenti possono suggerire delle regole per definire specifiche emozioni partendo dallo studio delle unità di azione.

Un analista FACS visiona la registrazione a rallentatore, ferma le immagini  e disseziona l’espressione osservata, scomponendola in specifiche unità di azione che hanno prodotto il movimento. I punteggi, consistono nel determinare la lista di unità che sono coinvolte in quell’espressione. É determinata inoltre anche la durata di ogni azione, l’intensità e ogni asimmetria bilaterale.

Un analista FACS, infatti, oltre a conoscere le singole unità di azione, deve anche essere in grado di selezionare un’espressione osservata, scomponendola in singole unità di azione che sottostano al movimento facciale. Deve, inoltre, saper attribuire un punteggio all’intensità e valutare l’eventuale presenza di asimmetrie bilaterali, che contraddistinguono il lato destro e quello sinistro del volto.

Inoltre, il FACS e l’ EMFACS  permettono anche di distinguere tra espressioni facciali involontarie (o spontanee) e quelle volontarie (o posate), tra espressioni vere o simulate.[3]

Negli esperimenti, sono state rilevate anche espressioni così definite “soffocate”. Non appena un’emozione emerge sul viso, il soggetto sembra accorgersi di quello  che rischia di manifestare e l’interrompe bruscamente, a volte coprendola con un’espressione diversa.

Altre volte la soppressione avviene molto velocemente ed è difficile cogliere il messaggio emotivo che l’espressione che è stata soppressa avrebbe comunicato. Tuttavia, anche se il messaggio non arriva, è l’atto stesso di averlo messo a tacere che può essere considerato un indizio significativo da approfondire ulteriormente.

Le espressione soffocate durano in media più a lungo, ma risultano anche meno complete delle microespressioni, le quali risultano molto più complesse, sebbene di durata più breve.

Inoltre, Ekman afferma che non tutti i muscoli implicati nelle reazioni emotive sono facili da controllare, infatti alcuni movimenti sono più attendibili di altri in quanto impossibili da usare per simulare delle espressioni, in quanto non sono accessibili al controllo volontario. Ad esempio, in uno degli esperimenti condotti da Ekman, solo il 10% degli individui fu in grado di abbassare gli angoli delle labbra senza contrarre anche i muscoli del mento.

É grazie alle microespressioni e più in generale alla codifica in unità di azione che si possono analizzare le emozioni per le più svariate finalità. In seconda analisi, una volta riconosciute le espressioni, il punto fondamentale risiede nel comprendere se vi sia una coerenza tra la fenomenologia emotiva e le parole pronunciate, ossia tra le due forme di comunicazione usate parallelamente: quella verbale e quella non verbale.

La capacità dell’esperto F.A.C.S sarà finalizzata a comprendere se vi sia coerenza tra le parole e gli aspetti cinesici, prossemici ed emotivi. Se dovessero risultare delle discrepanze tra i vari codici di comunicazione, partendo da esse si approfondirà ulteriormente l’analisi del rapporto tra comunicazione verbale e non verbale.

L’intento sarà quello di riuscire ad individuare il fattore “trigger” , ossia la cause dell’incoerenza tra le due forme di comunicazione, per insistere eventualmente su di esso, al fine di capire informazioni utili per la valutazione del caso in esame.

Risulta di importanza fondamentale tenere in considerazione non solo il contesto, ma altresì il profilo psicologico e caratteriale del soggetto in questione, poiché tali elementi influenzano il  mondo relazionale e fenomenologico del soggetto stesso.[4]

Dato il suo potere descrittivo e la sua validità metodologica,  il F.A.C.S. è utilizzato in diversi settori di studi, dalle neuroscienze, alla psicologia, dall’ambito giuridico-forense fino alle tecnologie informatiche.[5]

Corso Comunicazione Non Verbale

 

[1] Cohn J.F., Ambadar Z., Ekman P.  “Observer-Based Measurment of Facial Expression with the Facial Action Coding System” pp 203-204

[2]Cohn J.F.  Ambadar Z.  Ekman P. “Observer-Based Measurment of Facial Expression with the Facial Action Coding System” pp 204-205

[3]Gasparre A. : “Contesti applicativi del facial action coding system”, pp.162-163

[4]Mangianelli “Il FACS: Facial Action Coding System”  www.scenacriminis.com

[5]Cohn J.F., Ambadar Z. Ekman P.  “Observer-Based Measurment of Facial Expression with the Facial Action Coding System” pp 204-205

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