Psicologia dello Sport: riassunto completo

luglio 10th, 2019 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sport

Articolo di Daniela Moschetto

Per mezzo delle mie esperienze in ambito sportivo e per gli studi condotti  in psicologia  nasce la voglia di realizzare una tesi che approfondisce il tema della pratica sportiva connessa agli aspetti psicologici dell’individuo.

Lo studio delle interazioni tra mente e corpo, anche, nelle varie discipline sportive è un argomento in auge per un pubblico curioso ed attento.

Tra gli argomenti sviluppati vi sono:

– gli aspetti della personalità dell’individuo sportivo, quindi ho riportato l’insieme dei  tratti di personalità, considerati qualità personali, caratteristiche interne all’individuo (Allport, 1966), motivi, bisogni, abilità, temperamento e valori che determinano il comportamento osservabile (Korchin, 1976); che nel soggetto sportivo si riflettono in:

  • L’autocontrollo
  • Il successo
  • Il senso di dominio
  • La socialità
  • L’auto-accettazione
  • L’aggressività
  • Il narcisismo
  • L’auto-affermazione

 

Si è osservato come il carattere e la personalità dell’individuo entrerebbero  in gioco in maniera preponderante nella scelta stessa della disciplina sportiva; ma tale scelta avverrebbe anche sulla spinta di altri fattori quali le variazioni ambientali e le caratteristiche intrinseche a quello dello sport.

Altre spinte possono derivare da: requisiti biologici quali l’altezza, la forza, la resistenza.

Attenzione è stata posta  alla correlazione tra comportamento e atteggiamento.

Si definisce atteggiamento una rappresentazione cognitiva che riassume la valutazione, da parte del soggetto, di un oggetto di atteggiamento, sia esso persona, gruppo, cosa, azione o idea. Esso  può  avere direzione positiva, neutra o negativa e differisce anche per intensità.

Gli atteggiamenti ci consentono di padroneggiare l’ambiente, possono avere anche una funzione strumentale o utilitaristica. Ci aiutano ad esprimere il nostro vero sé, in quanto attraverso essi riusciamo a dar voce alle nostre convinzioni, alle nostre idee e i nostri valori. Essendo una rappresentazione cognitiva, l’atteggiamento si costruisce attraverso l’acquisizione di informazioni dell’oggetto e gli individui possono elaborare queste informazioni  superficialmente, apportando una valutazione immediata, o sistematicamente, valutando cioè anche le qualità dell’informazione.

Sentimenti ed emozioni possono influenzare la motivazione delle persone la loro capacità di elaborare in modo sistematico i messaggi; nella giusta dose paura e ansia assumono connotazioni positive nell’elaborazione delle informazioni perché innescano motivazione ed attenzione.

Differenze di personalità influiscono nell’elaborazione delle informazioni e che questi possono essere modificati nel tempo positivamente e negativamente anche dal proprio vissuto ma attraverso una “sana” guida l’individuo può esprimersi al meglio attraverso il giusto atteggiamento ed il buon controllo (valutazione) delle situazioni che si presentano nella vita quotidiana e nell’ambiente sportivo.

-le emozioni, considerati processi complessi e multifattoriali che comprendono la valutazione della situazione, l’attivazione dell’organismo, l’espressione e la manifestazione delle risposte emotive, la prontezza e la preparazione all’azione.

Esse, inoltre, provocano risposte fisiologiche e biologiche differenti, ad esempio la collera incrementa adrenalina, battito cardiaco ed energia, emozioni come l’amore invece attivano il sistema parasimpatico e quindi generano calma e soddisfazione. Le emozioni che affiorano quotidianamente nella vita di un individuo influenzano lo stato psicologico, comportamentale e percettivo e possono incidere nella strutturazione della personalità (Fogliani T; 2003).

L’emozione è inoltre connessa alla -motivazione, essa infatti è definita energia vitale e spinge l’uomo all’azione.

La motivazione è uno degli elementi fondamentali nell’attività sportiva,esse rappresentano un elemento fondamentale dello sport ed un fattore critico potenzialmente in grado di accrescere o ostacolare la prestazione individuale e di gruppo.

Esperienze quali la vittoria, la sconfitta e lo scontro fisico, fanno della pratica sportiva un luogo privilegiato dove imparare ad ascoltare e riconoscere emozioni come gioia, tristezza, rabbia e paura.

Sembra che gli atleti siano in grado di controllare ed autoregolare le emozioni che possono danneggiare le loro performances, considerando come funzionali solo quelle che permettono di ottenere buone prestazioni, indipendentemente dalla loro valenza positiva o negativa (Tenenbaum, Edmonds, e Eccles, 2008).

