I Segreti dell’Alta Autostima

febbraio 12th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sviluppo

ALTA E BASSA AUTOSTIMA

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Abbiamo spesso parlato fin ora di alta e bassa autostima. Andiamo quindi a  spiegare cosa questo significhi e le implicazioni che comporta nella vita dell’individuo.

Già in precedenza è stato spiegato che l’autostima non è qualcosa di oggettivo ma rispecchia bensì la percezione che il soggetto ha delle proprie capacità: è quindi un autovalutazione. Proprio per questo non sempre abilità concrete e livelli di autostima, né successi ottenuti e soddisfazione personale coincidono. Quello che distingue in maniera netta i soggetti con bassa autostima da quelli con alta autostima è il modo di affrontare le situazioni che gli si pongono di fronte (Strocchi, M.C., 2002).

 Le persone con un’autostima globalmente alta, infatti, affrontano meglio le difficoltà non percependole come eventi catastrofici, non hanno paura di compiere errori risultando proattive ed ottimiste. Al contrario le persone con una bassa autostima sviluppano forti paure e atteggiamenti che possono sfociare anche su versanti depressivi nel momento in cui devono affrontare anche il minimo fallimento o ostacolo, essendo guidati da un generale pessimismo. Se le prime riescono quindi a sfruttare al massimo ogni loro potenzialità, le seconde le lasciano uno stato di latenza (ibidem).

Trasferendo nella pratica questi differenti atteggiamenti possiamo stilare un profilo che accomuna il modo di agire dell’uno e dell’altro gruppo.

Alta autostima. Il generale ottimismo verso le proprie capacità, che caratterizza questi soggetti, sarà il primo responsabile dei loro successi. Le persone con alta autostima che devono intraprendere un’ attività o una prova sono, infatti, generalmente sicuri di sé proprio per il bagaglio di successi collezionati in passato i quali alimentano le aspettative di successo e la fiducia in se stesse (Miceli, M., 1998). Gli errori vengono per questo affrontati con la convinzione che la prossima volta si supereranno, evidenziando così anche una certa flessibilità di pensiero di questi individui (Strocchi, M.C., 2002). Le situazioni difficili sono quindi viste come sfide stimolanti in cui si avrà la possibilità di dimostrare, sia a loro stessi che agli altri, quanto siano capaci. Sono inoltre affrontate con l’idea di arrivare sempre a risultati di eccellenza, mirando ogni volta sempre più in alto (Miceli, M., 1998).

Bassa autostima. Le persone con bassa autostima si trovano nella situazione opposta. Esse infatti, come abbiamo già detto, sono in generale pessimiste, a causa delle scarse conferme ottenute in passato, e non riescono a percepirsi adeguate e capaci di sostenere situazioni nuove (Miceli, M., 1998). Ogni volta che devono affrontare una prova infatti vengono pervase da un forte stato d’ansia e di preoccupazione  tanto che preferirebbero “darsela a gambe” piuttosto che affrontare nuove sfide (ibidem, 56). È come se ogni volta rivivessero i passati fallimenti come un monito per non rischiare ulteriori insuccessi. Quello che è peggio è che anche di fronte a degli esiti positivi questi soggetti si scoraggiano ed entrano nel panico, non percependoli come il frutto delle loro azioni (hanno sempre fallito perché ora dovrebbero riuscire in qualcosa?) (Miceli, M., 1998). Si accontentano quindi di fare il minimo indispensabile per rimane a galla, per cavarsela rischiando quasi niente e accontentandosi. Tutto ciò che mette alla prova le abilità di queste persone è visto quindi non come una sfida stimolante, come per le persone con alta autostima, ma come una minaccia, una nuova fonte di fallimento e delusione (Miceli, M., 1998).

Se quindi da una parte c’è un atteggiamento di intraprendenza e tenacia, che farà raggiungere sempre più successi agli individui con alta autostima, dall’altra prevale l’arrendevolezza e uno scarso impegno, che perpetua il circolo vizioso della bassa autostima allontanando sempre di più i soggetti dai successi e dal miglioramento.

Le persone con alta autostima giocano quindi “all’attacco”, mentre quelle con bassa autostima giocano “in difesa”. (Miceli, M., 1998, p.58)

di Eleonora Ceci

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