Come sconfiggere lo stress

novembre 1st, 2012 | Posted by Igor Vitale in Benessere | Psicologia del Lavoro | Relazioni Interpersonali

Da alcuni decenni si rivolge sempre più attenzione allo stress. Lo stress infatti non è solamente un fattore di disturbo dell’attività lavorativa, ma una vera e propria malattia professionale, in grado di incidere fortemente sulla salute del lavoratore e di ridurre la sua performance.

Lo stress infatti inibisce le difese immunitarie fino all’80%, facilitando l’insorgenza di malattie respiratorie, gastrointestinali, cardiovascolari.

Con la legge 81/08 si è fatto un passo in avanti, è obbligatorio per tutte le aziende italiane misurare il livello di stress con checklist e test psicometrici, per poter identificare se ci siano o meno situazioni allarmanti.

Essere informati e formati sullo stress lavoro correlato e verificare se il livello di stress è basso, medio o alto, tuttavia ci aiuta solamente a livello informativo sul problema, ma nulla ci dice su come sconfiggere attivamente lo stress.

Vediamo cosa andrebbe fatto in azienda per migliorare il clima organizzativo e ridurre le fonti di stress.

1. Agire sul gruppo.

Il gruppo è la rete relazionale nella quale la persona lavora, è necessariamente sede di scambi comunicativi e di negoziazione tra risorse necessariamente limitate. Questa continua negoziazione delle risorse tangibili (denaro, attività, risorse fisiche) e intangibili (potere decisionale, leadership, carisma, ruoli impliciti), porta necessariamente a una situazione di stress. Far emergere la reale rete relazionale dei componenti del gruppi, far emergere conflitti irrisolti può essere utile per sbloccare dinamiche bloccate e ridurre alcune fonti di stress (bassa coesione tra i dipendenti, conflitto di leadership, persone isolate dal gruppo).

2. Agire sul leader.

Il leader, per essere un buon leader, deve avere alcune caratteristiche

a. Deve essere etico: le sue decisioni devono essere percepite dal gruppo come giuste ed eque, non squilibrate verso i propri interessi o verso gli interessi di un particolare membro del gruppo.

b.  Deve essere sia competente sia caloroso: alcuni studi sulla percezione di persone e gruppi sociali mostrano che la risposta emotiva nei confronti di qualcuno è principalmente determinata da due aspetti, la competenza e il calore. La risposta emotiva positiva (ammirazione) si ottiene solamente quando sono contemporaneamente presenti i due tratti, ovvero quando si percepisce che il leader è sia competente sia caloroso.

c. Deve essere prototipico: ovvero deve rappresentare il gruppo, essere simile ai membri del gruppo e distinguersi dai gruppi in competizione. Ad es., un leader di destra funziona se rappresenta il concetto di destra, ma anche se si distingue fortemente dai gruppi di sinistra. (clicca qui per sapere cosa significa).

d. Non deve essere psicopatologico: l’alto carico di lavoro e responsabilità di un leader può portare ad alcune difficoltà, in alcuni casi, fortunatamente rari, alcuni leader possono assumere alcune caratteristiche psicopatologiche, con evidenti ripercussioni del gruppo. Questo fenomeno va monitorato e prevenuto.

3. Agire sull’attività lavorativa.

Ridisegnare l’attività lavorativa a volte è difficile, perché la natura del lavoro impone alcuni aspetti stressanti. Se una persona fa il panettiere avrà necessariamente il lavoro notturno, se una persona fa il cassiere di banca avrà necessariamente il rischio rapina. Esistono tuttavia alcuni aspetti che possono essere migliorati. Ad esempio, se un direttore porta l’incasso del negozio in banca da solo a fine giornata, il rischio, ma soprattutto la percezione del rischio (che è quella che stressa) aumenta. Ridisegnare le attività lavorativa assegnando questo compito a due o tre persone riduce di molto la percezione del rischio.

4. Strategie individuali (strategie di coping).

In diverse realtà italiane tendenzialmente non si effettuano lavori finalizzati a ridurre la percezione del rischio.

Per vari motivi (economici, strategici…) si effettua solo il minimo indispensabile, solo ciò che prescrive la legge (misurare lo stress, formare e informare, adottare alcune azioni correttive). Ma se dai test psicometrici collettivi o dalle checklist emerge in media un rischio basso, ma in alcuni singoli individui c’è una percezione di rischio altissimo, per la legge il rischio da stress non c’è, ma in quei singoli individui si.

Lo stress è infatti una percezione soggettiva, varia molto in base alla persona che si confronta con i vari stimoli lavorativi.

Cosa può fare la persona per ridurre la percezione di stress quando l’azienda non lo aiuta?

a. attuare strategie di coping: risolvere in prima persona problemi inerenti l’attività lavorativa (problem solving), parlare col proprio capo per risolvere questioni legate alla leadership, ricercare la coesione di gruppo per migliorare il clima lavorativo.

b. usare tecniche autogene per risolvere lo stress. Esistono tutta una serie di tecniche, che possono essere tranquillamente svolte a casa che servono a ridurre la percezione di stress e dunque a prevenire malattie, rafforzare le difese immunitarie, migliorare concentrazione e lucidità nell’attività  lavorativa.

Si tratta delle tecniche meditative e su tecniche di autoipnosi. In questo sito offriamo gratuitamente l’iscrizione a un corso di tecniche di autoipnosi (scopri qui cos’è l’ipnosi e perché fa bene), tecniche utili per ridurre la percezione di stress. Clicca qui sotto per ottenere il corso gratuitamente.


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