L’emozione è uno stato interno che permette di attivare, dirigere e mantenere nel tempo un comportamento.

Nello sport la motivazione comprende due aspetti: uno fisiologico e l’altro psicologico, il primo legato al bisogno di movimento, il secondo legato al bisogno di affermazione. Lo studio della motivazione nel contesto sportivo focalizza la sua attenzione sulle -motivazioni primarie legate al gioco che consente la scarica motoria permettendo l’equilibrio neurodinamico a livello biologico ed inoltre stimola le componenti psicofisiologiche dell’uomo; – le motivazioni secondarie che comprendono i fattori psicobiologici e quelli psicopatologici che fungono da catarsi e ripristino omeostatico; – fattori socioculturali e – fattori psicologici associati al bisogno di affermazione in ambito sociale ed al bisogno affettivo ed emotivo.

Connessa alla motivazione è l’automotivazione che concerne tutti quei fattori interni della persona che direzionano ed intensificano le azioni promuovendo cambiamento e crescita. Riconoscere le proprie potenzialità ed acquisire consapevolezza sui nostri atti decisionali permette di costruire schemi comportamentali nuovi più funzionali determinando crescita e quindi evoluzione e cambiamento.

Dalla mia esperienza in ambito sportivo ho anche conosciuto le minacce/stress che derivano dall’attività fisica, ad esempio lo stressor di tipo biologico dovuto a carichi di lavoro (in allenamento) notevoli per il corpo e per la mente, infatti numerosi sono gli stress di natura emotiva pensiamo, ad esempio, la tensione della competizione, la frustrazione degli insuccessi, gli infortuni, le tensioni col gruppo o i dirigenti e molto altro.

– Lo stress: ha per ogni individuo delle conseguenze fisiologiche e psicologiche se perdura per tempi decisamente lunghi. L’energia fisiologica e quella psicologica dipendono l’una  dall’altra. Più ci si sente esauriti psicologicamente più ci si sente svuotati fisicamente e viceversa. L’individuo, dunque, necessita di controllo personale sulle situazioni stressanti per mediare cognitivamente alla risposta fisiologica. Questa capacità viene definita coping, ovvero capacità di fronteggiamento.

–  Il sovrallenamento è stato descritto attarverso una serie di sintomi causati, principalmente, da un alterato rapporto tra allenamento e recupero.

L’allenamento in sè causa uno stress all’organismo e lo stimola ad adattarsi migliorando le proprie capacità prestative; l’alimentazione: assicura i substrati energetici necessari durante l’allenamento ed il recupero;Il riposo o recupero: consentonoall’organismo di ripristinare la situazione di equilibrio psico-fisico che una situazione di stress (allenamento) è andata ad alterare, se uno solo di questi tre elementi si altera i risultati ne risentono negativamente.

La prevenzione del superallenamento è molto importante , le strategie per comprendono:

  • Riposo adeguato
  • Approccio mentale positivo
  • Non allenarsi per un tempo eccessivo
  • Controllare periodicamente i propri valori ematici
  • Seguire una dieta equilibrata
  • Adattare l’allenamento al proprio stile di vita
  • Concedersi dei periodi di rigenerazione

 

Nel modello SFERA è ben definito nel fattore Energia, che descrive l’uso attivo della forza e della prontezza, l’importanza del controllo emotivo e dell’omeostasi dell’organismo; quest’ultima se alterata può indurre a fatica cioè alla manifestazione di indebolimento, malessere, stanchezza, calo del rendimento e perdita della concentrazione in seguito ad un impegno eccessivo.

È dunque essenziale un programma di allenamento accurato ed equilibrato e l’uso di tecniche di gestione dell’energia psichica per ottimizzare la gestione dell’efficienza fisica e mentale.

L’insieme di strategie che aiutano atleti e sportivi ad acquisire e a mettere in pratica le abilità psico-fisiologiche utili al miglioramento delle prestazioni in allenamento e in gara è chiamato MENTAL TRAINING.

le tecniche di rilassamento  utilizzate nel mental training, servono innanzitutto per acquisire consapevolezza della tensione muscolare a riposo e in attività e per avere quindi la possibilità di monitorare costantemente il nostro stato fisico durante l’allenamento e la gara. Inoltre ci permettono di gestire situazioni ansiogene o stressanti attraverso un programma che vede unite le abilità di rilassarsi e di visualizzare.

Allenare il corpo e la mente a rilassarsi significa apprendere gradualmente una serie di passaggi che portano progressive spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neuro-vegetativo e soprattutto dello stato di coscienza attraverso una diffusa sensazione di benessere e tranquillità; probabilmente si modifica anche l’attività del sistema endocrino e del sistema immunitario, ma tuttora non sussistono prove certe di tali cambiamenti.

Sono molteplici le tecniche di rilassamento esistenti, come il Training Autogeno di Schultz o il Rilassamento Progressivo di Jacobson o di Benson, la meditazione Yoga, esercizi di respirazione o tecniche di visualizzazione.

Nell’atleta il rilassamento permette di compiere il giusto gesto tecnico sportivo di riferimento conferendogli velocità, potenza e coordinazione.

Il training mentale è caratterizzato da uno stato di rilassamento profondo capace di riequilibrare le funzioni psico-fisiche dell’organismo attraverso esercizi distensivi. Utile è anche il controllo delle proprie emozioni e fondamentale è il sentire il proprio corpo attraverso le sensazioni che ci trasmette.

Approfondendo gli studi e le mie ricerche ho poi scoperto l’importante relazione fra – sport e alimentazione. Il corpo, per molti anni, è stato valutato come un sacco vuoto da riempire di calorie e/o nutrienti, sottovalutando che esso risponde omeostaticamente agli stimoli, ricercando equilibrio, che tra l’altro nell’atleta è instabile per diversi aspetti. Nella prestazione atletica l’alimentazione insieme all’allenamento ed agli aspetti mentali è un fattore determinante. La dieta dello sportivo dev’essere normocalorica e normoproteica per evitare rallentamenti metabolici che possono causare blocco della crescita muscolare, catabolismo e impoverimento della massa magra.

Frequenti, purtroppo, sono i disturbi del comportamento alimentare correlati allo sport. Nell’atleta l’esito di una malnutrizione si manifesta in periodi brevi , molte atlete, per una distorta necessità di dimagrimento, si sottopongono a regimi dietetici non compatibili con il dispendio energetico derivato dall’attività sportiva attuata.

Si parla dunque di anoressia e bulimia in campo sportivo ed anche se tali disturbi affondano le loro radici in fattori altri, lo sport aggrava sulla scelta del rifiuto del cibo. Le correlazioni tra anoressia e sport risiedono anzitutto nelle caratteristiche di personalità, caratteristiche che nei confronti dello sport risultano funzionali , come: all’ossessione, la precisione, l’autodisciplina.

Ho appreso e riportato in codesto lavoro l’importanza dell’osservazione e ripristinazione dei processi infiammatori endogeni innescati dai carichi di allenamento, causa di acidità nell’organismo, risolvibili anche attraverso un’alimentazione adeguata che induca al mantenimento di un pH del sangue leggermente basico per il corretto equilibrio dell’organismo.

L’atleta è sempre alla ricerca della forma alimentare più adeguata per il raggiungimento della prestazione migliore. Fra le diverse teorie e gli svariati consigli da protocollo emerge sempre l’essenzialità di un’alimentazione equilibrata e completa, più ricca negli ultimi giorni antecedenti alla gara di cereali integrali, legumi o patate fonte di glicogeno e quindi di energia per il muscolo.

Interessante è il capitolo improntato sulla correlazione tra

sport e benessere psico-fisico. Ricerche scientifiche dimostrano come lo sport  sia anche una cura efficace contro stress, ansia e depressione. La nostra mente è in continua connessione con il nostro corpo e con l’ambiente che ci circonda: l’armonia che riusciamo a realizzare tra questi aspetti sarà il risultato del nostro benessere psico-fisico.

È la psicologia dello sport che studia atleti professionisti o dilettanti di sport con l’obiettivo di far emergere i meccanismi mentali volti al miglioramento della prestazione sportiva ed il benessere generale. Essa considera lo studio della personalità , i fondamenti psicologici delle capacità motorie, la preparazione alle gare, la selezione degli atleti, la psicologia del gruppo e del singolo sportivo, la psicologia dell’allenamento e della competizione, lo stato mentale della prestazione d’eccellenza.

Muoversi migliora il benessere fisico e mentale, energia, ottimismo, allegria ed euforia; potenzia le motivazioni, ci rende ottimisti, positivi, favorisce un senso di soddisfazione, ci aiuta a dormire meglio, alza la nostra soglia del dolore, aumenta la nostra concentrazione e l’apprendimento.

Scorrendo tra i moduli ho descritto la mia specialità atletica, ovvero:

la corsa, correre è un’attività propriamente fisica, eppure, come ogni attività che svolgiamo, essa è in profonda simbiosi con una parte più profonda di noi stessi, cioè con l’aspetto psicologico.

Correre può essere un obiettivo. Continuare a correre richiede costanza e tecnica di corsa, correre in modo corretto può significare prevenzione.Essere liberi di correre è un traguardo.

Correre, migliora il benessere psicofisico: stimola la produzione di endorfine riducendo gli effetti negativi della tensione nervosa. Di conseguenza, migliorano il tono dell’umore e la vitalità.

Correre aiuta l’autostima, rafforza la volontà e la determinazione dimostrando che è possibile superare i propri limiti.

Allenarsi sempre nello stesso momento della giornata può essere un riferimento importante:

  • uno svago, nel fine settimana
  • uno sfogo, a fine giornata
  • una necessità, prima di iniziare la giornata

Nel corso dei secoli la disciplina della corsa si è evoluta, le prime corse moderne erano suddivise per tipologia di terreno di gara:

  • corse su pista
  • corse su strada
  • corsa campestre

L’atletica leggera è divisa oggi in due grandi aree.

In base alla lunghezza del tracciato, dei diversi metodi di allenamento, della tecnica e delle energie utilizzate si distinguono:

  • corsa di velocità
  • corsa di resistenza

È importante distinguere tra:

Jogging
Si riferisce alla corsa al di fuori di un particolare contesto agonistico. Non richiede una particolare tecnica, lo scopo del jogging è quello di tenersi in forma. Nessun obiettivo di miglioramento o preparazione ad eventi sportivi. Solamente correre per il piacere di farlo.

Footing
È un tipo di corsa particolarmente lento che si basa principalmente sulla resistenza nel tempo. Tra i suoi benefici:

  • perdita di peso
  • prevenzione di patologie cardiovascolari
  • diminuzione dello stress.

Running
Attività caratterizzata dall’allenamento costante e dall’attenzione alle proprie prestazioni. Da qui la necessità di rilevare i tempi e la distanza percorsa. La tecnica di corsa può fare un enorme differenza sulla performance. Oltre alla tecnica, soprattutto nelle gare più lunghe, è fondamentale una forte motivazione. Allora l’allenamento sarà per la tecnica ma anche per la mente. I runner necessitano di gare podistiche per poter dare prova dei risultati raggiunti e dal grado di preparazione.

 

Anche rompere i propri schemi nella corsa è questione di psicologia e non solo di allenamento fisico.

Correre nella natura o per le strade, al ritmo della musica o a quello concitato delle nostre città ma sempre, passo dopo passo, lasciarsi alle spalle i pensieri e le preoccupazioni.

La corsa è come esercizio di meditazione, come energetico training autogeno.

La corsa è anche un potente antistress.

Bisogna ricordare che si corre per sé stessi, non per dimostrare qualcosa a qualcuno altrimenti anche la qualità dell’atto ne risentirà.

La corsa richiede tecnica ma concentrarsi esclusivamente sul movimento implica lo spreco di molte energie che potrebbero essere, invece, utilizzate per migliorare la prestazione. Concentrarsi poi sulla respirazione ci permette di entrare in contatto con le nostre sfere più profonde: lo yoga, il training, l’ipnosi sono alcune tecniche che ci aiutano a farlo allenando la consapevolezza ed essere presenti a sé stessi in ogni momento.

Concentrarsi sulla respirazione sarà anche il mezzo che amplierà le percezioni durante la corsa, per ottenere spontaneità e fluidità nel movimento, per ridurre la fatica, ampliare la nostra coscienza, resistere al dolore e alla stanchezza.

Concentrarsi, provando a percepire noi stessi come: corpo, persona e anima aiuta ad incrementare la nostra forza, le nostre energie e migliorare la resistenza fisica e mentale.

La corsa è uno sport usurante ma attraverso una buona preparazione e l’attuazione delle giuste tecniche pre e post allenamento possiamo fare della corsa un elemento di forza ed energia per il benessere del nostro corpo e della nostra mente.

Lo Zen insegna che per rilassarci dobbiamo solo liberarci dal nostro sé conscio in quanto impedirebbe di percepire la limpidezza di ciò che siamo.

Lo stato mentale influenza tutti gli organi di senso, ciò accade per mezzo del lavoro dei neuroni, ovvero, cellule del nostro cervello deputate alla trasmissione di impulsi nervosi.

Appare evidente come l’influenza mentale agisce sul funzionamento corporeo, stimoli fisico-mentali sono due parti indissolubili di una sostanza unita.

Alcuni eventi possono essere memorizzati nel nostro cervello attraverso la formazione di circuiti neuronali che collegano tra loro fatti, immagini, ricordi e percezioni. L’atleta che esperimenti una determinata risposta organica in abbinamento con stimoli percettivi interni come la stanchezza, avrà maggiore facilità a ripercorrere quella specifica risposta quando si ripresenteranno le medesime condizioni di contorno (Le Doux, Davis).

Tecniche di rilassamento,nel corso del gesto agonistico, permettono di rispondere ai segnali della fatica o di reagire positivamente ristrutturando l’esperienza vissuta.

Mente e corpo sono un’unica cosa. Lavorare su sull’uno o sull’altro porta sempre conseguenze dirette su entrambi.  E questi sono i principi del progetto Mind Body Work  (Speciani 2003).

Training Autogeno, Rilassamento Progressivo di Jacobson, Yoga e zen, sono alcune tecniche che aiutano ad ottenere lo stato di rilassamento desiderato attenuando ansia e dolore ed incrementando concentrazione, migliorando così il gesto atletico e la resistenze allo sforzo.

In questo elaborato ho poi riportato

Il modello S.F.E.R.A. esso indica un acronimo ed un sostantivo che permette l’utilizzo di un metodo. Il modello nato  dall’esperienza del Professore Giuseppe Vercelli, psicologo e psicoterapeuta, che ne ha coniato il termine, può essere considerato un’evoluzione del Profilo Emotivo.

L’approccio teorico di riferimento è il costruttivismo, inoltre, trae origine anche dalla pratica ipnotica.

Saranno descritti la -Sincronia è il primo fattore del modello S.F.E.R.A, indica la massima connessione mente-corpo-ambiente, è la capacità di concentrarsi al massimo sul compito che si sta svolgendo; i -Punti di Forza, secondo fattore del modello legato alla percezione mente-corpo. Solo se corpo e mente sapranno armonizzarsi, collaborando, potrà esprimersi il potenziale atletico; -Energia, terzo fattore , indica l’uso attivo della forza e della potenza. Per avere equilibrio e qualità nell’azione è importante comprendere il concetto di il -Ritmo, quarto fattore del modello SFERA, traducibile anche in giusto flusso. Si distinguono cinque tipologie di ritmo in sincronia con i cicli ambientali: Ritmi ultradiani, Ritmi infradiani, Ritmi circadiani , Ritmi circa mensili, Ritmi circannuali, ognuno dei quali sarà descritto per funzioni e specificità. Quinto ed ultimo fattore del modello SFERA è -Attivazione, definito come il motore motivazionale. È la condizione fisica e mentale che l’atleta vive nel momento in cui è pronto per la prestazione. Nello sport la motivazione comprende due aspetti: uno fisiologico e l’altro psicologico, il primo legato al bisogno di movimento, il secondo legato al bisogno di affermazione; anche l’automotivazione, gioca il suo ruolo nel direzionare le azioni dell’individuo e promuovere  il cambiamento e la crescita.

Per concludere la descrizione del modello proposto dal prof. Vercelli e del dott. Chisotti ho introdotto la descrizione dello lo “stato di Flow” definito come un’esperienza caratterizzata da un vissuto di spontaneità e naturalezza, con totale assorbimento in ciò che sta accadendo, che si accompagna ad un senso di potenza e di soddisfazione profonda, in altre parole uno “stato di grazia”.

Non potevo tralasciare una breve descrizione

dell’ipnosi e delle tecniche di concentrazione, queste sono nella psicologia della sport tecniche utilizzate per ottimizzare le risorse e le potenzialità dell’atleta garantendogli il raggiungimento di uno stato ottimale di forma fisica e mentale, per ricercare equilibrio sia in generale che per l’allenamento o la prestazione in gara, come intervento psicologico motivazionale di rinforzo e sostegno e per fronteggiare eventuali traumi da prestazione sportiva.

Dall’esperienza del Dott. Marco Chisotti e quella del Prof. Giuseppe Vercelli nasce l’ipnosi Costruttivista fondata sui principi teorici e le linee guida del costruttivismo, secondo il quale il nostro cervello struttura per noi una realtà stabile.  Lo scopo dell’ipnosi nella filosofia costruttivista è far vivere un’esperienza di realtà diversa in modo che la persona possa creare nuove possibilità di azione.

Il modello SFERA applica per ognuno dei suoi elementi, Sincronia, Punti di Forza, Energia, Ritmo, Attivazione, uno stato di suggestione ipnotica per favorire il fattore coinvolto.

Dopo questa introduzione degli argomenti, per me molto interessanti, invito alla lettura attenta dell’elaborato per approfondire ed ordinare le proprie idee, e forse, suscitare un maggiore interesse verso il proprio miglioramento ps

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